CROLLA LA SCOMMESSA DELLA BIRMANIA: LA SITUAZIONE PER LA GIUNTA MILITARE A 5 ANNI DAL COLPO DI STATO

Era il febbraio del 2021 quando il Tatmadaw – l’esercito nazionale birmano – tornava alla carica contro le istituzioni pseudo-democratiche del paese, poneva agli arresti Aung San Suu Kyi, la cosiddetta “Lady Birmana” premio Nobel per la pace, e reinstaurava ufficialmente al potere del paese la giunta militare.

La Birmania, o Myanmar, però oggi si presenta come una nazione disunita, smembrata e fragile; all’interno di quei confini, che oggi indichiamo come “Birmania”, sono inserite più di 100 etnie con cultura, tradizioni religiose e, spesso, lingua differenti. Infatti, a partire dal 1948, quando il paese ottenne l’indipendenza dalla corona britannica, il tentativo di creare uno stato unitario si è rivelato quanto mai fallimentare: da quella data ha avuto inizio la più lunga guerra civile combattuta nella storia contemporanea. Nel 2028 la guerra in Myanmar “compirà” 80 anni, presentando un conto di milioni tra morti, feriti e dispersi. In questo lungo conflitto, fino ad oggi, le forze regolari del Tatmadaw si sono scontrate con oltre 40 forze ribelli con basi posizionate all’interno del territorio birmano e 15 forze indipendentiste che, invece, si sono organizzate in nazioni estere, spesso confinanti, come Bangladesh, Cina, India o Thailandia.

I ribelli

Figura 1. I principali gruppi armati combattenti in Birmania e le rispettive aree operative e di controllo. In grassetto i membri della Three Brotherhood Alliance.

Fonte: elaborazione dell’autore su dati tratti da varie fonti.

La situazione in Myanmar è molto più complessa di quanto si possa immaginare e il mosaico di gruppi armati che si è venuto a creare è senza precedenti nella storia recente (Figura  1). Anche all’interno delle stesse divisioni etniche, infatti, si riscontrano numerosi gruppi diversi e, a volte, in conflitto fra loro: divisi sia sulla base di fedi politiche differenti, sia per dissapori interni alla catena di comando. All’interno della medesima regione, dunque, i gruppi armati non operano esclusivamente contro il governo, ma anche contro alcuni degli altri gruppi presenti.

Questa situazione ci porta a percepire una realtà che le mappe geografiche non sono in grado di porre in evidenza: i confini della Birmania non racchiudono una nazione, ma un’arena di guerra parcellizzata tra decine di gruppi, piccoli domini personali o vaste organizzazioni paramilitari.

Proprio questa parcellizzazione dei gruppi indipendentisti e dei gruppi ribelli ha garantito al Tatmadaw di continuare a mantenere un certo dominio su gran parte del territorio in questi anni; ma le cose oggi stanno cambiando.

Figura 2: I confini della Birmania al febbraio 2026. In rosso al centro i territori ancora controllati dall’Esercito Nazionale Birmano. In Giallo i territori sottoposti al controllo dell’Arakan Army; a nord le aree in verde sotto il controllo Chin e del People’s Defence Force mentre al confine con la Cina i territori sono controllati dagli indipendentisti del Kachin.A est lo stato Shan, oggetto dell’Operazione 1027. A sud, lungo il confine con la Thailandia, aumentano i territori delle forze indipendentiste Karen e Dawei.

Fonte: elaborazione dell’autore su dati tratti da varie fonti tra cui Encyclopaedia Britannica; Myanmar (Burma) – Political Map; Encyclopaedia Britannica, Inc.; 2013, https://www.britannica.com/place/Myanmar

Il Crollo del controllo e la Brotherhood Alliance

Il colpo di stato del 2021 ha segnato una cesura insanabile all’interno del territorio del paese: i gruppi ribelli si sono moltiplicati e hanno aumentato in modo esponenziale i propri componenti e il numero dei loro effettivi sul campo. A questo si sono aggiunti i Rohingya, vittime di discriminazioni religiose da quasi 100 anni che, nei campi profughi in Bangladesh, hanno maturato un nuovo radicalismo e fanatismo che ha alimentato le frange estremiste.

In cinque anni l’esercito non è stato in grado di contenere le spinte indipendentiste e ribelli che lo hanno colpito su tutti i fronti; neanche la presenza cinese sul territorio – elemento che risulta confermato da diverse fonti locali – giustificata dalle infrastrutture della BRI sino-birmana[1], è stata in grado di dare sufficiente supporto agli alleati di Naypidaw.

Secondo stime autorevoli, oggi il Tatmadaw controlla il 21% del territorio; si tratta del più pesante crollo di potere dell’esercito in 80 anni di dominio sul paese[2]. I regimi indipendentisti invece hanno assunto il controllo del 42% del territorio, mentre la parte restante rimane prevalentemente terra di nessuno o, meglio, terreno di guerra. Decisiva in questa modifica territoriale è stata la Three Brotherhood Alliance – l’Alleanza delle Tre Confraternite – l’unione di tre dei principali gruppi armati del paese: Arakan Army,  Myanmar National Democratic Alliance Army e Ta’ang National Liberation Army; che insieme possono contare su circa 70.000 effettivi dispiegati in varie aree del paese.

