OLTRE IL DETERMINISMO CLIMATICO: GLI USI POLITICI DELLA VULNERABILITÀ AMBIENTALE NEI CONTESTI DI CONFLITTO

Le sfide ambientali influenzano le relazioni internazionali, modificando le dinamiche di comunicazione tra gli Stati e i diversi attori. Questo aumento delle preoccupazioni è osservabile nella ristrutturazione degli accordi internazionali che promuovono politiche ambientali coerenti sulla scena diplomatica e nella mobilitazione finanziaria a sostegno dei progetti di attenuazione (Banca Mondiale, Unione Europea, Banca Africana di Sviluppo, agenzie di sviluppo). Dall’acqua alle risorse energetiche, passando per l’agricoltura, la ripartizione e la condivisione delle risorse diventano una questione centrale per la sicurezza degli Stati e delle popolazioni e richiedono risposte globale e coordinate [1]. Ci si interroga spesso su come i vincoli climatici e lo sfruttamento delle risorse possano diventare fattori di conflitto; è tuttavia altrettanto rilevante interrogarsi su come, in contesti segnati da pressioni climatiche e conflitti armati, gli Stati riescano a strumentalizzare la vulnerabilità ambientale come leva discorsiva e politica[2].

L’ambiente come leva discorsiva: il caso del Lago Ciad

Il bacino del lago Ciad rappresenta un esempio particolarmente significativo, in cui la vulnerabilità ambientale è stata progressivamente integrata nei discorsi politici e securitari regionali.

La paura di un prosciugamento del lago Ciad non è recente: episodi di siccità sono stati documentati ben prima degli anni ’70. Tuttavia, le gravi siccità del periodo 1973–80 costituiscono un momento di svolta nelle rappresentazioni del lago [3], a causa della spettacolare ritrazione delle acque e della riconfigurazione morfologica del sistema lacustre [4].

Questo cambiamento idrologico, osservato in un contesto di marcata variabilità climatica, ha contribuito a radicare l’idea di un lago in via di scomparsa. Da allora, il lago si è progressivamente eretto a figura emblematica della vulnerabilità climatica in Africa centrale, ampiamente ripresa nei discorsi mediatici e istituzionali. Diversi studi, ripresi anche da grandi agenzie come la NASA[5], hanno contribuito a diffondere una narrativa dominante che attribuisce la contrazione del lago alla diminuzione delle precipitazioni, alle pressioni antropiche e all’estensione dell’irrigazione. Tuttavia, questa interpretazione si fonda in parte su pregiudizi metodologici. L’assenza di precisione sui periodi di osservazione (in particolare sui mesi di riferimento) è problematica per un sistema lacustre fortemente soggetto ai cicli stagionali di piena e di magra.    

L’uso dell’articolo di Coe & Foley illustra bene questi limiti: se non esiste una controversia

scientifica sulla riduzione del lago in sé, il nesso causale diretto tra la diminuzione del lago e il cambiamento climatico non è stato dimostrato in modo univoco. Nonostante le successive rivalutazioni e le critiche emerse nella letteratura, questi risultati iniziali continuano a essere ampiamente citati nel dibattito pubblico, contribuendo a fissare una rappresentazione errata del fenomeno[6] e a rafforzare il legame discorsivo con la dimensione securitaria della regione, in particolare in relazione agli attacchi armati di Boko Haram[7].

Se l’aumento delle temperature in Africa centrale e saheliana è oggi ben documentato, le proiezioni climatiche relative alle precipitazioni nel bacino del lago Ciad restano segnate da forti incertezze: i rapporti del GIEC sottolineano l’eterogeneità dei modelli climatici per questa regione, con alcuni scenari che prevedono un aumento delle precipitazioni, altri una relativa stabilità o un’accentuazione della variabilità stagionale piuttosto che un disseccamento lineare [8] [9]. La rappresentazione di un lago “in via di estinzione” appare meno come il riflesso di un consenso climatologico che come una semplificazione discorsiva.

Il cambiamento climatico diventa così un registro mobilitato a fini di legittimazione politica, capace di oscurare le responsabilità legate alla governance e alle logiche di appropriazione territoriale. Questa narrativa è tanto più efficace in quanto produce rendimenti mediatici e finanziari. Il posizionamento del lago Ciad come vittima emblematica del cambiamento climatico in Africa centrale consente di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e di giustificare l’intervento di attori esterni, banche di sviluppo, donatori, organizzazioni internazionali e società di consulenza, facilitando l’accesso ai finanziamenti e l’inserimento nell’agenda di grandi progetti infrastrutturali idraulici.

