La centralità strategica delle terre rare nelle filiere globali
Nell’attuale fase di transizione energetica e tecnologica globale, le terre rare (Rare earths – REE) sono diventate una componente strategica della competizione geopolitica tra le principali potenze industriali. Comprendenti diciassette elementi chimici (i quindici lantanidi, lo scandio e l’ittrio), le terre rare costituiscono un input essenziale per numerose tecnologie avanzate legate alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione e al settore della difesa.[1] La loro classificazione come minerali critici da parte di Stati Uniti, Unione Europea, Cina, Giappone e Australia riflette una crescente convergenza internazionale nel considerare la sicurezza degli approvvigionamenti come una questione di sicurezza economica e strategica. [2] Benché la loro denominazione non indichi una scarsità geologica assoluta, bensì la limitata presenza di concentrazioni economicamente sfruttabili, la distribuzione disomogenea dei giacimenti conferisce alle terre rare una rilevanza geopolitica crescente, trasformando il controllo delle catene di approvvigionamento in un elemento centrale della competizione interstatale. [3]
La centralità strategica delle terre rare deriva dalla loro funzione nelle tecnologie che sostengono la transizione energetica globale. [4] Parallelamente, la crescente domanda di infrastrutture digitali, semiconduttori, intelligenza artificiale e reti 5G amplia ulteriormente il valore sistemico dei minerali critici nel medio-lungo periodo. In questo contesto, la sicurezza delle supply chains è divenuta una priorità strategica per le economie industrializzate, particolarmente vulnerabili alla concentrazione geografica della produzione e delle capacità di raffinazione. [5]
Tale vulnerabilità è accentuata dalla posizione dominante della Cina lungo l’intera filiera delle terre rare – dall’estrazione alla raffinazione fino alla produzione di magneti permanenti – che le conferisce una leva geopolitica di natura strutturale. [6] La competizione per diversificare le catene di approvvigionamento e ridurre la dipendenza dal mercato cinese ha così spinto gli Stati Uniti e gli alleati occidentali a intensificare la ricerca di nuovi partner minerari e nuove aree di approvvigionamento. [7] In questo quadro, l’Africa subsahariana è progressivamente emersa come uno spazio strategico della nuova geopolitica dei minerali critici per la presenza di giacimenti di crescente rilevanza.[8] È in questa dinamica di riallineamento geopolitico delle catene del valore che il Malawi sta acquisendo una nuova centralità strategica.
Il profilo minerario del Malawi: rilevanza sistemica di un attore emergente
Per gran parte del XX secolo, il Malawi ha occupato una posizione marginale nel panorama estrattivo africano, rimanendo escluso dai principali circuiti di investimento minerario regionali. La limitata industrializzazione del settore e la storica dipendenza economica dalle esportazioni agricole, in particolare dal tabacco, hanno contribuito a collocare il paese ai margini delle dinamiche strategiche legate alle materie prime. La crescente centralità geopolitica dei mineralicritici nel contesto della transizione energetica globale sta tuttavia ridefinendo questo posizionamento periferico. La presenza in Malawi di significativi giacimenti di terre rare ha progressivamente attirato l’interesse di investitori e attori internazionali, inserendo il paese nella più ampia competizione globale per l’accesso ai minerali critici [9].
Potenziale strategico e limiti strutturali
La nuova centralità del Malawi nella geografia dei minerali critici resta tuttavia condizionata da fragilità strutturali che ne limitano la capacità di trasformare il potenziale geologico in leva di sviluppo autonomo. Nonostante la crescente rilevanza dei giacimenti di terre rare, il settore minerario contribuisce ancora a meno dell’1% del PIL nazionale, segnalando il divario tra dotazione mineraria e peso effettivo dell’industria estrattiva nell’economia del paese [10].
Per il governo malawiano, lo sviluppo delle risorse critiche rappresenta quindi uno strumento di diversificazione rispetto alla storica dipendenza dalle esportazioni agricole e una possibile fonte di valuta estera in un contesto di persistente vulnerabilità macroeconomica [11].
Secondo le stime della Banca Mondiale, il settore minerario potrebbe generare esportazioni per circa 30 miliardi di dollari tra il 2026 e il 2040, contribuendo a ridefinire il ruolo del Malawi nelle catene regionali e globali delle materie prime strategiche [12].
