IL NUOVO PATTO PER IL MEDITERRANEO I LIMITI STRUTTURALI DELL’AZIONE EUROPEA

Nello scacchiere geopolitico e nell’immaginario strategico europeo, il Mediterraneo è da sempre stato, paradossalmente, sia frontiera che ponte. Negli ultimi quindici anni, però, la chiave di lettura dominante è scivolata verso l’idea di un Mediterraneo come barriera e “terra di mezzo”, un’area di frizione segnata dall’aumento delle rotte migratorie irregolari, da riposizionamenti geopolitici e dalle onde lunghe delle Primavere arabe, che hanno rimescolato gli equilibri interni da entrambe le sponde.

Eppure, per l’Unione Europea, il Mediterraneo non è soltanto il margine più meridionale. È un vero e proprio sistema che connette Nord Africa e Medio Oriente e, indirettamente, anche Sahel e Golfo.[1] Proprio per questo, è uno spazio dal potenziale ancora largamente inespresso e, in parte, geopoliticamente sottoutilizzato. Energia, infrastrutture, logistica, capitale umano, mercati e sicurezza marittima sono dossier che l’Europa ha spesso affrontato come emergenze separate, senza una vera regia politica.

È dentro questa consapevolezza che si colloca il Nuovo Patto per il Mediterraneo, il più recente tentativo di Bruxelles di trattare la regione come uno spazio strategico unitario, anziché come una sequenza di crisi da gestire in ordine sparso. Presentato dalla Commissione europea e dall’Alta Rappresentante il 16 ottobre 2025, sostenuto politicamente dal Consiglio il 20 novembre e lanciato formalmente con i partner del Mediterraneo meridionale a Barcellona il 28 novembre 2025, il Patto punta a costruire ciò che definisce un “Common Mediterranean Space”, più connesso, prospero, resiliente e sicuro.[2]

Un Patto atteso, ma il punto interrogativo resta l’applicazione

La verità è che il Patto era atteso da tempo e, nelle intenzioni, arriva a colmare un vuoto strategico che l’Europa si porta dietro da anni. Il punto, però, non è la dichiarazione d’intenti, ma la sua applicazione. Il timore, legittimo, è di ritrovarsi davanti all’ennesimo esercizio di stile, un documento evocativo ma incapace di spostare gli equilibri sul terreno, proprio mentre quegli equilibri avrebbero più che mai bisogno di essere orientati.

Nella relazione con i Paesi del Mediterraneo esiste un precedente fallimentare, la Euro Mediterranean Free Trade Area, promessa ai tempi della Dichiarazione di Barcellona e mai realizzata.[3] È un fantasma che ritorna ogni volta che Bruxelles annuncia una nuova stagione di integrazione nell’area, perché richiama un limite strutturale.

La domanda, in realtà, è molto concreta: l’Unione riuscirà a trasformare la narrazione del partenariato in progetti finanziabili, in una governance leggibile e in un livello sufficiente di fiducia politica, in una regione che ormai si muove stabilmente dentro logiche multipolari? Se la risposta è negativa, il Patto rischia di diventare l’ennesima cornice senza quadro. Nel Mediterraneo del 2026, una cornice vuota è un regalo geopolitico agli altri.

La continuità con Barcellona e l’illusione che la “macchina” basti

Il Patto si presenta come erede diretto del Processo di Barcellona del 1995 e della Nuova Agenda per il Mediterraneo del 2021, riprendendone l’aspirazione a costruire uno spazio euromediterraneo più integrato.[4] La Commissione insiste sul fatto che la “macchina” esiste già. Strumenti finanziari, piattaforme regionali, capacità tecniche e partenariati settoriali sono disponibili. Il problema, secondo Bruxelles, non sarebbe dunque l’assenza di mezzi, ma la loro frammentazione e la conseguente dispersione politica.[5] Da qui l’idea di rimettere ordine, coordinare meglio, rendere più efficiente il dispositivo e soprattutto più orientato ai risultati.

