La sovranità e l’indipendenza di un paese oggi richiedono anche il dominio del digitale e dei suoi pilastri: dati, infrastrutture fisiche in grado di ospitarli e standard tecnici che governano il loro funzionamento. Questi elementi, infatti, hanno smesso da tempo di essere confinati all’interno dei confini geografici di un paese e un’intera nazione può dipendere da server o algoritmi disposti da terzi.

In Europa serpeggia da anni un’ambivalenza che vede contrapposte l’ambizione di autonomia strategica e la realtà di un’economia digitale nata e cresciuta dentro un’interdipendenza globale che non si può disfare a comando. L’Unione Europea ha costruito una forma di sovranità regolatoria ma non è riuscita a trasformarla in una sovranità tecnologica e industriale e il risultato è il paradosso secondo il quale si ritrova a regolare un dominio senza effettivamente controllarlo.

Il punto di forza europeo: la potenza normativa

Con il GDPR, il Digital Services Act, il Digital Markets Act e l’AI Act Bruxelles ha creato quello che molti osservatori chiamano “L’effetto Bruxelles[1]: società che non hanno base in Europa, dalle piattaforme digitali americane alle industrie asiatiche, che finiscono con l’adattarsi agli standard scritti da Bruxelles semplicemente perché non possono permettersi di tagliarsi fuori dal mercato. È un’influenza che nasce dalla dimensione del mercato più che dalla forza industriale.      

Tuttavia, qui osserviamo un disallineamento, in quanto regolamentare non corrisponde al      controllare fisicamente le infrastrutture. Si possono scrivere le regole più severe del mondo su come un’azienda cloud debba trattare i dati dei cittadini europei e continuare comunque a dipendere completamente da quella stessa azienda per gestirli     .

Il punto debole: la dipendenza tecnologica

Gran parte dei dati in cloud pubblici e privati europei oggi è gestita da pochi colossi quali Amazon Web Services, Microsoft e Google. Un report sulla competitività pubblicato nel 2024 lo dichiara nero su bianco: l’Unione dipende da servizi esterni per più dell’80%[2] della sua economia digitale e produce a stento un decimo dei semiconduttori mondiali.[3]

Recenti stime, inoltre, ci dicono che circa 260 miliardi di euro[4] escono dall’Europa, indirizzati alle big tech americane per i loro servizi. Una somma comparabile ad un decimo del PIL italiano.

Il paradosso: regolamentare gli attori da cui si dipende

La questione assume aspetti problematici se si pensa che gran parte dell’amministrazione pubblica del vecchio continente, servizi strategici inclusi, dipenda da servizi privati di un altro paese.

Un episodio recente permette di rendere meglio la questione: all’inizio di giugno 2026 Anthropic ha sospeso l’accesso a due dei suoi modelli più avanzati[5], Mythos 5 e Fable 5, per gli utenti al di fuori degli Stati Uniti per diversi giorni dopo che il governo americano aveva imposto delle restrizioni all’export per questioni di sicurezza nazionale.

L’accesso poi è stato concesso nuovamente a tutti, ma il precedente rimane e se un governo straniero decide, tramite un’azione amministrativa, chi può usare una tecnologia critica, la sovranità europea sopra quella tecnologia è nella pratica condizionata. Questo è, a tutti gli effetti, un kill switch tecnologico.

Un altro caso concreto, che non riguarda solo il software civile, è quello dei nuovi caccia F-35 di quinta generazione, su cui buona parte delle difese aeree europee, Italia compresa, si è ormai costruita. Lockheed Martin e il Pentagono hanno smentito l’esistenza di un interruttore remoto capace di disattivare l’aereo. Quello che nessuno dei due ha mai negato, però, è che gli aggiornamenti e la manutenzione passano da un sistema cloud americano, che i dati di missione che rendono l’aereo davvero efficace in combattimento vengono caricati dagli Stati Uniti, e che buona parte dei pezzi di ricambio viaggia sulla stessa filiera.[6]

È un’asimmetria che l’Europa conosce già in altri campi: si scrivono le regole di un gioco che qualcun altro ha costruito e continua a gestire.

Perché l’Europa è rimasta indietro                                                                          

Le cause non sono un mistero e non hanno nulla a che vedere con la mancanza di competenze di cui l’Europa è certamente provvista. Riguardano piuttosto la frammentazione del mercato unico digitale, che impedisce alle aziende europee di raggiungere in pochi anni la scala dei competitor americani o cinesi, e una disponibilità di capitale di rischio strutturalmente inferiore.  C’è infine un approccio culturale più prudente, che privilegia la tutela dei diritti rispetto alla crescita rapida a ogni costo. Una scelta di valore, ma con un costo competitivo reale.

Eppure, di tentativi per correggere il tiro ce ne sono stati. GAIA-X è noto per essere un progetto europeo di grandi ambizioni[7] che ha tuttavia prodotto modesti risultati relativi alle sue promesse rafforzando l’immagine di un continente che consuma molta più innovazione digitale di quanta ne produca.

Illusione o modello alternativo?

