ANALIZZARE LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

Introduzione allo scenario contemporaneo

Nonostante i significativi successi delle forze dell’ordine nello smantellare numerosi gruppi, la criminalità organizzata mostra costantemente una straordinaria capacità di adattamento e rigenerazione; le organizzazioni operano all’interno di un ecosistema fluido e interconnesso, sfruttando la digitalizzazione, la corruzione, le crisi geopolitiche per prosperare. Queste, rappresentano vere e proprie opportunità per le organizzazioni (tra le altre). Anzitutto, ciò cui ci riferiamo sono i gruppi criminali più strutturati, come le mafie, sebbene anche altre organizzazioni abbiano dimostrato tali capacità. L’opportunismo criminale è un vero e proprio modello operativo; le organizzazioni criminali più strutturate, spinte dall’obiettivo del profitto, identificano e sfruttano in modo sistematico, proattivo e continuo le vulnerabilità strutturali dei moderni sistemi digitali, finanziari, tecnologici e geopolitici. E non si tratta di vulnerabilità che riguardano contesti fragili; si tratta di considerare anche contesti non tradizionali e, anzi, caratterizzati da capitale socio-economico anche elevato. In un mondo sempre più complesso, questi attori non si limitano a rispondere alla domanda di beni o servizi illeciti, ma sono diventati sempre più abili nel trasformare la complessità globale in opportunità criminali e nell’ingegnerizzare le proprie risposte man mano che si presentano nuovi scenari. Comprendere il crimine organizzato oggi significa analizzare come questo schema dell’opportunismo consenta loro di rigenerarsi, adattarsi e resistere costantemente alle azioni di contrasto delle forze dell’ordine[1], ovvero analizzare tutte quelle dinamiche sottese alla loro evoluzione e alla loro adattabilità nel tempo e nello spazio; tra queste dinamiche, la capacità di sfruttare le opportunità derivanti dal contesto entro il quale si trovano ad operare è fondamentale.

Ma questo, potrebbe fornire un quadro ancor più completo se venisse analizzato assieme alla questione del consenso e dell’accettazione della presenza criminale nella comunità locale. Va precisato come il focus sarà posto sul consenso e sull’accettazione della comunità locale in maniera attiva, ovvero ricevuti in maniera diversa dall’imposizione con la forza e con altri metodi “duri” (non sempre è così); quindi, parliamo soprattutto di consenso e accettazione della presenza criminale come risposta di una percezione positiva dell’attore criminale, che sia per soddisfacimento di bisogni della comunità o che sia un alleato nel mercato per accrescere profitto e potere. I gruppi criminali organizzati più strutturati (come la mafia tradizionale), essendo in grado di diversificare la propria offerta in relazione alle richieste provenienti dall’ambiente circostante, riescono a ricevere consenso dalla comunità locale e una legittimazione che li rende accettati e accettabili, incidendo, ovviamente, anche sul contrasto. La percezione di un attore come positivo, che aiuta, che “sistema le cose”, rende questo addirittura richiesto e, di conseguenza, accettato. Lo stesso meccanismo vale per quei contesti più sviluppati, nel quale il gruppo criminale ivi si inserisce come compagno da avere vicino per essere competitivi sul mercato ed avere protezione, in cambio della possibilità di infiltrarsi nell’economia legale. Tale meccanismo di co-produzione del consenso è fondamentale per analizzare l’infiltrazione criminale e l’espansione anche in aree non tradizionali: il consenso non è sempre l’esito di una sottomissione violenta, ma deriva spesso da un’accettazione attiva e da una percezione positiva dell’attore criminale all’interno della comunità.

