Il Qatar è ritenuto uno degli Stati arabi più influenti e attivi a livello internazionale. Basti pensare al ruolo cruciale di mediatore svolto nelle trattative tra Hamas e Israele per un cessate il fuoco a Gaza, ruolo riconosciutogli dagli Stati Uniti; i quali, a loro volta, considerano Doha un alleato strategico nel quadrante mediorientale. L’emirato inoltre, ospitando la Coppa del mondo di calcio del 2022 e nonostante alcune controversie riguardanti la sua organizzazione, ha dimostrato il sorprendente livello di sviluppo economico raggiunto. Non bisogna poi dimenticare che Al-Jazeera, l’emittente più importante nel mondo arabo, ha la propria sede a Doha ed è finanziata dai sovrani qatarioti. Il successo del piccolo Stato peninsulare affacciato sul Golfo Persico è merito della famiglia regnante al-Thani, in particolare degli ultimi due emiri: Hamad bin Khalifa (1995-2013) e Tamim bin Hamad (2013-), rispettivamente padre e figlio.
I motivi del successo
I motivi del perché il Qatar sia riuscito a trasformarsi in appena 50 anni da una piccola nazione focalizzata prevalentemente sulla pesca delle perle ad uno dei più prosperi Stati del Golfo sono molteplici, ma si possono riassumere nel sapiente intreccio tra risorse naturali, investimenti strategici e su scenari e tavoli sia regionali che internazionali, una accorta politica costruita dalla sua leadership negli ultimi 30 anni[1].
Risorse naturali – l’economia qatariota si fonda principalmente sugli idrocarburi, che rappresentano circa il 55% delle entrate statali e il 90% delle esportazioni. Il Qatar è il terzo produttore mondiale di gas naturale e il primo esportatore di gas naturale liquefatto (GNL), grazie al giacimento North Dome Gas Field, terzo al mondo per riserve accertate con 24.500 miliardi di metri cubi, pari al 14% delle riserve globali. Le riserve petrolifere ammontano a circa 26 miliardi di barili, facendo di Doha il nono produttore mondiale[2].
Investimenti strategici – dal 2008 il Qatar ha avviato un percorso di progressiva riduzione della dipendenza dagli idrocarburi attraverso il piano “Qatar National Vision 2030”, con l’obiettivo di trasformare il Paese in una società avanzata basata sullo sviluppo sostenibile. Questo progetto ha promosso investimenti in molteplici settori: industria, infrastrutture, energia rinnovabile, turismo, sanità, agricoltura e finanza. Attualmente nella sua terza e ultima fase (2024-2030), il piano ha ottenuto risultati molto positivi, migliorando la posizione del Qatar nelle classifiche internazionali per infrastrutture, trasporti, istruzione, finanza e qualità della vita[3].
Politica internazionale – il Qatar si è costruito nel tempo un ruolo di attore disponibile al dialogo e alla mediazione, puntando su un proprio soft power e passando da attore regionale minore nel quadrante del Golfo ad attore regionale chiave in Medio Oriente, capace di incidere anche in altri scenari. Questo percorso non è stato privo di difficoltà: i rapporti con l’Iran sciita, la Fratellanza Musulmana e movimenti terroristici come Hamas hanno creato tensioni, soprattutto con Emirati Arabi Uniti (EAU) e Arabia Saudita, culminate in una grave crisi nel 2017[4]. Tuttavia, il Qatar ha saputo riprendersi, adottando maggiore prudenza, riavvicinandosi ai vicini con cui condivide diversi interessi economici e l’alleanza statunitense, e soprattutto, stringendo un legame più saldo con la Turchia di Erdogan, partner dotato di hard power e con ambizioni di media potenza[5].
