Hezbollah è un partito politico sciita e movimento libanese di resistenza armata, spesso considerato, per la sua posizione politica e sociale preminente in Libano, uno Stato nello Stato. Il disegno politico e militare del gruppo è intimamente connesso agli eventi storici che hanno contraddistinto gli anni della sua fondazione, delimitando i suoi obiettivi e il perimetro della sua stessa esistenza: la Rivoluzione islamica in Iran e l’invasione israeliana del Libano meridionale. Nel 1997, il gruppo è stato designato organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, seguiti poi da altri Paesi occidentali e, nel 2016, dalla Lega araba e dal Gulf Cooperation Council.

La nascita, l’evoluzione e il successo del gruppo sono profondamente intrecciati con la storia del Paese, con il posizionamento sociale del raggruppamento sciita in Libano e con il supporto finanziario e tecnico-militare fornito dall’alleato iraniano. Oggi, con la concomitanza di cambiamenti ed eventi significativi, tra cui le tensioni tra Iran e Stati Uniti e la fine del regime di Assad in Siria, è coerente domandarsi quale sia l’attuale condizione di Hezbollah, quale la sua effettiva potenza militare e la leva che è ancora in grado di esercitare all’interno del Paese e nel contesto internazionale.

Le radici storiche e sociali del movimento

Una lettura consapevole del movimento non può trascendere lo studio della condizione sociale, economica e politica della componente sciita libanese e dagli eventi storici che hanno segnato la nazione, producendo un impatto significativo sui rapporti di forza interni e regionali. Per la sua posizione strategica, il Libano ricopre storicamente il ruolo di intermediario chiave tra Europa, Asia e Africa. Nel 1943, il Paese ottiene l’indipendenza dalla Francia e istituisce attraverso il Patto nazionale uno schema di rappresentanza politica basato su divisione settaria e preminenza della comunità maronita libanese, in un contesto socio-culturale dominato da una maggioranza cristiana – circa il 50% della popolazione (il dato si riferisce all’ultimo censimento ufficiale realizzato dallo Stato libanese nel 1932).

La condizione socio-economica degli sciiti nel Paese al momento dell’indipendenza era problematica, con alti tassi di analfabetismo e una concentrazione geografica prevalente nella periferia meridionale e nord-orientale del Libano. Inoltre, nonostante il Patto nazionale assegnasse alla componente sciita il ruolo di speaker dell’Assemblea nazionale, essa era di fatto politicamente marginalizzata, con il minore tasso di rappresentanza politica rispetto alle altre comunità religiose del tempo. In più, la rapida urbanizzazione e l’immigrazione urbana che hanno contraddistinto il Libano negli anni ’70 hanno generato una considerevole poverty belt costituita prettamente da sciiti attorno alla capitale Beirut.

Una significativa svolta per la popolazione sciita locale è stata innescata da tre fattori: il dirottamento dei flussi migratori verso i giganti petroliferi arabi, contribuendo alla crescita di una diaspora di classe media, giovane, istruita e relativamente ricca; l’organizzazione strutturata degli sciiti attorno alla voce di Moussa Sadr, fondatore del Movimento dei maḥrumīn (diseredati), da cui deriverà in seguito Amal; e lo sbilanciamento demografico in favore della componente musulmana, con gli sciiti come singolo raggruppamento confessionale più esteso alla vigilia della guerra civile. Il tasso di crescita della popolazione sciita tra gli anni ’50 e ’70, infatti, era particolarmente elevato, con in media nove membri a famiglia – rispetto ai sei delle famiglie cristiane – e alti tassi di fertilità femminile[1].

Negli stessi anni, il Libano precipita in un conflitto civile che intreccia cause interne, come la crisi securitaria del Paese e la coalescenza di milizie armate, a cause e attori esterni, tra cui l’intervento siriano e l’occupazione israeliana dei territori meridionali. La guerra (1975-1990) ha prodotto un considerevole riassetto demografico, cementando in modo più omogeneo la divisione settaria del Paese in vari distretti.

La partizione del Libano, immagine da documento della CIA declassificato, Israel and the Army of South Lebanon, 1986 [2].

