Il 25 dicembre 2025 gli Stati Uniti hanno condotto attacchi aerei mirati contro obiettivi – secondo la narrativa statunitense, affiliati allo Stato Islamico – nello Stato di Sokoto (nord-ovest della Nigeria), operando in coordinamento con le autorità di Abuja. La comunicazione ufficiale del Presidente Trump enfatizza la protezione delle comunità cristiane, mentre il governo nigeriano sottolinea la cooperazione con gli Stati Uniti nell’ambito antiterroristico. L’operazione solleva interrogativi sulla sua valenza simbolica, sul possibile impegno statunitense post disimpegno euro-americano in Africa Occidentale e sulle implicazioni politiche e securitarie sia interne alla Nigeria sia regionali, considerando il Sahel come epicentro del jihadismo globale e terreno di competizione geopolitica.
Il contesto jihadista nigeriano
La Nigeria rappresenta uno dei teatri più rilevanti del jihadismo contemporaneo. È un nodo centrale della violenza estremista in Africa Occidentale e si classifica come il sesto Paese più colpito dal terrorismo al mondo[1]. Da oltre un decennio, il nord del Paese è interessato da un’insurrezione armata multilivello, che combina terrorismo jihadista, criminalità organizzata e conflitti comunitari, in un quadro di profonda fragilità istituzionale ed eterogeneità socio-religiosa.
Il fenomeno jihadista ha avuto origine con il gruppo Boko Haram, il cui nome significa “l’educazione occidentale è proibita”. Nel 2009, l’organizzazione jihadista ha avviato un’insurrezione contro lo Stato nigeriano nel nord del Paese. Sotto la guida di Abubakar Shekau, a partire dallo stesso anno, il gruppo ha adottato una strategia caratterizzata da violenza indiscriminata, attuata attraverso attacchi armati, attentati suicidi e rapimenti di massa [2]. Le azioni di Boko Haram sono rivolte contro gli “infedeli”, ossia coloro che non condividono la visione della Shari’a imposta dal gruppo, includendo cristiani, funzionari governativi e anche musulmani non allineati alla sua ideologia[3]. Tale dinamica è confermata da numerosi attacchi gravi perpetrati contro moschee nel corso degli anni, tra cui l’ultimo episodio verificatosi a Maiduguri, nel Borno (nord-est della Nigeria), che, sebbene non sia stato ancora rivendicato, viene con elevata probabilità attribuito a Boko Haram[4].
Nel 2015 Boko Haram giurò fedeltà allo Stato Islamico, dando origine alla Islamic State West Africa Province (ISWAP) come branca dell’IS nella regione del Lago Ciad. Nel 2016 il gruppo si è scisso: gran parte dei combattenti ha seguito la leadership di Abu Musab al‑Barnawi in ISWAP, mentre la componente fedele ad Abubakar Shekau ha continuato a operare come Jama’atu Ahl al‑Sunnah lid‑Da’awah wal‑Jihad (JAS – Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e il Jihād), costituendo la fazione residua di Boko Haram.
Questa divisione ha dato luogo a un conflitto intra‑jihadista: ISWAP è emersa come principale attore nel nord‑est della Nigeria, con tattiche che includono attacchi coordinati a basi militari, isolamento logistico tramite IED, sabotaggi infrastrutturali, uso di droni esplosivi, propaganda multimediale e tassazione coercitiva per consolidare il controllo territoriale[5]. Tra luglio 2024 e 2025 ISWAP si è affermata come la provincia dell’IS più attiva e letale, aggravando l’insurrezione jihadista[6].
Nonostante la morte di Shekau nel 2021, Boko Haram/JAS rimane attivo, continuando ad attaccare forze armate e civili nel nord‑est.
Negli ultimi anni la minaccia jihadista si è estesa al nord‑ovest della Nigeria con l’emergere di Lakurawa (adattamento in lingua Hausa della parola francese “les recrues”, ovvero “le reclute”), gruppo armato nato tra Mali e Niger come milizia di autodifesa contro il banditismo, in un contesto di vuoti di governance, insicurezza sistemica e problematiche ambientali tipiche della fascia saheliana. Con il trascorrere degli anni, il gruppo si è trasformato da una milizia di autodifesa in un’organizzazione armata islamista, la cui affiliazione è oggetto di dibattito tra gli analisti: alcuni ritengono che sia collegato alla Islamic State Sahel Province (ISSP), altri a Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM – Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani, affiliato ad Al Qaeda), mentre altri ancora lo considerano un gruppo indipendente.
A livello tattico, il gruppo conduce raid stagionali per sequestrare bestiame e raccolti, rapimenti a scopo di riscatto, imboscate contro vigilanti di milizie comunitarie e sabotaggi di infrastrutture strategiche, imponendo norme religiose e tassazioni (zakat) per legittimare il controllo sociale sulle comunità locali [7].
