Paesi BRICS, con bandiere e dollaro con forbice per adottare un’unica moneta
Paesi BRICS, con bandiere e dollaro con forbice per adottare un’unica moneta

La recente decisione di ampliare il gruppo dei BRICS, portando il numero dei membri effettivi a dieci, ha suscitato un vivace dibattito sulle implicazioni geostrategiche che ne potrebbero derivare, specialmente riguardo alle modalità con cui questi attori intendono ridefinire l’assetto della governance globale. L’ingresso di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia nel gennaio 2025 ha consolidato ulteriormente il peso del gruppo sullo scenario internazionale, sebbene l’Arabia Saudita, inizialmente indicata come possibile membro, non abbia ancora formalizzato la propria adesione, e l’Argentina abbia rifiutato l’invito. Tale evoluzione si inserisce nel contesto di una crescente assertività della politica estera dell’India sotto la guida di Narendra Modi, il cui ruolo, emerso con particolare vigore nell’ultimo vertice del G20, sembra posizionarla sempre più come ago della bilancia nella dicotomica competizione tra Stati Uniti e Cina. In particolare, l’India, pur essendo un membro chiave dei BRICS, mantiene una politica estera strategicamente autonoma, evitando un’eccessiva subordinazione a Pechino e favorendo un approccio multilaterale che la rende un attore cruciale nei nuovi equilibri globali. È ormai consolidato che i BRICS intendano rafforzare il proprio sostegno alle istanze del Sud globale nella contestazione dell’egemonia economico-politica del Nord. Come si evince dal punto 5) delle risultanze del vertice di Johannesburg, l’organizzazione mira a promuovere “una maggiore rappresentanza dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo all’interno delle organizzazioni internazionali e nei consessi multilaterali, nei quali essi ricoprono un ruolo di rilievo”[1]. Tuttavia, il recente allargamento del gruppo ha anche sollevato interrogativi sulla coesione interna e sulla capacità di tradurre tali obiettivi in iniziative concrete. Un elemento di particolare interesse è il ruolo dell’Indonesia, il cui ingresso nei BRICS potrebbe contribuire a riequilibrare le dinamiche interne del gruppo[2]. Jakarta, con la sua economia in rapida crescita e la sua posizione strategica nell’Indo-Pacifico, rappresenta un attore chiave sia per le ambizioni di autonomia strategica del Sud globale sia per gli equilibri geoeconomici tra Cina e Stati Uniti. In questo contesto, il confronto con l’Occidente si esplica attraverso comportamenti geostrategici diversificati e potenzialmente sfidanti. Il quadro geoeconomico emergente indica che, nonostante la crescente influenza numerica e territoriale dei BRICS, permangono sfide strutturali che potrebbero indebolire la loro capacità di esercitare un’efficace deterrenza antagonistica rispetto agli assetti globali dominati dall’Occidente.
Alla luce di queste dinamiche, diventa fondamentale analizzare le implicazioni dell’allargamento dei BRICS non solo in termini di peso politico ed economico del gruppo, ma anche considerando le sfide interne legate alla diversità degli interessi dei suoi membri. In particolare, la partecipazione di sette dei dieci Paesi anche al G20 solleva interrogativi sulla loro capacità di mantenere un fronte comune all’interno dell’alleanza, bilanciando le proprie relazioni con l’Occidente e gli altri attori globali.

In primo luogo, si rileva che sette dei dieci membri effettivi dei BRICS allargati partecipano anche al G20. Tuttavia, la compattezza tra Cina e Russia si trova a dover affrontare le resistenze di quegli attori che manifestano un’avversione all’unilateralismo sino-russo, privilegiando l’appartenenza al gruppo più per ragioni di natura commerciale e finanziaria che per una reale condivisione ideologica. In tal senso, l’India emerge come l’esempio più significativo, seguita dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Indonesia, i quali, pur avendo aderito ai BRICS, mantengono relazioni strategiche con l’Occidente e adottano un approccio pragmatico piuttosto che ideologico. Il Brasile, dal canto suo, continua a privilegiare una politica multilaterale senza un allineamento netto con Pechino o Mosca. Parallelamente, due dei quattro Paesi restanti (Etiopia ed Egitto) ottengono una rappresentanza indiretta, ma di rilievo, presso il G20, in virtù del loro status di membri dell’Unione Africana, che dal 2023 è diventata ufficialmente parte del forum internazionale. Tuttavia, il peso specifico di questi attori nel contesto delle dinamiche geopolitiche globali rimane ancora limitato, nonostante il loro ruolo crescente nei rapporti economici regionali. La frammentazione geoeconomica dei BRICS allargati trova ulteriore conferma nella loro adesione a una pluralità di accordi di partenariato, cooperazione e libero scambio. Questo implica l’osservanza di impegni vincolanti e condizionalità nell’ambito del commercio e degli investimenti, da condividere con numerosi altri Paesi non appartenenti ai BRICS, ma partecipanti agli stessi partenariati. Un esempio significativo è il RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership), il più grande accordo di libero scambio al mondo, che include membri chiave come Cina, Indonesia, Australia e Corea del Sud. La presenza di Indonesia e Australia, entrambe parte del G20, evidenzia il fatto che la rete di alleanze economiche e commerciali spesso trascende le linee di demarcazione geopolitica, creando una realtà più sfumata e interdipendente. A ciò si aggiunge il fatto che alcuni dei principali membri del RCEP, tra cui l’Indonesia, intrattengono relazioni economiche strette con l’Occidente pur facendo parte del blocco BRICS. Inoltre, mentre il Giappone e la Corea del Sud fanno parte dell’alleanza occidentale attraverso il G7 e altre piattaforme multilaterali, l’Indonesia adotta una posizione più equilibrata, fungendo da ponte tra il Sud globale e il sistema economico globale dominato dall’Occidente. Questa differenziazione contrasta con la maggiore coesione osservata in altri blocchi economici, come il Mercosur, i cui dodici membri stanno attualmente negoziando un accordo di partenariato commerciale e di investimenti con l’Unione Europea.