Il ruolo di Hezbollah come provider di servizi di base alla popolazione sciita locale ha determinato, insieme ad altri fattori, il successo del movimento libanese. Durante la guerra civile, nell’area di Dahyeh – sobborgo meridionale di Beirut – la milizia distribuiva elettricità durante i blackout, gestiva gli ospedali, si prendeva carico della raccolta dei rifiuti e della riparazione delle reti idriche e fognarie, finanziava la ricostruzione edilizia e soprattutto offriva ai giovani una prospettiva di impiego. Inoltre, la promessa di trascendere il tradizionale settarismo, provvedendo anche alla popolazione libanese non sciita, ha costituito un importante punto di forza [4].

In questo contesto, il sostegno iraniano è stato fondamentale sia in termini finanziari – consentendo al gruppo di stipendiare regolarmente i suoi miliziani, corrispondere pensioni alle famiglie dei “martiri” e fornire supporto alla popolazione – che in termini tecnici e di addestramento. Secondo diverse fonti, infatti, il contributo fornito in questo senso dalla Repubblica islamica alla milizia libanese è costante nel tempo, con testimonianze di contingenti di Pasdaran inviati in Libano sin dal 1982, per operazioni di addestramento e propaganda [5].

Gli Accordi di Ta’if, firmati in Arabia Saudita nel 1989, hanno messo fine al conflitto civile e consolidato la posizione ascendente di Hezbollah. Di fatto, nonostante l’accordo chiamasse allo “scioglimento di tutte le milizie libanesi e non libanesi” e alla consegna delle relative armi nel segno di una forte “sovranità statale su tutti i territori del Libano” [6], il gruppo è stato esentato in quanto movimento di resistenza (e non milizia) contro l’occupazione israeliana. L’ampio supporto di cui ha goduto nel corso degli anni si è costruito proprio sull’opposizione allo Stato ebraico, passando dall’espulsione dell’esercito israeliano dal Sud nel 2000 fino alla breve guerra combattuta nel 2006 e conclusasi con la vittoria – nella sua retorica – del Partito.

I due conflitti degli ultimi anni – a supporto prima di Hamas e poi dell’Iran – hanno causato significativi danni a Hezbollah, sia sul piano militare che finanziario. Ulteriori eventi internazionali e provvedimenti adottati dai Paesi occidentali e dal governo libanese hanno aggravato le condizioni del gruppo, contribuendo indirettamente all’erosione del sostegno popolare all’interno del Paese.

Capacità operative e proiezione regionale del gruppo

Hezbollah, ritenuta da alcuni la principale forza paramilitare del mondo arabo, nel 2016 era considerata l’organizzazione politica e militare più forte del Libano, considerando anche le Forze Armate Libanesi (LAF) [4]. Nonostante il gruppo non pubblichi dati ufficiali, alcune fonti hanno stimato che la sua potenza militare iniziale si aggirasse tra i 500 e i 2.000 combattenti full-time. Nel 2011, il Jane’s World Insurgency and Terrorism database stimava 600-800 combattenti full-time, 5.000-7.000 part-time e un personale di riserva pari a 25.000 persone.

La composizione demografica del gruppo resta un fattore importante. Se inizialmente il processo di reclutamento era diretto a giovani ragazzi sciiti provenienti dallo strato sociale più basso della popolazione, successivamente il movimento ha spostato il focus sulla piccola borghesia, reclutando – tra gli altri – piccoli e medi imprenditori, piccoli proprietari terrieri e insegnanti, i quali non solo hanno ingrossato le fila del gruppo, ma lo hanno anche arricchito di competenze specifiche (mediche, tecnologiche, educative, etc.) [7].

