Secondo le più recenti proiezioni della Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), l’America Latina e i Caraibi si avviano verso il quarto anno consecutivo di crescita economica moderata, con un incremento del PIL regionale stimato al 2,4% nel 2025 e al 2,3% nel 2026[1]. Qualora tali previsioni venissero confermate, la regione consoliderebbe una traiettoria di espansione insufficiente a sostenere uno sviluppo strutturale duraturo, ridurre in modo significativo le disuguaglianze e rafforzare la resilienza economica e sociale[2]. In termini comparativi, tali livelli risultano inferiori sia alla media delle economie emergenti sia alla soglia necessaria per assorbire la crescita demografica e migliorare la produttività totale dei fattori[3].
Dal punto di vista macroeconomico, il rallentamento è attribuibile all’indebolimento simultaneo dei principali motori della crescita. Il consumo privato, che ha sostenuto oltre metà dell’espansione regionale negli ultimi anni, è destinato a perdere slancio a causa della decelerazione del mercato del lavoro, caratterizzato da una crescita occupazionale contenuta, da elevati livelli di informalità e da una stagnazione dei salari reali[4]. Tale combinazione incide direttamente sul reddito disponibile delle famiglie e limita la capacità di sostenere la domanda interna. Parallelamente, anche la domanda esterna mostra segnali di fragilità, in un contesto globale segnato dal rallentamento del commercio internazionale, da condizioni finanziarie più restrittive e da un aumento della frammentazione economica e geopolitica[5]. Il quadro regionale si distingue per una marcata eterogeneità sub-regionale. Il Sud America beneficia nel 2025 di una ripresa ciclica in alcune economie che avevano registrato contrazioni significative, ma le prospettive per il 2026 indicano una nuova decelerazione, sintomo di problemi strutturali irrisolti. Il Centro America, fortemente integrato con l’economia statunitense, risente del rallentamento della domanda nordamericana e della volatilità delle rimesse, pur mostrando una moderata capacità di recupero nel medio periodo. I Caraibi rappresentano un’eccezione relativa, con tassi di crescita più elevati trainati dall’energia e dal turismo; tuttavia, tali risultati restano concentrati in pochi Paesi e altamente vulnerabili a shock climatici, energetici e finanziari[6].
Dal punto di vista della stabilità macroeconomica, l’inflazione regionale appare sotto controllo e dovrebbe attestarsi attorno al 3% nel 2026, rientrando negli obiettivi delle principali banche centrali. Sebbene questo elemento contribuisca a ridurre i rischi di instabilità nel breve periodo, non è sufficiente a compensare le debolezze strutturali che caratterizzano la regione: bassa produttività, limitata diversificazione produttiva, insufficiente integrazione nelle catene globali del valore e capacità ridotta di attrarre investimenti diretti esteri ad alto contenuto tecnologico[7].
Dimensione geopolitica e scenari futuri
Le prospettive economiche dell’America Latina e dei Caraibi risultano strettamente interconnesse alle dinamiche geopolitiche globali. Le politiche monetarie, fiscali e commerciali degli Stati Uniti continuano a esercitare un’influenza determinante sulle condizioni finanziarie regionali, incidendo sul costo del credito, sui flussi di capitale e sulla domanda esterna. Allo stesso tempo, la crescente competizione strategica tra grandi potenze e la riorganizzazione delle catene globali del valore aprono spazi potenziali per una maggiore integrazione della regione nei processi di nearshoring e friend-shoring, opportunità che tuttavia richiedono stabilità istituzionale, infrastrutture adeguate e capitale umano qualificato[8]. Per nearshoring si intende il riavvicinamento delle attività produttive ai principali mercati di consumo, al fine di ridurre costi logistici e rischi geopolitici. Il friend-shoring, invece, privilegia la localizzazione delle catene del valore in Paesi considerati politicamente affidabili e strategicamente allineati. Sul piano interno, persistono rischi strutturali elevati: alto indebitamento pubblico, spazi fiscali limitati, mercati del lavoro segmentati e una forte esposizione agli effetti del cambiamento climatico. Questi fattori riducono la capacità degli Stati di adottare politiche anticicliche efficaci e amplificano l’impatto di eventuali shock esogeni, con potenziali ripercussioni sulla stabilità politica e sociale.
L’ipotesi di un accordo UE–Mercosur: opportunità, condizionalità e limiti strutturali
In questo quadro, l’eventuale entrata in vigore dell’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur viene spesso indicata come un potenziale fattore di sostegno alla ripresa economica dell’America Latina meridionale. Secondo la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi un rafforzamento dell’integrazione commerciale con l’Unione Europea potrebbe contribuire ad ampliare i flussi di esportazione, attrarre investimenti esteri e migliorare l’accesso a mercati caratterizzati da maggiore stabilità e capacità di assorbimento della domanda. Analisi della Commissione Europea e della Banca Mondiale indicano inoltre che l’accordo potrebbe generare benefici in termini di riduzione delle barriere tariffarie e regolamentari, favorendo una più stretta integrazione nelle catene globali del valore, in particolare nei settori agroalimentare, manifatturiero e dei servizi.
