Introduzione
La Corea del Nord non è più soltanto il Paese isolato e imprevedibile che per anni ha occupato le prime pagine per i suoi test nucleari e missilistici. Sotto la guida di Kim Jong-Un, Pyongyang sembra perseguire una strategia più ampia, nella quale potenziamento militare, sviluppo economico, modernizzazione interna e nuove forme di cooperazione internazionale procedono parallelamente.
Mentre il regime continua a rafforzare il proprio arsenale nucleare e missilistico, la Corea del Nord sta infatti cercando di sfruttare le nuove fratture dell’ordine internazionale. La rivalità tra Stati Uniti e Cina, la guerra in Ucraina e il crescente avvicinamento alla Russia hanno aperto per Pyongyang nuovi spazi di manovra, riducendo in parte il peso dell’isolamento internazionale. A questo si aggiungono la trasformazione di Pyongyang, il ricorso al cyberspazio come strumento di finanziamento e il progressivo rafforzamento dei rapporti economici e strategici con Cina e Russia.
È in questo contesto che la Corea del Nord sta cercando di ridefinire il proprio ruolo: non più semplicemente uno Stato da contenere, ma un attore capace di sfruttare le divisioni tra le grandi potenze per aumentare il proprio peso nella regione e, più in generale, sulla scena internazionale.
Il ruolo ambiguo degli Stati Uniti
Il vero timore dell’Occidente non risiede tanto nella crescita economica della Corea del Nord, quanto nella possibilità che il regime di Kim Jong-Un riesca a trasformare il proprio arsenale nucleare e missilistico in uno strumento di pressione internazionale.
Lo stesso Donald Trump ha dichiarato in passato di voler migliorare le relazioni con Kim Jong-Un e, nelle ultime settimane, ha ridotto le esercitazioni militari con Seul nel tentativo di allentare le tensioni con il leader nordcoreano e, implicitamente, di frenare la sua espansione nucleare. Una decisione che non è stata particolarmente apprezzata dalla sorella del leader nordcoreano, Kim Yo-Jong, che ha avvertito come la semplice riduzione del numero di giorni o dell’intensità delle esercitazioni non sia sufficiente per ottenere una risposta positiva da parte di Pyongyang[1]. La Corea del Nord, infatti, non sembra avere alcuna intenzione di rinunciare al proprio status nucleare ed è consapevole di essere oggi in una posizione di maggiore forza rispetto al passato, anche grazie al rafforzamento dell’alleanza con la Russia.
Un’ulteriore fonte di preoccupazione arriva dal cyberspazio. Gli attacchi informatici condotti da hacker nordcoreani rappresentano infatti uno degli strumenti attraverso cui il regime cerca di rafforzare le proprie risorse e la propria capacità d’azione. Tra gli episodi più recenti rientra l’attacco alla libreria open source Axios, utilizzato come vettore per distribuire un malware in grado di prendere il controllo da remoto del computer del dipendente responsabile degli aggiornamenti della libreria. Un meccanismo che avrebbe potuto favorire una diffusione del malware su larga scala[2]. Non era il primo attacco rivolto al mondo open source, ma uno dei tanti episodi che mostrano come Pyongyang abbia trasformato anche il cyberspazio in uno strumento per procurarsi risorse finanziarie e colpire infrastrutture tecnologiche.
Corea del Sud e Giappone: definitivamente nemici di Pyongyang?
Nonostante gli sforzi del presidente sudcoreano Lee Jae Myung per ridurre le tensioni con Pyongyang, la Corea del Nord ha continuato a mantenere una posizione fortemente ostile nei confronti di Seul. Tra le iniziative intraprese dal governo sudcoreano rientrano la sospensione delle trasmissioni di messaggi di propaganda contro la Corea del Nord attraverso gli altoparlanti posti al confine fra i due paesi e l’introduzione di misure volte a limitare l’invio di volantini di propaganda anti-regime da parte di gruppi di attivisti.