È dunque proprio nel divario tra rilevanza geologica e debolezza strutturale che si inserisce la crescente competizione internazionale per le risorse minerarie del Malawi. Il caso di Kangankunde rappresenta l’espressione più evidente di questa tensione: un asset di elevato valore strategico globale collocato in un contesto nazionale ancora privo delle infrastrutture industriali e istituzionali necessarie a controllarne pienamente la valorizzazione.
Kangankunde e la centralità strategica delle terre rare
Il principale asset strategico del Malawi è rappresentato dal giacimento di Kangankunde, localizzato circa 90 chilometri a nord di Blantyre e sviluppato dalla società australiana Lindian Resources. Lo studio di fattibilità completato nel 2024 ha confermato la presenza di circa 261 milioni di tonnellate di concentrati di terre rare ad alta purezza, caratterizzati da bassi livelli di impurità e da una presenza minima di elementi radioattivi [13]. In termini geopolitici, tali caratteristiche conferiscono al progetto una rilevanza particolare nel quadro delle strategie occidentali di diversificazione delle catene di approvvigionamento rispetto alla dipendenza dalla raffinazione cinese.
La rilevanza di Kangankunde deriva soprattutto dalla composizione del deposito. Le elevate concentrazioni di neodimioe praseodimio – elementi essenziali per la produzione di magneti permanenti utilizzati nei motori dei veicoli elettrici e nelle turbine eoliche – collocano il giacimento all’interno dei segmenti più strategici della filiera globale della transizione energetica [14].
L’assenza quasi totale di radioattività costituisce inoltre un vantaggio competitivo rilevante in un settore frequentemente associato a elevati costi ambientali e normativi, aumentando l’attrattività del progetto per investitori soggetti a vincoli ESG. [15].
È proprio questa combinazione, ovvero alta concentrazione di terre rare magnetiche, basso profilo radioattivo e forte spendibilità nella transizione energetica, ad aver reso Kangankunde un asset particolarmente appetibile per gli attori occidentali, interessati a contenere l’egemonia cinese nei segmenti strategici della catena del valore delle terre rare. In tale contesto si inserisce l’ingresso dell’australiana Lindian Resources, che ha acquisito il controllo del progetto, trasformando il deposito malawiano in un tassello della più ampia strategia australiana di proiezione mineraria.
La competizione per le terre rare del Malawi: proiezione occidentale e interferenza cinese
L’interesse occidentale per le terre rare malawiane si cristallizza attorno a una strategia australiana di proiezione mineraria che va ben oltre la dimensione bilaterale. L’Australia occupa una posizione strutturalmente rilevante nel panorama globale dei minerali critici: detiene il 35% della produzione mondiale di litio, le seconde riserve mondiali di nichel e rappresenta l’unico produttore significativo di terre rare al di fuori della Cina, con una quota del 4% della raffinazione globale [16].
Questa posizione è sostenuta da un quadro di policy deliberatamente orientato alla costruzione di filiere alternative a quella cinese: il National Reconstruction Fund, il Critical Minerals Facility, il Critical Minerals Strategy 2023-2030 e il Future Made in Australia Act 2025 costituiscono l’architettura istituzionale attraverso cui Canberra intende trasformare la propria dotazione geologica in leva geopolitica. [17] In questa prospettiva, la proiezione australiana in Africa, e in Malawi in particolare, non è un fenomeno commerciale ordinario, bensì la traduzione operativa di una strategia di diversificazione delle catene di approvvigionamento che risponde direttamente all’egemonia cinese nella raffinazione delle terre rare [18].
L’acquisizione di Kangankunde da parte di Lindian Resources e il conseguente accordo di fornitura con Iluka Resourcesrappresentano il punto di convergenza più compiuto tra questa strategia e la realtà geologica malawiana. La raffineria di Eneabba, in Australia Occidentale (prima raffineria di terre rare completamente integrata del paese, sostenuta da un prestito di 1,65 miliardi di dollari australiani del governo federale) è progettata per processare sia i minerali estratti domesticamente sia quelli provenienti da fornitori terzi, configurandosi come hub regionale di raffinazione strutturalmente alternativo alla capacità cinese [19]. L’accordo di off-take quindicennale tra Lindian e Iluka inserisce Kangankunde direttamente in questa architettura: il concentrato malawiano alimenterà la raffineria australiana, costruendo una filiera integrata, dall’estrazione in Africa subsahariana alla separazione degli ossidi in Australia Occidentale, che aggira sistematicamente il collo di bottiglia cinese nella processazione, il quale rappresenta oggi oltre il 90% della produzione mondiale di ossidi di terre rare [20].