Nel 2016, si stimava che l’organizzazione includesse circa 20.000 militanti addestrati, di cui 5.000 avrebbero ricevuto un addestramento avanzato in Iran, e altri 5.000 circa sarebbero stati stanziati regolarmente in territorio siriano [4]. Tra le principali unità della milizia, la Radwan Unit conta migliaia di operativi altamente specializzati, alcuni dei quali hanno acquisito esperienza diretta durante la guerra civile siriana [8], nella quale l’organizzazione ha apertamente preso parte a supporto del regime di Assad. Inoltre, secondo valutazioni più recenti condotte dallo Stato di Israele, prima dell’escalation tra Stati Uniti e Iran l’arsenale del gruppo comprendeva 150.000 razzi e missili [9], in aumento rispetto ai dati del 2014 (100.000) – già a loro volta cinque volte superiori rispetto al 2006 [10]. Hezbollah, inoltre, sfrutterebbe infrastrutture civili per i suoi scopi militari e manterrebbe una rete di tunnel e bunker nei territori del Libano meridionale [11].

Per fornire un confronto, nel 2025 le Forze Armate Libanesi vantavano circa 80.000 effettivi, con l’Esercito che costituiva la fetta più ampia (55.000 soldati), mentre le forze aeree e navali contavano meno di duemila membri ciascuna [12]. Nonostante la superiorità numerica e la fiducia della stragrande maggioranza della popolazione [12], le LAF non sono state in grado di eliminare l’ala armata di Hezbollah. Tuttavia, la responsabilità non dovrebbe ricadere interamente su di loro. Le ragioni, infatti, risiedono sì nelle carenze interne delle Forze Armate, ma hanno soprattutto un nesso diretto con la debolezza strutturale dello Stato libanese e della sua economia, e con la mancanza di una reale volontà o capacità politica di disarmare il gruppo.

Si deve tenere presente, infatti, che la partecipazione di Hezbollah negli affari di Stato è regolare e istituzionalizzata, con una presenza costante sia in Parlamento che nel Governo. Discutere del disarmo di Hezbollah è una questione dall’elevato potenziale destabilizzante per il fragile equilibrio politico del Paese, soprattutto alla luce delle minacce che la milizia ha mosso in passato e agli atti concreti che ha rivolto contro nemici interni. Ne costituisce un esempio la presa di controllo di Beirut ovest nel 2008, in risposta alla decisione del governo di smantellare la rete di telecomunicazioni dell’organizzazione [13].

I recenti sviluppi nella regione hanno significativamente ridotto le capacità militari di Hezbollah: i danni materiali subiti, la caduta del regime siriano – linea di raccordo tra Libano e Iran – e il confronto tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica, hanno contribuito a precipitare l’organizzazione in una fase particolarmente critica. A ciò si aggiunge l’eliminazione di Hassan Nasrallah, segretario generale del Partito, e di altre figure leader del movimento. In aggiunta, la pressione esercitata sull’organizzazione va oltre i danni materiali: ad agosto 2025, anche se il governo libanese non è riuscito a votare una mozione per disarmare Hezbollah, ha comunque annunciato un timeframe per farlo. Il tentativo arriva in risposta a una proposta statunitense che pone il disarmo del gruppo come condizione essenziale per il ritiro israeliano e per l’interruzione degli attacchi [14].

Al netto delle iniziative politiche di contrasto, vale la pena notare che il cessate-il-fuoco in corso tra Hezbollah e Israele non ha effettivamente sospeso gli attacchi, segnalando l’intenzione del Partito di mantenere un profilo basso pur continuando a esercitare la sua resistenza. Nelle attuali condizioni, infatti, l’organizzazione non sarebbe in grado con molta probabilità di sostenere un conflitto aperto, ma ciò non implica una sua disfatta definitiva. In ogni caso, l’attuale indebolimento di Hezbollah non è sufficiente in assenza di uno Stato stabile e incorrotto, in grado di esercitare la sua piena sovranità e mantenere il monopolio della forza. Soprattutto, sebbene stia vivendo una fase critica, Hezbollah continua a ricevere sostegno finanziario attraverso la rete internazionale nella quale è inserita.