Espansione e radicamento in contesti diversi

La criminalità organizzata è da considerarsi attore capace di insediarsi in ambienti a elevato capitale socio-economico sfruttando, in questi, diverse opportunità, ovvero attraverso meccanismi di corruzione – collusione e collaborazione con attori legali, tra i quali professionisti, funzionari, ma anche esponenti politici; la corruzione facilita l’espansione delle reti all’interno delle strutture politiche ed economiche legittime (rendendo vulnerabili, poi, le istituzioni statali), mentre gli stessi sistemi finanziari globali si vedono minati da asimmetrie normative e vuoti legislativi per il riciclaggio di proventi illeciti e infiltrazione nei mercati legali. La letteratura scientifica più recente sull’espansione e sulla delocalizzazione mafiosa[2] evidenzia come le organizzazioni criminali siano dotate di una straordinaria flessibilità e plasticità relazionale, che consente loro di insediarsi stabilmente anche in aree non tradizionali, caratterizzate da mercati ricchi e tessuti sociali apparentemente sani, oltre che essere dotate di un capitale sociale rilevante, punto di forza delle organizzazioni ma anche una risorsa disponibile per il potere politico ed economico. La capacità di sfruttare le opportunità derivanti dal contesto circostante, siano esse richieste di soddisfacimento di bisogni basilari (come occupazione e denaro per marginalità economica), siano esse possibilità di profitto e potere, oppure possibilità di reinvestimento di capitali illeciti e inserimento nell’economia legale, determina un opportunismo caratterizzante le organizzazioni criminali che permette loro di espandersi anche in aree non tradizionali e di insediarsi nel territorio, divenendo così un vettore di espansione e radicamento, in diversi contesti. Se l’opportunismo di cui si parla riguarda, però, direttamente l’organizzazione criminale, l’insediamento nel territorio e il radicamento deve tener conto anche del tessuto sociale interessato, ovvero gli individui che ne fanno parte; significa che l’incrocio di interessi si traduce in un opportunismo caratterizzante le organizzazioni criminali e in un consenso e legittimazione caratterizzante, invece, gli individui che si trovano nell’ambiente interessato dall’infiltrazione. La sociologia della devianza evidenzia come l’efficacia di un’organizzazione criminale sul territorio si fondi sulla sua capacità di accreditarsi come attore sociale ed economico in grado di offrire risposte (seppur illegittime) a bisogni concreti, attraverso, ad esempio, la regolazione informale di controversie o l’intermediazione creditizia e lavorativa. In contesti non tradizionali, l’infiltrazione criminale avviene attraverso l’interazione e la cooperazione intenzionale con attori dell’area grigia (imprenditori, professionisti, decisori politici), i quali scambiano utilità e servizi in cambio di capitale sociale e relazionale. Qui, l’espansione poggia, quindi, su rapporti di collaborazione e reciproca convenienza, grazie anche a modalità silenti.

Opportunismo criminale…

Il concetto di opportunismo criminale, ovvero la variazione dei modelli organizzativi delle diverse organizzazioni criminali come risposta razionale alle opportunità offerte dall’ambiente circostante, può tradursi in un’offerta di sussistenza e bisogni primari o in un’offerta di protezione e vantaggi competitivi (tra gli altri); si ha, quindi, un driver dell’espansione della criminalità organizzata contemporanea che agisce come un attore economico opportunista capace di infiltrarsi anche in aree non tradizionali e che si ri-organizza a seguito di cambi di opportunità e a seguito di attacchi esterni. In primis, un’opportunità è rinvenibile nell’innovazione tecnologica, utilizzata per ampliare la portata delle loro operazioni e ridurre al minimo i rischi di rilevamento (es. uso di piattaforme online e crittografia end-to-endper impedire le intercettazioni o strumenti di intelligenza artificiale per automatizzare e velocizzare le attività criminali su scala esponenziale).

Poi, vengono sfruttate le debolezze dei quadri normativi e l’eterogeneità degli standard antiriciclaggio tra le diverse giurisdizioni per creare un sistema finanziario parallelo a quello legale, oltre che l’utilizzo di sistemi a bassa tracciabilità, come l’uso di criptovalute. Un elemento centrale dell’opportunismo è la capacità di sfumare i confini tra attività legali e illegali; la stragrande maggioranza delle reti criminali (perché, oggi, è necessario parlare di reti criminali) utilizza strutture commerciali legaliper occultare reati, facilitare la logistica o riciclare denaro, concentrandosi soprattutto in settori più vulnerabili, come quelli ad alta intensità di contante o caratterizzati da lavoro irregolare e carenza di controlli (veri e propri indicatori di rischio); inoltre, le reti sfruttano professionisti chiave (come avvocati, notai, commercialisti) per dare una facciata di legittimità alle loro operazioni.

La globalizzazione e il quadro geopolitico attuale, ancora, vengono sfruttati per aprire nuove rotte commerciali, stabilire collaborazioni vantaggiose, offrire vari tipi di supporto (ad esempio, scambiando protezione o infrastrutture in cambio di dati rubati o attacchi informatici); anche gli scenari di crisi sono delle opportunità.

Anche i soggetti altamente vulnerabili, come alcuni giovani, possono essere “utilizzati” come risorse sacrificabili per compiti visibili e rischiosi al fine di proteggere i vertici dell’organizzazione ed evitare ripercussioni legali per i membri adulti.

Dunque, comprendere il crimine organizzato, oggi, richiede di analizzare come questo schema dell’opportunismo[3] consenta loro di rigenerarsi, adattarsi e resistere alle azioni di contrasto.

