Dalle periferie del Donbass alla “operazione speciale”: una guerra che inizia prima del 2022
Per capire se il Cremlino può permettersi di prolungare ancora la guerra in Ucraina, bisogna partire da una domanda scomoda che riaffiora nel dibattito strategico: perché il governo ucraino ha bombardato per anni i propri cittadini nelle regioni orientali prima dell’avvio della “operazione militare speciale” russa?
Secondo l’interpretazione proposta da Dr. Doctorow, studioso di Russia e commentatore delle relazioni euro-atlantiche, i bombardamenti sulle aree del Donbass colpivano in modo prevalente popolazioni russofone che avevano rifiutato l’ordine politico nato dal cambio di potere del 2014 a Kiev[1]. In questa lettura, gli anni precedenti al 2022 rappresentano l’avvio di una vera e propria guerra civile ucraina, in cui il conflitto interno precede e prepara lo scontro aperto con Mosca.[2]
Il “coup era” del 2014, con la destituzione del presidente Viktor Yanukovich, oggi rifugiato in Russia, è visto da questa corrente analitica come il momento fondativo del nuovo regime a Kiev, celebrato in Occidente ma percepito in Russia come una rottura illegittima. In tale contesto, CIA e MI6 vengono indicati come attori presenti, sullo sfondo, nelle dinamiche che seguono il cambio di potere.[3]
Senza accettare acriticamente ogni dettaglio di questa narrazione, è innegabile che essa fornisca al Cremlino una base di legittimazione interna: se il conflitto viene presentato come risposta a un’aggressione contro i russofoni e a un golpe sostenuto dall’Occidente, la disponibilità dell’élite e di una parte della società russa a “tollerare più guerra” risulta più alta. Questa interpretazione, pur contestata in ampi settori del dibattito occidentale, resta centrale nella costruzione della narrativa strategica russa.
Il miraggio della pace: il piano in 28 punti e il vertice del 2 dicembre 2025
Sul fronte diplomatico, il 2025 è stato segnato dal tentativo fallito di costruire un piano di pace in 28 punti tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Il processo, gestito in larga parte tramite canali informali, ha finito per esacerbare le divisioni ai vertici del potere russo.
Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, ambasciatore a Washington dal 1998 al 2008, ha dichiarato a fine novembre 2025 di aver visto l’ultima bozza del piano, giudicandola “impossibile da accettare”.[4] Allo stesso tempo, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha tenuto un discorso molto duro, criticando apertamente il ricorso a back-channels dai quali la diplomazia professionale russa, il suo stesso ministero, era stata esclusa.[5] Anche la portavoce Maria Zakharova ha ammesso pubblicamente che il documento non era mai passato sui tavoli ufficiali della Farnesina russa.[6]
In questo quadro già confuso, particolare attenzione è stata rivolta al vertice del 2 dicembre 2025 a Mosca tra il presidente Vladimir Putin e l’inviato personale di Donald Trump, l’immobiliarista Steve Witkoff. L’incontro, durato quasi cinque ore, è stato descritto come “costruttivo”, ma:
- Non è stato pubblicato alcun testo di compromesso.
- Non è emerso nessun calendario negoziale concreto.
- Nessuna delle parti ha illustrato contenuti sostanziali all’opinione pubblica.
Di fatto, il vertice ha confermato un dato politico: la diplomazia parallela non ha prodotto risultati. Dal punto di vista del Cremlino, l’assenza di un’offerta credibile da parte occidentale contribuisce a rafforzare l’idea che il conflitto sarà deciso sul campo più che al tavolo dei negoziati.[7] In assenza di segnali vincolanti, la leadership russa non ha motivi razionali per ritenere che un compromesso negoziale possa produrre benefici superiori alla prosecuzione del conflitto.
Diplomazia improvvisata: Witkoff, Kushner e l’ombra di un Dipartimento di Stato indebolito
La scelta americana di affidare un dossier così delicato a emissari non diplomatici solleva interrogativi sulla coesione dell’apparato decisionale statunitense.
Secondo Doctorow, la risposta va cercata nel rapporto conflittuale tra Donald Trump e il Dipartimento di Stato, percepito dal presidente come roccaforte di “neoconservatori” ostili alla sua agenda.[8] Da qui la decisione di ridimensionare il ruolo del Segretario di Stato Marco Rubio, considerato troppo indipendente e non pienamente in sintonia con l’agenda presidenziale, e affiancarlo, o sostituirlo nei momenti chiave, con figure come Steve Witkoff e Jared Kushner, entrambi con background nel real estate.