Sostegno iraniano, economia parallela e network transnazionali

La Repubblica Islamica è da sempre il principale sponsor del movimento, a cui fornisce assistenza tecnica ed economica. Questo ha consentito a Hezbollah di costruire un suo arsenale, corrispondere uno stipendio ai militanti e sviluppare una vasta rete di servizi sociali funzionale a mantenere il controllo del territorio e il supporto popolare. Adesso, l’impegno bellico dell’Iran e la caduta di Assad in Siria hanno sicuramente privato Hezbollah di buona parte dei suoi introiti, come mostrano segnali di debolezza quale l’elezione del Presidente Joseph Aoun, dopo più di due anni di paralisi politica. Secondo alcuni analisti, infatti, Hezbollah avrebbe acconsentito all’elezione di un Presidente rispetto al quale ha sempre manifestato opposizione, con l’obiettivo di sbloccare gli aiuti internazionali finalizzati alla ricostruzione del Paese [12].

Tuttavia, nonostante la guerra, le sanzioni economiche e la caduta di Assad, i flussi di denaro dall’Iran e attraverso la Siria non si sono interrotti del tutto. Secondo fonti statunitensi, nel 2025 l’Iran avrebbe trasferito a Hezbollah quasi un miliardo di dollari, sfruttando network finanziari clandestini [15]. È evidente il valore che il gruppo ricopre nella regione per la Repubblica Islamica, da cui la volontà di quest’ultima di continuare a fornirgli un supporto economico e materiale. Di fatto, nel momento in cui ha deciso di allontanare in parte il focus da Israele e dislocare le sue forze fuori dal Libano, Hezbollah ha assunto un ruolo di leader e “forza coalescente” [16] per i militanti sciiti legati alle Forze Quds iraniane – la cui principale responsabilità riguarda proprio le operazioni svolte in territorio estero.

Sono diversi gli episodi a supporto di questa affermazione. Nel 1983, Hezbollah e alcuni militanti iracheni hanno condotto una serie di attacchi in Kuwait e, nel 1985, la Central Intelligence Agency (CIA) ha documentato la presenza in Libano di un campo d’addestramento per militanti sciiti provenienti anche da Arabia Saudita e Bahrein. Nel 2005, inoltre, l’Iran avrebbe chiesto all’organizzazione di formare un gruppo per addestrare militanti iracheni; infine, Hezbollah avrebbe fornito personale, materiale e training agli Houthi in Yemen. Nel 2015, un comandante del movimento ha esplicitamente confermato il peso regionale del gruppo, spiegando come esso sia presente “in Siria, in Palestina, in Iraq e in Yemen” [16].

Al di là del supporto diretto ricevuto dall’Iran, inoltre, Hezbollah trae beneficio da un esteso network internazionale che genera guadagni mediante attività illecite come traffico di droga, contrabbando di petrolio, Money Laundering e trading sull’oro. La sua rete si estende in più continenti, attraversando Europa, Africa, America e Asia. In particolare, Hezbollah conduce le sue operazioni globali di drug trafficking, contrabbando di armi e riciclaggio di denaro, attraverso il BAC (External Security Organization Business Affairs Component). A questo riguardo, nel 2016 la Drug Enforcement Administration (DEA) ha esposto i rapporti tra il BAC e i cartelli della droga sudamericani nel quadro dello schema Black Market Peso Exchange, finalizzato al riciclaggio dei proventi del traffico di droga. Nello stesso anno, la DEA ha segnalato l’esistenza del cosiddetto Cedar Network, una rete che prevedeva l’acquisto di cocaina dall’America Latina e la vendita del narcotico nel continente europeo. I proventi del traffico venivano quindi usati per acquistare beni di lusso, spediti e venduti in Africa occidentale. Il denaro derivante da questo schema era poi usato per acquistare armi per Hezbollah [17].

I Paesi occidentali sono direttamente implicati nella rete e, anzi, rappresentano una parte consistente del mercato. Come documentato dall’Austrian Fund for the Documentation of Religiously Motivated Political Extremism, le attività finanziarie illecite di Hezbollah coinvolgono l’intero continente europeo, con incidenza maggiore nei Paesi più estesi e ricchi, quali Francia e Germania. Attualmente, il gruppo starebbe cercando di incrementare la sua presenza nel drug trafficking europeo per sopperire all’interruzione del business del captagon in Siria [17]. Nel 2025, inoltre, il Ministero delle Finanze del Canada, ha evidenziato un meccanismo di compravendita di auto usate tra Nord America e Paesi come Sudafrica, Emirati Arabi Uniti, Angola, Belgio, Regno Unito, Hong Kong e Yemen, i cui proventi sarebbero stati trasferiti in Libano tramite corrieri [18].

