1. Economia del crimine organizzato
La criminalità organizzata, nel suo complesso, rappresenta una minaccia complessa, multiforme ed in continua evoluzione; in un’era di globalizzazione dei capitali, di tecnologie digitali sofisticate e di mercati finanziari interconnessi, è appurato, ormai, che le organizzazioni criminali abbiano progressivamente spostato il proprio baricentro operativo verso forme di criminalità finanziaria. La componente economico-finanziaria è, oramai, un pilastro strutturale delle moderne organizzazioni criminali tale da poter analizzare la criminalità organizzata come un attore economico razionale, capace di operare in mercati legali, illegali e ibridi secondo logiche di massimizzazione del profitto, minimizzazione del rischio e diversificazione degli investimenti. Questa prospettiva consente di superare una visione puramente repressiva del fenomeno e di comprendere le dinamiche strutturali che sostengono la persistenza e l’adattabilità delle organizzazioni criminali, rendendo evidente la necessità di strumenti preventivi efficaci ed adatti alla complessità del fenomeno nella sua mutevolezza. Le organizzazioni criminali presentano molte caratteristiche che si riscontrano nelle imprese legali, come la struttura gerarchica o reticolare (con relativa divisione dei ruoli), la capacità di pianificazione strategica (come la valutazione costi-benefici), la gestione del capitale, la possibilità di avvalersi di soggetti professionali specifici o rapporti con il contesto istituzionale. La differenza fondamentale, però, risiede nel fatto che esse operano in un contesto di illegalità segnato (ovviamente) dall’assenza di tutela giuridica e, pertanto, questa viene compensata dall’uso della violenza, della minaccia o della reputazione criminale come meccanismi di enforcement.
Inoltre, l’economia del crimine organizzato si sviluppa spesso in un’area grigia, tra legale e illegale, all’interno della quale le organizzazioni criminali operano come un sistema stabilmente organizzato di relazioni informali ed illegali, intrattengono relazioni con esponenti politici, imprenditori, funzionari (per citarne alcuni), creano accordi ed alleanze a scopi di profitto. Ma questo intreccio produce distorsioni concorrenziali, poiché le imprese criminali possono operare con costi inferiori (evasione fiscale, accesso a capitali illeciti) e alterare il funzionamento dei mercati, soprattutto in settori ad alta intensità di liquidità come edilizia, ristorazione, logistica e servizi ambientali.
2. Incentivi economici e reti criminali
L’economia del crimine mostra come le decisioni delle organizzazioni criminali rispondano a incentivi ben precisi, ovvero un’attività criminale è tanto più attraente quanto elevato è il profitto atteso, quanto è bassa la probabilità di essere scoperti, quanto sono contenute le sanzioni previste, e quanto è efficiente la possibilità di riciclare i proventi; da questo punto di vista, politiche di contrasto efficaci non riguardano solo l’aumento delle pene, ma incidono sulla struttura degli incentivi, ad esempio aumentando i costi di riciclaggio o diminuendo le opportunità di infiltrazione con un controllo mirato, oppure riducendo l’opacità dei mercati finanziari o, ancora, migliorando il monitoraggio dei settori più a rischio per alzare la probabilità di intercettazione precoce dei flussi.
Prima diprocedere, si ritiene opportuno specificare come, oggi, si parli di reti criminali. L’attuale ciclo economico-finanziario coinvolge i gruppi criminali organizzati ed essi, al contempo, sono dentro l’economia globale, generando ricchezza alimentata da corruzione, affari illegali, favori e reciproche convenienze. Sarebbe corretto parlare di società criminale liquida[1], capace di penetrare
laddove vi sia opportunità e capace di attraversare un sistema normativo inadeguato. Si può definire essa stessa come un sistema: non si tratta di gruppi circoscritti e isolati tra loro, ma si tratta di reti, di network criminali all’interno dei quali diversi gruppi criminali comunicano, collaborano, operano. Si tratta di una rete composita, di una criminalità che cresce attraverso un sistema reticolare nel quale soggetti più forti degli altri offrono mezzi finanziari, beni e servizi legali e illegali, eliminano dal mercato i concorrenti e i soggetti più deboli. Le relazioni tra attori politici, economici-imprenditoriali e criminali sono una specie di meccanismo di reciproca interdipendenza che dimostra la capacità di costruire network. La forza di una rete criminale sta nella sua organizzazione e struttura, in base alle quali mostrano diversi tipi di rendimento e risultati. Proprio per questo è fondamentale richiamare la teoria dell’organizzazione che, soffermandosi su come le entità collettive si strutturano e operano per raggiungere obiettivi comuni, è utile per indagare la relazione tra reti criminali e altre organizzazioni (ufficiali).
