Il 27 gennaio 2026 è stato siglato a Nuova Delhi il nuovo Accordo Commerciale di Libero Scambio, che prevede una riduzione significativa delle tariffe doganali, tra Unione Europea ed India.

L’impatto del nuovo accordo è considerevole. Alla cinquantaseiesima edizione del World Economic Forum tenutosi a Davos nel gennaio 2026, Ursula von der Leyen lo ha definito ‘La madre di tutti gli accordi commerciali’ a sottolinearne la portata. Basti pensare che, una volta ottenuta la ratifica dalle reciproche istituzioni, detterà le regole sul commercio traquasi due miliardi di persone in 28 Stati, che costituiscono circa il 25% del Prodotto Interno Lordo Globale.

L’obiettivo principale dell’accordo è la ricerca da parte dell’Unione e dell’India di mercati alternativi rispetto agli Stati Uniti, col fine di contrastare i dazi imposti dall’amministrazione Trump. Infatti dall’estate del 2025 tutte le importazioni dall’India negli Stati Uniti sono soggette a dazi al 50%, mentre quelle dall’Europa al 15%, fatto che ha causato notevoli frizioni e perdite commerciali.

Tuttavia occorre considerare che vi sono ulteriori ragioni che sottendono alla conclusione dell’accordo. Maroš Šefčovič, Commissario Europeo per il Commercio e la Sicurezza Economica, parlando dell’accordo commerciale con l’India, ha espresso come il turbamento e l’incertezza della scena globale siano stati responsabili dell’accelerazione delle trattative nel Pacifico.

L’instabilità e la minaccia portate dall’invasione russa in Ucraina, la tendenza al populismo dei diversi paesi europei e la ricerca di predominanza economica della Cina sono tutti fattori che alimentano l’incertezza internazionale. Ed è proprio nel contesto di tale marcata instabilità che l’India, individuata come un mercato estremamente promettente e dinamico, con un tasso di crescita attorno al 7% annuo, è uno Stato con cui sarebbe strategico intensificare le relazioni commerciali nel più breve tempo possibile.

È inoltre importante osservare che nell’ultimo decennio gli scambi bilaterali tra Unione Europea ed India hanno acquisito sempre più valore, tanto che l’UE è diventata il più grande partner commerciale dell’India nel 2024, con uno scambio sui beni che ammonta a circa 120 miliardi di euro. Nello stesso anno l’India si è qualificata come il nono partner commerciale per l’Unione Europea.

Le trattative per degli accordi bilaterali di libero scambio tra India ed UE sono state in fase di elaborazione per più di due decenni. A seguito dell’early engagement nel 1962, le relazioni tra India e l’allora Comunità Economica Europea hanno attraversato un lungo periodo di costruzione del fondamento del rapporto politico prima di poter considerare un approccio economico. Negli anni 2000 la cooperazione tra i due soggetti era ancora limitata al contesto dei summit.

Nel 2004, le relazioni tra i due soggetti hanno iniziato ad acquisire una rilevanza strategica, tanto che le due potenze sono giunte nel 2007 ad intraprendere vere e proprie negoziazioni di scambi commerciali. Le trattative si sono arrestate però qualche anno dopo, contestualmente al rifiuto dell’India di siglare le regole europee di drug patent, sulla produzione ed esportazione di farmaci generici, che considerava eccessivamente restrittive.

I dialoghi sono poi ripresi nel 2022, a seguito di un rinnovato interesse in capo di entrambi ad alimentare il libero scambio. L’UE, successivamente all’invasione in Ucraina, ha sentito la necessità di diversificare i propri rapporti commerciali ed aumentare la propria resilienza nei confronti degli shock esterni. Al contempo l’economia indiana, che per anni è rimasta relativamente chiusa, ha assistito ad una spinta per la liberalizzazione commerciale nel periodo post-pandemia. Ha infatti concluso numerosi accordi di libero scambio con potenze del Pacifico e non, tra cui quelli con l’Oman, le Mauritius, l’Australia, la Nuova Zelanda, gli Emirati Arabi Uniti ed il Regno Unito. Particolarmente significativo è stato l’accordo del 2024 concluso con il Lichtenstein, la Norvegia, la Svizzera e l’Islanda (gli Stati parte dell’European Free Trade Association), entrato poi in vigore nell’ottobre 2025, che ha gettato i fondamenti per l’accordo con l’Unione Europea.

Il nuovo accordo di libero scambio tra India ed UE non si limita a coprire il commercio di beni e servizi: contiene delle disposizioni a protezione degli investimenti, dello sviluppo sostenibile e di promozione della cooperazione regolatoria.

I termini dell’accordo in questione prevedono un impegno da parte dell’Unione Europea a ridurre le tariffe sui prodotti provenienti dall’India del 99,5%. In particolare, dovrebbero essere eliminate del tutto le tariffe sui prodotti del settore tessile, i prodotti chimici e i metalli di base importati dall’India. L’india, di contro, si è impegnata ad una riduzione delle tariffe del 96,6% sui beni provenienti dall’Unione Europea. Rimangono esclusi dalla riduzione alcuni prodotti agricoli che sono considerati sensibili per l’India, quali il riso, il pollo, lo zucchero e il manzo, che riterrebbero la tariffa attuale. I settori europei che beneficerebbero dell’entrata in vigore dell’accordo sono quelli di vino e alcolici, quello della meccanica industriale e quello degli autoveicoli, che rappresentano il maggiore export europeo in India, per cui le tariffe passeranno dal 110% attuale al 40%.

Per quanto riguarda la circolazione dei servizi, sarà garantito alle compagnie europee un miglior accesso al mercato indiano e lo stesso per i servizi indiani in Europa, soprattutto per quanto riguarda il settore informatico e del digitale.