Ne è un esempio la volontà di finanziare mega- progetti come il Transaqua [10] [11], che mira a trasferire l’acqua dal bacino del Congo verso il lago Ciad. Tale progetto solleva tuttavia interrogativi cruciali: quali impatti sui corsi d’acqua a monte e sui servizi ecosistemici? Quale sostenibilità economica ed energetica? E chi detiene il controllo delle risorse idriche lungo il sistema fluviale ?

L’ambiente come bersaglio strategico: il caso dell’Ucraina

Se nel caso del lago Ciad l’ambiente è stato principalmente mobilitato come leva diplomatica, questa strumentalizzazione non si limita al contesto di vulnerabilità climatica. Nelle situazioni armate l’ambiente diventa un bersaglio strategico. Il caso della guerra in Ucraina ci permette di illustrare le modalità di appropriazione dell’ambiente e delle infrastrutture associate (dighe, centrali elettriche, reti idriche), che diventano punti strategici e strumenti di guerra.

A partire da ottobre 2022, l’Ucraina ha subito numerosi attacchi mirati contro il sistema energetico, con ondate di bombardamenti che hanno colpito in particolare la rete elettrica, distruggendo circa il 40% delle infrastrutture energetiche del Paese [12] [13]. L’indebolimento deliberato del settore energetico, attraverso l’intensificazione degli attacchi tra il 2024 e il 2025, ha avuto come obiettivo quello di colpire il tessuto economico e l’approvvigionamento di base. Una scelta che ha lasciato intere regioni e milioni di persone senza elettricità in pieno inverno, con temperature spesso al di sotto dello zero. Questi attacchi, proseguiti negli anni successivi, hanno consolidato il ruolo dell’energia come obiettivo strategico del conflitto [14] [15].

I danni prodotti non sono riparabili nel breve periodo e richiederanno risorse finanziarie

considerevoli per ristabilire una stabilità energetica duratura. Inoltre, una parte significativa della capacità energetica nazionale è stata distrutta, gravemente danneggiata o posta sotto controllo russo, incidendo direttamente sulla sovranità materiale dello Stato[16]. In questo senso, l’energia non rappresenta soltanto un’infrastruttura tecnica, ma una condizione materiale di sovranità.

Inoltre, il conflitto ha inciso in modo significativo anche sui servizi ecosistemici. Sebbene una parte degli impatti indiretti non possa essere considerata pienamente intenzionale, le operazioni militari hanno prodotto conseguenze tangibili e durature sugli ecosistemi e sulle capacità di resilienza dei territori colpiti [17] [18].

L’uso strategico della degradazione ambientale come strumento di pressione contro l’avversario non è una logica inedita nei contesti di guerra [19] [20]. Diversi conflitti hanno dimostrato come attacchi contro impianti energetici, infrastrutture idriche e settori del comparto primario, incluse le infrastrutture dei sistemi alimentari e delle catene diapprovvigionamento, possano incidere profondamente sulla resilienza complessiva della popolazione.

Infatti, l’Ucraina detiene circa un terzo delle riserve mondiali di suolo chernozem, attualmente sottoposto alla pressione derivante dall’inquinamento chimico legato alle pratiche belliche. Ciò ha generato ulteriori problematiche, quali incendi boschivi, riduzione della copertura forestale, perdita di biodiversità, inquinamento delle acque e diminuzione della fertilità del suolo, contribuendo a una crisi non soltanto energetica e sanitaria, ma anche alimentare [21] [22] .

Oltre alla distruzione materiale delle infrastrutture energetiche sul territorio nazionale, il conflitto ha prodotto effetti sistemici che superano i confini nazionali. La riduzione dei volumi di gas transitati attraverso l’Ucraina, combinata con l’instabilità delle infrastrutture situate nelle zone di combattimento, ha alimentato un clima di incertezza sull’approvvigionamento energetico europeo. In un mercato integrato come quello dell’Unione Europea, anche una contrazione parziale dell’offerta è sufficiente a generare un effetto amplificato sui prezzi del gas e, per estensione, su quelli dell’elettricità, dato il ruolo del gas nella formazione del prezzo marginale dell’energia [23] .

Episodi recenti lo dimostrano: l’impennata dei prezzi del gas sul mercato europeo nel 2022, insieme alla progressiva riduzione dei flussi di gas russo attraverso l’Ucraina, ha alimentato forti tensioni sui mercati energetici e rafforzato il dibattito sulla sicurezza energetica dell’Unione Europea. L’aumento dei costi energetici ha inoltre ridotto il potere d’acquisto delle famiglie e aggravato il deterioramento dei termini di scambio dell’UE, a causa della crescita dei costi delle importazioni energetiche. [24]

L’energia diventa così una leva indiretta di pressione geopolitica, capace di incidere sulla coesione politica e sulla resilienza economica dell’Unione Europea. Il conflitto dimostra così come le infrastrutture ambientali ed energetiche transnazionali non rappresentino soltanto obiettivi militari, ma nodi strategici di un sistema interconnesso, in cui un evento locale può produrre effetti sistemici sull’ordine economico internazionale [25].

