SCAM CITIES, TERRITORI CONTESI E INSTABILITÀ POLITICA: COSA SI CELA DIETRO IL CONFLITTO TRA THAILANDIA E CAMBOGIA

La frontiera tra Thailandia e Cambogia è tornata al centro dell’attenzione internazionale dopo la ripresa degli scontri nel dicembre scorso. Quella che a prima vista può sembrare una classica disputa territoriale del Sud-Est asiatico è in realtà un conflitto complesso, alimentato da fattori storici, economici e politici interni: dietro questo conflitto, i due Paesi si contendono non solo il territorio, ma anche elementi più insoliti.

Le origini storiche del conflitto

Le tensioni tra Thailandia e Cambogia affondano le loro radici nel periodo coloniale. All’inizio del XX secolo, quando la Cambogia faceva parte dell’Indocina francese e la Thailandia era ancora conosciuta come Siam, la delimitazione dei confini fu affidata a trattati e mappe redatte sotto forte influenza europea. In particolare, gli accordi franco-siamesi del 1904 e del 1907 ridisegnarono profondamente la frontiera, spostandola verso nord e ampliando il territorio cambogiano a discapito del Siam[1].

Queste decisioni, basate su criteri geografici spesso ambigui e su mappe contestate, hanno lasciato in eredità una serie di aree grigie mai completamente chiarite. Nel corso dei decenni, tali ambiguità sono state periodicamente riattivate dal nazionalismo di entrambi i Paesi, alimentando competizione identitaria e rivendicazioni simboliche. Il caso più emblematico è quello del tempio di Preah Vihear, un complesso religioso dell’XI secolo situato in un’area di confine strategica. Nel 1962, la Corte Internazionale di Giustizia ha assegnato il tempio alla Cambogia, ma la Thailandia non ha mai accettato pienamente la decisione, continuando a rivendicare le terre circostanti. Da allora, il sito è diventato un potente simbolo politico e nazionale, spesso utilizzato per rafforzare il consenso interno[2].

Gli ultimi sviluppi del conflitto

Dopo anni di tensioni latenti, il conflitto è entrato in una nuova fase nell’estate del 2025, quando le frizioni diplomatiche si sono trasformate in scontri armati veri e propri. La cosiddetta “guerra dei cinque giorni” dello scorso luglio ha visto il dispiegamento di truppe lungo il confine e l’uso di armamenti pesanti, segnando una pericolosa escalation. La mediazione della Malaysia, in qualità di presidente di turno dell’ASEAN, ha permesso di ottenere un cessate il fuoco temporaneo, poi formalizzato nell’ottobre successivo con un accordo di pace sostenuto anche dagli Stati Uniti. Tuttavia, la fragilità di quell’intesa è emersa chiaramente a dicembre, quando i combattimenti sono ripresi, includendo persino raid aerei thailandesi in territorio cambogiano[3].

Il ritorno delle ostilità dimostra come le questioni di fondo – territoriali, economiche e politiche – siano rimaste irrisolte. Le pressioni esercitate dall’amministrazione statunitense, basate anche sulla minaccia di dazi commerciali, sono state percepite in modo diverso dai due Paesi: accettate più facilmente da Phnom Penh, ma accolte con crescente irritazione da Bangkok.

È veramente solo una questione di territori?

Oltre alla disputa sui confini, uno degli elementi centrali del conflitto riguarda le cosiddette scam cities. Sul lato cambogiano della frontiera, negli ultimi anni sono proliferati centri di gioco d’azzardo e complessi legati a truffe finanziarie e digitali, spesso frequentati da cittadini stranieri, in particolare thailandesi e cinesi. Queste attività illegali o semi-legali sono collegate a fenomeni di riciclaggio di denaro, sfruttamento e criminalità organizzata, tanto che, secondo diversi analisti, il governo thailandese avrebbe l’obiettivo di aumentare progressivamente la pressione su questi centri di attività illegali, che rappresentano una fonte rilevante di entrate economiche per la Cambogia. In quest’ottica si inseriscono anche le operazioni militari condotte dall’esercito thailandese lungo il confine, che hanno preso di mira casinò e strutture legate alle scam cities.

Colpire questi nodi significa non solo intervenire sul piano della sicurezza, ma anche indebolire una delle principali leve economiche e politiche del governo cambogiano[4].

