LE CICATRICI DI DUE GUERRE

Per capire il futuro equilibrio geopolitico dell’Asia, oggi sempre più al centro della competizione globale, bisogna inevitabilmente guardare anche ad Hanoi. Il Vietnam, con la sua posizione strategica e una storica abilità nel muoversi tra le grandi potenze, potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia nel braccio di ferro tra Pechino e Washington.

Questa ambiguità non è frutto dei tempi recenti. È un tratto radicato nella storia moderna del Paese, plasmata da un pragmatismo capace di piegare l’ideologia alle necessità dell’indipendenza prima, e della crescita economica poi.

Negli anni Sessanta e Settanta, il Vietnam ha combattuto per quasi un decennio contro gli Stati Uniti, determinati a fermare il “domino comunista” nel Sud-Est asiatico. L’unificazione del 1975 arrivò grazie al sacrificio di tre generazioni e agli aiuti decisivi di Cina e Unione Sovietica. Ma proprio allora si consumò una frattura nel blocco comunista: Hanoi si avvicinò a Mosca, più generosa negli aiuti economici, lasciando in secondo piano l’alleanza con Pechino.

Il punto più alto di rottura con il “grande fratello” cinese è una vicenda poco ricordata. Nel 1979, la Cina di Deng Xiaoping lanciò contro il Vietnam un’operazione lampo durata circa un mese. Lo scontro, più simbolico che militare, lasciò una diffidenza profonda che né la comune ideologia, né la normalizzazione diplomatica, avviata solo nel 1991, sono riuscite a cancellare del tutto.

Solo la fine della Guerra Fredda e la transizione di entrambi i paesi verso economie di mercato aprirono una nuova stagione di scambi e cooperazione, ma sempre su un terreno prudente, dove la memoria storica rimane un monito.

L’ASCESA ECONOMICA SOTTO ASSEDIO CHE RIGUARDA PECHINO

Il Vietnam è oggi uno dei paesi più profondamente integrati nel commercio globale. Con un rapporto commercio/PIL che nel 2023 ha raggiunto il 165%,[1] l’economia vietnamita si colloca tra le più trade-intensive al mondo. Allo stesso tempo, il Paese è una destinazione privilegiata per gli investimenti diretti esteri, che ammontano al 4,2% del PIL.[2] Dal 2000 al 2024 il PIL del Vietnam è passato da 31,17 a 476 miliardi di dollari, diventando oltre 15 volte più grande,[3] con una crescita reale media annua di circa 6,8%,[4] tra i più rapidi e costanti al mondo nell’ultimo quarto di secolo.

Forte di un ampio bacino di manodopera giovane e a basso costo, il Paese ha attratto giganti dell’elettronica come Samsung, Intel, LG e Foxconn, marchi globali dei beni di consumo come Unilever e Nestlé, e colossi dell’abbigliamento e delle calzature come Nike e Adidas. Questa combinazione ha trasformato il Vietnam in uno dei principali hub manifatturieri dell’Asia, integrato nelle catene del valore di settori ad alta intensità di esportazione.

È proprio questa centralità economica a rendere il Paese cruciale nella strategia del Dragone, determinato a mantenere salda la propria sfera d’influenza nel Sud-Est asiatico. Un’area ancora più preziosa alla luce delle tensioni commerciali con Washington e della minaccia dei dazi di Trump, passati dal 46%[5] iniziale al 20%[6], sulle importazioni Vietnamite. In questo contesto, gli oltre 40 accordi siglati tra Xi Jinping e il segretario generale del Partito Comunista vietnamita To Lam rappresentano un consolidamento strutturale del legame economico. Si tratta di intese che spaziano dalla manifattura avanzata alle energie rinnovabili, dalla logistica intelligente all’integrazione delle catene di fornitura regionali.[7]