Da un lato, Witkoff e Kushner non sono completamente estranei alla logica della diplomazia: come nota Doctorow, il compito di un CEO è spesso quello di “fare diplomazia”, negoziare, mediare, costruire relazioni.[9] Dall’altro lato, la mancanza di preparazione specifica e la frammentazione dei canali decisionali hanno reso questi emissari deboli interlocutori agli occhi di Mosca.
Un articolo di Politico del gennaio 2023 sintetizzava bene il paradosso di Rubio: “sarà ingessato; se protesta, rischia di essere licenziato; se ingoia l’umiliazione, sopravvive finché qualcun altro non sussurra all’orecchio di Trump”.[10] In questo contesto, Rubio ha trovato un certo margine d’azione solo sul dossier caraibico e latino-americano, in particolare Cuba e Venezuela, più che sul fronte ucraino.
Per il Cremlino, il messaggio è chiaro: la politica estera americana è internamente divisa, e chi negozia non sempre ha l’autorità per garantire l’attuazione di un eventuale accordo.[11] Questo riduce gli incentivi di Putin ad assumere rischi politici in nome di una pace fragile.
L’ambiguità europea: la proposta implicita di dispiegare truppe occidentali in Ucraina
Un episodio poco discusso ma politicamente esplosivo riguarda l’ultima riunione tra i leader europei e il Presidente Volodymyr Zelensky. Durante l’incontro, Zelensky ha affermato che l’Ucraina potrebbe tenere elezioni entro 30/60/90 giorni solo se le forze britanniche, statunitensi o NATO garantissero la sicurezza interna del Paese.[12]
Per Mosca, questa dichiarazione è stata interpretata come:
- Un tentativo di creare un pretesto legale per l’ingresso di truppe occidentali in Ucraina.
- Un passo verso la militarizzazione indiretta della presenza NATO sul territorio ucraino.
- Una violazione implicita delle linee rosse storiche della Russia.[13]
Secondo l’analisi di Doctorow, l’idea sarebbe maturata in consultazioni riservate a Downing Street, dove Londra avrebbe esplorato scenari di “supporto elettorale” con implicazioni militari.[14]
A Mosca, questo episodio è stato interpretato come ulteriore prova che l’Occidente tende verso l’escalation e non verso il compromesso, rafforzando l’idea che il Cremlino possa o debba proseguire la guerra.[15]
Gli sviluppi diplomatici del 15 e 16 dicembre 2025 offrono un utile riscontro empirico alle dinamiche fin qui analizzate.
Il Consiglio Europeo del 15 dicembre ha riaffermato il sostegno politico e strategico all’Ucraina, rilanciando l’ipotesi di un cessate il fuoco subordinato a garanzie di sicurezza occidentali rafforzate. Tuttavia, tale impostazione resta interna a una logica condizionale che non modifica il quadro degli incentivi percepiti da Mosca, né introduce elementi di scambio capaci di rendere razionale una de-escalation immediata dal punto di vista russo.[16]
Il giorno successivo, il 16 dicembre, la conferenza diplomatica tenutasi a L’Aia sotto l’egida del Consiglio d’Europa per l’adozione della Convenzione istitutiva della International Claims Commission for Ukraine ha spostato ulteriormente l’asse della risposta occidentale sul piano giuridico-istituzionale.[17] L’attivazione di un meccanismo di compensazione e responsabilità per i danni di guerra rappresenta un passo rilevante in termini di diritto internazionale, ma segnala anche una progressiva istituzionalizzazione del conflitto come questione di responsabilità post-bellica, più che come oggetto di una trattativa politica in corso.
Considerati congiuntamente, questi due passaggi non delineano una svolta negoziale, bensì rafforzano una postura occidentale coerente sul piano dei valori e delle regole, ma povera di elementi transattivi. In tale contesto, la prosecuzione del conflitto continua ad apparire, agli occhi del Cremlino, non come una scelta ideologica, bensì come l’esito razionale di un ambiente esterno che non offre alternative credibili al proseguimento della guerra.[18]
La nuova National Security Strategy e l’Europa come “democrazia dall’alto”
La pubblicazione della nuova National Security Strategy 2025, resa pubblica nella prima settimana di dicembre, ha rappresentato un ulteriore punto di frizione. Il documento contiene passaggi durissimi nei confronti dell’Europa, accusata di deficit democratici e di dipendenza dalla burocrazia di Bruxelles.[19] Alcuni commentatori europei hanno parlato di una “formalizzazione” nel linguaggio strategico americano della retorica anti-europea di Trump.[20]
Al netto dei toni, Doctorow suggerisce che una parte di queste critiche coglie un punto reale: l’Unione Europea funziona come democrazia top-down, non bottom-up. Figure chiave come Ursula von der Leyen non sono il risultato di un’elezione diretta, ma di equilibri interni ai partiti europei, in primis il Partito Popolare Europeo, nel quale la Germania esercita un peso decisivo.[21] Questo assetto istituzionale richiama dinamiche già analizzate nella letteratura sulla “joint-decision trap”, che limita l’accountability democratica nei sistemi multilivello.
