Mali, Niger e Burkina Faso, tre stati collocati nella regione del Sahel, affrontano da anni la minaccia di gruppi terroristi jihadisti attivi nella regione che ambiscono al potere. In particolare, in Mali al momento la situazione è particolarmente allarmante. La capitale Bamako rischia di cadere in mano allo JNIM (Gruppo di sostegno all’Islam e ai Musulmani), un’organizzazione politica jihadista inserita in numerose liste internazionali di gruppi terroristici, attiva in Mali e nella regione del Sahel. Per questo motivo, il governo francese ha avvertito i connazionali presenti nel territorio di lasciare il paese il prima possibile[1].

La situazione nel paese è recentemente peggiorata da quando i jihadisti hanno imposto un blocco alla distribuzione dei rifornimenti, soprattutto quelli di carburante. Non avendo uno sbocco sul mare, l’ingresso nel paese della benzina deve avvenire attraverso dei camion-cisterna, al momento, però, le strade che portano alla capitale sono bloccate. I blocchi imposti dallo JNIM sono iniziati dopo che il governo locale ha vietato la vendita di gasolio al di fuori dei distributori ufficiali. Tuttavia, per i membri dello JNIM, la vendita di gasolio, soprattutto nelle aree rurali, rappresenta una grande fonte di guadagno. Per questo motivo, per costringere il governo a trattare e a tornare sui suoi passi, i miliziani stanno dando fuoco alle cisterne di benzina dirette verso la capitale creando enormi disagi. L’esercito stesso, senza gli adeguati approvvigionamenti, si trova in grande difficoltà ed è in dubbio che il governo del paese sia in grado di garantire protezione e sicurezza ai suoi cittadini. Migliaia di persone sono morte dall’inizio del 2024, rimaste vittime di attacchi terroristici ed esecuzioni sommarie[2] [3],  ed è a rischio l’estrazione dell’oro, la principale risorsa economica del paese[4]. Non si può escludere, vista la difficoltà nel garantire la sicurezza, che il governo possa iniziare delle trattative con il gruppo JNIM che, in cambio della cessione del blocco, è probabile che possa chiedere imposizioni più ferree della legge della Sharia e la possibilità di poter ricominciare a vendere carburante nelle zone rurali.

Chi governa ora in Mali

Attualmente il paese è governato da una giunta militare che ha preso il potere nel 2021 con un colpo di stato, dopo che, nel 2020 un precedente golpe aveva costretto alle dimissioni il presidente in carica. I militari che governano il paese sono mossi da un forte sentimento antifrancese, caratteristico anche dei governi e delle giunte che governano gli altri stati della regione. Tuttavia, la sicurezza del paese è stata affidata al gruppo Wagner, ora chiamato Africa Corps, che non solo non si sta rivelando particolarmente efficace nella lotta al terrorismo, ma ha anche commesso svariati crimini di guerra e violato i diritti umani della popolazione[5]. I primi mercenari russi sono arrivati nel paese nel 2021 ed hanno favorito l’ascesa al potere della giunta militare ora al governo, che ha poi richiesto ai partner internazionali che si occupavano della sicurezza di lasciare il paese. Nel 2022 la Francia ha ritirato le forze militari presenti sul territorio e nel 2023 è stata seguita dalle Nazioni Unite. I soldati del gruppo Wagner sono, quindi, rapidamente diventati i principali alleati del governo maliano nel garantire la sicurezza all’interno del paese e sono stati impegnati soprattutto in missioni contro il gruppo JNIM, sebbene con scarsi risultati. All’inizio, i russi erano principalmente dei consiglieri militari, ma con il passare del tempo e la ridefinizione delle politiche di potere globali, il loro ruolo è cambiato e sono diventati molto più attivi militarmente sul territorio. Nel 2025 la loro missione è stata dichiarata conclusa e sono stati sostituiti dagli Africa Corps, un’entità controllata dal ministro della Difesa russo e formata per il 70 / 80% da ex membri del gruppo Wagner[6], nel concreto, infatti, non è cambiato molto. I mercenari russi si sono rivelati particolarmente violenti nei confronti della popolazione civile, commettendo massacri soprattutto contro le comunità Tuareg, accusate di collaborare con i jihadisti. Il risultato, però, oltre a non essere stato efficace nella lotta al terrorismo, è stato quello di favorire ancora di più la radicalizzazione di diversi membri della comunità. Inoltre, i soldati del gruppo sono arrivati in Mali con un limitato numero di armi e la necessità di procurarsele in loco. Questo ha fatto sì che spesso si siano appropriati illegittimamente di armi e munizioni il cui uso era destinato esclusivamente ai militari della FAMa (Forces Armées Maliennes), infrangendo trattati internazionali il cui obiettivo è quello di mitigare i rischi dovuti alla proliferazione delle armi[7]. Al momento, quindi, nel paese regna il caos, dato che la giunta militare al potere non è in grado di garantire protezione ai suoi cittadini e i mercenari russi a cui è stata affidata la sicurezza del paese non sono in grado di combattere i terroristi in modo efficace e rappresentano una minaccia per i diritti umani di parte della popolazione.