Il concetto di rete è fondamentale nel contesto attuale e la dimensione relazionale è un elemento da porre come base interpretativa di organizzazioni a rete e di reti di organizzazioni. Le relazioni tra criminalità organizzata e contesto politico-istituzionale sono complesse e molteplici, ovvero possono riguardare vulnerabilità del tessuto politico-istituzionale-economico e basarsi, dunque, su uno sfruttamento di opportunità, oppure possono essere di complementarità o convenienza e basarsi, dunque, su scambi reciproci di favori e disponibilità (accordi corrotti, alleanze o negoziazioni nell’area grigia).
L’aspetto relazionale è affiancato dalla forte coesione tra i membri della rete, che permette loro la resilienza e l’agilità e può essere rafforzata ulteriormente da connessioni comuni, quali condivisa area geografica di attività e/o nazionalità, background culturale comune, lingua comune, legami familiari, l’appartenenza a una sottocultura o a un’organizzazione. La struttura organizzativa delle reti criminali varia dal verticale all’orizzontale, dal piccolo al grande, con confini e appartenenza che talvolta sono difficili da valutare, in particolare per i criminali che operano ai margini delle reti criminali, come reclute di basso livello, aspiranti, prestanome, intermediari e fornitori di crimini come servizio. Dunque, pensare e studiare la criminalità organizzata attraverso il concetto di rete, fa emergere la necessità di nuovi strumenti, di conoscenza, preventivi e di contrasto, che tengano conto di questa dimensione. L’analisi di rete è un primo utile approccio.
3. L’analisi di rete (SNA)
Per un’analisi della rete è utile la Social Network Analisys (SNA), che permette una spiegazione dei fenomeni in termini di relazioni tra sistemi di attori interdipendenti e di modelli reticolari flessibili. Basta una breve introduzione della nascita dell’analisi di rete per permettere di comprendere l’importanza della stessa nello studio delle reti criminali e delle organizzazioni criminali (transnazionali) come sistemi reticolari all’interno dei quali si celano diversi tipi di relazioni e compresenze. La SNA è una prospettiva che permette di osservare e comprendere i fenomeni sociali non focalizzando l’attenzione sul singolo individuo bensì sull’ambiente sociale nel quale lo stesso è inserito e sulle varie relazioni che intercorrono tra i soggetti che ne fanno parte; è una metodologia, dunque, che studia le relazioni tra attori sociali, utilizzando grafi e modelli matematici per comprendere le dinamiche sociali. Le reti sociali, nella SNA, sono considerate come strutture composte da nodi (attori, che possono essere di vario tipo) e legami (dinamiche relazionali) che
intercorrono tra di essi, e l’obiettivo principale di questa metodologia è misurare e rappresentare suddette relazioni, per comprendere come le stesse influenzano il comportamento collettivo e le varie dinamiche sociali. Gli strumenti utilizzati per analizzare le strutture delle reti sono quelli matematici e statistici, e alcuni dei metodi comuni includono le misure di centralità, le analisi dei fenomeni di gruppo o i modelli di diffusione. Appare evidente come il modello della SNA ben si affianca allo studio delle reti criminali quali fenomeni relazionali interconnessi e dal momento che l’idea principale della stessa è studiare, misurare e rappresentare le relazioni sociali tra gli individui o gruppi di individui. Sebbene tale approccio sia efficiente ed efficace per analizzare i fenomeni criminali come “rete criminale”, va tenuto conto, sempre e comunque, dell’affidabilità e della validità dei dati che vengono raccolti. L’analisi di rete consente, concludendo, di rilevare la topologia e il capitale sociale delle reti criminali, ovvero le caratteristiche generali della rete e la rilevanza del singolo attore sociale all’interno della stessa, e la conoscenza della struttura generale di un network e il suo meccanismo evolutivo è importante anche (e, forse, soprattutto) per la prevenzione ed il contrasto. Un esempio applicativo è l’analisi delle reti di società off-shore: mappando i legami tra entità giuridiche e beneficiari effettivi, è possibile individuare reti di riciclaggio o di evasione fiscale strutturate su triangolazioni internazionali.