Il quadro jihadista è completato da Jam’atu Ansaril Muslimina fi Biladis Sudan (Ansaru – Avanguardia per la protezione dei musulmani nell’Africa nera), gruppo terroristico formatosi nel 2012 a seguito di una scissione da Boko Haram e affiliato ad Al‑Qaeda. Nell’ agosto 2025 il gruppo è stato colpito dalla cattura di due suoi leader [8], ma mantiene una presenza residuale nel nord della Nigeria.
Infine, JNIM, attore jihadista di rilevanza regionale prevalentemente attivo nel Sahel centrale (Mali, Niger e Burkina Faso), nell’ottobre 2025 ha rivendicato il primo attacco in Nigeria, condotto nel Kwara State[9], rappresentando un ulteriore rischio significativo per la sicurezza nigeriana e regionale.
Tabella 1 – Principali gruppi jihadisti operanti in Nigeria
| Gruppo | Area operativa | Forza stimata | Attività principali |
| Boko Haram / JAS | Bacino meridionale del Lago Ciad, nord-est Nigeria, sud-est Niger, ovest Ciad, nord-Camerun. | 1500-2000 combattenti[10]. | Attentati suicidi, rapimenti e saccheggi nei villaggi. |
| ISWAP (IS) | Bacino meridionale del Lago Ciad, nord-est Nigeria, sud-est Niger, ovest Ciad, nord-Camerun. | 5000 combattenti[10]. | Attacchi contro installazioni militari, tassazione illegale, controllo di rotte commerciali. |
| Lakurawa | Nord‑ovest Nigeria (Sokoto, Kebbi), Sud-ovest Niger (Tahoua e Dosso) e Nord-est Benin (Alibori) | Tra i 200 [11] e i 2.000 combattenti[7] | Raid stagionali e sequestro pascoli e raccolti, sabotaggi infrastrutturali, tassazione illegale, elevata mobilità. |
Civili come target principale della violenza in Nigeria
Nel 2024 la Nigeria ha registrato 565 morti legate ad attacchi terroristici [1], con i civili come obiettivo più colpito. All’interno di questa categoria, sia le comunità cristiane sia quelle musulmane risultano colpite in modo significativo.
Analisi basate su database indipendenti mostrano che la violenza contro le comunità cristiane sia aumentata negli ultimi anni, per esempio gli attacchi ai luoghi di culto cristiani sono aumentati negli ultimi sei anni, mentre nel biennio 2015-2017 gli attacchi contro le moschee erano più numerosi, indicando che entrambe le principali fedi sono bersagliate dalla violenza di Violent Non-State Actors (VNSAs)[12].
Di conseguenza è molto complesso delineare le vittime sulla base della sola affiliazione religiosa, soprattutto in un contesto come quello nigeriano, dove i conflitti intrecciano jihadismo, violenze etniche e dispute territoriali, coerentemente con le dinamiche osservate in altre zone dell’Africa occidentale.
La situazione è ulteriormente resa critica dalla rapida crescita demografica del Paese: oggi la Nigeria conta 230 milioni di abitanti, e le proiezioni indicano che entro il 2050 la popolazione sarà compresa tra i 400 e i 500 milioni[13]. Inoltre nel Paese convivono 200 gruppi etnici e la popolazione è quasi equamente divisa tra musulmani e cristiani.
I raid statunitensi nel nord-ovest della Nigeria
Le operazioni condotte dall’AFRICOM (US Africa Command) la notte di Natale 2025 si inseriscono in un contesto estremamente complesso.
Gli airstrikes hanno interessato lo Stato di Sokoto, nel nord-ovest della Nigeria, al confine con il Niger (che, insieme a Mali e Burkina Faso è inserito nell’orbita della cooperazione securitaria russa), area in cui opera il gruppo Lakurawa, la cui affiliazione a un “brand” jihadista rimane incerta, complicando ogni attribuzione precisa.
Gli Stati Uniti hanno presentato l’azione come un attacco mirato contro militanti ISIS e campi di addestramento, sottolineando il ruolo dell’amministrazione Trump nella protezione delle comunità cristiane. Questa narrazione, semplice e simbolica, rischia però di appiattire la complessità del contesto nigeriano, come evidenziato da esperti e analisti[14], creando potenziale confusione sull’identità dei gruppi colpiti e sul significato strategico dei raid.