In aggiunta a ciò, è plausibile, come sospettato dalla Casa Bianca, che Hanoi sia per Pechino un canale indiretto per aggirare le tariffe americane. Infatti, l’interscambio di componenti e semilavorati consente alle imprese cinesi di delocalizzare parte della produzione in Vietnam, esportando poi verso gli Stati Uniti beni formalmente “made in Vietnam” ma in realtà frutto di catene di fornitura integrate con la Cina.[8] Questo meccanismo fa sì che gli Stati Uniti siano la principale destinazione delle esportazioni vietnamite, mentre la Cina si conferma il principale fornitore del Paese.[9]

LA DIPLOMAZIA DEL BAMBÙ

Le dinamiche economiche, unite alla pressione esercitata dai dazi imposti dall’amministrazione Trump, potrebbero far pensare a un progressivo avvicinamento del Vietnam alla sfera di influenza cinese. Ma la storia recente e la postura diplomatica di Hanoi raccontano tutt’altro. Più che cedere a un allineamento univoco, il Paese ha affinato una strategia di equilibrio nota come bamboo diplomacy.

Il termine, coniato nel 2016 da Nguyen Phu Trong, allora segretario generale del Partito Comunista vietnamita, descrive una politica estera capace di unire fermezza e adattabilità, sul modello della pianta di bambù: radici profonde, tronco solido e rami flessibili. È grazie a questa impostazione che il Vietnam riesce a muoversi nella competizione tra Stati Uniti e Cina evitando schieramenti rigidi, preservando la propria sovranità e massimizzando i benefici economici e politici da entrambe le parti.[10]

Emblematico, in tal senso, è stato l’accordo per la fornitura di caccia F-16 e velivoli da trasporto C-130 Hercules alla forza aerea vietnamita, siglato con Washington a pochi giorni dall’intesa di aprile con Pechino. Un tempismo che conferma la capacità di Hanoi di navigare tra le due sponde, capitalizzando opportunità senza compromettere l’autonomia strategica.[11]

Questa è solo la punta dell’iceberg della cooperazione tra i due paesi. Negli ultimi anni, Hanoi e Washington hanno intensificato i dialoghi di sicurezza e difesa, includendo cooperazione marittima, peacekeeping e gestione delle eredità di guerra. Visite storiche di portaerei statunitensi, forniture di equipaggiamenti e assistenza per rafforzare la Guardia Costiera testimoniano una partnership militare sempre più solida, inserita nella visione condivisa di un Indo-Pacifico libero e aperto.[12]

Hanoi, quindi, coltiva relazioni strategiche con Washington senza compromettere i legami economici e politici con Pechino, mantenendo la massima flessibilità in un contesto di rivalità crescente tra le due superpotenze. Strategia, questa, che trova ulteriore ragione nella volontà di Hanoi di bilanciare le ambizioni cinesi nel Mar Cinese Meridionale, dove la competizione sempre crescente assume connotati direttamente legati alla sicurezza nazionale vietnamita.

LA MORSA DI PECHINO SUL MAR CINESE MERIDIONALE

Se Pechino impugna insieme bastone e carota, l’integrazione economica ne rappresenta l’esca, mentre le dispute territoriali e la crescente proiezione militare nei mari circostanti costituiscono il bastone, il nucleo più duro e strategico del suo disegno di potenza. Fulcro tra i più importanti è proprio il Mar Cinese Meridionale.

Durevole è la contesa con il Vietnam per le Isole Paracelso e le Isole Spratly. Questa affonda le radici in una lunga serie di schermaglie, talvolta sfociate in violenti scontri navali, che hanno segnato le relazioni bilaterali dagli anni ’70 in poi. Dopo gli episodi del 1974 e del 1988, Pechino ha progressivamente consolidato il proprio controllo su entrambe le aree, dichiarandole unilateralmente territorio nazionale, in aperto contrasto con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).[13]

La strategia cinese si è rapidamente tradotta in una rapida e massiccia militarizzazione delle isole e delle barriere coralline: porti in grado di ospitare unità navali di grande tonnellaggio, piste d’atterraggio lunghe oltre 3.000 metri, hangar per velivoli da combattimento, postazioni radar e sistemi missilistici antinave e terra-aria.[14]

Un’infrastruttura militare del genere consente a Pechino di esercitare un controllo di fatto sulle rotte commerciali e sulle risorse marittime, rivendicate unilateralmente entro i confini della nine-dash line. Una strategia che alimenta la sfiducia di Hanoi e il malcontento popolare, rafforzando l’immagine di un Dragone sempre più predatorio.