Cosa rivelano questi casi sui conflitti contemporanei

L’analisi dei due casi mette in luce modalità differenti attraverso cui l’ambiente può essere mobilitato nei contesti di conflitto e di tensione geopolitica. Nel bacino del lago Ciad, la vulnerabilità ambientale è stata progressivamente integrata nei discorsi politici e securitari, contribuendo a costruire una narrativa che giustifica interventi e politiche regionali. Nel caso ucraino, invece, le infrastrutture energetiche e ambientali diventano direttamente obiettivi strategici delle operazioni militari, producendo effetti che si estendono ben oltre il teatro del conflitto, come dimostrano le tensioni generate sui mercati energetici europei.

Queste dinamiche mostrano come le risorse non costituiscano soltanto un contesto entro cui si sviluppano i conflitti, ma possano diventare strumenti e nodi strategici di un sistema geopolitico interconnesso. Tale evoluzione solleva interrogativi più ampi sulle implicazioni che la crescente centralità delle questioni ambientali nei conflitti contemporanei pone per il diritto internazionale e per i meccanismi di governance ambientale.

L’evoluzione del diritto internazionale in materia di protezione dell’ambiente non può dunque essere interpretata come una semplice reazione morale agli abusi. Se la penalizzazione delle violazioni ambientali avanza, dalle indagini sui danni nei contesti di conflitto fino al crescente dibattito sul riconoscimento del crimine di ecocidio nel diritto penale internazionale ,è perché la natura stessa dei conflitti è mutata[26]. Negli ultimi anni, diverse iniziative internazionali hanno cercato di rafforzare i meccanismi di responsabilità per i danni ambientali causati dai conflitti armati, come dimostrano le missioni di valutazione ambientale promosse dalle Nazioni Unite o la crescente attenzione delle istituzioni europee verso la documentazione dei crimini ambientali di guerra. [27] [28]

In questo contesto, il rafforzamento dei meccanismi di tutela ambientale nei conflitti  rappresenta una sfida crescente per il diritto internazionale e per la governance globale. Strumenti giuridici esistono già, come alcune disposizioni del diritto internazionale umanitario o i recenti principi elaborati dalla Commissione di diritto internazionale delle Nazioni Unite sulla protezione dell’ambiente nei conflitti armati. Tuttavia, l’applicazione effettiva di tali norme rimane complessa, soprattutto a causa delle difficoltà di attribuzione delle responsabilità e della debolezza dei meccanismi di enforcement internazionale. [29]

Queste mutazioni riflettono quanto le nuove sfide ambientali incidano sulle relazioni tra attori,  modificandone le dinamiche [30]. Le guerre contemporanee non si limitano più alla conquista territoriale. Colpiscono sistemi da cui dipende la stabilità economica e sociale degli Stati. Non è più uno spazio periferico colpito dalla guerra, ma un’infrastruttura strategica di potenza e vulnerabilità. Il diritto internazionale sembra così adeguarsi a una realtà ormai consolidata: l’ambiente è tutelato non perché marginale, ma proprio perché diventato centrale.


[1] Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC): Climate change 2023, synthesis report; Summary for policy makers; IPCC,2023: https://www.ipcc.ch/report/ar6/syr/downloads/report/IPCC_AR6_SYR_SPM.pdf

[2] United Nations Environment Program (UNEP): From conflict to peacebuilding, The role of natural resources and the environment; UNEP, 2009

[3] Food Agriculture Organisation (FAO): Consultation on Fisheries Problems in the Sahelian Zone; FAO, 1975

[4] H. Malet, E.; Balogog, A.; Ciesnik, S.; Arodaky, B.; Lemoralle, J.; Pourtier, R.; Magrin, G.; Atlas du Tchad, Passages, n 183, 2015

[5] Coe, M.T.; Foley, J.A.; Human and natural impacts on the water resources of the Lake Chad, Atmospheres, Vol 106, 2001

[6] Lemoalle, J.; Magrin, G.; Le développement du lac Tchad : situation actuelle et futures possibles, IRD Édition, 2014 : https://horizon.documentation.ird.fr/exl-doc/pleins_textes/divers16-01/010063405.pdf

[7] Caramel, L.; Survivre entre Boko Haram et les rives asséchées du Lac Tchad, Le Monde, 2017 : https://www.lemonde.fr/planete/article/2017/05/27/les-vies-sacrifiees-des-habitants-du-lac-tchad_5134662_3244.html 