Le attività illecite del Partito si appoggiano anche su un network finanziario formale di cui fa parte Al-Qard Al-Hassan, istituto – fondato nel 1983 – non regolato dalla Banca centrale libanese (Banque du Liban) né facente parte della rete bancaria internazionale. Al-Qard Al-Hassan è direttamente legato a Hezbollah ma offre servizi a tutta la popolazione, assumendo un ruolo preminente soprattutto a partire dal 2019, in concomitanza con il collasso del sistema bancario nazionale. Nel 2007, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni all’istituto con l’accusa di consentire all’organizzazione terroristica di nascondere le sue attività finanziarie e di accedere al sistema finanziario internazionale. Le sanzioni sono il principale strumento di contrasto alle attività illecite perpetrate dal gruppo, tuttavia la dicotomia partito-milizia ne ostacola in parte l’effettività. Di fatto, molti Stati e istituzioni, tra cui la Francia, riconoscono formalmente la natura terroristica della sola ala armata del movimento, astenendosi dal designare anche la sua espressione politica per questioni diplomatiche.

Pertanto, di fronte al ruolo che Hezbollah ricopre sul piano internazionale, nonché al valore strategico attribuitogli dalla Repubblica Islamica dell’Iran, gli effetti materiali della guerra sul gruppo, sebbene reali, trovano un parziale ridimensionamento. In questo senso, un contrasto effettivo richiederebbe un’azione multi-nazionale coordinata che miri al network criminale nella sua interezza.

Tra consenso popolare e crisi di legittimità

Il supporto popolare al Partito deriva prima di tutto dai suoi sforzi in funzione anti-israeliana e dai servizi forniti alla popolazione libanese indipendentemente dalla confessione religiosa. Negli anni ’90, Hezbollah era il fenomeno politico più organizzato del Libano, con la più ampia base di supporto popolare [1]. L’impegno di resistenza contro lo Stato ebraico è un elemento essenziale per comprendere l’ascesa del gruppo: “Hezbollah è l’unico esercito arabo ad aver sconfitto militarmente Israele” [4], tanto che nel 2006 i sondaggi mostravano il leader Hassan Nasrallah come l’uomo più influente del mondo arabo. Dopo il breve conflitto, inoltre, l’organizzazione ha garantito la ricostruzione degli edifici distrutti, assumendosi la responsabilità dei territori meridionali, grazie anche al sostegno finanziario dell’Iran e dei Paesi arabi del Golfo.

Tuttavia, nel corso degli anni il livello di appoggio popolare ha subito una contrazione vincolata alle scelte del gruppo e agli eventi storici che si sono susseguiti. Nel 2005, l’appoggio del Partito alle forze siriane quando Stati Uniti e Francia le costrinsero ad abbandonare il Libano ha causato un significativo calo dei consensi, soprattutto tra la popolazione cristiana e sunnita libanese. In modo particolare, il legame tra Hezbollah e il regime di Assad ha rappresentato un profondo motivo di sfiducia, culminano con il coinvolgimento attivo della milizia nella guerra civile siriana.

Oggi, il Libano attraversa una fase particolarmente complessa, il cui inizio, in realtà, precede i conflitti nei quali è stato trascinato negli ultimi anni; nel 2019, infatti, il Paese ha subito uno dei più gravi collassi economici della sua storia moderna. Tuttavia, la crisi attuale non può prescindere dagli avvenimenti più recenti, che anzi hanno un impatto significativo sulle condizioni reali della nazione e sulla percezione che la popolazione ha dei fatti.