Eppure, sarebbe fuorviante interpretare queste intimidazioni, per quanto di natura militare, come il segnale di una Cina pronta a moltiplicare l’uso della politica di potenza in senso classico. Questo approccio ha vissuto la sua ultima espressione nel conflitto del 1979 contro il Vietnam. Oggi Pechino non rinuncia a dimostrazioni di forza o a incursioni nelle acque contese, ma è ben consapevole che, nel nuovo secolo, economia e soft power sono strumenti assai più efficaci per perseguire i propri obiettivi strategici.

QUANDO IL VIETNAM SARÀ COSTRETTO A SCEGLIERE

Segnato da una storia di conflitti e diffidenze reciproche, il Vietnam ha imparato una lezione essenziale: nel mondo multipolare, pragmatismo ed equidistanza sono le sue armi migliori.
Hanoi coltiva legami economici e tecnologici con Cina e Stati Uniti, senza farsi intrappolare da una sola sfera di influenza. Sul piano della sicurezza, frena le ambizioni di Pechino nel Mar Cinese Meridionale senza incrinare il commercio, e rafforza la cooperazione militare con Washington senza vincolarsi a un’alleanza formale.

Dal 2000, ogni presidente americano,[15] ogni segretario generale del Partito Comunista Cinese[16] e i presidenti russi, Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev,[17] hanno visitato il Paese. Ennesima dimostrazione di come il Vietnam sia ormai una tappa obbligata per i leader delle tre superpotenze.

Ma resta un’incognita. In caso di escalation, Hanoi manterrebbe davvero la sua “diplomazia del bambù”? Probabile che tenti fino all’ultimo di restare equidistante. Esiste però un punto in cui l’equidistanza sembrerebbe impraticabile. La Cina, pur non apparendo oggi un Paese incline alla guerra aperta, fa eccezione con la questione di Taiwan: costante quasi rituale in ogni discussione, analisi o vertice internazionale sulla sicurezza, capace di imporsi anche quando l’agenda dovrebbe trattare tutt’altro.

Se un confronto armato dovesse davvero innescare la formazione di blocchi contrapposti, il ruolo del Vietnam, già cruciale in tempo di pace, diventerebbe ancor più determinante, trasformandolo nell’ago della bilancia del nuovo equilibrio regionale.


[1] World Bank; Trade in goods and services (% of GDP); World Bank, 2025; https://data.worldbank.org/indicator/NE.TRD.GNFS.ZS?locations=VN.

[2] World Bank; Foreign direct investment, net inflows (% of GDP); World Bank, 2025; https://data.worldbank.org/indicator/BX.KLT.DINV.WD.GD.ZS?locations=VN.

[3] World Bank; GDP (current US$); World Bank, 2025; https://data.worldbank.org/indicator/NY.GDP.MKTP.CD?locations=VN.

[4] World Bank; GDP growth (annual %); World Bank, 2025; https://data.worldbank.org/indicator/NY.GDP.MKTP.KD.ZG?locations=VN.

[5] White House; Annex I – United States Government Fact Sheet; The White House, aprile 2025; https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2025/04/Annex-I.pdf.

[6] Chia O.; Trump’s sweeping new tariffs take effect against dozens of countries; BBC News, agosto 2025; https://www.bbc.com/news/articles/cx23jmvn5yzo.

[7] State Council of the People’s Republic of China; China, Vietnam to consolidate trade ties; State Council of the PRC, aprile 2025; https://english.www.gov.cn/news/202504/14/content_WS67fc6bb2c6d0868f4e8f1a9e.html.