I jihadisti del gruppo JNIM

A rendere ancora più instabile la situazione nel paese c’è la proliferazione negli ultimi anni di atti terroristici compiuti in maggioranza dal gruppo JNIM. Il gruppo è stato fondato nel 2017 dalla fusione di diverse organizzazioni di estremisti che operavano nel Sahel. Le origini del gruppo vanno ricercate nella guerra civile in Algeria scoppiata negli anni Novanta, che ha portato alla radicalizzazione di molte persone che, nel corso degli anni, si sono spostate campi di addestramento di Al-Qaida situati in Pakistan e Afghanistan. Una volta tornati, hanno poi formato diversi gruppi terroristici che, finanziati da Al-Qaida, hanno portato la lotta armata dall’Algeria al Mali e al resto del Sahel[8]. Nel corso degli anni, questi gruppi si sono evoluti e fusi tra loro, fino a diventare, nel 2017, un gruppo unico (JNIM). Il loro obiettivo finale è quello di cacciare dalla regione le forze occidentali e creare un califfato islamico globale. Sono mossi da un’ideologia di matrice salafita-jihadista, e lottano per una ferrea applicazione della Sharia. Per finanziarsi ricorrono al rapimento di cittadini stranieri, rubano il bestiame, di cui il Mali è un grande esportatore, tassano i beni che passano per il loro territorio, organizzano posti di blocco in giro per il paese per estorcere denaro a chi passa di lì, e promuovono il traffico di cocaina[9] [10]. Il leader e fondatore del gruppo è Iyad Ag Ghali, capo Tuareg di orientamento salafita che fino al 2010 si è occupato dei negoziati tra la popolazione Tuareg, il governo del Mali e gli attori internazionali ed ha lavorato come diplomatico in Arabia Saudita[11]. Negli anni successivi, ha consolidato rapporti sempre più stretti con membri di Al-Qaida, fino a diventare il fondatore e leader del gruppo JNIM e uno dei terroristi più ricercati della regione[12].

Cosa aspettarsi?

Al momento, i membri del gruppo JNIM non sembrano avere le forze necessarie per prendere il controllo del paese e, per questo motivo, stanno sottoponendo la capitale ad un assedio economico e militare[13]. La situazione nel paese rimane altamente instabile, le scuole e le università sono state chiuse[14], e molte attività sono rimaste bloccate dall’assenza di carburante[15]. È possibile che il governo inizi dei negoziati con i miliziani jihadisti per riuscire a mettere fine al blocco del carburante dato che lo JNIM al momento sta tenendo il governo sotto scacco. In ogni caso, però, l’attuale conflitto non si risolverà a breve visto il numero di paesi ed attori locali ed internazionali coinvolti.


[1]France urges citizens to leave Mali temporarily due to jihadist blockadeLe Monde; 7 Novembre, 2025; https://www.lemonde.fr/en/international/article/2025/11/07/france-urges-citizens-to-leave-mali-temporarily-due-to-jihadist-blockade_6747233_4.html

[2]Ruffini, D.; “Terrorismo, com’è andato il 2024?”; Il Sole 24 ore; 2 Maggio 2025 https://www.infodata.ilsole24ore.com/2025/05/02/terrorismo-come-e-andato-il-2024/

[3]Human Rights Watch; “Mali: Army, Wagner Group Disappear, Execute Fulani Civilians”; Human Rights Watch; 22 Luglio 2025; https://www.hrw.org/news/2025/07/22/mali-army-wagner-group-disappear-execute-fulani-civilians

[4]Mauro, S.; “Blocco jihadista sul carburante, il Mali si ferma. E la giunta militare tratta con Al‑Qaeda”;il Manifesto; 21 ottobre 2025; https://ilmanifesto.it/blocco-jihadista-sul-carburante-il-mali-si-ferma-e-la-giunta-militare-tratta-con-al-qaeda

[5]Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI‑TOC); Private Military Companies and Arms Control Challenges: The Wagner Group in Mali (Geneva: GI‑TOC, Ottobre 2025); PDF file; https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2025/10/Private-military-companies-and-arms-control-challenges-The-Wagner-Group-in-Mali-GI-TOC-October-2025.v3.pdf

[6]Reuters; “Africa Corps to Stay in Mali After Russia’s Wagner Mercenary Group Leaves”; Reuters; 6 Giugno, 2025; https://www.reuters.com/world/africa/russias-wagner-mercenary-group-says-it-is-leaving-mali-after-mission-2025-06-06/

[7] Ibid 3

[8]Appiah Afriyie, F.; “Weaving through the Maze of Terrorist Marriages in Africa’s Sahel Region: Jama’at Nasr al-Islam Wal Muslimin (JNIM) under Review”; Cogent Social Sciences 10, no. 1; 2024; https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/23311886.2024.2347011#d1e317

[9]Sippy, P. e Boswall, J.; “How an al‑Qaeda Offshoot Became One of Africa’s Deadliest Militant Groups”; BBC News; 7 Luglio 2025; https://www.bbc.com/news/articles/cg4r5wylwq6o

[10] Ibid 6

[11]Casarotti, A.; “Iyad ag Ghali: the Negotiator Holding Mali Hostage”; Diplomatic Courier; November 26, 2012; https://www.diplomaticourier.com/posts/iyad-ag-ghali-the-negotiator-holding-mali-hostage

[12]Bachir, M.; “France is our first enemy, says ‘emir’ of new al‑Qaeda affiliate”;Middle East Eye; 7 Aprile, 2017;  https://www.middleeasteye.net/news/france-our-first-enemy-says-emir-new-al-qaeda-affiliate

[13]Iocchi, A.; “L’assedio di Bamako: irresistibile ascesa del jihadismo in Mali?”;ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale); 17 novembre 2025; https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lassedio-di-bamako-irresistibile-ascesa-del-jihadismo-in-mali-223768

[14]BBC News; “Mali shuts schools and universities as jihadist blockade worsens fuel crisis”; BBC News, 27 Ottobre, 2025; https://www.bbc.com/news/articles/cm2w0zpew0ko

[15] BBC News; “Mali jihadists’ fuel blockade hits Bamako: ‘Business is at a standstill’ ”;BBC News; 9 Ottobre, 2025; https://www.bbc.com/news/articles/cd071g83101o

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