Un importante cambio di passo
La Corea del Nord post Covid era una nazione pronta a cedere ad un’evidente crisi di nervi con il proprio condottiero Kim ridotto alle lacrime pubbliche per non essere riuscito a proteggere il proprio paese a fronte della chiusura con il mondo per la paura di possibili nuovi contagi; scambi commerciali interrotti bruscamente, la scarsità di energia con conseguente blocco delle miniere di carbone e beni come lo zucchero e l’olio vegetale diventati rari tra gli scaffali dei supermercati. Cinque anni fa, la Corea del Nord era un paese che versava in condizioni disastrose. Fino al cambio di passo.
Un’industrializzazione inaspettata
Il The New York Times[1] in un lungo reportage ha definito la crescita economica del paese nordcoreano come un evento tra i più inaspettati al mondo. E in effetti, negli ultimi 10 anni si è registrata una crescita economica senza precedenti, addirittura del 3,7% nel 2024. Le testimonianze di coloro che sono riusciti ad entrare nel paese raccontano una realtà molto diversa rispetto all’austerity che si aspetterebbe passeggiando per le vie della capitale Pyongyang: il settore della ristorazione offre pizze cotte a legna e alette di pollo, per le strade si vedono sfrecciare veicoli di manifattura cinese, si possono effettuare pagamenti tramite QR code e sono stati avvistati negozi di animali, internet cafè rivenditori ufficiali BMW. Insomma, un paese, una città molto diverse dalla narrazione a cui eravamo abituati.
Come spesso accade quando scoppia una guerra, qualcuno ne guadagna. E la Corea del Nord ha guadagnato fior di miliardi di dollari dalla propria alleanza con Mosca. Difatti, la sinergia in ambito militare tra Kim e Putin ha consentito al leader coreano di vendere – oltre ad un milione e più di proiettili – missili balistici a corto raggio, missili anticarro e missili antiaereo portatili al presidente russo, capace di resistere alla estenuante e fratricida guerra in Ucraina. Le sanzioni inflitte proprio a causa di questo appoggio all’invasore russo sono state calmierate dalla ripresa dei rapporti commerciali con la Cina. Anche la produzione dei cereali è tornata ai livelli pre pandemia facendo registrare una crescita per il quarto anno consecutivo. Kim ha attuato diverse manovre che hanno contribuito alla ripresa economica attraverso un controllo centralizzato contrastando il mercato nero e il contrabbando con nuovi esercizi commerciali, farmacie statali e la costruzione di fabbriche nelle zone rurali.[2]
L’arsenale nucleare in espansione
La crescita del paese non si è limitata ai soli aspetti economici bensì anche a quelli militari; difatti, come anticipato, la produzione militare continua ad espandersi ormai da diversi anni come riportava il Daily Mail: «Il leader Kim Jong Un ha impartito, tramite la Commissione militare centrale del partito, ordini al Dipartimento dell’industria degli armamenti del partito e all’Ufficio generale per le attrezzature del ministero della Difesa, affinché aumentino la produzione di componenti primari e di riserva per le coperture delle testate e gli ugelli dei motori e provvedano a ispezionare e dispiegare rapidamente un gran numero di armi».[3] Sulla base di quanto venuto a conoscenza, diversi esponenti del comparto geopolitico si sono chiesti quale sia il motivo per cui la Corea del Nord abbia deciso di aumentare le proprie testate nucleari. La Corea del Nord rilascia spesso dichiarazioni esagerate sulla potenza delle proprie capacità difensive, ma al di là della retorica sempre più accesa, secondo gli analisti la questione non è più se la Corea del Nord possieda armi nucleari, bensì perché sembri averne bisogno di così tante.
Peter Ward, ricercatore presso il Sejong Institute di Seul ha dichiarato che: «Si tratta di una forza talmente vasta e dispersa che nessun singolo attacco potrebbe eliminarla, e sembra sempre più difficile da smantellare attraverso la diplomazia». Questa diffusione del proprio arsenale sembrerebbe funzionale ad evitare potenziali attacchi simili a quelli che ha subito l’Iran.[4]
La conferma del ritorno sulla scena internazionale
Il complesso scacchiere internazionale attuale ha composto lo scenario perfetto per l’ascesa strategica di Pyongyang: le tensioni tra Stati Uniti, Russia e Cina stanno aumentando il valore strategico del paese e la visita di Xi Jinping nella penisola coreana è stata uno degli eventi geopolitici di maggior rilievo in questo 2026. La visita del leader cinese ha significato qualcosa di molto importante per la Corea del Nord, ovvero l’affermazione di uno stato che non ha più bisogno di stringere o rinnovare patti di amicizia bensì di una potenza nucleare che pretende di essere riconosciuta come un interlocutore rilevante sullo scenario geopolitico. A testimonianza di ciò, Kim Jong Un ha voluto mandare un messaggio a tutti i diretti interessati (Trump, Putin e lo stesso Xi Jinping) prima della visita del capo di stato cinese attraverso delle dimostrazioni di forza militari, ponendo particolare attenzione sul nucleare e annunciando alcuni diversi progetti navali piuttosto ambiziosi. Ciò che è emerso dalla visita dell’8 e 9 giugno è l’inizio di una nuova fase per l’Asia nord-orientale dove tutti gli attori hanno una capacità di manovra più ampia in cui la Corea del Nord non è più soltanto un alleato problematico della Cina e dove la regione dell’Asia-Pacifico vede un sistema sempre più orientato ad una distribuzione equilibrata del potere tra più poli strategici.
[1] “A Growing North Korea Problem”, The New York Times, 27 settembre 2026
[2] “Xi a Pyongyang: la Corea del Nord torna al centro del mondo”, ISPI Online, 9 giugno 2026
[3] “Kim Jong Un orders increase in shrouds, engine nozzles for warheads”, Daily UK, 8 aprile 2024
[4] “Perché la Corea del Nord espande il suo arsenale nucleare”, Internazionale, articolo di Simon Dunaway, 14 settembre 2026

