LA DIPLOMAZIA DI PAPA LEONE XIV: TRA CONTINUITÀ FRANCESCANA, IDENTITÀ AMERICANA E SCONTRO CON DONALD TRUMP

Un’elezione dal significato geopolitico

L’elezione di Papa Leone XIV, l’8 maggio 2025, è stata fin da subito interpretata come una scelta strategica non soltanto dal punto di vista religioso, ma anche geopolitico. Robert Francis Prevost, nato a Chicago e a lungo missionario in Perù, è il primo papa statunitense della storia e il primo appartenente all’Ordine di Sant’Agostino. La sua biografia rende la sua figura difficilmente classificabile: americano per nascita, con un’estensiva esperienza pastorale in America latina, ma romano per ruolo istituzionale. Proprio questa combinazione spiega perché la sua elezione sia stata letta come una scelta di equilibrio, tra la continuità con Papa Francesco, soprattutto sul piano sociale e missionario, e la capacità di parlare direttamente al cuore della politica statunitense in un momento di forte polarizzazione interna e internazionale.  

Fin dalla sua elezione, negli Stati Uniti si sono verificati tentativi di appropriazione politica della sua figura. Esponenti di entrambi gli schieramenti hanno cercato di leggere Leone XIV attraverso le proprie categorie ideologiche: i progressisti hanno sottolineato il suo impegno per la giustizia sociale, i diritti dei migranti e la lotta alla povertà, mentre i conservatori hanno evidenziato le sue posizioni dottrinali più tradizionali su temi come aborto, libertà religiosa e difesa dell’identità cattolica. Questa contesa simbolica era in parte inevitabile: un papa statunitense, in un Paese profondamente polarizzato, non poteva che diventare immediatamente oggetto di interpretazioni partitiche. Tuttavia, come sottolineato da Cristopher Hale nel “Times”, proprio tale disputa mostra uno degli aspetti più interessanti della sua figura: Leone XIV non si lascia ridurre facilmente né a icona progressista né a garante conservatore[1]. La sua autorità si colloca su un piano diverso da quello della politica di partito, perché combina dottrina cattolica, attenzione sociale e diplomazia globale, mettendo in crisi le categorie rigide con cui la politica americana tende a classificare ogni attore pubblico.

La pace “disarmata e disarmante” come programma diplomatico

Il contesto storico in cui Leone XIV viene eletto è segnato da guerre, crisi migratorie, tensioni tra grandi potenze e ritorno di una politica internazionale fondata sulla forza. Non è dunque casuale che le sue prime parole pubbliche siano state “Peace be with you all”, cioè un messaggio di pace rivolto non solo ai fedeli, ma “a tutti i popoli, in ogni nazione e nel mondo intero”. Nei primi giorni del pontificato, Leone XIV ha definito con chiarezza anche il perimetro geopolitico della sua azione, ponendo al centro del suo magistero internazionale la formula della pace «disarmata e disarmante», da intendere non solo semplice espressione spirituale, ma come un vero programma diplomatico: una pace che rifiuta la logica della minaccia, della deterrenza permanente e della corsa agli armamenti, e che punta invece sulla non violenza, sul dialogo e sulla ricostruzione di rapporti politici fondati sulla fiducia. Nel suo primo appello pubblico ai grandi della terra, Leone XIV ha pronunciato parole nette richiamando non solo i conflitti più visibili, come Ucraina e Gaza, ma anche le decine di guerre dimenticate o marginalizzate dal sistema mediatico internazionale[2]. La diplomazia di Leone XIV nasce dunque dalla consapevolezza della pace come il banco di prova principale del suo pontificato, soprattutto in una fase storica segnata da guerre prolungate, polarizzazione politica e crescente sfiducia nel multilateralismo.

Dal punto di vista diplomatico, Leone XIV non sembra scostarsi dalla tradizione diplomatica classica della Santa Sede, una delle più antiche al mondo: mantenere aperti i canali con tutti, anche con gli interlocutori difficili, senza rinunciare a un giudizio morale sulle crisi globali. Il suo discorso al Corpo diplomatico del 9 gennaio 2026 è uno dei testi più importanti per interpretare il suo pontificato. Nell’indirizzare le delegazioni diplomatiche accreditate presso la Santa Sede, il Pontefice ha denunciato il ritorno della guerra come strumento ordinario della politica internazionale e ha criticato la logica secondo cui la pace sarebbe raggiungibile “attraverso le armi”[3].