Tuttavia, la letteratura economica e le valutazioni degli organismi multilaterali convergono nel sottolineare come tali effetti positivi resterebbero verosimilmente limitati in assenza di un rafforzamento strutturale delle economie coinvolte. La CEPAL evidenzia da tempo che l’apertura commerciale, se non accompagnata da politiche industriali attive, investimenti in capitale umano e miglioramenti infrastrutturali, tende a riprodurre modelli di specializzazione basati su settori a basso valore aggiunto e su un’elevata esposizione alla volatilità dei mercati internazionali. Analogamente, studi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio mostrano come i Paesi con capacità produttive limitate e scarsa diversificazione incontrino difficoltà nel tradurre l’accesso preferenziale ai mercati in guadagni di produttività e sviluppo tecnologico. Nel caso specifico del Mercosur, le persistenti criticità interne — bassa produttività totale dei fattori, insufficiente integrazione industriale regionale, debolezza istituzionale e vincoli infrastrutturali — rischierebbero di attenuare significativamente l’impatto macroeconomico dell’accordo. In tale contesto, l’intesa con l’Unione Europea potrebbe fungere da catalizzatore congiunturale, rafforzando le esportazioni e sostenendo la crescita nel breve periodo, ma difficilmente costituirebbe una leva sufficiente a superare la trappola della crescita moderata e delle vulnerabilità strutturali che caratterizzano l’America Latina e i Caraibi. Come sottolineato dalla Banca Mondiale, solo l’integrazione tra apertura commerciale, riforme strutturali e politiche di sviluppo produttivo consentirebbe di trasformare un accordo di libero scambio in uno strumento efficace di crescita sostenibile e inclusiva[9].
Alla luce di queste dinamiche, è possibile delineare tre scenari geopolitico-economici principali per il medio periodo:
- Scenario di inerzia strutturale
In assenza di riforme profonde, la regione rimarrebbe intrappolata in una fase di crescita persistentemente bassa, con progressivo deterioramento della coesione sociale e un peso geopolitico relativo in declino. Questo scenario aumenterebbe il rischio di instabilità politica e di cicli di protesta, limitando la capacità dei Paesi di esercitare un ruolo autonomo nello scenario internazionale.
- Scenario di adattamento selettivo
Alcuni Paesi riuscirebbero a sfruttare le opportunità offerte dalla riorganizzazione delle catene globali del valore, attirando investimenti in settori specifici (energia, manifattura leggera, servizi digitali). Tuttavia, in assenza di un coordinamento regionale e di politiche di sviluppo produttivo sistemiche, i benefici resterebbero concentrati e non sufficienti a modificare il quadro complessivo.
- Scenario di trasformazione strategica
Il più ambizioso ma anche il più complesso: prevede l’adozione di politiche macroeconomiche e industriali coordinate, orientate alla diversificazione produttiva, all’innovazione tecnologica, alla transizione energetica e al rafforzamento del capitale umano. In questo scenario, l’America Latina e i Caraibi potrebbero superare la trappola della bassa crescita e rafforzare il proprio ruolo come attore geopolitico rilevante, capace di interagire in modo più equilibrato con le grandi potenze.
In conclusione, il periodo 2025–2026 rappresenta un passaggio cruciale per l’America Latina e i Caraibi, più per le sue implicazioni strutturali che per l’andamento congiunturale. La crescita moderata prevista non configura una crisi immediata, ma rischia di cristallizzarsi come nuovo equilibrio di bassa dinamica, insufficiente a sostenere un’occupazione di qualità, rafforzare la domanda interna e colmare i divari di sviluppo. Il rallentamento del consumo, la persistente fragilità dei mercati del lavoro e la forte dipendenza dal contesto globale mettono in evidenza i limiti di un modello economico ancora poco diversificato. In questo quadro, la capacità dei Paesi della regione di rafforzare le politiche macroeconomiche, promuovere la trasformazione produttiva e valorizzare il capitale umano sarà determinante non solo per le prospettive di crescita, ma anche per il posizionamento geopolitico dell’America Latina e dei Caraibi in un sistema internazionale sempre più competitivo e frammentato.
[1] CEPAL. (2024). Preliminary overview of the economies of Latin America and the Caribbean 2024. United Nations Economic Commission for Latin America and the Caribbean.
[2] World Bank. (2024). Global economic prospects: Latin America and the Caribbean. World Bank.
[3] IMF. (2024). World economic outlook: Navigating global divergences. International Monetary Fund.
[4] Ibi
[5] WTO. (2024). World trade outlook and statistics. World Trade Organization.
[6] Ibidem
[7] UNCTAD. (2024). World investment report 2024: Investment in sustainable development. United Nations Conference on Trade and Development.
[8] OECD. (2023). Global value chains and regional integration. Organisation for Economic Co-operation and Development.
[9] World Bank. (2024). Global economic prospects: Latin America and the Caribbean. World Bank.

Laureato in Scienze Politiche, attualmente iscritto alla laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso la LUISS. Ha approfondito sicurezza economica, geopolitica e intelligence attraverso un Master presso la SIOI. Il suo percorso accademico è stato arricchito da un periodo di studi in Finlandia, dove ha approfondito lo scenario delle crisi internazionali e delle dinamiche di sicurezza, acquisendo una prospettiva globale sulle sfide geopolitiche contemporanee. Appassionato di geopolitica, diplomazia e politiche di sicurezza internazionale.