4. Globalizzazione e finanziarizzazione del crimine: implicazioni per le politiche di prevenzione
La globalizzazione ha ampliato enormemente le opportunità economiche per la criminalità organizzata ed ha favorito una crescente finanziarizzazione del crimine, in cui i profitti derivano sempre più da attività ad alto contenuto finanziario, la violenza diretta è sostituita da sofisticate operazioni economiche e il rischio è delocalizzato lungo catene transnazionali. Un processo, questo, che rende la criminalità organizzata meno visibile, ma economicamente più pervasiva. Leggere la criminalità organizzata come fenomeno economico ha implicazioni dirette per le politiche pubbliche e, in particolare, la prevenzione deve colpire (anche) i flussi finanziari, pertanto, è essenziale agire sulle strutture di mercato che favoriscono l’opacità e l’uso di strumenti come quello dell’analisi di rete permette di intervenire sui meccanismi sistemici, non solo sui singoli eventi. Seguendo questa prospettiva, il contrasto alla criminalità organizzata diventa una politica di regolazione economica avanzata, capace di proteggere la concorrenza, la trasparenza e la stabilità dei sistemi finanziari. La capacità di infiltrazione nei circuiti dell’economia legale e della politica ha comportato, dal punto di vista delle policy, un’evoluzione delle forme di prevenzione della criminalità organizzata che mira all’individuazione dei principali fattori di rischio caratterizzanti il contesto socio-economico con cui interagiscono le organizzazioni e che ne favoriscono l’infiltrazione[2].
5. Strumenti preventivi attuali
La direttiva europea antiriciclaggio, recepita in Italia attraverso una serie di decreti legislativi, obbliga gli operatori finanziari, i professionisti o altri soggetti ad una serie di operazioni e controlli volti alla tempestiva individuazione di segnali di rischio; ad esempio, essi sono tenuti a verificare l’identità dei clienti, a segnalare operazioni sospette all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) o ad
applicare controlli rafforzati per clienti ad alto rischio. Questi sono strumenti di due diligence che consentono di interrompere in modo preventivo i flussi finanziari illeciti e di costruire un database utile per le indagini. Approcci che studiano ed analizzano le varie vulnerabilità di contesto nel quale le reti criminali agiscono permettono di provare ad individuare il modus operandi e i reati che fungono da “campanello d’allarme”, partendo dal presupposto che l’infiltrazione criminale si configura come un fenomeno comprendente una serie di reati. Tra quelli più frequentemente emergenti nelle infiltrazioni nella P.A., ad esempio, si hanno la corruzione, i reati fiscali (frodi, evasioni…), false fatturazioni o falsificazione di scritture contabili, mentre tra le modalità di infiltrazione più utilizzate si hanno l’uso prevalente del contante, il ricorso all’intestazione fittizia o al prestanome, l’acquisizione di società in difficoltà economiche o l’utilizzo di giurisdizioni poco trasparenti e paesi off-shore[3].
A livello internazionale, la cooperazione prevede scambio di informazioni tra autorità giudiziarie, finanziarie e investigative, accordi di mutua assistenza, ed organismi come il FATF (Financial Action Task Force) definiscono standard globali che guidano le politiche di compliance e prevenzione. Anche le autorità di vigilanza (in Italia, si hanno CONSOB e Banca d’Italia) svolgono un ruolo cruciale nel monitoraggio dei mercati, rilevando comportamenti anomali, manipolazione di mercato e frodi contabili. Inoltre, l’analisi delle transazioni e l’esame dei report delle società quotate sono strumenti preventivi essenziali.
