Francia e Italia rafforzano la tutela degli interessi economici con architetture diverse, che comprendono intelligence, coordinamento amministrativo e controllo degli investimenti esteri.

La crescente competizione geopolitica ha reso la protezione degli interessi economici strategici una componente fondamentale della sicurezza nazionale di uno stato. Investimenti esteri, acquisizioni di imprese strategiche, trasferimenti di proprietà intellettuale e dipendenze dalle catene di approvvigionamento sono infatti elementi su cui si gioca la competizione tra stati, e che possono trasformarsi in veri e propri strumenti di pressione. In questo contesto l’intelligence economica guadagna sempre più importanza, e come testimoniato dalla Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza presentata al Parlamento il 4 marzo 2026, anche i servizi d’intelligence italiani dedicano oggi un’attenzione crescente alla sicurezza economico-finanziaria. Questo report mette a confronto due architetture nazionali, quella francese e quella italiana, che hanno sviluppato percorsi istituzionali differenti per proteggere i rispettivi interessi economici strategici.

Il modello francese: dal rapporto Martre al SISSE

Le radici dell’intelligence economica francese affondano nel rapporto Martre, documento fondativo pubblicato nel febbraio 1994, che per primo teorizzò la necessità per lo Stato di proteggere e promuovere gli interessi economici strategici della nazione con gli stessi strumenti concettuali dell’intelligence classica[1]. Da quella intuizione è nato, attraverso una serie di riorganizzazioni amministrative, il Service de l’Information Stratégique et de la Sécurité Économiques (SISSE), istituito con decreto nel 2016 presso il Ministero dell’Economia con il compito di elaborare e proporre la politica pubblica in materia di protezione e promozione degli interessi economici, industriali e scientifici della nazione. Il SISSE è un servizio amministrativo con funzioni di coordinamento e animazione della politica di sicurezza economica: non è un servizio di intelligence, anche se mantiene con i servizi un dialogo tecnico permanente[2].

Dunque il SISSE non agisce isolatamente. Come ricostruisce la missione affidata dal Primo ministro ai deputati Christophe Plassard, Charles Rodwell e Jean-Louis Thiériot, presentata in versione provvisoria a luglio 2026, il Consiglio di difesa e di sicurezza nazionale fissa gli indirizzi al più alto livello, il Comité de liaison en matière de sécurité économique (COLISE), presieduto dal Segretariato generale della difesa e della sicurezza nazionale (SGDSN), ne assicura il seguito interministeriale e il SISSE, che ne cura la segreteria, ne è il braccio operativo. La stessa missione ricorda che una dottrina di intelligence economica è stata validata dal Consiglio nazionale dell’intelligence nel 2018 e aggiornata nel 2023 e nel 2026, e che prima di ogni riunione del COLISE si riunisce un comitato interministeriale dedicato all’intelligence economica[3].

Il 2026 ha segnato un’accelerazione significativa di questo dispositivo. Il 18 settembre, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato di aver chiesto al governo di preparare un piano di protezione delle infrastrutture critiche e dei siti più sensibili della base industriale e tecnologica della difesa, in risposta alla crescente minaccia di attacchi ibridi attribuiti alla Russia, in particolare con droni e attacchi informatici[4]. Pochi giorni dopo, il 25 settembre, il Ministero dell’Economia ha annunciato un “dispositivo rafforzato” del SISSE per meglio anticipare le minacce[5]. Il quadro del carico di lavoro del servizio è ricostruito dalla missione parlamentare affidata dal Primo ministro ai deputati Christophe Plassard, Charles Rodwell e Jean-Louis Thiériot, presentata in versione provvisoria a luglio 2026. Tra il 2020 e il 2023 il volume annuo delle alert trattate dal SISSE è triplicato, raggiungendo un picco storico di quasi mille segnalazioni nel 2023. Dal 2024 il flusso si è stabilizzato attorno alle 750 alert annue, un livello che la missione definisce strutturalmente elevato. Circa la metà delle alert riguarda minacce di natura capitalistica, come investimenti ostili e scalate non sollecitate, mentre circa un terzo riguarda la cattura illecita di informazioni e proprietà intellettuale[6].