Il conflitto durato quattordici mesi tra Israele e Hezbollah ha causato la morte di 4.000 persone e lo sfollamento di 1.2 milioni, provocando inoltre miliardi di dollari di danno. A marzo 2025, la World Bank stimava i costi di ricostruzione e ripresa a 11 miliardi di dollari [19], ma – contrariamente al 2006 – la ridotta capacità di Hezbollah rende difficile la presa in carico del piano di recovery. Di fatto, nonostante il gruppo continui a distribuire aiuti in forma limitata, la responsabilità maggiore ricade sul governo, in un contesto in cui gli aiuti internazionali restano subordinati a riforme economiche e al disarmo della milizia [20].

Offrendo un’idea sulla percezione della popolazione libanese, un sondaggio di Arab Barometer mostra che il 28% delle persone intervistate nel 2025 riteneva che l’operazione più importante per il governo fosse terminare l’occupazione israeliana del Libano, seguito dal ricostruire le infrastrutture (25%) e disarmare gli attori non statali come Hezbollah (20%). In generale, i rispondenti avevano identificato tre principali problemi per la nazione: l’economia (25%), la corruzione (21%) e l’instabilità interna (24%) [21]. In più, in seguito all’offensiva statunitense contro l’Iran, Hezbollah ha deciso di schierarsi al fianco della Repubblica islamica, rinnovando il conflitto con lo Stato ebraico e causando ulteriore stress a una nazione già fortemente in difficoltà. Pertanto, l’impopolarità di una guerra che mette concretamente a rischio la sicurezza e la vita della popolazione civile contribuisce a isolare ulteriormente il movimento.

Hezbollah tra indebolimento e resilienza

Hezbollah è un movimento di resistenza fortemente radicato nella società, nell’economia e negli ambienti politici libanesi. Esso trae un cospicuo supporto dalla Repubblica Islamica dell’Iran, la quale lo ritiene un asset fondamentale per preservare i suoi interessi nella regione. L’Iran, infatti, oltre a rappresentare la base ideologica dell’organizzazione, le fornisce da sempre un sostegno finanziario e materiale considerevole. Tuttavia, il gruppo è anche saldamente inserito in un network criminale internazionale da cui trae ricavi alternativi. In questa prospettiva, il nesso tra crimine organizzato e terrorismo è evidente: Hezbollah, organizzazione terroristica designata, è coinvolta in attività ascrivibili all’universo della criminalità organizzata transnazionale, tra cui traffico di droga e contrabbando di armi. Pertanto, i danni inferti al gruppo nel quadro delle operazioni militari israeliane sono senza dubbio importanti e lo indeboliscono, ma non sono sufficienti ad arrestarlo.

L’approccio sanzionatorio è efficace nel momento in cui esiste coordinamento internazionale, in modo particolare nella designazione del movimento come organizzazione terroristica. In questo senso, il binomio partito-milizia rappresenta un ostacolo importante, perché le transazioni finanziarie legate al partito – se non designato – rimangono attività del tutto legali. Al tempo stesso, l’esistenza dell’ala civile e partitica del movimento gli consente di esercitare un’influenza reale e diretta sulla scena politica libanese. In ultima analisi, i segnali di un indebolimento dell’organizzazione sono palesi. Inoltre, il diminuito supporto popolare e il focus dell’Iran sul proprio conflitto – fermo restando il suo interesse strategico a garantire la sopravvivenza di Hezbollah – ne accentuano la criticità. Tuttavia, la continuità di questa fase dipende non tanto dall’efficacia dell’azione militare, quanto da un’azione organizzata su più fronti e dalla presenza di uno Stato strutturalmente forte, in grado di assumere la piena direzione.