Per la Thailandia, la presenza di queste strutture rappresenta una minaccia alla sicurezza interna e alla stabilità sociale. Per la Cambogia, invece, esse costituiscono una fonte economica fondamentale: la perdita di questi introiti, sotto la pressione militare o diplomatica di Bangkok, significherebbe rinunciare a una quota significativa del prodotto interno lordo. In termini quantitativi, le attività di cyber scam in Cambogia genererebbero oltre 12,5 miliardi di dollari annui,[5] corrispondenti a più di un quarto del PIL nazionale.

Sul piano politico interno, entrambi i Paesi attraversano fasi di forte instabilità. In Cambogia, il potere è concentrato da decenni nelle mani della famiglia Sen, in un sistema autoritario caratterizzato da stretti legami tra élite politiche, interessi economici opachi e criminalità transnazionale. Le recenti sanzioni statunitensi contro gruppi finanziari cambogiani confermano le crescenti preoccupazioni internazionali.

In Thailandia, al contrario, il problema è la debolezza del governo. Le crisi istituzionali, il ruolo dominante dei militari e l’intervento frequente della Corte costituzionale hanno reso il sistema politico estremamente fragile. In questo contesto, una postura militare aggressiva sul confine serve anche a rafforzare il ruolo dell’esercito e a consolidare consenso interno, soprattutto contro le forze politiche progressiste.

Gli interessi degli attori internazionali

Tra gli attori esterni, la Cina è senza dubbio il più coinvolto. Pechino ha forti interessi economici e strategici in Cambogia, inclusa una presenza militare rilevante lungo le rotte marittime. Inoltre, molti cittadini cinesi sono vittime delle truffe legate alle scam cities, rendendo la stabilità dell’area una priorità anche per la sicurezza interna cinese.

Alla luce di ciò, la Cina frequentemente si propone come mediatrice del conflitto: il più recente – alla fine di dicembre 2025 – è stato un incontro trilaterale a Yuxi, nella provincia dello Yunnan, dei ministri degli Esteri dei tre Paesi che sembrerebbe esserci concluso con successo.[6]

Gli Stati Uniti, pur avendo tentato una mediazione, non sembrano considerare il dossier thailandese-cambogiano come una priorità strategica. L’approccio basato su pressioni economiche e minacce commerciali ha prodotto risultati limitati e, in alcuni casi, controproducenti.

Infine, i Paesi del Sud-Est asiatico nel loro complesso hanno un forte interesse alla stabilità regionale. Un conflitto prolungato lungo una frontiera così estesa rischia di danneggiare gravemente il turismo, settore chiave per l’economia di tutta l’area ASEAN, oltre a compromettere la credibilità del blocco come attore di mediazione regionale.

Conclusioni

Il conflitto tra Thailandia e Cambogia va ben oltre una semplice disputa di confine. Si tratta di una crisi multilivello, in cui si intrecciano eredità coloniali irrisolte, interessi economici opachi, fragilità politiche interne e competizioni geopolitiche più ampie. Finché le parti continueranno a utilizzare il confine come strumento di politica interna e a evitare una soluzione condivisa e multilaterale, il rischio di nuove escalation rimarrà elevato.


[1]Lawrence Palmer Briggs, The Treaty Of March 23, 1907 Between France And Siam And The Return Of Battambang And Angkor To Cambodia, https://cdn.angkordatabase.asia/libs/docs/Briggs-TreatyMarch23-1946.pdf

[2] The Guardian, Why has ceasefire collapsed between Thailand and Cambodia? https://www.theguardian.com/world/2025/jul/24/why-thailand-cambodia-border-clash-conflict

[3]Internazionale, Thailandia e Cambogia annunciano una tregua incondizionata

https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2025/07/28/thailandia-cambogia-tregua-incondizionata

[4] ASIA/THAILAND – Casinos and scam cities: an open issue fueling the war

https://www.fides.org/en/news/77158-ASIA_THAILAND_Casinos_and_scam_cities_an_open_issue_fueling_the_war

[5]USIP, Transnational Crime in Southeast Asia, 2024,
https://www.usip.org/sites/default/files/2024-05/ssg_transnational-crime-southeast-asia.pdf

[6]Foreign Ministers of China, Cambodia, and Thailand Hold Trilateral Meeting https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/wjbzhd/202512/t20251229_11789862.html

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