Oltre al SISSE, la Francia dispone di un meccanismo di salvaguardia dei settori strategici nazionali, il Contrôle des investissements étrangers en France (IEF), uno strumento piuttosto simile al Golden Power italiano. L’IEF risale al 1966, quando con la legge del 28 dicembre lo stato francese stabilisce che i rapporti finanziari con l’estero sono liberi, ma il Governo può, per difendere gli interessi nazionali, sottoporli a dichiarazione, autorizzazione preventiva o controllo. Oggi la procedura dell’IEF richiede al ministero dell’Economia l’autorizzazione preventiva per gli investimenti stranieri in attività che partecipano all’esercizio dell’autorità pubblica o che possono pregiudicare l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica o la difesa nazionale; la richiesta viene presentata alla Direzione generale del Tesoro e il SISSE vi partecipa rappresentando la Direzione generale delle imprese nel Comitato interministeriale per gli investimenti esteri in Francia (CIIEF). Il perimetro dei settori coperti è stato ampliato più volte dal 2014, fino a includere tecnologie critiche e materie prime critiche[7].

Il caso italiano: DIS e Golden Power

Il sistema messo in campo dall’Italia si fonda su un impianto diverso da quello francese. Esso è costruito attorno al Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) e alle due agenzie operative AISE e AISI disciplinate dalla legge n. 124 del 2007, e attorno allo strumento normativo del Golden Power[8]. Da un lato quindi c’è l’intelligence, con DIS, AISE e AISI, mentre dall’altro il Golden Power, un potere speciale del Governo nato nel 2012 come sostituto della vecchia “golden share”, ed esercitato dalla Presidenza del Consiglio; uno strumento di controllo amministrativo quindi, non un’attività di intelligence. Così come l’IEF francese, anche il Golden Power ha conosciuto un’espansione progressiva del proprio perimetro, che oggi include esplicitamente l’energia, i trasporti, le telecomunicazioni 5G e il settore finanziario, creditizio e assicurativo[9]. La legge n. 4/2026 ha rafforzato l’operatività della disciplina proprio in quest’ultimo comparto: quando l’operazione è soggetta anche all’autorizzazione di autorità europee competenti sotto il profilo prudenziale o concorrenziale, i poteri speciali non possono essere esercitati prima della conclusione di quei procedimenti, e il termine per la notifica resta sospeso nel frattempo. La legge ha inoltre ampliato i presupposti sostanziali dell’intervento, includendo la sicurezza economica e finanziaria nazionale, purché la protezione degli interessi essenziali dello Stato non sia già adeguatamente assicurata da una specifica regolamentazione di settore[10].

I numeri raccontano un uso dello strumento in forte crescita: nel 2025 le notifiche Golden Power sono salite a 903, contro le 660 dell’anno precedente, con un incremento del 37%[11]. La Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, il documento che il sistema di informazione presenta ogni anno al Parlamento, segnala parallelamente un rafforzamento dell’attenzione alla sicurezza economico-finanziaria: nel solo 2025 sono stati realizzati 40 tavoli con imprese di settori strategici, dalla difesa al farmaceutico, per individuare vulnerabilità e rappresentarle al decisore politico[12].

Un esempio recente è il DPCM del 9 aprile 2026 su Pirelli & C. S.p.A.. In questo caso il Governo italiano ha imposto prescrizioni, in continuità con quelle del 2023, a tutela della tecnologia «Cyber Tyre» suscettibile di applicazioni in ambiti sensibili, e per rafforzare il ruolo del socio italiano nella governance, dopo che l’azionista cinese Sinochem aveva proposto di scorporare quella tecnologia e di modificare il meccanismo di nomina del consiglio di amministrazione[13]. Il caso mostra come il Golden Power venga oggi utilizzato non solo per operazioni di investimento diretto estero in senso stretto, ma anche per questioni di assetto proprietario con ricadute sulla sicurezza economica e industriale del Paese.

I limiti dei modelli attuali

Nonostante il loro rafforzamento, le due architetture presentano criticità strutturali diverse, perché diversi sono gli strumenti in gioco. Sul versante francese, lo studioso di intelligence economica Nicolas Moinet definisce il SISSE una «pièce maîtresse», ma avverte che l’agilità dipende dal dispositivo nel suo insieme e dal suo raccordo con gli attori economici e territoriali, non da un singolo servizio; osserva inoltre che il ripiegamento dello Stato sulla sicurezza economica, funzione che conosce bene, lascia delle falle e una carenza di coordinamento interministeriale tra i tre pilastri dell’intelligence economica (intelligence aperta, sicurezza e influenza), con l’influenza ancora «parente povero» del sistema[14]. La stessa missione del luglio 2026 descrive un dispositivo di sicurezza economica «essenzialmente reattivo», che colloca imprese e investitori in una logica di conformità alle procedure, e raccomanda di tendere a un approccio più offensivo, che affianchi alla politica difensiva una politica volta a recuperare il vantaggio tecnologico di altri Paesi[15].