L’impiego di missili Tomahawk lanciati da un cacciatorpediniere stazionato nel Golfo di Guinea[14], riflette la dottrina antiterrorismo Over-the-Horizon (OTH), un approccio che consiste in attacchi mirati a distanza basati su capacità ISR (Intelligence, surveillance, and reconnaissance), in assenza di presenza militare sul terreno. La OTH nel Sahel, utilizzata dalle forze francesi nella fase finale dell’Operazione Barkhane, ha portato alcuni risultati tattici: neutralizzazione di leader jihadisti e riduzione di rischi per le forze sul campo[15]. Tuttavia, ha mostrato anche dei limiti operativi: la perdita di Human Intelligence (HUMINT) ha indebolito la capacità di verifica delle informazioni, aumentando il rischio di errori e di vittime civili (come l’attacco aereo francese che ha ucciso 19 civili durante un matrimonio in Mali nel gennaio 2021[16]); inoltre, la riduzione della pressione militare ha favorito l’espansione delle milizie islamiste e aggravato l’instabilità regionale.
L’efficacia immediata delle operazioni statunitensi è difficile da valutare: le informazioni sugli obiettivi colpiti sono limitate e resta incerta la portata di un eventuale impegno americano più strutturato in Africa occidentale. Al momento, timing e narrazione pubblica suggeriscono una forte valenza simbolica, più che un impatto strategico tangibile.
La narrativa nigeriana, invece, è stata più “prudente”, evidenziando la collaborazione con gli USA in ambito intelligence e la finalità antiterroristica dell’azione, senza attribuzioni religiose. Questo divario riflette interessi politici divergenti: gli Stati Uniti comunicano a un pubblico sensibile alle tematiche religiose, mentre la Nigeria cerca di preservare coesione interna evitando un’esacerbazione delle tensioni. La discrepanza può influenzare la percezione di legittimità dell’operazione, la risposta delle comunità locali e dei gruppi jihadisti, nonché la futura cooperazione securitaria bilaterale.
Per il momento, entrambe le parti sembrano intenzionate a proseguire la cooperazione in materia di sicurezza: il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha ringraziato il governo nigeriano, annunciando ulteriori operazioni antiterrorismo, mentre il Ministero degli Esteri nigeriano ha auspicato una “strutturata cooperazione in materia di sicurezza”[17].
Prospettive per un nuovo impegno euro-americano in Africa Occidentale
I raid statunitensi in Nigeria evidenziano, oltre al loro impatto tattico e politico immediato, la necessità di ridefinire l’approccio euro-americano alla sicurezza in Africa occidentale. Negli ultimi anni, il progressivo disimpegno occidentale nel Sahel, unito al fallimento di interventi militari prolungati e scarsamente integrati con strategie politiche, ha favorito l’espansione del jihadismo e l’ingresso di attori esterni come Russia e Cina, ridisegnando gli equilibri regionali.
In questo contesto, la Nigeria rappresenta un partner strategico imprescindibile. Per dimensione demografica, peso economico e centralità geopolitica, il Paese costituisce un perno della stabilità del Golfo di Guinea e un potenziale argine alla diffusione dell’instabilità saheliana verso sud. Tuttavia, interventi episodici o esclusivamente securitari rischiano di produrre effetti limitati, come dimostrato dall’ approccio di hard security francese nel Sahel, privo di un chiaro orizzonte politico e temporale.
L’azione statunitense del 25 dicembre 2025, condotta secondo una logica OTH, conferma questa ambivalenza: se da un lato consente di colpire obiettivi senza un dispiegamento diretto di truppe, dall’altro non può costituire, da sola, una strategia di stabilizzazione. Senza un solido ancoraggio a reti di intelligence affidabili, specialmente HUMINT, e senza un coordinamento con le autorità locali, il rischio è quello di errori operativi, vittime civili e perdita di legittimità, fattori che alimentano ulteriori dinamiche di radicalizzazione e di legittimità dei gruppi jihadisti.
Affinché azioni tattiche si traducano in un vantaggio strategico duraturo, occorre superare la logica puramente militare a favore di un approccio integrato e multilivello, che veda un impegno coordinato tra Stati Uniti ed Europa.
In una prospettiva euro-americana condivisa, Washington continuerebbe a fornire capacità militari avanzate, ISR e deterrenza a distanza, accompagnandole con investimenti in raccolta informativa locale e infrastrutture operative in prossimità delle aree di intervento [15], garantendo precisione situazionale e minimizzando impatto sui civili. Parallelamente, l’Unione europea sarebbe chiamata a svolgere un ruolo centrale nel rafforzamento delle capacità locali, nella cooperazione in ambito intelligence, nel sostegno alla governance e nello sviluppo socio-economico delle aree più vulnerabili.
Strumenti già esistenti, come il Global Gateway, l’European Peace Facility e il partenariato UE-UA, possono costituire il quadro operativo per un impegno più strutturato, affiancato dal rafforzamento dei meccanismi regionali, in particolare della CEDEAO, indispensabili per evitare risposte frammentate alla minaccia jihadista.