[8] Iyoha E., Malesky E., Wen J., Wu S.; Exports in Disguise?: Trade Rerouting during the US-China Trade War; Harvard Business School, Working Paper 24-072, marzo 2025; https://www.hbs.edu/ris/Publication%20Files/24-072_269c46d6-2410-40b0-b680-348c488c6730.pdf.

[9] Observatory of Economic Complexity (OEC); Vietnam Country Profile; OEC, 2025; https://oec.world/en/profile/country/vnm.

[10] Heine J.; In ‘Bamboo Diplomacy,’ Late Vietnam Leader Nguyen Phu Trong Left a Path for Smaller Nations to Navigate Great Power Rivalries; The Conversation, agosto 2024; https://theconversation.com/in-bamboo-diplomacy-late-vietnam-leader-nguyen-phu-trong-left-a-path-for-smaller-nations-to-navigate-great-power-rivalries-235633.

[11] Johnson R.; Vietnam Has Reached an Agreement to Buy U.S. F-16 Fighter Jets; 19FortyFive, aprile 2025; https://www.19fortyfive.com/2025/04/vietnam-has-reached-an-agreement-to-buy-u-s-f-16-fighter-jets/.

[12] U.S. Department of State – Bureau of Political-Military Affairs; U.S. Security Cooperation with Vietnam – Fact Sheet; U.S. Department of State, gennaio 2025; https://www.state.gov/u-s-security-cooperation-with-vietnam#:~:text=Fact%20Sheet,port%20call%20to%20Da%20Nang.

[13] Permanent Court of Arbitration; The South China Sea Arbitration (Philippines v. China), Award of 12 July 2016; PCA Case No. 2013-19, luglio 2016; disponibile presso: https://pca-cpa.org/en/cases/7/. Decisione della Corte Permanente di Arbitrato che ha dichiarato priva di base legale la “nine-dash line” e illegittime le rivendicazioni marittime cinesi nel Mar Cinese Meridionale.

[14] U.S. Department of Defense; Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China 2024 – Annual Report to Congress; U.S. Department of Defense, dicembre 2024; https://media.defense.gov/2024/Dec/18/2003615520/-1/-1/0/MILITARY-AND-SECURITY-DEVELOPMENTS-INVOLVING-THE-PEOPLES-REPUBLIC-OF-CHINA-2024.PDF.

[15] U.S. Department of State – Office of the Historian; Travels of the President – Vietnam; U.S. Department of State, aprile 2025; https://history.state.gov/departmenthistory/travels/president/vietnam.

[16] Ministero degli Esteri della RPC; President Jiang Zemin Met with Vietnamese Prime Minister; Ministero degli Esteri della RPC, ottobre 2001; disponibile presso: https://www.fmprc.gov.cn/eng/gjhdq_665435/2675_665437/2792_663578/2794_663582/202406/t20240607_11414448.html; Ministero degli Esteri della RPC; Hu Jintao Meets with Vietnamese Prime Minister Nguyen Tan Dung; Ministero degli Esteri della RPC, ottobre 2008; disponibile presso: https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/gjhdq_665435/2675_665437/2792_663578/2794_663582/202406/t20240607_11414514.html; Ministero degli Esteri della RPC; Xi Jinping Meets with Vietnamese Prime Minister Pham Minh Chinh; Ministero degli Esteri della RPC, aprile 2025; disponibile presso: https://www.mfa.gov.cn/mfa_eng/xw/zyxw/202504/t20250416_11595392.html.

[17] Kremlin; Meeting with President of Vietnam Vo Van Thuong; Official Website of the President of Russia, ottobre 2023; disponibile presso: http://en.kremlin.ru/events/president/news/72515; Kremlin; Official Visit to Vietnam; Official Website of the President of Russia, ottobre 2010; disponibile presso: http://en.kremlin.ru/events/president/news/9383.

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