Il modello italiano, dal canto suo, sconta un limite diverso: il Golden Power è uno strumento di controllo preventivo delle operazioni strategiche, ma non costituisce di per sé un’attività di intelligence anticipatoria. Interviene infatti su operazioni che le imprese notificano, e la sua efficacia dipende dalla qualità delle informazioni di cui il decisore dispone prima e durante l’istruttoria. La sua crescita esponenziale, se da un lato testimonia un’attenzione istituzionale crescente, dall’altro rischia di tradursi in un carico amministrativo sempre meno sostenibile senza un parallelo investimento in capacità analitiche predittive, capaci di segnalare le vulnerabilità prima che queste si traducano in un’operazione da notificare. I 40 tavoli settoriali realizzati dal DIS nel 2025 vanno in questa direzione, ma restano un’attività di dialogo con le imprese ancora recente e distinta dall’istruttoria del Golden Power.

Il quadro europeo: autonomia strategica e controllo degli investimenti

Entrambe le architetture operano all’interno della più ampia cornice dell’autonomia strategica europea in continua evoluzione. Il 3 dicembre 2025 la Commissione Europea ha annunciato lo spostamento della strategia di autonomia strategica e sicurezza economica dell’Unione da una postura reattiva a una più proattiva, con la riduzione delle dipendenze strategiche tra le priorità[16]. Il Regolamento (UE) 2026/1386, applicabile dal 17 gennaio 2028, imporrà inoltre a tutti gli Stati membri una verifica preventiva obbligatoria degli investimenti esteri in un elenco minimo di settori sensibili, tra cui difesa, semiconduttori, intelligenza artificiale e materie prime critiche[17]. Da questo punto di vista Francia e Italia partono da regimi già maturi, ma il controllo degli investimenti tutela proprietà e governance di imprese e tecnologie strategiche senza ridurre da solo la dipendenza da fornitori e catene di approvvigionamento esterne: per questo va affiancato da capacità informative di anticipazione, cioè dalla funzione propria dell’intelligence economica.

Conclusioni

Alla luce di questa analisi comparata, è possibile individuare tre implicazioni principali per il futuro dell’intelligence economica in Europa.

In primo luogo, la distinzione tradizionale tra intelligence di sicurezza e politica industriale appare sempre meno sostenibile. Le due architetture, tuttavia, non vanno lette come strumenti equivalenti ma come modi diversi di distribuire funzioni: la Francia affida il coordinamento al SISSE e il controllo degli investimenti al Tesoro, all’interno di una catena che parte dagli indirizzi del Consiglio di difesa; l’Italia affida la raccolta e l’analisi informativa al sistema di informazione per la sicurezza e il controllo preventivo delle operazioni al Governo, attraverso il Golden Power. Tanto il rafforzamento del SISSE quanto l’espansione del Golden Power dimostrano come gli Stati europei stiano convergendo verso un modello in cui la protezione delle filiere e delle tecnologie strategiche non può più essere delegata esclusivamente agli strumenti di mercato, ma richiede un presidio informativo permanente e integrato con la decisione politica.

In secondo luogo, il nodo del coordinamento interistituzionale resta la variabile critica che determinerà l’efficacia di entrambi i sistemi. Il caso francese, con l’architettura del COLISE che collega indirizzi politici, SISSE e servizi di intelligence, e con il SISSE presente nel comitato interministeriale che istruisce i dossier IEF, appare più strutturato sul piano istituzionale rispetto a quello italiano, dove il rapporto tra DIS, Golden Power e i ministeri economici è ancora in fase di consolidamento normativo, come dimostra la necessità, affrontata dalla legge n. 4/2026, di coordinare i poteri speciali con le procedure delle autorità europee nel settore finanziario.