In questa cornice, la novità non sta tanto nei tre pilastri (persone, economia, sicurezza e migrazione), che appartengono da tempo al repertorio euromediterraneo, quanto nel metodo. Il Patto introduce una logica più flessibile e a geometria variabile. Non un’adesione monolitica, ma un’architettura in cui si entra per progetti, con tempi e intensità differenti. Rivendica poi la coproprietà come processo politico, costruita attraverso consultazioni con governi, istituzioni regionali e società civile, nel tentativo di sottrarsi, almeno sul piano retorico, all’ennesimo schema calato dall’alto.[6] Infine, prova a rendersi misurabile con 17 iniziative e oltre cento azioni, accompagnate da un piano d’azione nel primo trimestre del 2026. [7]

I tre pilastri del Patto

Il Patto si regge su tre pilastri: persone, economia, sicurezza e migrazione. Sul fronte delle persone, l’Unione tenta di trasformare il declino demografico europeo e la crescita della popolazione giovane nel Mediterraneo meridionale in un’interdipendenza da gestire congiuntamente. L’UE punta sulla promozione dell’istruzione superiore, ad esempio tramite la creazione dell’Università Mediterranea, con l’obiettivo di favorire mobilità e collegamenti tra studenti. L’obiettivo è aprire canali regolari e ridurre lo spazio dei trafficanti.[8]

Il secondo pilastro, da cui dipenderà il vero successo del progetto, riguarda il rafforzamento dei partenariati economici, con energia e digitale in primo piano. Qui si gioca la partita più delicata, perché spesso le regole europee, ad esempio quelle ambientali, incidono direttamente sulla competitività dei partner. Il timore è che resti un processo unilaterale e poco efficiente. Tra i principali progetti previsti ci sono StartUp4Med e la Trans Mediterranean Renewable Energy and Clean Tech Initiative.[9] Quello dell’UE è uno sforzo di diplomazia industriale, con il rischio costante che il Patto venga percepito come eurocentrico, senza ricadute davvero credibili per i Paesi terzi. Anche il digitale, in grande espansione e di crescente rilevanza geopolitica, sarà un nodo chiave. Il Mediterraneo sta diventando uno snodo vitale per rotte digitali alternative e infrastrutture critiche.

Il terzo pilastro, infine, sicurezza, preparazione e gestione della migrazione, si concentra sul rafforzamento della cooperazione per un approccio congiunto ai flussi migratori. L’obiettivo è sviluppare una gestione più integrata delle frontiere, includendo partnership operative per contrastare il traffico di migranti.[10]

Sul piano della sicurezza, the Joint Communication propone un’iniziativa UE Mediterraneo per la pace e la sicurezza articolata in un forum regionale su pace e sicurezza, dialoghi e consultazioni strutturate, possibili contributi dei partner alle missioni PSDC e capacity building attraverso strumenti come lo European Peace Facility. A questo si affianca un’attenzione specifica alle minacce ibride, dalla cybersicurezza alla manipolazione dell’informazione e alle interferenze straniere. Il Patto viene collocato nel quadro delle ripercussioni di Gaza, dell’instabilità tra Libano e Siria, dell’insicurezza marittima che impatta sul commercio, dei rischi di spillover dal Sahel e delle conseguenze sulla sicurezza alimentare legate alla guerra russa in Ucraina.[11]

Arrivando al punto più decisivo e meno ideologico, le risorse. Il Patto si appoggia su strumenti già esistenti e sulla promessa di mobilitare capitali privati tramite meccanismi di riduzione del rischio. Una strategia che, per ora, appare fragile. Si basa in gran parte su fondi già programmati fino al 2027, e questo rischia di ridurne lo slancio e l’ambizione.[12]