Infine, una maggiore coerenza narrativa tra partner occidentali e autorità nigeriane risulta cruciale per preservare la legittimità delle operazioni antiterrorismo e ridurre il rischio di polarizzazione interna. Quest’intesa deve basarsi su una reale conoscenza del contesto locale: ignorare le dinamiche del territorio renderebbe ogni intervento poco efficace nella stabilizzazione regionale, alimentando sfiducia della popolazione e compromettendo la tenuta delle istituzioni.
In questa prospettiva, il caso nigeriano rappresenta un banco di prova decisivo: non solo per la gestione della crisi securitaria nel nord del Paese, ma anche per valutare se l’Occidente sia in grado di tornare in Africa occidentale non come attore episodico, ma come partner strategico credibile, capace di coniugare sicurezza e sviluppo nel lungo periodo, evitando di cedere ulteriori spazi di influenza a potenze revisioniste.
[1] Institute for Economics & Peace, «Global Terrorism Index 2025», 2025.
[2] M. Pricopi, «Tactics Used by the Terrorist Organisation Boko Haram», Sci. Bull., vol. 21, fasc. 1, pp. 40–45, giu. 2016, doi: 10.1515/bsaft-2016-0035.
[3] «EASO, “2.1. Individuals targeted by Boko Haram” in Country Guidance Nigeria, February 2019.» https://www.euaa.europa.eu/country-guidance-nigeria/21-individuals-targeted-boko-haram
[4] Al Jazeera, «Explosion rocks crowded mosque in Nigeria, killing at least five», 24 dicembre 2025. https://www.aljazeera.com/news/2025/12/24/explosion-rocks-crowded-mosque-in-nigeria-killing-several-people-reports
[5] «The Islamic State West Africa Province’s Tactical Evolution Fuels Worsening Conflict in Nigeria’s Northeast», The Soufan Center, Intelbrief. https://thesoufancenter.org/intelbrief-2025-may-21/
[6] Daniele Garofalo, «A year of Islamic State terrorist attacks», lug. 2025. https://www.danielegarofalomonitoring.com/p/a-year-of-islamic-state-terrorist-c54?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share
[7] T. Adebayo e Célestin Delanga and Remadji Hoinathy, «Lakurawa: a hybrid jihadi-criminal group on Nigeria’s fragile borderlands», 2025.
[8] Saheed Babajide Owonikoko, «Ansaru terror leaders’ arrest is a strategic change for Nigeria: what could happen next».https://theconversation.com/ansaru-terror-leaders-arrest-is-a-strategic-change-for-nigeria-what-could-happen-next-264921
[9] Al Jazeera e Reuters, «Al-Qaeda linked JNIM says one killed in its first Nigeria attack», 31 ottobre 2025. https://www.aljazeera.com/news/2025/10/31/al-qaeda-linked-jnim-says-one-killed-in-its-first-nigeria-attack
[10] Africa Center For Strategic Studies, «Africa Surpasses 150,000 Deaths Linked to Militant Islamist Groups in Past Decade», 2025. https://africacenter.org/spotlight/en-2025-mig-10-year/
[11] UNIDIR, «The Lakurawa: North West Nigeria’s “Newest” Threat», 2025. https://unidir.org/wp-content/uploads/2025/03/UNIDIR_Lakuwara_North_West_Nigeria_Newest_Threat.pdf
[12] Olayinka Ajala, «Is there a Christian genocide in Nigeria? Evidence shows all faiths are under attack by terrorists», 5 novembre 2025. https://theconversation.com/is-there-a-christian-genocide-in-nigeria-evidence-shows-all-faiths-are-under-attack-by-terrorists-268929
[13] «Nigeria, il gigante d’Africa tra opportunità e contraddizioni», Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.: https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/diplomazia-economica/2024/07/nigeria-il-gigante-dafrica-tra-opportunita-e-contraddizioni/
[14] J. Barnett, «“ISIS in Northwest Nigeria?” Some quick thoughts», 26 dicembre 2025. https://www.linkedin.com/pulse/isis-northwest-nigeria-some-quick-thoughts-james-barnett-2nche/?trackingId=64q9%2FvsUSUaJFC2ARC15Dw%3D%3D
[15] T. R. Hamming, Over-the-horizon counterterrorism: implications of the new Western approach to counterterrorism. Kbh.: Djøf : in cooperation with Center for Military Studies, 2023.
[16] «UN investigation concludes French military airstrike killed Mali civilians», United Nations. https://news.un.org/en/story/2021/03/1088722 [17] Reuters, «US says it struck Islamic State militants in northwest Nigeria». https://www.reuters.com/world/africa/us-launches-strikes-against-islamic-state-militants-northwest-nigeria-trump-says-2025-12-25/?utm_source