Un papa americano davanti a Washington

Questa impostazione lo colloca in continuità con il suo predecessore Francesco, ma con una differenza rilevante: Leone XIV, essendo statunitense, non può essere percepito a Washington come una voce esterna o distante. La sua critica alla guerra, al nazionalismo religioso e alle politiche migratorie non arriva da un papa “altro” rispetto agli Stati Uniti, ma da una figura che conosce profondamente la cultura americana e che, proprio per questo, può contestarne alcune derive dall’interno. È qui che nasce il nodo del rapporto con Donald Trump. In un primo momento, Donald Trump, alla guida di un’amministrazione in cui circa un terzo dei membri si dichiara cattolico[4], aveva accolto con entusiasmo l’elezione del primo papa statunitense, definendola “un grande onore” per il Paese[5]. Tuttavia, già allora Reuters notava che Prevost non era una figura facilmente assorbibile dal trumpismo. In passato, infatti, dal suo account di X erano emersi interventi critici verso alcune politiche migratorie di Donald Trump e la condivisione di un articolo dal titolo significativo: “JD Vance is wrong: Jesus doesn’t ask us to rank our love for others[6].

È proprio sulla questione migratoria il tema sul quale il Pontefice si è espresso più duramente contro il governo statunitense. Già nel novembre 2025 Leone XIV criticava apertamente le politiche migratorie americane, sostenendo la posizione della Conferenza episcopale degli Stati Uniti contro le espulsioni di massa e contro il clima di paura creato nelle comunità immigrate[7]. Il Papa ha riconosciuto il diritto di ogni Stato a controllare le proprie frontiere e a stabilire chi possa entrare nel Paese, ma ha insistito su un limite morale non negoziabile: anche chi si trova in una condizione irregolare deve essere trattato «con umanità» e secondo la dignità che possiede come persona. In questo passaggio emerge con chiarezza la distanza tra la visione di Leone XIV e quella trumpiana: per Trump la questione migratoria è anzitutto un problema di ordine, sicurezza e sovranità nazionale; per il Papa, invece, è anche e soprattutto una questione di dignità umana, giustizia sociale e responsabilità pastorale.

La guerra con l’Iran e il criterio della “guerra giusta”

Un altro fronte di scontro prettamente geopolitico riguarda la guerra con l’Iran. L’operazione militare “Operation Epic Fury”, iniziata il 28 febbraio con attacchi congiunti statunitensi e israeliani contro l’Iran, avrebbe rappresentato il vero punto di svolta nel confronto pubblico tra Leone XIV e Donald Trump. Il giorno successivo all’avvio dell’operazione, Papa Prevost ha espresso «profonda preoccupazione», invitando le parti coinvolte a fermare «la spirale della violenza prima che diventi un abisso irreparabile»[8]. Anche dopo il cessate il fuoco di due settimane raggiunto tra Stati Uniti e Iran il 7 aprile, lo scontro verbale tra Trump e Leone XIV non si è esaurito. Al contrario, la tensione è aumentata dopo un servizio di “60 Minutes” dedicato alle critiche del Papa verso le deportazioni di massa e verso la guerra con l’Iran. In quel contesto, alcuni cardinali cattolici statunitensi hanno contestato apertamente il conflitto, sostenendo che esso non rispettasse i criteri della guerra giusta secondo la dottrina cattolica[9]. È un elemento importante perché sposta il confronto dal piano puramente politico a quello teologico-morale: non si tratta soltanto di stabilire se l’intervento militare fosse utile agli interessi strategici americani, ma se potesse essere moralmente giustificato alla luce della tradizione cattolica. Da questo punto di vista, Leone XIV si presenta come un attore geopolitico capace di mettere in discussione il linguaggio stesso della potenza, proponendo una visione fondata su proporzionalità, responsabilità, limite e tutela della vita umana.