La diplomazia economica del Qatar in Africa
La partnership strategica con la Turchia, consolidatasi nell’ultimo decennio, ha amplificato le capacità di proiezione geopolitica del Qatar, attraverso una combinazione binomiale di harde soft power: alle forze e capacità militari della Turchia (hard) si affiancano il carisma diplomatico e le risorse finanziarie del Qatar (soft). È nel quadrante africano (in particolare Nord Africa), che questo binomio ha dato maggiormente prova di sé, entrando però spesso in contrapposizione con l’asse che vede insieme gli altri due attori principali del Golfo, Arabia Saudita e EAU. Ne è esempio la Libia, dove al governo di Tripoli, legato a Turchia (militarmente) e a Qatar (principale finanziatore economico), si contrappone l’area di Bengasi sotto il controllo del generale Haftar, sostenuto da EAU (ma anche da Russia e Francia). Il Qatar considera la Libia, sin dalla fase post-rivoluzionaria (2012), un asset geostrategico per la propria politica estera ed energetica, e la comunanza di vedute con Ankara gli ha permesso di mantenere una certa posizione nel teatro libico quando, con il sorgere del conflitto tra Tripoli e Bengasi, la componente militare è diventata propedeutica all’influenza politica[6]. La Libia è l’emblema di come il Qatar punti sulla diplomazia “economica” per attuare una politica estera efficace e vincente e di come il continente africano ricopra per questo un ruolo chiave fondamentale.
Ma cosa si intende esattamente con diplomazia economica? Secondo Stephen Woolcock e Nicholas Bayne si intende un processo decisionale e di negoziazione rispetto a questioni riguardanti le relazioni economiche internazionali, che include commercio, investimenti, finanza e ambiente[7]. È, in sostanza, l’arte di usare l’economia per raggiungere obiettivi diplomatici e geopolitici, l’uso strategico delle leve economiche per rafforzare gli interessi nazionali propri di uno Stato, con l’obiettivo di creare partnership durature e ottenere un vantaggio competitivo. Il concetto va ben oltre le semplici relazioni commerciali e finanziarie, integrando cultura, valori e cooperazione sostenibile. Il Qatar fa leva su questo strumento geopolitico e vi ricorre anche lì dove è in corso un nuovo “Scramble”, l’Africa sub-sahariana. Questo per 3 motivi fondamentali:
a) risorse e demografia: l’Africa è un continente estremamente ricco di materie prime, di idrocarburi (petrolio e gas), minerali e terre rare, fondamentali per l’alta tecnologia e l’iTech; inoltre, la popolazione africana è in costante crescita e presto potrebbe diventare il continente con il più alto numero di persone adulte in età lavorativa;
b) posizione geografica strategica: il continente africano è al centro di intersezioni chiave per il trasporto, commercio e le comunicazioni marittime globali;
c) Geopolitica: l’Africa potrebbe diventare un attore geopolitico chiave nel prossimo futuro, con alcune nazioni che, in una fase di transizione verso un nuovo ordine globale, cercano di diversificare i finanziatori e le alleanze per avviare processi di sviluppo e crescita economica continui e strutturali e acquisire peso sui tavoli internazionali.
Per queste ragioni, nuovi attori, non solo grandi (es: Cina, USA o Russia), ma anche medi e piccoli (inclusi Qatar e il vicino/rivale EAU, molto proattivo nel continente), sanno che in Africa si sta giocando una partita vitale.