L’interesse occidentale per il Malawi non si esaurisce nella dimensione australiana. Il deposito di Songwe Hill, sviluppato dalla società canadese Mkango Resources, è stato incluso tra gli obiettivi strategici dell’Unione Europea ai sensi del Critical Raw Materials Act ed è stato finanziato dalla U.S. International Development Finance Corporation [21]. La visita ufficiale di funzionari governativi statunitensi a Kangankunde nel dicembre 2025 segnala in modo inequivocabile il riconoscimento dell’asset malawiano come nodo rilevante nella strategia americana di de-risking dalle forniture cinesi, sancendo il passaggio del giacimento da categoria geologica a categoria geopolitica. Ciononostante, le ambizioni occidentali si scontrano con vincoli strutturali che ne condizionano la realizzabilità nel breve termine. La Cina mantiene un vantaggio accumulato di almeno un decennio nella catena del valore delle terre rare [22], e i tempi di sviluppo dei progetti minerari e industriali, le barriere infrastrutturali e la volatilità dei prezzi globali rendono improbabile qualsiasi riequilibrio rapido [23].
La risposta cinese all’avanzata occidentale a Kangankunde si articola su due livelli distinti ma strategicamente complementari. Il primo è quello degli investimenti formali su scala macroeconomica. Nel luglio 2025, Pechino ha annunciato impegni finanziari in Malawi per un valore complessivo di 12 miliardi di dollari: 7 miliardi destinati allo sviluppo delle miniere di titanio nella regione di Salima e 5 miliardi per la creazione di una zona economica speciale nella regione di Chipoka, orientata alla trasformazione dei minerali estratti [24]. La portata di questi impegni deve essere misurata in rapporto alle dimensioni dell’economia malawiana: con un PIL stimato intorno ai 55 miliardi di dollari, un investimento di tale entità (superiore di due ordini di grandezza al costo complessivo del progetto Kangankunde) esercita una pressione sistemica sulle scelte sovrane del paese, generando forme di dipendenza finanziaria che condizionano strutturalmente le opzioni di policy disponibili al governo di Lilongwe [25]. La struttura di questi accordi, che privilegia esplicitamente la Cina come beneficiaria principale dei flussi estrattivi, riproduce un modello già consolidato in altri contesti africani, dove la combinazione di finanziamento infrastrutturale e accesso preferenziale alle risorse ha progressivamente eroso la capacità negoziale degli Stati ospitanti [26].
Il secondo livello è quello dell’interferenza diretta nei siti estrattivi, documentata attraverso una sequenza di episodi che conferiscono al caso malawiano una valenza analitica difficilmente sovrastimabile. Tra l’ottobre 2024 e l’aprile 2025, si sono verificati tre episodi distinti di accesso non autorizzato al perimetro di Kangankunde da parte di cittadini cinesi sorpresi in attività di campionamento geologico illegale. L’episodio più documentato è quello del 22 aprile 2025: due cittadini cinesi, accompagnati da due guide locali malawiane, penetrarono all’interno della concessione mineraria aggirando deliberatamente le barriere di sicurezza attraverso strade di cantiere non mappate, una modalità operativa che, secondo la stessa società concessionaria, presuppone una ricognizione preliminare della disposizione del sito[27]. Il carattere seriale di questi episodi, confermato dal responsabile malawiano dei progetti di Lindian Resources e testimoniato da rappresentanti della comunità locale, esclude l’ipotesi dell’accesso accidentale e orienta l’interpretazione verso forme organizzate di raccolta di intelligence mineraria [28].
La dimensione analitica più rilevante di questa vicenda non risiede tuttavia negli episodi in sé, ma nella risposta istituzionale che essi hanno generato. La polizia malawiana e Lindian Resources hanno fornito versioni pubblicamente contraddittorie sull’esito del fermo dell’aprile 2025: mentre la società australiana documentava l’avvenuto arresto dei due individui, le autorità di polizia del distretto di Balaka negavano qualsiasi fermo, ricondurre l’episodio a una semplice sosta turistica [29]. Questa divergenza istituzionale – registrata e analizzata dalla stampa malawiana – non è riducibile a un’anomalia amministrativa: essa rivela la tensione strutturale in cui il governo malawiano si trova a operare, stretto tra la dipendenza dai capitali cinesi necessari alla propria stabilità fiscale e gli obblighi nei confronti degli investitori occidentali che sviluppano le sue risorse strategiche più rilevanti. In termini geopolitici, la risposta contraddittoria delle autorità è essa stessa un dato: segnala che il Malawi non dispone o non ritiene politicamente praticabile esercitare la capacità sovrana di trattare come violazione della sicurezza nazionale ciò che per gli investitori occidentali configura un atto di spionaggio industriale in un asset di rilevanza strategica globale [30].