In questo sistema, i deputati europei:
- Rispondono più ai capi di partito che agli elettori.
- Si muovono in logiche di coalizione transnazionale.
- Possono sostenere decisioni impopolari a livello nazionale senza pagarne immediatamente il prezzo politico.
La critica americana è spesso formulata in modo schematico, ma illumina un dato: la legittimità politica dell’UE è più fragile di quanto appaia, e questo indebolisce la sua capacità di sostenere nel lungo periodo una linea di massimo confronto con la Russia.[22]
Realismo, ma non “realist”: come Trump ridisegna la gerarchia degli interessi
Un altro tassello decisivo per valutare la “tenuta” del Cremlino è la visione strategica di Trump.
Molti analisti definiscono Trump un “realista”.[23] Lui stesso, tuttavia, nella National Security Strategy, preferisce parlare di realism, not realist, prendendo le distanze sia dall’idealismo liberal sia dal realismo classico alla Kissinger.[24] In questa impostazione:
- I valori nazionali non sono negati, ma non dettano la politica estera.
- La bussola resta l’interesse nazionale, definito in modo gerarchico.
- In cima alle priorità figura la normalizzazione dei rapporti con la Russia.
Secondo Doctorow, l’obiettivo strategico di lungo periodo di Trump è una revisione della governance globale su base tripolare: Stati Uniti, Russia e Cina come grandi potenze con aree di influenza designate.[25] Per Mosca, questa prospettiva è attraente, poiché promette il riconoscimento formale del proprio status di potenza globale e di una sfera privilegiata nello spazio post-sovietico.
Tuttavia, scendendo “più in basso” nella gerarchia delle priorità, emergono le contraddizioni:
- La resistenza dell’apparato di sicurezza americano.
- Le divisioni tra Congresso e Casa Bianca.
- Le pressioni dei partner europei rendono molto più difficile tradurre la visione tripolare in accordi concreti.
Per Vladimir Putin, questo significa che un ordine internazionale più favorevole è immaginabile ma non ancora a portata di mano. Nell’attesa, la leva principale resta la forza militare sul terreno.
Resilienza del Cremlino e limiti strutturali: fino a dove può spingersi Mosca?
Alla luce di questi elementi, la domanda iniziale – “Può Putin sostenere ancora la guerra?” – trova una risposta complessa.
Da un lato, la narrazione interna del conflitto presentata dal Cremlino come guerra difensiva contro un regime nato da un golpe, sostenuto da servizi occidentali e responsabile di violenze contro i russofoni, rafforza la sua legittimità politica. Dall’altro, la mancanza di un processo diplomatico credibile, l’improvvisazione della diplomazia americana, le divisioni europee e la prospettiva di un futuro ordine tripolare in cui la Russia potrebbe sedere al tavolo dei vincitori, aumentano la tolleranza strategica di Mosca per un conflitto prolungato.
Ciò non significa che la Russia sia esente da costi: la guerra comporta perdite umane, pressione sul bilancio, isolamento tecnologico e fuga di capitale umano. Tuttavia, dal punto di vista del Cremlino, la combinazione di:
- Una base narrativa forte sul piano interno.
- La percezione di un Occidente diviso e talvolta incoerente.
- La speranza di un riequilibrio globale a vantaggio della Russia.
Fa sì che la soglia di sopportazione del conflitto resti alta nel breve-medio periodo.
La vera incognita non è solo se Putin possa “tollerare più guerra” oggi, ma per quanto tempo il sistema russo – economico, sociale e politico – potrà reggere una guerra di logoramento senza imboccare una traiettoria di declino strutturale. È su questo orizzonte, più che sulla retorica del momento, che si giocherà la tenuta del Cremlino. In questo senso, la tenuta del sistema russo dipenderà meno dagli sviluppi immediati sul campo e più dalla capacità dell’Occidente di trasformare principi e sanzioni in un’offerta politica credibile.
[1]Doctorow G.; Trump Embraces Realism; YouTube, 2025; https://www.youtube.com/watch?v=l7f10B8m6cw.
[2] Ibidem.
[3]Associated Press; How the CIA and Ukrainian Intelligence Secretly Forged a Close Partnership; ABC News, 2025; https://vpk.name/en/965759_how-the-cia-and-ukrainian-intelligence-secretly-forged-a-close-partnership-abc-news-usa.html
[4]Reuters; Kremlin Says European Counter-Proposal for Ukraine Peace Does Not Work for Russia; Reuters, 2025; https://www.reuters.com/world/europe/kremlin-says-european-counter-proposal-ukraine-peace-does-not-work-russia-2025-11-24/.