Se l’Africa, sia per posizione geografica sia per legami storici con la Penisola Arabica, ha da sempre rappresentato un’area di grande importanza per la politica estera del Qatar, è pur vero che nell’ultimo decennio le relazioni tra Doha e il continente sono cambiate notevolmente. Il Qatar ha spostato la sua attenzione dai paesi nordafricani a quelli della zona sub-sahariana e da settori legati alle risorse naturali a beni e servizi[8].Questo cambio di prospettiva è stato declinato attraverso il già citato piano “Qatar National Vision 2030” e l’“African Mining Vision” (AMV), un modello di governance multilivello delle risorse naturali per i Paesi dell’Unione Africana proposto da Doha, il quale unisce il settore minerario alla trasformazione strutturale e alla diversificazione economica, puntando ad uno sviluppo socioeconomico sostenibile di lungo periodo e alla riduzione delle disuguaglianze sociali e spaziali che spesso si legano alle industrie estrattive. L’atteggiamento qatariota nei confronti dei paesi subsahariani fa leva su di una nuova tipologia di relazioni, opposta a quella neo-coloniale occidentale (Nord-Sud): semiperiferia – periferia (Est – Sud o Sud -Sud)[9]. In questo si declina l’“arma” della diplomazia economica della famiglia al-Thani, ma il principio vale, almeno in parte, anche per altri Stati del Golfo, come EAU, Arabia Saudita e Kuwait. Non è l’unico aspetto della diplomazia qatariota nel contesto africano. Anche in Africa Doha veste i panni di Stato-mediatore, presentandosi come facilitatore di accordi e risoluzione di tensioni e conflitti nel quadrante orientale (Etiopia-Eritrea, Kenya-Somalia, accordi di pace in Ciad). Ad esempio, è stato il Qatar a favorire il rilascio di Paul Rusesabagina, rilevante figura dell’opposizione rwandese al Presidente Kagame. Tutto questo distingue Doha da Abu Dabi, il cui ruolo proattivo nei conflitti dell’area è contro-tendente all’atteggiamento della prima.
Il gruppo Al-Mansour. Un focus sull’Africa centrale e meridionale
Secondo un’analisi dell’African Security Analysis (ASA) la presenza economico-finanziaria del Qatar si sta rafforzando nell’area centrale e meridionale del continente africano, dove recentemente (agosto 2025) Doha ha inviato una delegazione imprenditoriale multisettoriale guidato dallo sceicco Al Mansour bin Jabor bin Jassim Al Thani, membro della famiglia regnante e direttore del Government Communication Office (GCO)[10]. Ne fanno parte enti qatarioti dei settori dell’aviazione, energia, sanità, del settore immobiliare e della finanza, oltre a consulenti legali e specialisti in partnership pubblico-private. A inizio 2026 dovrebbero partire dei follow-up tecnici. Gli Stati interessati sarebbero 10 (Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Tanzania, Burundi, Zambia, Botswana, Mozambico, Zimbabwe, Angola e Gabon); gli investimenti messi in campo sono senza precedenti: circa 25/30 miliardi di dollari[11]. La strategia di investimento mira a combinare progetti su larga scala e ad alto impatto con ammodernamenti più rapidi e di minore entità. Sono diverse le motivazioni strategiche che sottendono a questo piano:
1) infrastrutture aeroportuali – l’aviazione è una importante leva di crescita, che favorisce il turismo e la circolazione di beni e merci ad alto valore;
2) energia e materie prime – gli investimenti energetici e minerari garantiscono la flessibilità necessaria per rifornire i mercati del Golfo, Cina e Occidente (lì dove sono si concentrano gli assets dell’alta tecnologia);
3) libero scambio – in più, si vogliono sfruttare i vantaggi dell’Area di Libero Scambio Continentale Africana per favorire gli investimenti finanziari[12]. L’obiettivo è rafforzare l’immagine del Qatar come partner affidabile in zone spesso al confine con aree di conflitti e instabili.
Ognuno dei Paesi africani interessati presenta dei rischi e delle opportunità. Nella Repubblica Democratica del Congo (sulla quale si dovrebbero concentrare la maggior parte delle risorse, circa 20 miliardi) il Qatar vorrebbe modernizzare gli aeroporti di Kinshasa e Lubumbashi, le linee di trasmissione elettrica e il settore energetico legato all’estrazione mineraria e alla lavorazione del rame e del cobalto; Ma punterebbe anche a settori molto importanti e critici, come l’assistenza sanitaria e l’edilizia urbana. In Tanzania Doha guarda ad infrastrutture portuali, ferrovie e ammodernamento degli aeroporti, oltre alle opportunità legate al GNL – il Qatar è il terzo produttore di gas naturale e primo esportatore al mondo di GNL. Il Mozambico offre possibilità di espansione attraverso progetti di conversione del gas in energia, gli hub cargo costieri e le infrastrutture turistiche. In generale, gli ambiti interessati spaziano dall’energia, alle infrastrutture, all’estrazione mineraria, alla logistica. I rischi sono molteplici e rappresentano delle vere e proprie sfide per il Qatar. Si tratta di problemi politici e di governance, questioni di sicurezza, finanziarie e valutarie, capacità di esecuzione, preoccupazioni ambientali e sociali e concorrenza di altri attori internazionali. Spesso queste sfide si presentano in un intreccio molto complicato che amplifica i loro effetti e non di rado alimenta conflitti e instabilità continua[13].