Ci sono due modi di leggere questo quadro. Il primo sostiene che la sovranità europea resti in gran parte simbolica: si dichiara, si scrive nei trattati e nei discorsi, ma non si traduce in capacità reale finché mancano le infrastrutture. È una lettura che trova conferma in un dato scomodo: molte delle “strategie di sovranità” degli ultimi vent’anni, GAIA-X resta l’esempio più citato, sono nate più come esercizi di comunicazione politica che come piani industriali dotati di scadenze e responsabilità reali. Si annuncia la sovranità, si convoca la conferenza stampa      e nel frattempo ministeri e ospedali continuano a firmare contratti pluriennali con gli stessi hyperscaler americani che quella stessa strategia dovrebbe ridimensionare.

Da un altro punto di vista, invece, si può dire che l’Unione stia costruendo un modello di potere diverso da quello americano o cinese, normativo ed etico più che industriale, e che non vada per questo giudicato incompleto.

La regolazione europea ha sempre agito ponendosi come un limite imposto a un potere altrui. GDPR, DSA, DMA e AI Act vincolano le piattaforme e ne controllano il comportamento, ma non fanno crescere nessuna azienda europea: si limitano a rendere più difficile la vita a chi è già forte. È una regolazione difensiva.

Il Cloud and AI Development Act, parte del recente Pacchetto per la Sovranità Digitale Europea, prova a fare qualcosa di diverso e offre già un indizio su quale delle due strade prevarrà. Per la prima volta la proposta sugli appalti pubblici prevede criteri di valore aggiunto europeo (hardware e software progettati in Europa, contributo alla sicurezza della catena di fornitura) che possono pesare fino a 15 punti su 120 nella valutazione delle offerte, insieme a una quota minima del 25% degli appalti cloud e AI riservata alle PMI innovative.[8] È un tentativo, ancora piccolo, di usare lo strumento normativo non solo per contenere chi domina il mercato, ma per far crescere chi in Europa non lo è ancora.

Anche il Chips Act 2.0, presentato a giugno 2026 insieme al resto del Pacchetto per la Sovranità Digitale Europea, si muove nella stessa direzione, velocizzando i permessi per la produzione di semiconduttori europei e introducendo, per gli appalti pubblici in settori critici, l’obbligo di dichiarare provenienza e resilienza della catena di fornitura.[9]

Qualche segnale in questa direzione si vede anche fuori dal perimetro legislativo: il consorzio EUROPA, a guida italiana, che punta a costruire un modello linguistico europeo di grandi dimensioni[10], o gli investimenti previsti dallo stesso Cloud and AI Development Act per triplicare, nei prossimi cinque-sette anni, la capacità dei data center europei.[11]

Resta il dubbio se la regolazione potrà davvero diventare una leva per costruire capacità industriale, o se resterà uno strumento difensivo, destinato ad arrivare sempre un passo dopo la tecnologia che vorrebbe governare.

Finora l’Europa ha dimostrato di saper governare il digitale, ma non ancora di saperlo produrre e controllare. Finché questa distanza resterà aperta, la sua sovranità continuerà a essere più dichiarata che effettiva.


[1] Bradford A.; The Brussels Effect: How the European Union Rules the World; Oxford University Press; 2020; https://global.oup.com/academic/product/the-brussels-effect-9780190088583

[2] Knafo S.; Report on European Technological Sovereignty and Digital Infrastructure; European Parliament, Committee on Industry, Research and Energy; 2025; https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-10-2025-0107_EN.html

[3] Blancato F.G.; EU Tech Sovereignty Package Policy Brief; Belfer Center for Science and International Affairs, Harvard Kennedy School; 2026; https://www.belfercenter.org/research-analysis/eu-tech-sovereignty-package-policy-brief

[4] European Commission; EU Open Source Strategy (parte del Tech Sovereignty Package); 2025 — dato citato in: “The EU Cloud and AI Development Act in Depth,” Covington & Burling, Global Policy Watch; 2026; https://www.globalpolicywatch.com/2026/06/the-eu-cloud-and-ai-development-act-in-depth/

[5] Anthropic; Statement on Fable and Mythos access; Anthropic; 2026; https://www.anthropic.com/news/fable-mythos-access

[6] The F-35 ‘Kill Switch’: Separating Myth from Reality; The Aviationist; 2025; https://theaviationist.com/2025/03/10/f-35-kill-switch-myth/

[7] Pollet M.; Anatomy of a Franco-German Tech Misfire; Politico; 17 novembre 2025; https://www.politico.eu/article/anatomy-franco-german-tech-misfire-american-dependence/

[8] The Cloud and AI Development Act (CADA): public procurement sets the tone as a strategic tool to increase   EU tech sovereignty; Eubelius; 2026; https://www.eubelius.com/en/news/the-cloud-and-ai-development-act-cada-public-procurement-sets-the-tone-as-a-strategic-tool-to

[9] The Cloud and AI Development Act (CADA): public procurement sets the tone as a strategic tool to increase EU tech sovereignty; Eubelius; 2026; https://www.eubelius.com/en/news/the-cloud-and-ai-development-act-cada-public-procurement-sets-the-tone-as-a-strategic-tool-to

[10] European Commission; Commission selects EUROPA consortium as the winner of the Frontier AI Grand Challenge; Shaping Europe’s Digital Future, European Commission; 2026; https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/commission-selects-europa-consortium-winner-frontier-ai-grand-challenge-project-build-european-open

[11] European Commission Publishes Proposal for Act to Reduce Reliance on Foreign Cloud and AI; Lexology (Wilson Sonsini Goodrich & Rosati); 2026; https://www.lexology.com/library/detail.aspx?g=ad0419b7-8a81-48b2-953e-49f2e7295e65

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