Queste aperture, tuttavia, non hanno prodotto una risposta positiva da parte di Pyongyang. Le autorità nordcoreane hanno infatti respinto le proposte avanzate da Seul, dichiarando di non essere interessate a una ripresa del dialogo. Al contrario, hanno accusato il governo di Lee di perseguire ancora una linea politica improntata al confronto, sottolineando in particolare la stretta collaborazione della Corea del Sud con gli Stati Uniti[3].
Il quadro che emerge è quello di due strategie sempre più distanti: da una parte, Seul cerca di riaprire il dialogo con Pyongyang senza rinunciare alla deterrenza e all’alleanza con Washington; dall’altra, la Corea del Nord continua a rifiutare il dialogo con il Sud, mostrando invece una maggiore disponibilità a mantenere un rapporto diretto con gli Stati Uniti. Pyongyang sembra ormai aver abbandonato l’idea della Corea del Sud come interlocutore con cui condividere l’obiettivo della riunificazione, considerandola piuttosto come uno Stato distinto e apertamente ostile.
Il Giappone, dal canto suo, ha esteso fino al 2027 il divieto di esportazioni e importazioni con la Corea del Nord, mantenendo in vigore le sanzioni adottate in risposta allo sviluppo del programma missilistico nordcoreano. Nel 2022, Tokyo ha inoltre avviato un significativo rafforzamento della propria politica di difesa, segnando una svolta rispetto alla tradizionale impostazione esclusivamente difensiva del Paese.
Tra gli elementi più rilevanti di questo processo vi è lo sviluppo di capacità di contrattacco a lunga distanza. In quest’ambito, Tokyo ha deciso di acquisire dagli Stati Uniti i missili da crociera Tomahawk, integrandoli nel più ampio programma di potenziamento delle proprie capacità militari. Una scelta che riflette il peggioramento del contesto strategico nell’Asia orientale e la crescente percezione di una minaccia proveniente soprattutto da Cina, Russia e Corea del Nord[4].
Cina e Russia: gli alleati
La Corea del Nord, con un PIL pro capite stimato in circa 690 dollari all’anno, è considerata uno degli Stati più poveri al mondo[5].
La sua economia affonda le proprie radici nell’ideologia Juche, che pone al centro l’autosufficienza economica e la capacità dell’uomo di dominare la natura. Un’impostazione che, nel corso degli anni, ha favorito la nazionalizzazione di infrastrutture, industrie e telecomunicazioni.
Nonostante queste profonde difficoltà, negli ultimi anni l’economia nordcoreana ha mostrato alcuni segnali di crescita, sostenuta soprattutto dai rapporti commerciali e militari con Russia e Cina. Pyongyang ha intensificato la vendita di armi a Mosca, mentre la Cina continua a rappresentare il principale partner economico della Corea del Nord.
La Russia, dal canto suo, ha fornito a Pyongyang petrolio, prodotti alimentari e, secondo diverse ricostruzioni, anche tecnologie e assistenza legate al programma missilistico nordcoreano. Parallelamente, il regime ha continuato a sfruttare il cyberspazio come fonte di finanziamento, attraverso gruppi di hacker coinvolti in operazioni finalizzate al furto di criptovalute e di altre risorse finanziarie.
A raccontare il cambiamento in corso è stato anche il Wall Street Journal, che, attraverso le testimonianze di persone entrate nel Paese, ha descritto una Pyongyang molto diversa da quella conosciuta negli anni precedenti, caratterizzata dalla comparsa di nuovi consumi, infrastrutture e servizi.
Nella capitale, ad esempio, stanno comparendo attività e abitudini insolite per un Paese tradizionalmente chiuso come la Corea del Nord: dai ristoranti che consentono pagamenti elettronici alla crescente presenza di automobili elettriche di produzione cinese.