Ulteriori fattori di natura istituzionale potrebbero, d’altro canto, favorire un irrigidimento dell’unilateralismo all’interno dei BRICS allargati, considerando la predominanza di regimi autoritari o semi-autoritari al loro interno: sei su dieci (Russia, Cina, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran ed Egitto)[3]. Tuttavia, vi sono ragioni per ritenere che, alla luce degli sviluppi recenti, l’unilateralismo potrebbe cedere il passo a un opportunismo transazionale, in cui ciascun Paese membro persegue i propri interessi economici e geopolitici senza necessariamente convergere su un’agenda comune. Questa dinamica spiega, ad esempio, l’avvicinamento dell’India alla Russia per ragioni di natura commerciale, mantenendo tuttavia un forte legame con gli Stati Uniti e altre economie occidentali. Allo stesso modo, l’Iran – storico antagonista degli Stati Uniti – spera di poter beneficiare, nel tempo, di aiuti indiretti da parte degli altri membri per mitigare l’impatto delle sanzioni internazionali e diversificare i propri partner commerciali. Analogamente, l’Egitto mira a garantire i finanziamenti necessari a rilanciare la propria economia, mentre gli Emirati Arabi Uniti, da tempo impegnati in una strategia di diversificazione economica, cercano di ampliare ulteriormente il loro margine di manovra in ambito geoeconomico. Nel frattempo, l’Indonesia, nuovo membro del gruppo, porta con sé un modello economico basato su un pragmatismo multilaterale che le permette di collaborare con la Cina, gli Stati Uniti e altri attori globali senza vincolarsi eccessivamente a un’unica alleanza. Inoltre, l’Etiopia continua ad affrontare severe crisi valutarie e difficoltà macroeconomiche, cercando il sostegno finanziario sia dai BRICS che da istituzioni multilaterali come il FMI e la Banca Mondiale.

Gli Emirati Arabi Uniti sono oggi il quarto investitore globale in Africa, dopo Cina, Europa e Stati Uniti. Il loro attivismo finanziario, condiviso con l’Arabia Saudita, si manifesta attraverso alleanze bilaterali e regionali volte a consolidare l’influenza strategica nella regione. Un fattore chiave di coesione nei paesi alleati allargati è l’adesione di otto dei dieci membri all’iniziativa Belt & Road, con la sola eccezione di India ed Etiopia. Questo rafforza i legami economici e politici, soprattutto con Paesi che intendono unirsi ai BRICS, spesso già coinvolti in accordi commerciali con economie del G20 o del G7. Un’area di potenziale scontro strategico riguarda il controllo delle risorse critiche, come metalli e minerali essenziali per la transizione energetica e la digitalizzazione. In assenza di un ruolo assertivo del WTO, i BRICS potrebbero attuare politiche di restrizione alle esportazioni o fissazione dei prezzi, con ripercussioni sulle economie del G7 e sulle catene di approvvigionamento globali[4]. Inoltre, il blocco ha già trovato un terreno comune nella contestazione dell’egemonia finanziaria occidentale, criticando le condizionalità imposte dal FMI e dalla Banca Mondiale ai Paesi del Sud globale[5]. Il G7 detiene oltre il 41% dei voti nel FMI, più del doppio rispetto ai BRICS allargati, alimentando la richiesta di riforme istituzionali[6]. In risposta, i BRICS promuovono alternative come la Nuova Banca di Sviluppo (NDB), per fornire finanziamenti più flessibili alle economie emergenti e ridurre la dipendenza dai meccanismi finanziari tradizionali[7].