6. Strumenti preventivi alternativi e innovativi
Nonostante gli strumenti attuali siano robusti, la sofisticazione delle tecniche criminali richiede approcci innovativi. Si hanno alcune proposte emergenti, già in fase sperimentale in alcuni paesi, come l’uso di modelli di machine learning, che consente di identificare schemi di comportamento potenzialmente illeciti prima che causino danni significativi, ed applicazioni concrete includono la classificazione automatica di transazioni sospette sulla base di pattern storici, la rilevazione di anomalie in grandi dataset finanziari, o modelli di rischio che integrano dati finanziari e/o comportamentali per stimare la probabilità di coinvolgimento in attività criminali di alcuni soggetti.
Si tratta di tecniche che ampliano la capacità di monitoraggio, consentendo una prevenzione più proattiva.
Ancora,con la diffusione delle criptovalute, strumenti analitici specializzati (come chain analytics) permettono di tracciare flussi di asset digitali su ledger pubblici (registro distribuito di dati senza un amministratore centrale) identificando wallet sospetti e movimenti non conformi, e l’integrazione di questi strumenti nei processi di compliance rappresenta un passo importante per prevenire l’uso illecito delle valute digitali.
I modelli predittivi, invece, sono una specifica applicazione di machine learning utilizzata per la previsione di andamenti futuri di un fenomeno sulla base di dati storici disponibili. Sebbene siano stati sperimentati in alcuni studi, sono ancora in una fase embrionale in relazione alla loro applicazione per lo studio della criminalità organizzata. Sono stati provati, piuttosto, modelli e tool informatici per individuare imprese ad alto rischio sulla base dell’individuazione di fattori di rischio di infiltrazione criminale, che sono stati utilizzati per analizzare le imprese collegate o coinvolte in reati di criminalità organizzata[4]. I risultati hanno consentito di approfondire le dinamiche
dell’infiltrazione e l’utilizzo di tali strumenti da parte delle autorità preposte ha fornito buone prospettive.
È evidente, quindi, come un panorama così complesso e multiforme abbia bisogno di strumenti innovativi che siano in grado di adattarsi, come le organizzazioni criminali stesse, all’evoluzione del mondo circostante e alle modalità di proliferazione delle reti. Pensare di poter implementare l’apparato preventivo e fornire una maggiore efficienza alle politiche di contrasto è fondamentale. Nonostante l’efficacia potenziale, gli strumenti innovativi presentano sfide reali in quanto i modelli predittivi e l’analisi di rete richiedono dati sensibili e, pertanto, serve un equilibrio tra efficacia investigativa e diritti individuali; l’adozione di tecnologie avanzate richiede competenze specifiche e investimenti, oltre che soggetti idonei a servirsene, e le normative obsolete possono ostacolare l’uso di tecnologie emergenti, richiedendo un adattamento normativo sulla scorta di quanto detto.
7. Conclusione: politiche di contrasto alla criminalità organizzata
Per uniformare il discorso sugli strumenti preventivi sopra affrontato, le politiche di contrasto alla criminalità organizzata si configurano come un insieme coordinato di interventi normativi, investigativi, economici e sociali, che agisce su diverse fasi del ciclo criminale, ovvero dalla prevenzione all’individuazione, fino alla disarticolazione delle reti e al recupero dei capitali illeciti. Un primo pilastro è la tipizzazione penale della criminalità organizzata, che consente di colpire la partecipazione stessa all’organizzazione, e in Italia l’introduzione del reato di associazione di tipo mafioso ha rappresentato un punto di svolta, permettendo di intervenire su una struttura stabile, di anticipare la soglia repressiva e di riconoscere il ruolo del controllo territoriale e dell’intimidazione; un approccio, questo, che ha ispirato legislazioni analoghe anche in altri ordinamenti.
Le politiche di contrasto includono anche strumenti investigativi come intercettazioni (telefoniche, ambientali, telematiche), utilizzo di collaboratori di giustizia, operazioni sotto copertura, che nel campo della criminalità finanziaria sono sempre più affiancati da indagini patrimoniali e finanziarie. Le indagini patrimoniali sono fondamentali nel contrasto alla criminalità economica. In Italia, la normativa consente il sequestro e la confisca dei proventi illeciti e dei beni ingiustificati, anche in assenza di condanna definitiva, laddove risulti una sproporzione con i redditi dichiarati. Difatti, una delle politiche più efficaci è l’attacco diretto al patrimonio illecito, e attraverso il sequestro e la confisca si mira proprio a sottrarre risorse economiche alle organizzazioni criminali, ad interrompere la capacità di reinvestimento e a ridurre il consenso sociale derivante dalla redistribuzione di risorse illegali. In particolare, la confisca per sproporzione e la confisca preventiva rappresentano strumenti avanzati di contrasto economico.