Il cambiamento riguarda anche il settore delle costruzioni. Il governo di Kim Jong-Un ha avviato una massiccia campagna edilizia che, secondo il quotidiano americano, ha portato alla realizzazione di circa 10.000 abitazioni a Pyongyang nell’ultimo anno[6]. Parallelamente, sono stati completati alcuni grandi progetti infrastrutturali rimasti incompiuti per lungo tempo, tra cui un importante ospedale della capitale, un vasto complesso di serre e una nuova area turistica sul litorale.
A colpire, quindi, non è soltanto la crescita di alcuni settori dell’economia nordcoreana, ma anche il particolare equilibrio che Pyongyang sta costruendo con Cina e Russia. Due potenze che, pur perseguendo interessi differenti, sembrano entrambe avere interesse a mantenere una relazione privilegiata con Kim Jong-Un.
La posizione geografica della Corea del Nord aiuta a comprendere questa dinamica. Il Paese occupa la parte settentrionale della penisola coreana: a est si affaccia sul Mar del Giappone, a ovest sul Mar Giallo, mentre a nord condivide il confine con Cina e Russia e a sud è separato dalla Corea del Sud. Una collocazione che rende Pyongyang un interlocutore strategico per entrambe le potenze.
Per quanto riguarda la Cina, la priorità è innanzitutto preservare la propria centralità nella penisola coreana. A questa si aggiungono la necessità di evitare instabilità lungo i propri confini, che potrebbe provocare crisi umanitarie e nuovi flussi migratori, e quella di impedire un ulteriore rafforzamento della cooperazione tra Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud[7].
La Russia, invece, ha rafforzato ulteriormente i rapporti con Pyongyang anche attraverso la cooperazione militare. Oltre ad aver ricevuto un significativo sostegno nordcoreano nella guerra contro l’Ucraina, Mosca sta costruendo il primo ponte stradale sul fiume Tumen, destinato a collegare direttamente i due Paesi[8].
La Russia ha presentato il progetto come un’opportunità per favorire il turismo e gli scambi commerciali. Tuttavia, la sua posizione strategica e il rafforzamento dei rapporti tra Mosca e Pyongyang alimentano interrogativi sul possibile utilizzo del collegamento anche per intensificare il movimento di persone, merci e risorse tra i due Paesi. La costruzione del ponte si inserisce infatti nel più ampio processo di avvicinamento tra Putin e Kim Jong-Un, culminato nel 2024 con la firma di un trattato di partenariato strategico globale che ha ulteriormente rafforzato i legami politici e militari tra Russia e Corea del Nord[9].
Gli Stati Uniti rimangono però il tassello più delicato della strategia nordcoreana. Nonostante il progressivo avvicinamento a Mosca e Pechino, Washington continua a rappresentare per Pyongyang il principale avversario strategico, ma anche l’interlocutore con il quale il regime potrebbe cercare un nuovo accordo. Il rapporto tra i due Paesi resta infatti legato soprattutto alla questione nucleare: per gli Stati Uniti, la denuclearizzazione della Corea del Nord continua a essere un obiettivo centrale, mentre Kim Jong-Un sembra sempre più determinato a ottenere il riconoscimento del proprio status di potenza nucleare prima di accettare qualsiasi nuovo negoziato. È proprio qui che emerge una delle contraddizioni della strategia di Pyongyang. La Corea del Nord ha rafforzato i propri legami con Russia e Cina, ottenendo in cambio sostegno politico, economico e militare, ma non sembra voler rinunciare alla possibilità di trattare direttamente con Washington. Il punto, quindi, non sembra essere la scelta definitiva tra Washington, Mosca e Pechino. Piuttosto, Pyongyang sembra puntare a mantenere aperti più canali contemporaneamente, sfruttando la competizione tra le grandi potenze per consolidare la propria posizione negoziale e massimizzare i benefici derivanti dalle rivalità internazionali. È una strategia che permette alla Corea del Nord di avvicinarsi alla Russia senza diventare necessariamente dipendente da Mosca e di mantenere il rapporto con la Cina senza rinunciare alla possibilità di negoziare direttamente con gli Stati Uniti.