Nel 2023 la Brotherhood Alliance ha lanciato l’operazione 1027 (27 ottobre) che è riuscita a sorprendere il Tatmadaw conquistando 42 città e numerose nuove posizioni strategiche, compreso il quartier generale di Lashio, la capitale dello stato Shan[3]. In seguito all’operazione 1027 molti altri gruppi etnici hanno tentato di conquistare nuovi territori, intensificando le azioni sia nel nord che nel sud del paese, mettendo in crisi l’assetto logistico della giunta militare[4]. Con questo nuovo intensificarsi degli scontri, infatti, anche gruppi minori come il Dawei Defense Team sono riusciti a dare vita a nuove enclave indipendenti nel sud del paese. Il 2025, tra tentativi cinesi di raggiungere un cessate il fuoco[5] e nuove espansioni territoriali dei movimenti indipendentisti si è chiuso con i dati che già abbiamo citato e un contenimento della giunta militare.

Il 2026, tra alleati e roccaforti

La Cina sta continuando a cercare una soluzione, siglando dei temporanei “cessate il fuoco” che sono però stati frequentemente infranti[6]. Dal momento che il conflitto sta direttamente intaccando i suoi interessi economici e militari nel paese, Pechino sta cercando di dialogare con le principali forze armate e politiche attualmente in campo, ma continua a registrare danni alle infrastrutture della BRI. La Battaglia di Kyaupkyu[7], del 6 marzo dell’anno scorso, è stata soltanto l’inizio del ritiro da uno dei nodi fondamentali della via della seta marittima. Per questa ragione oggi Pechino cerca di congelare la situazione, mentre la Thailandia tende una mano verso il reintegro di Naypidaw come membro attivo dell’ASEAN[8] – interrotto dal 2023.

Tra la fine del 2025 e il 2026 si sono tenute le nuove elezioni generali, la giunta militare infatti intendeva registrare l’andamento del sostegno elettorale per aumentare il morale dell’esercito. Le elezioni hanno visto prevalere i partiti legati ai militari, consolidandone il potere politico. A questo proposito è però interessante registrare come, rispetto alle elezioni del 2020, precedenti al colpo di stato, l’affluenza si sia più che dimezzata – da 27 milioni di votanti a 12 milioni.

Nel febbraio 2026, dunque, il Tatmadaw, dopo le elezioni, è tornato sul campo di battaglia riportando una prima vittoria con la cattura del leader del Burma National Revolutionary Army (BNRA) nella regione Sagaing[9]. Questa vittoria però ha restituito uno scarso vantaggio, dal momento che gran parte dei ribelli del BNRA si sono uniti ad altre formazioni indipendentiste.

Il conflitto procede, dunque, in un contesto di costante insicurezza e instabilità. Sebbene i territori persi dal governo centrale siano importanti e centrali sotto il punto di vista logistico, la realtà sta però anche nel fatto che il Tatmadaw mantiene saldamente il controllo sui mezzi dell’aviazione, oltre ad un discreto supporto internazionale. Inoltre, sebbene la Brotherhood Alliance sia ormai vicina a Naypidaw, la capitale è stata costruita come una città-fortezza impenetrabile, dove le azioni di guerriglia possono avere scarsi risultati. La guerra prosegue quindi in azioni di logoramento e interdizione, che rallentano l’apparato bellico del governo centrale, ma senza l’apparente forza necessaria per farlo crollare in breve tempo.

La giunta potrebbe quindi continuare a governare ufficialmente il paese per più tempo di quanto ci si possa aspettare osservando le sconfitte sul campo. Certamente i militari non potranno continuare però a fare affidamento su Pechino, che sembra pronta a cambiare partner nel caso in cui i militari non dovessero avere più sufficiente forza nel paese.


[1] Redazione DVB, ကျောက်ဖြူရေနက်ဆိပ်ကမ်း တိုက်ပွဲကြောင့် ဒေသခံ ၄၀၀၀ ခန့် နေရပ်စွန့်ခွာထွက်ပြေးရ (Kyaukphyu Deep Sea Port Battle Displaces 4,000 Locals), 6 marzo 2025

[2] Center for Preventive Action; Civili War in Myanmar. Global Conflict Tracker, 29 gennaio 2026

[3] Redazione, MNDAA Claims Seizure of Myanmar Junta Command Headquarters. The Irrawaddy, 3 agosto 2024

[4] Redazione, Fighting Resumes in Myanmar’s Kokang Region Ending Brief Pause That Followed China Peace Talks. The Irrawaddy, 20 dicembre 2023

[5] Ibidem.

[6] Center for Preventive Action; Civili War in Myanmar. Global Conflict Tracker, 29 gennaio 2026

[7] Redazione DVB, ကျောက်ဖြူရေနက်ဆိပ်ကမ်း တိုက်ပွဲကြောင့် ဒေသခံ ၄၀၀၀ ခန့် နေရပ်စွန့်ခွာထွက်ပြေးရ (Kyaukphyu Deep Sea Port Battle Displaces 4,000 Locals), 6 marzo 2025

[8] Redazione DVB, Thailand hopes to be ‘bridge’ for Myanmar and ASEAN, foreign minister says. DVB, 19 febbraio 2026

[9] Redazione DVB, Resistance leader surrenders to military in Sagaing Region’s Pale, DVB, 19 febbraio 2026

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