… e consenso

L’infiltrazione criminale in contesti segnati da fragilità economica e vulnerabilità statali trova un consenso e una legittimazione grazie all’offerta di sussistenza che viene spesso percepita come qualcosa di positivo, delineando quasi una sorta di benefattrice l’organizzazione criminale (quando, ad esempio, manca occupazione e vengono offerti posti di lavoro; quando si è in difficoltà e si trovano risorse economiche); in contesti economicamente sviluppati, invece, l’infiltrazione si configura come un processo transattivo basato sullo scambio di utilità tra l’attore criminale e l’”area grigia”; si tratta di considerare il consenso sociale e la legittimazione informale come risorse strategiche riproducibili e adattabili all’ambiente circostante. Tra le forme di criminalità organizzata, la mafia è distinguibile proprio in virtù del patrimonio relazionale di cui si avvale, ovvero attraverso l’uso di capitale sociale di cui dispone (semplificando, si intende quella rete di relazioni di cui qualcuno dispone e che sfrutta per raggiungere obiettivi, basata su fiducia, norme cooperative e mutuo riconoscimento), i mafiosi riescono a creare legami di sostegno attivo e a ottenere quel consenso necessario alla loro sopravvivenza e riproduzione[4]. Il consenso sociale non si manifesta solo come approvazione esplicita, ma spesso come normalizzazione, accettabilità del crimine, specialmente tra i più giovani. Succede sempre più spesso, ad esempio, che nelle moderne sottoculture digitali, i ragazzi, spesso minorenni, non agiscono per bisogno economico bensì per ottenere una ricompensa sociale, notorietà, senso di appartenenza; la devianza viene, così, trasformata in un fattore di integrazione sociale nel gruppo. Per i vertici delle reti criminali, questo consenso culturale consente di reclutare minori considerati risorse sacrificabili e spendibili per compiti più rischiosi.

Dunque, il consenso si rivela un vettore di radicamento e una modalità di infiltrazione, ovvero un meccanismo di costruzione del consenso, intrecciato alla capacità di saper sfruttare le opportunità più disparate offerte dall’ambiente circostante, permette alle organizzazioni criminali di diversificarsi in relazione alle richieste esterne, adattarsi e riprodursi, rendendosi così ancor più immuni alle operazioni di contrasto. Se la risposta delle forze dell’ordine si limita a colpire i singoli attori senza ridurre le vulnerabilità dei sistemi e senza fare prevenzione sociale, le organizzazioni criminali (specie quelle più strutturate e potenti come, appunto, le mafie) continueranno a rigenerarsi, ed il rischio strutturale è che queste riescano a sviluppare una vera e propria egemonia criminale, ovvero un livello di controllo e radicamento tale da rendere la presenza criminale un elemento accettato e ineliminabile del tessuto sociale.

Per concludere. Alcune specifiche su mafia e criminalità organizzata

La criminalità organizzata è quella categoria generale che indica un gruppo strutturato per commettere reati a scopo di profitto, mentre la mafia è una sua specifica sottospecie caratterizzata dal controllo egemonico del territorio, dal mimetismo sociale e dall’uso di un peculiare metodo intimidatorio. In Italia, la criminalità organizzata comune richiede un accordo stabile per commettere delitti (art. 416 c.p.), mentre l’associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) si qualifica specificamente per l’uso della forza di intimidazione, del vincolo associativo e per la condizione di assoggettamento e omertà che ne deriva[5] (c’è, quindi, una distinzione giuridica).La definizione globale della Convenzione di Palermo (UNTOC), invece, adotta una definizione ampia e flessibile di “gruppo criminale organizzato” focalizzata sulla struttura, la stabilità nel tempo e lo scopo di profitto finanziario, senza richiedere gli elementi identitari o culturali tipici delle mafie[6].

Le mafie tradizionali cercano un radicamento profondo nel tessuto sociale, politico ed economico del territorio per esercitare una vera e propria sovranità parallela (controllo territoriale e consenso), mentre invece, molte reti di criminalità organizzata moderna, operano in modo puramente fluido e deterritorializzato (come il modello “crime-as-a-service“- fluidità opportunistica). Nel report di Europol che si è preso in considerazione per alcune riflessioni e citato, i network classificati come “mafia-style” o su base familiare/clanica rappresentano la componente più stabile, longeva e resiliente del panorama criminale, caratterizzata da ampie strutture gerarchiche e da una straordinaria capacità di penetrare l’economia legale attraverso l’abuso di imprese lecite.

Mentre la mafia tradizionale ha storicamente costruito il proprio consenso sulla sovranità del territorio fisico e sociale, le reti criminali opportunistiche di oggi espandono questo concetto: sfruttano le vulnerabilità dei sistemi legali, finanziari e tecnologici per confondersi con la società sana; il radicamento non avviene più solo sottomettendo la comunità con la violenza e con metodi tipici, ma rendendo la presenza criminale un elemento economico e culturale ordinario, integrato e, purtroppo, socialmente tollerato o normalizzato.