[5]Reuters; Russia Says Amended U.S. Peace Plan Must Reflect ‘Spirit and Letter’ of Trump–Putin Summit; Reuters, 2025; https://www.reuters.com/world/russia-says-amended-us-peace-plan-must-reflect-spirit-letter-trump-putin-summit-2025-11-25/.
[6]Anadolu Ajansı; Russia Denies Receiving Any U.S. Communication on Ukraine ‘Agreements’; Anadolu Ajansı, 2025; https://www.aa.com.tr/en/americas/russia-denies-receiving-any-us-communication-on-ukraine-agreements-/3748494.
[7]Adnkronos; Finito l’incontro tra Putin, Witkoff e Kushner a Mosca. Cremlino: “Ancora molto lavoro da fare per la pace”; RaiNews, 2025; https://www.rainews.it/maratona/2025/12/ucraina-guerra-mosca-prese-pokrovsk-vovchansk-cavo-dragone-nato-valutiamo-attacchi-preventivi-a630c0a9-fda1-43f7-994e-4fcbb977c993.html.
[8]Doctorow G.; Trump Embraces Realism; YouTube, 2025; https://www.youtube.com/watch?v=l7f10B8m6cw.
[9] Ibidem
[10]The Times; Marco Rubio Isn’t Likely to Last Long as Secretary of State; The Times, 2023; https://www.thetimes.co.uk/article/marco-rubio-nomination-confirmation-hearing-m8dz5bn9r
[11] Reuters; Russia says amended U.S. peace plan must reflect ‘spirit and letter’ of Trump-Putin summit; Reuters, 2025; https://www.reuters.com/world/russia-says-amended-us-peace-plan-must-reflect-spirit-letter-trump-putin-summit-2025-11-25/.
[12]Associated Press; A Berlino i colloqui per la pace in Ucraina: Zelensky apre a una rinuncia dell’adesione alla NATO; Euronews, 2025; https://it.euronews.com/2025/12/14/a-berlino-i-colloqui-per-la-pace-in-ucraina-zelensky-apre-a-una-rinuncia-delladesione-alla.
[13]Doctorow G.; Trump Embraces Realism; YouTube, 2025; https://www.youtube.com/watch?v=l7f10B8m6cw.
[14] ibidem
[15]Reuters; Il Cremlino afferma che la controproposta europea per la pace in Ucraina “non funziona per la Russia”; Reuters, 2025; https://whbl.com/2025/11/24/kremlin-says-european-counter-proposal-for-ukraine-peace-does-not-work-for-russia/.
[16]Reuters; European Leaders Agree Ukraine Security Guarantees Should Include European-Led Force; Reuters, 2025; https://www.reuters.com/world/europe/european-leaders-agree-ukraine-security-guarantees-should-include-european-led-2025-12-15/.
[17]Reuters; Europe to Launch International Commission for Ukraine War Damages; Reuters, 2025; https://www.reuters.com/world/europe/europe-launch-international-commission-ukraine-war-damages-2025-12-16/.
[18]Reuters; Kremlin says European counter-proposal for Ukraine peace does not work for Russia, Reuters, 2025; https://www,reuters.com/world/europa/kremlin-says-european-counter-proposal-ukraine-peace-does-not-work-for-russia-2025-11-24/.
[19]The White House; National Security Strategy of the United States of America – 2025; The White House, 2025; https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2025/12/2025-National-Security-Strategy.pdf.
[20]Reuters; New U.S. National Security Strategy Berates Europe, Triggering Transatlantic Backlash; Reuters, 2025; https://www.usnews.com/news/world/articles/2025-12-06/new-u-s-national-security-strategy-berates-europe-triggering-transatlantic-backlash.
[21]Doctorow G.; Trump Embraces Realism; YouTube, 2025; https://www.youtube.com/watch?v=l7f10B8m6cw.
[22]Scharpf F. W.; The Joint-Decision Trap Revisited: Legitimacy, Effectiveness and Democratic Accountability in the EU; European University Institute, 2018; https://cadmus.eui.eu/bitstreams/77d032b0-0d41-4f70-9d2b-3544363d8d4b/download.
[23] Zakheim D. S.; Is Donald Trump a Realist?; Foreign Policy Research Institute; 2017; https://www.fpri.org/article/2017/04/donald-trump-realist/.
[24]The White House; National Security Strategy of the United States of America – 2025; The White House, 2025; https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2025/12/2025-National-Security-Strategy.pdf.
[25]Doctorow G.; Trump Embraces Realism; YouTube, 2025; https://www.youtube.com/watch?v=l7f10B8m6cw.