Conclusioni
Nel complesso, la Corea del Nord non può quindi essere descritta semplicemente come uno Stato isolato. Più correttamente, può essere considerata un attore che sta cercando di sfruttare le fratture dell’attuale ordine internazionale per ampliare il proprio margine di manovra. La crescente rivalità tra Stati Uniti e Cina, la guerra in Ucraina e il rafforzamento dei rapporti tra Mosca e Pyongyang hanno creato nuove opportunità per il regime nordcoreano. La sua strategia sembra dunque consistere non tanto nel tentativo di uscire dall’isolamento, quanto nel trasformarlo in una forma di autonomia strategica, mantenendo al tempo stesso rapporti con potenze rivali dell’Occidente.
Il futuro della penisola coreana dipenderà, quindi, dalle decisioni di Pyongyang, Seul e Washington, ma anche dall’evoluzione della competizione tra le grandi potenze. La Corea del Nord, pur rimanendo uno Stato relativamente piccolo sul piano economico e demografico, dispone di uno strumento di influenza sproporzionato rispetto alle proprie dimensioni: il suo arsenale nucleare e missilistico. È proprio la combinazione tra deterrenza nucleare, posizione geografica strategica e crescente integrazione con Russia e Cina a permettere a Pyongyang di continuare a esercitare un peso significativo sugli equilibri dell’Asia orientale e, più in generale, nella competizione geopolitica tra Occidente e potenze eurasiatiche.
Resta, tuttavia, una domanda: la Corea del Nord è davvero entrata a far parte di un nuovo “blocco” anti-occidentale, oppure sta semplicemente sfruttando le divisioni tra le grandi potenze per perseguire, ancora una volta, una politica pragmatica e autonoma?
[1]Malek F., Corea del Nord, Kim Yo Jong: la riduzione di Trump delle esercitazioni militari con Seul “non cambia nulla”, Euronews, 20.08.2026, https://it.euronews.com/2026/08/20/corea-del-nord-kim-yo-jong-il-taglio-di-trump-alle-esercitazioni-con-seul-non-cambia-nulla
[2]Proietti L., Axios, l’accusa: “Un cyber criminale nordcoreano ha hackerato il progetto open source per diffondere malware”, CybersecutityItalia, 01.04.2026, https://www.cybersecitalia.it/nord-corea-accuse-di-aver-hackerato-il-progetto-open-source-axios-per-diffondere-malware/61905/
[3]Ferrario A., Trump, Kim Jong-un e i contraccolpi a Seoul e Tokyo, Asia news, 28.08.2026, https://www.asianews.it/it/asia-orientale/corea-del-sud/trump-e-kim-jong-un-tutta-in-salita-la-strada-verso-il-vertice
[4]Kyu-Seok S., Explainer: Why is North Korea ramping up criticism of Japan?, Reuters, 14.08.2026, https://www.reuters.com/business/media-telecom/why-is-north-korea-ramping-up-criticism-japan-2026-08-14
[5]The World Data, 2026, https://www.theworldata.com/it
[6]Yoon D., Martin T.W., The World’s Most Surprising Economic Success Story Is…North Korea, Wall Street Journal, 07.06.2026, https://www.wsj.com/world/asia/north-korea-economy-success-e80f7062
[7]Rossi E., Cosa vuole davvero la Cina dalla Corea del Nord?, MedOr Italian Foundation, 11-06.2026, https://www.med-or.org/news/cosa-vuole-davvero-la-cina-dalla-corea-del-nord
[8]Redazione Adnkronos, Corea del Nord e Russia unite da un ponte, il collegamento meno visibile ai satelliti, Adnkronos, 28.07.2026, https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/corea-nord-russia-ponte-satelliti-a-cosa-serve_4Gle42RX23CDlbr1r5Ec7D
[9]Rashid R., Harding L., Russia and North Korea finalising first road crossing amid concerns it serves as Ukraine war supply route, The Guardian, 28.07.2026, https://www.theguardian.com/world/2026/jul/28/russia-north-korea-road-bridge