Quindi, ciò cui ci stiamo referendo qui, è la criminalità organizzata nel senso più ampio, prendendo però in considerazione i gruppi più strutturati, come le mafie, ma non solo. I cartelli latinoamericani, per fare un esempio e per chiarire quello che intendiamo, utilizzano gli stessi meccanismi di mimetismo, controllo e opportunismo, muovendosi lungo il continuum tra orientamento al commercio (trade-oriented) e orientamento alla governance (governance-oriented)[7].

I grandi cartelli sono vere e proprie strutture “governance-oriented“; mirano a imporre regole alternative a quelle dello Stato attraverso strutture molto numerose e disciplinate(da 1.000 a oltre 20.000 membri), strutture rigidamente gerarchiche e rigidi sistemi di controllo e disciplina interna, Inoltre, esercitano un controllo esteso a livello nazionale, imponendo tasse parallele (estorsione) ed erogando servizi selettivi; questo genera una forma di legittimazione e consenso sociale forzato o utilitaristico tra le popolazioni locali, che finiscono per dipendere dal cartello per l’ordine o l’economia interna. Quindi, si tratta sempre di consenso come meccanismo per il controllo ed il radicamento, sebbene in certi casi questo sia forzato e non accettato positivamente, come nel caso della mafia come agenzia di intermediazione nell’offerta di beni e servizi che la rende, a volte, addirittura richiesta dalla comunità locale.

Quando queste organizzazioni decidono di espandersi oltre i propri confini tradizionali, l’opportunismo, comunque, diventa il loro principale vettore di penetrazione. Per penetrare nei mercati di destinazione (come l’Unione Europea), i cartelli (come il Clan del Golfo) utilizzano imprese di facciata (ad esempio, compagnie di esportazione di frutta) per nascondere carichi di droga in spedizioni commerciali legittime. Anch’essi si appoggiano a esperti legali, contabili e logistici per dare una facciata di legittimità alle loro operazioni finanziarie e commerciali, sfruttando le debolezze e la cooperazione (consapevole o negligente) dei professionisti del mondo legale. Il PCC brasiliano, ad esempio, sta attivamente tentando di stabilire cellule in vari paesi europei con il fine specifico di riciclare denaro, sfruttando le maglie larghe o l’opacità dei sistemi finanziari locali[8].

Quello che emerge dalle fonti, come il già citato rapporto Europol, è che questi grandi gruppi non esportano la loro struttura militare o la loro violenza territoriale nei territori di espansione, bensì si adattano in modo estremamente opportunistico all’ecosistema criminale locale, ovvero collaborando su basi paritarie con reti locali che conoscono il territorio che permette loro di massimizzare i profitti evitando di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine e preservando un basso profilo economico.

Quindi, per concludere, sia che si parli di organizzazioni storiche ad altissimo radicamento sociale, come le mafie, sia che si parli di organizzazioni criminali moderne o comunque diverse da quelle tradizionalmente attenzionate, la chiave della loro sopravvivenza risiede nella capacità di oscillare costantemente tra la rigidità del controllo nel proprio territorio d’origine e l’estrema fluidità opportunistica, mentre la questione del consenso è variabile in relazione all’organizzazione criminale, il proprio modus operandi e la capacità di insediarsi nella comunità locale, che ne determina accettazione attiva o passiva (forzata).


[1] Europol; Decoding the EU’s most threatening criminal networks – Issue 2: The blueprint of criminal opportunism. Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2026.

[2] Sciarrone R.; Mafie vecchie, mafie nuove: Radicamento ed espansione; Donzelli Editore, 2021.

[3] Op. Cit.

[4] Cfr. Sciarrone R.; La mafia, le mafie: capitale sociale, area grigia, espansione territoriale. Treccani, 2015; https://www.treccani.it/enciclopedia/la-mafia.

[5] Vedi Pagani C.; Analisi dei reati di associazione per delinquere e associazione mafiosa: analogie e differenze tra i due istituti. DirittoConsenso, 2022;  https://www.dirittoconsenso.it/2022/11/03

[6] Vedi Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (2000); https://unipd-centrodirittiumani.it/it/archivi/strumenti-internazionali.

[7] Gallo A.; Il Rapporto UNODC 2026 sulla criminalità organizzata transnazionale: bilancio dei 25 anni della Convenzione di Palermo e centralità del follow the money. Tidona e associati, 2026; https://www.tidona.com/il-rapporto-unodc-2026.

[8] Op. Cit.

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