[8] Opitz-Stapleton, S.; Laville, C.; Barsham, H.; Gulati, M. : Gestion du risque climatique au Tchad. Soutenir le Pastoralisme et l’Agriculture durant les Crises Récurrentes et Prolongée (SPARC), 2024, https://www.sparc-knowledge.org/ publications-resources/etat-de-preparation-du-tchad-lacces-aufinancement-climatique 

[9] Climate and Development knowledge and network, Le sixième rapport d’évaluation du GIEC, Impacts, options d’adaptation et domaines d’investissement pour une Afrique centrale résiliente au changement climatique, ACDI, 2022

[10] Magrin, G.; The disappearance of Lake Chad: history of a myth, Journal of Political ecology, 2016, 10.2458/v23i1.20191

[11] Bonifica S.A.; Transaqua: une idée pour le Sahel. Bonifica Italstat gruppo, 1991

[12] International Energy Agency, Ukraine’s energy system under attack, IEA, 2024, https://www.iea.org/reports/ukraines-energy-security-and-the-coming-winter

[13] World Bank Group, Ukraine rapid damage and needs assessment, WB, 202, https://documents1.worldbank.org/curated/en/099184503212328877/pdf/P1801740d1177f03c0ab180057556615497.pdf

[14] Polytiuk, P.;  Russia hits Ukraine energy infrastructure with major missile, drone strikes, Reuters, 2022, https://www.reuters.com/business/energy/russia-hits-ukraine-energy-infrastructure-with-major-missile-drone-strikes-kyiv-2026-02-22/

[15] International Energy Agency, Analysing the impacts on energy markets and energy security, IEA, 2023

[16] International Energy Agency, Ukraine’s energy system under attack, IEA, 2024, https://www.iea.org/reports/ukraines-energy-security-and-the-coming-winter

[17] World Bank Group, Ukraine rapid damage and needs assessment, WB, 202, https://documents1.worldbank.org/curated/en/099184503212328877/pdf/P1801740d1177f03c0ab180057556615497.pdf

[18] Pereira, P.;  Bašić, F.; Bogunovicc, I.;Barcelo D.;  Russian-Ukrainian war impacts the total environment, Science of The Total Environment,Volume 837, 2022, https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2022.155865

[19] United Nations, How conflicts impact our environment, https://www.un.org/en/peace-and-security/how-conflict-impacts-our-environment#:~:text=When%20forests%20are%20cleared%20for,with%20major%20impacts%20on%20nature

[20] Negasi S.; Birhane.; Gordon.; Haile M.; Taheri.; Azadi H.; Scheffran J.; Environmental impacts and causes of conflict in the Horn of Africa: A review, Earth-Science Reviews, Volume 177, 2018.

[21] Sönmez, D.; Kaya Sönmez, S.; Isn’t It an Environmental Catastrophe: Analyzing the Russian War on Ukraine in the Context of Environmental Security, Rethinking Climate Change, Security and Politics (pp.21-49), 2025

[22] Pereira, P.;  Bašić, F.; Bogunovicc, I.;Barcelo D.;  Russian-Ukrainian war impacts the total environment, Science of The Total Environment,Volume 837, 2022, https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2022.155865

[23] Energy Information administration, Wholesale electricity prices trended higher in 2021 due to increasing natural gas price, 2022, https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=50798#:~:text=February%20wholesale%20electricity%20prices%20averaged,the%20fourth%20quarter%20of%202021.&text=Growing%20fuel%20costs%20in%202021,(a%2037%25%20increase).

[24] European Central Bank, The impact of the war in Ukraine on euro and area energy market, ECB, 2022, https://www.ecb.europa.eu/press/economic-bulletin/focus/2022/html/ecb.ebbox202204_01~68ef3c3dc6.en.html

[25] Bruegel, The economic policy of the war consequences of the war, 2022, https://www.bruegel.org/blog-post/economic-policy-consequences-war

[26] Capone, F.; The Wave of Russian Attacks on Ukraine’s Power Infrastructures: An Opportunity to Infuse Meaningfulness into the Notion of ‘Dual-use Objects’? European Papers,  Vol. 8, 2023, No 2, pp. 741-754, 2023

[27] United Nations, Draft principles on protection of the environment in relation to armed conflicts, https://legal.un.org/ilc/texts/instruments/english/commentaries/8_7_2022.pdf

[28] UNI environment programme, The Environmental Impact of the Conflict in Ukraine, 2022, https://wedocs.unep.org/rest/api/core/bitstreams/f7ab9710-344b-4899-beb6-ca5c333a556e/content

[29] United Nations, Draft principles on protection of the environment in relation to armed conflicts, https://legal.un.org/ilc/texts/instruments/english/commentaries/8_7_2022.pdf

[30] United Nations, international law commission protection of the environment in relation to armed conflict, UN, 2022

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