Un futuro incerto

Si individuano tre punti critici che possono frenare l’adesione dei partner e, più in generale, la tenuta geopolitica del Patto. Il primo, come spesso accade, è la disunità europea su molti dei temi trattati. Rivalità tra Stati membri e divergenze sui singoli dossier, soprattutto quelli economici, producono incoerenza, e l’incoerenza incentiva un bilateralismo competitivo che frammenta l’azione comune. Il secondo è il deficit di fiducia dei partner. Il linguaggio valoriale europeo può essere percepito come condizionalità mascherata, soprattutto quando l’UE appare più interessata alla stabilità e al contenimento migratorio che allo sviluppo economico delle singole aree. In questo contesto, la diffidenza di diversi governi arabi è un ulteriore elemento di analisi, soprattutto alla luce della partecipazione di Israele al Patto, scelta che molti Paesi MENA hanno criticato aspramente. Il terzo deriva dalla realtà geopolitica attuale. In una regione dove la multipolarità è un dato strutturale, i capitale del Golfo, hard power turco, influenza russa e cinese sono elementi instabili dell’ecosistema mediterraneo.[13]

Oggi il Mediterraneo è di nuovo evocato come spazio di futuro comune, ma in un’epoca in cui la competizione geopolitica è tornata, le catene di approvvigionamento sono veri e propri strumenti di potere. Il Patto per il Mediterraneo è, in fondo, uno specchio dell’Europa. Misura la sua capacità di passare da attore reattivo a potenza capace di consegnare risultati e riposizionarsi globalemente. Se il Piano d’azione del 2026 genererà progressi visibili, il Mediterraneo potrebbe smettere di essere l’emergenza permanente europea e diventare il suo teatro strategico più decisivo.


[1] European Commission and High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. Joint Communication to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions: The Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future. JOIN(2025) 26 final. Brussels, 16 October 2025, pp. 1–3.

[2] European Commission and High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. The Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future. JOIN (2025) 26 final. Brussels, 16 October 2025; Council of the European Union. Council Conclusions on the Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future. 15699/25. Brussels, 20 November 2025; European Commission. “EU and Southern Mediterranean partners launch the Pact for the Mediterranean in Barcelona.” News article, 28 November 20

[3] Euro-Mediterranean Conference. Barcelona Declaration. Adopted 27-28 November 1995.

[4] European Commission and High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. Joint Communication: Renewed partnership with the Southern Neighbourhood. A new Agenda for the Mediterranean.

[5] Ibid. The Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future, para 3.

[6]Ibid. The Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, pp. 2-3; European Commission, Directorate-General for the Middle East, North Africa and the Gulf. “Pact for the Mediterranean – One Sea, One Pact, One Future – a shared ambition for the region.” News article, 16 October 2025.

[7] European Commission. “Questions and Answers on the Pact for the Mediterranean.” Press Corner, QANDA_25_2839, 28 November 2025; European Commission, Directorate-General for the Middle East, North Africa and the Gulf. Pact for the Mediterranean factsheet. 16 October 2025; Council of the European Union. Council Conclusions on the Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future. 15699/25. Brussels, 20 November 2025, para. 10.

[8]Ibid. The Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future. p. 5; p. 1.

[9] Ibid. The Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future, pp. 10-14; Ibid. “Pact for the Mediterranean – One Sea, One Pact, One Future.

[10]Ibid. The Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future., pp. 21-22; Council of the European Union. Council Conclusions on the Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future. para. 8.

[11] Ibid. The Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future. pp. 1-2 and 18-19; Ibid. Council of the European Union. Council Conclusions on the Pact for the Mediterranean, para. 7.

[12] European Commission. “Questions and Answers on the Pact for the Mediterranean.” Press Corner, QANDA_25_2839, 28 November 2025; European Union. Regulation (EU) 2021/947 of the European Parliament and of the Council of 9 June 2021 establishing the Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument – Global Europe. OJ L 209, 14 June 2021.

[13] Ibid. The Pact for the Mediterranean. One Sea, One Pact, One Future., pp. 1-3; Euronews. “Se non ci siamo noi, chi? La commissaria UE non vede alternative al Patto per il Mediterraneo.” 21 November 2025; Youngs, Richard. “The EU’s Dead-on-Arrival Pact for the Mediterranean.” Carnegie Europe, 18 September 2025.

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