A contrapporsi a tale dinamica vi è la costituzione, con relativa localizzazione in Cina, dei due principali organismi finanziari dei BRICS: la New Development Bank (NDB) e il Contingent Reserve Arrangement (CRA). È significativo osservare come il capitale di controllo della NDB risulti equamente ripartito tra i membri originari dei BRICS, indipendentemente dal loro peso geostrategico. Tuttavia, con l’ingresso di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia, il ruolo della banca potrebbe evolversi ulteriormente, rendendola un’istituzione finanziaria sempre più centrale per il finanziamento di progetti infrastrutturali e di sviluppo nei Paesi emergenti. L’eventuale adesione dell’Arabia Saudita potrebbe riequilibrare l’influenza sino-russa sulla NDB, che per affermarsi necessita di maggiore credibilità e risorse finanziarie. I prestiti NDB, spesso associati alla Belt & Road (BRI), sono stati criticati per il rischio di “debt-trap diplomacy”, sebbene la loro effettiva incidenza sia dibattuta. Un nodo centrale è l’opacità del debito contratto con la Cina, che spesso non compare nei bilanci ufficiali dei Paesi debitori, come Zambia, Sri Lanka e Ghana, creando tensioni con il FMI e il Club di Parigi. Il summit di Johannesburg ha sollevato la questione del debito sovrano, promuovendo un’azione congiunta tra creditori pubblici e privati, ma resta da verificare se i paesi alleati riusciranno a strutturare un’alternativa credibile agli strumenti finanziari occidentali. Parallelamente, una risposta occidentale efficace dovrebbe prevedere non solo riforme di FMI e Banca Mondiale, ma anche un rafforzamento delle politiche di aiuto della UE per ridurre la dipendenza dei Paesi emergenti dai BRICS. Tuttavia, le divisioni interne all’UE ne limitano l’efficacia. Inoltre, sebbene si discuta dell’adozione di una valuta comune BRICS per ridurre il dominio del dollaro, le transazioni in valute locali restano il metodo principale. Lo yuan cinese, candidato naturale a un ruolo centrale, è però sotto pressione a causa del rallentamento economico e delle politiche monetarie di USA e UE, rendendo incerta la sua stabilità come valuta di riferimento internazionale

Alla luce di tali considerazioni, si può concludere che non vi sono al momento elementi che giustifichino la previsione di un’imminente e pericolosa conflittualità geopolitica tra Occidente e BRICS, in virtù del fattore di permeabilità geostrategica che caratterizza tale antagonismo. Questa conclusione appare valida anche nel medio periodo, in cui l’evoluzione dello scenario globale sarà influenzata da variabili complesse. Tra le più rilevanti, si possono annoverare:

  1. Le strategie di reazione degli Stati Uniti e dell’Unione Europea volte ad avvicinare il Sud globale attraverso iniziative come il progetto IMEC (India-Middle East-Europe Corridor), che mira a contrastare la Belt & Road Initiative cinese.
  2. L’esito della guerra in Ucraina e il futuro delle sanzioni contro la Russia, il cui impatto potrebbe modificare le dinamiche tra BRICS e Occidente, soprattutto in relazione al ruolo dell’India e dei Paesi del Golfo.
  3. L’incognita rappresentata dalla crisi economico-finanziaria cinese, che potrebbe indebolire la leadership di Pechino nei BRICS e ridimensionare le sue ambizioni geoeconomiche globali.
  4. Le difficoltà di coordinamento strategico con ogni ulteriore ampliamento del gruppo BRICS, in relazione alle divergenze geopolitiche e geoeconomiche tra i membri, i cui interessi spesso divergono più di quanto non convergano.

In tal senso, il crescente iper-lateralismo dei BRICS potrebbe tradursi in una maggiore frammentazione interna, piuttosto che in un’immediata sfida sistemica all’ordine economico globale. Se da un lato l’espansione del gruppo aumenta il peso geopolitico del blocco, dall’altro l’eterogeneità dei membri rende più complessa l’elaborazione di politiche comuni realmente efficaci.


[1]Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China. (2018). Full text of BRICS Summit Johannesburg Declaration.

[2] Associated Press. (2025, 6 gennaio). Indonesia is admitted to the BRICS bloc of developing nations.

[3] The Economist Intelligence Unit. (2024). Democracy Index 2023: Age of conflict. The Economist Group. https://www.eiu.com/n/campaigns/democracy-index-2023/

[4] World Trade Organization. (2023). World Trade Report 2023: Re-globalization for a secure, inclusive, and sustainable future. WTO.

[5] International Monetary Fund. (2023). Global Financial Stability Report: Financial Fragilities and Challenges. IMF Publications

[6] Bretton Woods Institutions. (2023). The Future of Global Financial Governance: Reforming the IMF and the World Bank. World Bank Group.

[7] New Development Bank. (2023). Annual Report 2023: Strengthening Development Finance for Emerging Economies. NDB.

Immagine di copertina; https://www.gettyimages.it/detail/foto/and-brics-dedollarisation-concept-immagine-royalty-free/2153960723?phrase=BRICS%20and%20Europe&searchscope=image%2Cfilm&adppopup=true

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