È proprio l’autorità morale rappresentata dal Santo Padre il punto più scomodo per Trump. Secondo un’analisi di Omnes, l’amministrazione Trump avrebbe interesse a presentare le parole del Papa come interferenze politiche, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato del 2026 e considerando il peso dei cattolici nell’elettorato statunitense[10]. Un’ulteriore prospettiva presentata da Fortune sottolinea come l’ampia biografia di Papa Prevost rende il Pontefice particolarmente difficile da delegittimare per il mondo MAGA: non può essere liquidato come un europeo distante o come un latino-americano antiamericano, perché parla degli Stati Uniti dall’interno della loro stessa storia religiosa e civile. Secondo Fortune, Leone XIV è forse l’unica figura dotata insieme di autorità morale, piattaforma istituzionale e identità americana sufficienti per criticare la visione trumpiana dell’America “nei suoi stessi termini”[11]. È qui che la sua figura assume pieno rilievo geopolitico, mettendo in discussione l’idea stessa di potere su cui le scelte dell’amministrazione Trump si fondano, contrapponendo alla logica dell’accumulazione, della supremazia e della vittoria una visione basata su limite, responsabilità, pace e dignità umana.

Conclusione

Le ultime scelte diplomatiche di Leone XIV continuano a sottolineare la sua attenzione ai migranti, il richiamo costante alla pace in Ucraina e a Gaza, l’appello contro la logica della guerra e il dialogo ecumenico mostrano una diplomazia che usa il linguaggio religioso per intervenire nello spazio geopolitico. Non propone soluzioni tecniche come farebbe un governo, ma cerca di ridefinire le categorie morali con cui si giudicano le crisi.

Leone XIV non può essere interpretato soltanto come capo religioso, ma anche come un attore geopolitico atipico, ma al tempo stesso potente. Sebbene non disponga di eserciti, possiede capitale simbolico. Il suo rapporto con Trump mostra proprio questa forza paradossale della Santa Sede: un potere debole sul piano militare, ma forte sul piano morale. Più Trump prova a ridurre il Papa a un avversario politico, più emerge la differenza tra i due piani. Mentre il Presidente parla alla propria base elettorale, il Papa parla a una comunità transnazionale e a una tradizione morale più lunga dei cicli elettorali, e può influenzare coscienze, opinione pubblica e leadership politiche.


[1] Hale, C. (2025). The True Meaning of an American Pope. [online] TIME. https://time.com/7284483/american-pope-leo-xiv-meaning-essay/.

[2] Franca Giansoldati (2025). Papa Leone XIV disegna la mappa geopolitica, pace disarmata, non violenza e ‘mai più la guerra’. https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_leone_xiv_ai_potenti_mai_piu_la_guerra-8829885.html

[3] Santa Sede, “Address of Pope Leo XIV to Members of the Diplomatic Corps accredited to the Holy See”, 9 gennaio 2026.

[4] Schlumpf, H. (2025). Trump’s Catholic Cabinet: How will their faith shape their work? [online] National Catholic Reporter https://www.ncronline.org/news/trumps-catholic-cabinet-how-will-their-faith-shape-their-work.

[5] Faguy, A. (2025). Trump calls election of first American pope a ‘great honour’. [online] 8 May. Available at: https://www.bbc.com/news/articles/clygn83j7meo.

[6] Brooks, B., Hay, A. and Ulmer, A. (2025). Warm American welcome for new pope masks US church’s deep divide. Reuters. https://www.reuters.com/world/us/warm-american-welcome-new-pope-masks-us-churchs-deep-divide-2025-05-09/.

[7] Redazione Focus America (2025). Papa Leone XIV critica il trattamento dei migranti negli Stati Uniti. [online] Focusamerica.it. https://focusamerica.it/papa-leone-xiv-critica-il-trattamento-dei-migranti-negli-stati-uniti/ [Accessed 3 May 2026].

[8] Galeazzi, G. (2026). Leone XIV: ‘Fermare la spirale di violenza o diventa una voragine irreparabile’. [online] La Stampa. https://www.lastampa.it/esteri/2026/03/01/news/leone_xiv_fermare_la_spirale_di_violenza_o_diventa_una_voragine_irreparabile-15527607/

[9] Walsh, J., Quinn, M. and Watson, K. (2026). How the dispute between Trump and Pope Leo escalated. [online] Cbsnews.com. Available at: https://www.cbsnews.com/news/how-dispute-trump-pope-leo-escalated/.

[10] Redazione Omnes (2026). Analisi del confronto tra Trump e Leone XIV. [online] Omnes. https://www.omnesmag.com/it/notizie/analisi-e-contesto-del-confronto-tra-lamministrazione-trump-e-leon-xiv/

[11] Gioino, C. (2026). Trump picked a fight with the Pope: The one person he can’t fire, can’t outbid, and can’t outlast. [online] Fortune. https://fortune.com/2026/05/02/trump-pope-leo-fighting-american-born-maga-catholicism/

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