Un’arena competitiva
La centralità geopolitica dell’Africa sub-saharianaper i futuri scenari ne fa sicuramente un’arena competitiva. Per quanto riguarda l’area centrale e meridionale, diversi attori globali si contendono influenze e operatività in numerosi settori e ambiti. Oltre a giganti come Cina, Stati Uniti e Russia, è interessante osservare come concorrenti diretti del Qatar sono i suoi vicini del Golfo, Arabia Saudita ed EAU, e per l’appunto nei settori aeroportuale, minerario e logistico. Questa concorrenza porta ad un aumento delle offerte esterne rivolte agli Stati africani dell’area (i quali, in questa maniera, cercano di ridurre i rischi di legami e vincoli economico-finanziari con Paesi terzi troppo condizionanti) e complica l’accesso qatariota ai diritti di rotta; ma potrebbe anche aprire ad una maggiore collaborazione tra le tre monarchie arabe, per una sapiente gestione delle risorse e degli investimenti comuni. Nell’ambito della sicurezza dei Paesi africani poi, settore cruciale, Doha può contare sul proprio partner turco, il quale, grazie anche ai finanziamenti qatarioti, offre efficaci capacità competitive in ambito ingegneristico-militare e nella logistica mirata alla difesa[14].
Conclusioni
Il Qatar, Stato che ha costruito la sua forza sulla diplomazia, la mediazione e su un rapporto paritario e riconoscente verso l’altro, è oggi a tutti gli effetti uno degli attori che può svolgere un ruolo chiave per il futuro dell’Africa.Ma non solo; sembra essere consapevole che attraverso il successo della sua politica estera nel continente africano si possono ridefinire e consolidare nuovi assetti geopolitici che coinvolgono anche altre regioni, in primis la stessa Penisola Arabica. Infatti, se in Nord Africa l’asse Abu Dabi-Riad e l’asse Doha-Ankara si sono più volte contrapposti nel perseguire scopi e finalità diverse, nella zona centrale e meridionale il Qatar vedrebbe tutelati i propri interessi più attraverso una collaborazione con i suoi vicini arabi che non senza, nel comune scopo di tutelare gli equilibri dell’area del Golfo e il ruolo degli Stati appartenenti, in un futuro ancora incerto, al quale si guarda con ansia, aspettando un nuovo ordine globale.