Anche le politiche antiriciclaggio, come già accennato, sono centrali nel contrasto alla criminalità economica, tra i quali l’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, la tracciabilità dei pagamenti e l’identificazione del titolare effettivo delle società (tra gli strumenti preventivi). Queste misure aumentano la probabilità di intercettare flussi finanziari illeciti prima che vengano completamente “ripuliti”.
Nel settore degli appalti pubblici, ancora, il rischio di infiltrazione criminale è elevato, e le politiche di contrasto includono le interdittive antimafia, che impediscono alle imprese sospette di contrattare con la pubblica amministrazione, white list per settori ad alto rischio o controlli preventivi sui subappalti; sono strumenti che agiscono ex ante, evitando che l’organizzazione criminale acquisisca posizioni economiche strategiche. In presenza di infiltrazioni sistemiche, è previsto lo scioglimento
degli enti locali, con l’obiettivo di interrompere il controllo criminale sulle istituzioni, ripristinare la legalità amministrativa e prevenire la normalizzazione dell’illegalità.
La dimensione transnazionale della criminalità organizzata rende indispensabile, inoltre, una cooperazione giudiziaria internazionale, task force congiunte e scambio rapido di informazioni finanziarie; gli organismi sovranazionali facilitano il coordinamento e l’armonizzazione delle strategie: la lotta alla criminalità finanziaria richiede l’integrazione di competenze diverse, ovvero tra magistratura, forze di polizia, autorità di vigilanza e unità finanziarie, e le task force interistituzionali, con accesso condiviso a banche dati e strumenti analitici, hanno dimostrato efficacia nel coordinamento di operazioni complesse.
La tendenza recente all’adozione di politiche che utilizzano analisi di rete per individuare nodi strategici, che utilizzano l’integrazione di banche dati pubbliche e private e la visualizzazione dei flussi finanziari complessi, permette di passare da un contrasto reattivo a uno proattivo e predittivo sebbene, come detto, si è in una fase ancora embrionale per l’applicazione omogenea negli studi di criminalità organizzata e di reti criminali.
Infine, le politiche di contrasto includono anche interventi di lungo periodo, tra i quali educazione alla legalità, supporto alle imprese sane nei territori a rischio o protezione delle vittime di estorsione e usura.
Il contrasto non deve limitarsi alla repressione: è necessario promuovere una cultura della legalità all’interno delle imprese e delle professioni finanziarie che favorisca un ambiente economico meno vulnerabile alle infiltrazioni criminali.
La combinazione di strumenti preventivi tradizionali con tecnologie emergenti offre un potenziale significativo per anticipare, identificare e interrompere i flussi criminali prima che producano danni irreversibili. Tuttavia, l’efficacia di queste misure dipende da una governance integrata, da una cultura della legalità radicata e da un costante aggiornamento normativo e tecnico. Pertanto, la prevenzione e il contrasto alla criminalità organizzata nella sua dimensione finanziaria richiedono una visione sistemica, cooperativa e tecnologicamente avanzata, capace di trasformare grandi quantità di dati in conoscenza operativa e decisioni incisive.
[1] Castiello M., Mosca M., Villani S., Economia del crimine organizzato e politiche di contrasto, Giappichelli Editore, 2020.
[2] Ibidem.
[3] Ibidem.
[4] Cfr. Transcrime, in https://www.transcrime.it/.

Laureata in Scienze per l’Investigazione e la Sicurezza e successivamente in Ricerca Sociale, Politiche della Sicurezza e Criminalità, ha sviluppato un forte interesse per le dinamiche della sicurezza internazionale e l’analisi delle reti criminali. Attualmente prosegue il proprio percorso accademico con una seconda laurea magistrale, approfondendo ulteriormente le tematiche legate all’evoluzione della criminalità e alla geopolitica della sicurezza.