Osservazioni conclusive: la geopolitica dei minerali critici nei paesi a bassa capacità istituzionale
Il caso malawiano consente di formulare una tesi analitica di portata più generale, rilevante per la comprensione della competizione per i minerali critici nei paesi in via di sviluppo. La rivalità sino-occidentale per il controllo delle catene di approvvigionamento delle terre rare non si configura soltanto come uno scontro tra grandi potenze industriali: essa produce effetti di destabilizzazione e condizionamento sugli Stati ospitanti, la cui debolezza istituzionale e dipendenza finanziaria li rendono permeabili a forme di penetrazione esterna che operano simultaneamente su registri diversi – dal macro-investimento infrastrutturale all’intrusione fisica nei siti estrattivi, dalla cattura delle élite politiche alla creazione di dipendenze fiscali difficilmente reversibili [31]. In questo quadro, la sovranità formale del Malawi sulle proprie risorse minerarie coesiste con una sovranità sostanziale progressivamente erosa dalla pressione convergente di attori che perseguono obiettivi strategici incompatibili sul suo territorio. Come osservato in termini generali dalla letteratura sulla geopolitica dei minerali critici, i paesi ricchi di risorse ma dotati di bassa capacità istituzionale rischiano di trovarsi nell’epicentro di una rivalità che non hanno contribuito a generare e che non possiedono gli strumenti per governare autonomamente [32]. Il Malawi, con le sue terre rare di rilevanza sistemica, la sua fragilità macroeconomica, la sua dipendenza multipla da attori esterni e la sua incapacità di rispondere in modo univoco all’interferenza straniera nei propri siti estrattivi, incarna questa condizione con una nitidezza che lo rende un caso di studio paradigmatico per l’analisi geopolitica della competizione per i minerali critici nel continente africano.
[1] Ren J. et al.; A review of rare earth elements resources in Africa; Minerals, 2025; https://www.mdpi.com/2075-163X/15/9/980
[2] ibidem.
[3] Leal Filho W. et al.; Understanding rare earth elements as critical raw materials; Sustainability, 2023; https://www.mdpi.com/2071-1050/15/3/1919
[4] ibidem.
[5] Kalantzakos, S.; The Geopolitics of Critical Minerals; IAI Papers, 2019; https://www.iai.it/en/publications/c03/geopolitics-critical-minerals
[6] ibidem.
[7] ibidem.
[8] Ren, J. et al.; A review of rare earth elements resources in Africa.
[9] Zadeh J.; Unlocking Malawi’s Critical Minerals: Africa’s Hidden Resource Powerhouse; Discovery Alert, 2025; https://discoveryalert.com.au/malawi-critical-minerals-revolution-africa-2025/. Malawi Country Commercial Guide; International Trade Administration, 2024; https://www.trade.gov/country-commercial-guides/malawi-market-overview
[10] Malawi Country Commercial Guide; International Trade Administration, 2024; https://www.trade.gov/country-commercial-guides/malawi-market-overview
[11] Hiney F.; “An Excellent Opportunity”: Malawi’s Rare-Earth Minerals Poised To Invigorate Economy; Forbes Africa, 2025; https://www.forbesafrica.com/current-affairs/2025/09/23/an-excellent-opportunity-malawis-rare-earth-minerals-poised-to-invigorate-economy
[12] World Bank Group; Malawi Economic Monitor Highlights the Need for Urgent Action on Macroeconomic Reforms and the Transformative Potential of Mining,2025; https://www.worldbank.org/en/news/press-release/2025/01/30/malawi-economic-monitor-highlights-the-need-for-urgent-afe-action-on-macroeconomic-reforms-and-the-transformative
[13] Lindian Resources Ltd; Kangankunde Rare Earths Project. Stage 1 Feasibility Study Results, 2024; https://www.otcmarkets.com/media/644481523/YrQkwRMVJHEdVPk/doc.pdf
[14] Zadeh J.; Unlocking Malawi’s Critical Minerals: Africa’s Hidden Resource Powerhouse.