BIBLIOGRAFIA
A.A.V.V.; Atlante Geopolitico 2025; Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani; 2025
African Security Analysis (ASA); Qatar’s Economic Diplomacy in Central and Southern Africa; African Security Analysis Situation Report; 2025; https://www.africansecurityanalysis.org/reports/qatar-s-economic-diplomacy-in-central-and-southern-africa
Bianco C. – Legrenzi M.; Le monarchie arabe del Golfo. Nuovo centro di gravità in Medio Oriente; Il Mulino; 2023
Government Communications Office (GCO); Qatar National Vision 2030. A Roadmap for Transformation; State of Qatar; 2025; https://www.gco.gov.qa/en/#
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI); Osservatorio Economico; infoMercatiEsteri; 2025; https://www.infomercatiesteri.it/materie_prime.php?id_paesi=112
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI); Qatar: un’economia oltre il petrolio; Export.gov.it; 2024; https://export.gov.it/node/2932
McSparren J. – D’Alessandro C.; The Implementation of Trade Relations and Industry Standards: The Qatari National Development Strategy & the African Mining Vision; «Centre on Governance Research Paper Series»; n. 1 (2017)
Woolcock S. – Bayne N.; Economic Diplomacy; in Cooper, A. F., Heine, J. & Thaukur, R. (redactor); The Oxford Handbook of Modern Diplomacy; Oxford University Press; Oxford; 2013; pp. 385-401
[1] Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI); Qatar: un’economia oltre il petrolio; Export.gov.it; 2024; https://export.gov.it/node/2932
[2] Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI); Osservatorio Economico; infoMercatiEsteri; 2025; https://www.infomercatiesteri.it/materie_prime.php?id_paesi=112
[3] MAECI; Qatar: un’economia oltre il petrolio. Per chi volesse approfondire il tema riguardante “Qatar National Vision 2030” è possibile consultare il sito ufficiale al seguente link https://www.gco.gov.qa/en/#
[4] I rapporti del Qatar con la Fratellanza Musulmana hanno creato divergenze con alcuni Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC, di cui lo stesso Qatar è membro), acuitesi nel 2017 quando Arabia Saudita, EAU, Bahrain ed Egitto hanno deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con il Qatar e hanno imposto limiti all’ingresso e al transito di merci e persone qatarine sul loro territorio. Le richieste di questi Stati erano pesanti; tra queste, la chiusura dell’emittente al-Jazeera, la rottura dei rapporti con la Fratellanza Musulmana, la riduzione delle relazioni con l’Iran e la chiusura di una base militare turca in Qatar. L’obiettivo di Riad e di Abu Dhabi (principali attori dell’azione) era sminuire il ruolo che il Qatar aveva saputo costruirsi dal 1995 a livello regionale e internazionale, con l’intento di riportare l’emirato ad uno status semi-satellite. Arabia Saudita e EAU non escludevano di favorire un cambio di leadership a Doha come risoluzione finale. Il Qatar e il suo emiro Tamim al-Thani sono però riusciti a far fronte alle pressioni imposte, aggirando il blocco grazie al sostegno turco, stringendo maggiormente legami con Kuwait e Oman (altri due Stati membri del GCC) e dirottando risorse verso lo sviluppo interno. Le divergenze hanno trovato una soluzione definitiva a gennaio 2021 con la dichiarazione di al-Ula, con la quale il GCC, omettendo qualsiasi riferimento alle richieste imposte al Qatar, ha dichiarato la ripresa della collaborazione tra i suoi Stati membri. Gradualmente Doha ha ricostruito le relazioni bilaterali con Arabia Saudita, EAU e Bahrain.
[5] Bianco C. – Legrenzi M.; Le monarchie arabe del Golfo. Nuovo centro di gravità in Medio Oriente; Il Mulino; 2023; pp. 69-74
[6] Ibidem; pp. 166-171
[7] Woolcock S. – Bayne N.; Economic Diplomacy; in Cooper, A. F., Heine, J. & Thaukur, R. (redactor); The Oxford Handbook of Modern Diplomacy; Oxford University Press; Oxford; 2013; pp. 385-401
[8] McSparren J. – D’Alessandro C.; The Implementation of Trade Relations and Industry Standards: The Qatari National Development Strategy & the African Mining Vision; «Centre on Governance Research Paper Series»; n. 1 (2017); p. 1
[9] Ibidem; p. 4
[10] Il GCO è l’organo che coordina le attività di comunicazione tra enti governativi e semi-governativi del Qatar e promuove la visione, le iniziative e i risultati raggiunti dal Paese; https://www.gco.gov.qa/en/#
[11] African Security Analysis (ASA); Qatar’s Economic Diplomacy in Central and Southern Africa; African Security Analysis Situation Report; 2025; https://www.africansecurityanalysis.org/reports/qatar-s-economic-diplomacy-in-central-and-southern-africa
[12] Id.
[13] Id.; esempi di instabilità continua sono il conflitto endemico nelle zone orientali della RDC e la minaccia terroristica nel Cabo Delgado in Mozambico.
[14] Id.