[1] Norton A. R.; Hezbollah: A Short History; Princeton University Press, 2007

[2] CIA; Israel and the Army of South Lebanon; CIA Reading Room, 1986

[3] CIA; Hizballah Issues ‘Open Letter’ on Goals, Principles; Central Intelligence Agency, 1985

[4] Byman D. L.; Hezbollah’s Growing Threat Against U.S. National Security Interests in the Middle East; Brookings Institution, 2016;
https://www.brookings.edu/articles/hezbollahs-growing-threat-against-u-s-national-security-interests-in-the-middle-east/

[5] Collelo T.; Lebanon: A Country Study; Federal Research Division, Library of Congress, 1989;
https://tile.loc.gov/storage-services/public/gdcmassbookdig/lebanoncountryst00coll/lebanoncountryst00coll.pdf

[6] United Nations; The Taif Agreement (English Version); United Nations Information System on the Question of Palestine, 1989;
https://www.un.int/lebanon/sites/www.un.int/files/Lebanon/the_taif_agreement_english_version_.pdf

[7] Butler L. B.; Hezbollah: The Dynamics of Recruitment; U.S. Army Command and General Staff College, School of Advanced Military Studies, 2011;
https://www.researchgate.net/publication/279443912_Hezbollah_The_Dynamics_of_Recruitment

[8] Israel Defense Forces; Hezbollah; Israel Defense Forces;
https://www.idf.il/en/mini-sites/hezbollah/

[9] Associated Press; What Is Hezbollah, the Iranian-Backed Group That Could Go to War With Israel?; Associated Press, 2024;
https://apnews.com/article/hezbollah-israel-hamas-lebanon-gaza-62d6eb8831fbd871f862146add7970d9

[10] Israel Defense Forces; What Is UN Resolution 1701 & Why Is It Important?; Israel Defense Forces;
https://www.idf.il/en/mini-sites/hezbollah/what-is-un-resolution-1701-why-is-it-important/

[11] Center for Strategic and International Studies; The Coming Conflict with Hezbollah; CSIS, 2024; https://www.csis.org/analysis/coming-conflict-hezbollah

[12] Masters J.; Lebanon: How Israel, Hezbollah, and Regional Powers Are Shaping Its Future; Council on Foreign Relations, 2025;
https://www.cfr.org/backgrounder/lebanon-how-israel-hezbollah-and-regional-powers-are-shaping-its-future/

[13] Alexander K. P.; What to Know About the History (and Future) of the Hezbollah Disarmament Question; Atlantic Council, 2025;
https://www.atlanticcouncil.org/blogs/menasource/history-and-future-of-hezbollah-disarmament/

[14] Prentis J.; Harisi M. A.; Lebanese Government Debates Disarming Hezbollah in Crucial Cabinet Meeting; The National, 2025;
https://www.thenationalnews.com/news/mena/2025/08/05/lebanese-government-debates-disarming-hezbollah-in-crucial-cabinet-meeting/

[15] The New Arab; US Says Iran Sent $1 Billion to Hezbollah, Vows to Cut Funding; The New Arab, 2025;
https://www.newarab.com/news/us-says-iran-sent-1-billion-hezbollah-vows-cut-funding

[16] Levitt M.; Hezbollah’s Regional Activities in Support of Iran’s Proxy Networks; Middle East Institute, 2021;
https://mei.edu/publication/hezbollahs-regional-activities-support-irans-proxy-networks

[17] Khatib L.; Visser A.; The Financial Operations of Hezbollah in Europe; Documentation Centre Political Islam (DPI), 2026

[18] Government of Canada; 2025 Assessment of Money Laundering and Terrorist Financing Risks in Canada; Department of Finance Canada, 2025;
https://www.canada.ca/en/department-finance/programs/financial-sector-policy/nira-neri/2025.html

[19] World Bank; Lebanon’s Recovery and Reconstruction Needs Estimated at US$11 Billion; World Bank, 2025;
https://www.worldbank.org/en/news/press-release/2025/03/07/lebanon-s-recovery-and-reconstruction-needs-estimated-at-us-11-billion

[20] Atallah N. M.; Rebuilding Lebanon After Israel’s War: The Vast Costs and Vexing Political Challenges; The National, 2025;
https://www.thenationalnews.com/news/mena/2025/05/30/lebanon-israel-war-reconstruction-hezbollah/

[21] Arab Barometer; Arab Barometer IX: Lebanon Public Opinion Report 2025; Arab Barometer, 2025

[22] Joseph Daher; Hezbollah, a Historical Materialist Analysis; SOAS, University of London, 2015

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