In terzo luogo, ciascun modello è chiamato a prevenire vulnerabilità concrete diverse. Per la Francia, la missione indica come minacce prevalenti quelle di natura capitalistica, come investimenti ostili e scalate, e le captazioni di informazioni e proprietà intellettuale: il rischio è che un dispositivo giudicato ancora «essenzialmente reattivo» non anticipi la perdita di controllo su tecnologie e infrastrutture sensibili, ormai incluse nel perimetro IEF. Per l’Italia, la vulnerabilità riguarda l’assetto proprietario e la governance di imprese e tecnologie strategiche: il Golden Power può condizionare un passaggio di proprietà o un riassetto di governance, come nel caso Pirelli, ma non basta a prevedere chi cercherà di acquisire che cosa e quando. Francia e Italia si trovano oggi a un bivio simile: rafforzare i rispettivi strumenti di intelligence economica trasformandoli da dispositivi prevalentemente difensivi e di controllo in capacità di anticipazione strategica, integrando meglio intelligence, ministeri e controlli sugli investimenti in coerenza con l’autonomia strategica europea, oppure rischiare che la crescita quantitativa degli strumenti, notifiche, alert, tavoli settoriali, non si traduca in un reale vantaggio informativo rispetto alle minacce che si propongono di contrastare.


[1] IASSP, Intelligence strategica, geopolitica e guerra economica. Dagli anni ’50 ad oggi, 11 settembre 2021.

[2] Christophe Plassard, Charles Rodwell e Jean-Louis Thiériot, La sécurité économique de la France. Analyse comparative internationale et voies de renforcement, rapporto della missione parlamentare, versione provvisoria, luglio 2026, p. 51.

[3] Christophe Plassard, Charles Rodwell e Jean-Louis Thiériot, La sécurité économique de la France. Analyse comparative internationale et voies de renforcement, rapporto della missione parlamentare, versione provvisoria, luglio 2026, pp. 13, 55 e 62.

[4] Prima Pagina News, Francia, Macron: piano per proteggere le nostre infrastrutture critiche, 18 settembre 2026.

[5] Direction générale des Entreprises, Sécurité économique : un dispositif renforcé pour mieux anticiper les menaces, 25 settembre 2026.

[6] Christophe Plassard, Charles Rodwell e Jean-Louis Thiériot, La sécurité économique de la France. Analyse comparative internationale et voies de renforcement, rapporto della missione parlamentare, versione provvisoria, luglio 2026, p. 50.

[7] Christophe Plassard, Charles Rodwell e Jean-Louis Thiériot, La sécurité économique de la France. Analyse comparative internationale et voies de renforcement, rapporto della missione parlamentare, versione provvisoria, luglio 2026, pp. 51-52, 55-56 e 65.

[8] Matteo Marras, Italia-Cina: dal Golden Power all’intelligence economica per la sicurezza degli asset nazionali, ICT Security Magazine, 26 febbraio 2026 (aggiornato il 2 marzo 2026).

[9] Andersen Italia, Golden Power: novità normative, settori strategici e recenti sviluppi applicativi nel 2026, 15 maggio 2026.

[10] Michele Carpagnano, Cosa è successo in materia di Golden Power nel primo trimestre 2026, Osservatorio Golden Power, 3 giugno 2026.

[11] Presidenza del Consiglio dei ministri, Relazione sull’attività svolta sulla base dei poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni. Dati relativi all’anno 2025, Doc. LXV, n. 4, 7 luglio 2026.

[12] Milano Finanza, Golden Power: gli 007 italiani segnalano un +37% nel 2025: boom nei settori tecnologici, 4 marzo 2026.

[13] Andersen Italia, Golden Power: novità normative, settori strategici e recenti sviluppi applicativi nel 2026, 15 maggio 2026.

[14] Nicolas Moinet, Une société a besoin de symboles et d’un récit national qui soit en phase avec le réel, intervista pubblicata su Souveraine Tech, newsletter n. 47, 10 febbraio 2023.

[15] Christophe Plassard, Charles Rodwell e Jean-Louis Thiériot, La sécurité économique de la France. Analyse comparative internationale et voies de renforcement, rapporto della missione parlamentare, versione provvisoria, luglio 2026, pp. 71-72.

[16] Commissione europea, Commission announces strategic approach to strengthen Europe’s economic security, 3 dicembre 2025.

[17] Sofie Kox, The New Foreign Investment Screening Regulation: From Trilogues to the Official Journal, Kluwer Competition Law Blog, 15 luglio 2026; Tom Jenkins, Bram Hoorelbeke, Beau Maes, Pavlo Prokhorov e Margaux Clement, The Revised EU FDI Screening Regulation: A new era of FDI enforcement in the EU, Baker McKenzie, 1° luglio 2026.

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