[15] Di Giulio M., In Malawi il giacimento di terre rare che irrita la Cina;IlSole24Ore, 2025;https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2025/09/15/malawi-il-giacimento-di-terre-rare-che-irrita-la-cina/
[16] Adamo Z.; Catene del valore e raffinazione di materie prime critiche: analisi dell’evoluzione del panorama australiano; CESI – Centro Studi Internazionali, 2025; https://www.cesi-italia.org/it/articoli/catene-del-valore-e-raffinazione-di-materie-prime-critiche-analisi-dellevoluzione-del-panorama-australiano
[17] ibidem.
[18] ibidem.
[19] Iluka Resources, Rare Earth Products – Products & Markets; https://www.iluka.com/products-markets/rare-earth-products/. Adamo, Z.; Catene del valore e raffinazione di materie prime critiche: analisi dell’evoluzione del panorama australiano.
[20] Kalantzakos, S.; The Geopolitics of Critical Minerals; Rare Earth Exchanges. Lindian-Iluka Tie-Up Signals a New Era for Australia’s Rare Earth Refining Ambition, 2025; https://rareearthexchanges.com/news/lindian-iluka-tie-up-signals-a-new-era-for-australias-rare-earth-refining-ambition/
[21] Di Giulio, M.; Il Malawi con i minerali rari riaccende la sfida tra Cina, Usa e Ue; Il Sole 24 Ore, 2025; https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2025/10/08/malawi-con-i-minerali-rari-riaccende-la-sfida-tra-cina-usa-e-ue/
[22] Kalantzakos, S.; The Geopolitics of Critical Minerals.
[23] Adamo, Z.; Catene del valore e raffinazione di materie prime critiche: analisi dell’evoluzione del panorama australiano.
[24] Di Giulio, M.; Il Malawi con i minerali rari riaccende la sfida tra Cina, Usa e Ue.
[25] Di Giulio, M.; In Malawi il giacimento di terre rare che irrita la Cina; Il Sole 24 Ore, 2025; https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2025/09/15/malawi-il-giacimento-di-terre-rare-che-irrita-la-cina/
[26] Kalantzakos, S.; The Geopolitics of Critical Minerals. Di Giulio, M.; Il Malawi con i minerali rari riaccende la sfida tra Cina, Usa e Ue.
[27] Lindian Resources, ASX Announcement, 2025; https://static1.squarespace.com/static/58a516a859cc689ad6303dc4/t/68072d666a700b35644b1bf9/1745300840198/6A1260811_LIN.pdf. Mining Weekly; Chinese nationals detained for alleged trespass at Lindian rare earths project in Malawi, 2025; https://www.miningweekly.com/article/chinese-nationals-detained-for-alleged-trespass-at-lindian-rare-earths-project-in-malawi-2025-04-22
[28] Venkatesh R.; Men face serious penalties after being caught red-handed at protected rare earth site; The Cooldown, 2025,https://www.thecooldown.com/outdoors/kangankunde-rare-earths-project-china/
[29] Nyasa Times, Who’s Lying? Police and Trevor Hiwa Clash Over Chinese ‘Intruders’ at Kangankunde Mine in Balaka, 2025; https://www.nyasatimes.com/whos-lying-police-and-trevor-hiwa-clash-over-chinese-intruders-at-kangankunde-mine-in-balaka/. Mvona R.;Police, investor differ on mine ‘intruders’, Nation Online (Malawi), 2025,https://mwnation.com/police-investor-differ-on-mine-intruders/
[30] Nyasa Times, Who’s Lying? Police and Trevor Hiwa Clash Over Chinese ‘Intruders’ at Kangankunde Mine in Balaka. Di Giulio, M.; In Malawi il giacimento di terre rare che irrita la Cina.
[31] Kalantzakos, S.; The Geopolitics of Critical Minerals. World Bank, Malawi Economic Monitor: The Rising Cost of Inaction, 2025, https://documents1.worldbank.org/curated/en/099012625203049046/pdf/P509269-9af6a5f8-385d-4189-8805-de8491a1767d.pdf
[32] Kalantzakos S.; The Geopolitics of Critical Minerals.