Per via dell’accordo è inoltre avvantaggiata la circolazione di lavoratori specializzati nel settore informatico, ingegneristico e della consulenza. L’Unione Europea si è dimostrata aperta ad accogliere temporaneamente un grande numero di lavoratori specializzati.

L’India otterrebbe dei vantaggi quindi nel settore produttivo ad elevato impiego di manodopera ed in quello knowledge intensive, l’Unione Europea invece avrebbe accesso all’ampia classe media indiana disposta a consumare i beni europei, con una domanda in stabile crescita.

Di contro però sono presenti riserve da entrambe le parti. L’India ha sollevato delle preoccupazioni soprattutto riguardo ai settori protetti dell’agricoltura e dei veicoli elettrici. Al fine di tutelare la propria produzione nazionale ed avanzata di veicoli elettrici è stato negoziato che l’abbassamento delle tariffe del settore degli autoveicoli provenienti dall’UE debba coprire solo l’importazione dei veicoli a combustione, escludendo un abbassamento delle tariffe sulle importazioni di veicoli elettrici. In questo modo i veicoli elettrici prodotti in India manterrebbero un vantaggio rispetto a quelli di importazione europea. L’Europa invece ha rilevato delle criticità per quanto riguarda il rispetto, da parte dell’India, degli standard in materia di lavoro, ambiente e della protezione dei dati (l’India infatti non dispone attualmente dei meccanismi di protezione dei dati alla pari del GDRP europeo). Un altro fattore cruciale per l’Unione Europea è stato sin da subito la protezione degli investimenti, un ambito in cui è necessario mettere gli investitori nelle condizioni di poter sviluppare un rapporto di fiducia prima di poter investire.

Analizzando l’accordo di libero scambio nel suo complesso, risulta evidente che i benefici sarebbero notevolmente maggiori delle criticità. Non solo l’UE avrebbe accesso all’economia in più rapida crescita e l’India avrebbe accesso ad uno dei mercati più ricchi al mondo, tuttavia è stato anche stimato che le esportazioni indiane crescerebbero del 40% mentre quelle interne all’Unione Europea si stima raggiungerebbero una crescita attorno al 65%. Gli Stati europei che maggiormente trarrebbero beneficio dall’accordo sarebbero la Germania, la Francia, l’Italia e i Paesi Bassi.

In aggiunta alle motivazioni di diversificazione dei mercati in risposta ai recenti eventi geopolitici, il nuovo accordo di libero scambio segnalerebbe la scelta dei due soggetti promotori di sostenere le economie di mercato democratiche ed il commercio multilaterale rule-based.

È altresì necessario osservare che l’intesa tra India ed Unione Europea non è limitata all’ambito economico; bensì riflette la volontà strategica di entrambe e potrebbe sfociare anche in un accordo di sicurezza o difensivo. L’UE ha già siglato negli ultimi anni dei partenariati di sicurezza e difesa con il Giappone e la Corea del Sud.

La strategia Indo-Pacifica significherebbe per l’Unione Europea la possibilità di crescere stabilmente, rinforzando la coesione interna dei propri Membri e la propria resilienza nei confronti delle instabilità degli Stati Uniti e del contesto geopolitico generale.

L’Unione sarebbe quindi in grado di contrastare il minilateralismo ed il protezionismo statunitense. Inoltre, il rafforzamento dei legami economici e commerciali con l’India permetterebbe all’UE di diminuire la propria dipendenza dalle forniture cinesi, diversificando le catene di approvvigionamento.

L’accordo di libero scambio tra India ed Unione Europea è ancora sottoposto alla revisione legale e non è ancora stato ratificato. Per quanto riguarda l’Unione Europea, uno dei principali punti di criticità dello stringere tale intesa con l’India è rappresentato dal fatto che Nuova Delhi è il secondo maggior importatore di petrolio russo e, in applicazione delle nuove sanzioni europee, il petrolio raffinato da crudo russo non potrebbe entrare nel territorio dell’Unione. È opportuno ritenere che questo sia un fattore ostativo all’intensificazione dei rapporti con l’India? Se da un lato vi è chi ritiene che questo sia un dato impediente, dall’altro vi è chi pensa che migliori rapporti commerciali tra India ed Europa ed una posizione di apertura verso il subcontinente indiano possano invece portare a lungo termine ad una minore dipendenza dal petrolio russo.

Inoltre, è opportuno ricordare che gli accordi di libero scambio siglati dall’Unione Europea con il Mercosur nel gennaio del 2026, pur avendo ottenuto il supporto del Concilio dell’Unione Europea, non hanno ottenuto l’approvazione del Parlamento Europeo. L’accordo, del tutto analogo a quello stipulato con l’India, è stato quindi rimesso alla Corte di Giustizia UE per una revisione. Va tenuto a mente però che se l’accordo con il Mercosur andava indirettamente a discapito degli agricoltori dell’Unione Europea, non si può dire lo stesso circa l’accordo con l’India. Di fatti, questo accordo non dovrebbe produrre svantaggi economici ad alcuna categoria di soggetti e sembra aver già il sostegno della maggior parte dell’ampia coalizione di Centro del Parlamento Europeo. Di conseguenza sembrerebbe per lo meno plausibile che l’accordo possa raggiungere la ratifica.

I nuovi patti commerciali tra l’unione Europea e l’India si possono collocare quindi in un periodo storico ed in uno scenario internazionale quantomeno delicato per entrambe le potenze e promettono di sortire, in caso di ratifica, un effetto nettamente positivo per l’economia e la posizione geopolitica per gli attori contraenti.

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