Tra i tanti arcipelaghi che costellano l’Oceano Indiano (ad esempio, Maldive, Mauritius e Seychelles) e che sono meta di viaggi lussuosi per i turisti di tutto il mondo, ce n’è uno che è poco noto al grande pubblico: le isole Chagos. Situati tra l’Africa orientale e l’Asia meridionale, questi atolli sono da più di mezzo secolo al centro di una disputa internazionale che spazia dall’epoca del colonialismo fino alle tensioni geopolitiche odierne.

Nonostante l’arcipelago sia territorialmente contiguo a Mauritius, formalmente è amministrato dal Regno Unito. Al tempo stesso, gli Stati Uniti esercitano una grande pressione su queste terre coralline per via della base militare di Diego Garcia, una piattaforma gestita congiuntamente da Londra e Washington e tramite cui sono state coordinate le operazioni belliche avvenute nella regione mediorientale nel corso degli ultimi cinquant’anni.

Le isole Chagos, oggigiorno, sono reclamate dalla Repubblica di Mauritius[1] ed è la dimostrazione di come i retaggi coloniali continuino ad avere dei riverberi sulla politica internazionale contemporanea, in un quadro dove le strategie geopolitiche e le tensioni nel Vicino Oriente s’intrecciano in una matassa difficile da dipanare.    

Chagos: tra Regno Unito e Mauritius, storia di un arcipelago conteso

L’arcipelago delle Chagos, paradiso terrestre caratterizzato da sabbie bianche e acque cristalline, fu scoperto nel Cinquecento da esploratori portoghesi, ma a metà del Settecento venne occupato dai francesi, i quali già possedevano Mauritius come colonia a partire dal 1715[2]. Dopo la parentesi storica delle guerre napoleoniche, la Francia sottoscrisse con le potenze del Vecchio Continente nel 1817 il Trattato di Parigi che, oltre a inaugurare l’epoca della restaurazione degli equilibri di potere, sugellò una spartizione delle colonie d’oltralpe. Le Mauritius, comprese le Chagos, finirono nell’orbita britannica fino a metà del secolo scorso[3].

Il quadro mutò nel secolo scorso. Nel 1968[4], l’arcipelago delle Mauritius ottenne l’indipendenza dopo una lunga stagione di negoziati con Londra, andati in porto con l’accettazione di un notevole compromesso da parte di Port Louis. Le Chagos furono separate dal territorio del nascente Stato mauriziano e rimasero sotto la sovranità della Corona inglese, divenendo Territorio Britannico dell’Oceano Indiano. Il motivo di questa decisione è strettamente legato alle contingenze storiche di quel periodo: il mondo era calato nello stato di perenne tensione della Guerra Fredda e serviva un avamposto nell’Oceano Indiano a tutela degli interessi statunitensi, vista la mancanza di alleati nella regione. Non a caso, gli inglesi diedero agli americani la possibilità di costruire una fortezza militare sull’atollo principale dell’arcipelago chagossiano: Diego Garcia

Tutto questo, però, non avvenne senza ripercussioni sulla popolazione autoctona. Tra il 1967 e il 1973, circa duemila abitanti furono costretti ad abbandonare le Chagos e trasferirsi nelle vicine Mauritius e Seychelles per lasciare spazio alle installazioni militari[5]. L’esodo dei locali fu un vero e proprio trauma per la comunità chagossiana, ancora oggi non superato e che alcuni analisti considerano una violazione del diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Le modalità tramite cui le isole Chagos sono state separate da Mauritius sono state a lungo oggetto di un braccio di ferro legale e diplomatico, rispetto al quale si è espressa la Corte internazionale di giustizia dell’Onu (organismo deputato alla risoluzione delle controversie tra Stati). Nel 2019, il tribunale ha stabilito che il Regno Unito restituisca Chagos alla Repubblica di Mauritius[6], dal momento che la separazione tra i due arcipelaghi è avvenuta come conditio sine qua non ai fini della concessione dell’indipendenza.

In ottemperanza a quanto determinato dal tribunale internazionale e sotto la pressione dell’opinione pubblica mondiale, Londra si è decisa a firmare un accordo con Port Louis nel 2025[7], finalizzato al ricongiungimento dei due arcipelaghi. La Gran Bretagna rinuncerebbe a ogni pretesa di sovranità sulle Chagos, ma pagherà un canone di locazione per la base di Diego Garcia nei prossimi 99 anni, continuando a poterla utilizzare insieme agli Stati Uniti.

Diego Garcia: l’avamposto Usa nell’Oceano Indiano

Situato a poche miglia dalle coste africane e del Sud-Est asiatico, l’atollo di Diego Garcia rappresenta una perla preziosa nella vasta rete militare statunitense che si estende in tutto il globo. 

Costruita sul finire degli anni Sessanta, la piattaforma oggi vanta una pista aerea lunga più di tre chilometri da cui decollano diverse decine di cacciabombardieri, aerei cisterna e velivoli cargo[8]. La struttura ospita numerose unità militari, oltre centinaia di operatori civili, che garantiscono il coordinamento e la logistica delle operazioni che interessano tutta l’area che si estende dal Medio Oriente fino all’Asia meridionale. La base prese forma negli anni della Guerra del Vietnam (1955-1975) e venne usata come nodo logistico e hub di rifornimenti per le Forze armate statunitensi. Negli anni Settanta e Ottanta la base fu ulteriormente ampliata e fu in grado di accogliere un numero sempre più crescente di mezzi militari e di uomini in divisa, tanto da giocare un ruolo centrale durante la Guerra del Golfo (1990-1991) e nelle campagne militari in Afghanistan e in Iraq nei primi anni del Duemila[9].

La collocazione geografica della base militare consente di monitorare le rotte commerciali che collegano il Golfo Persico, il Corno d’Africa e l’Asia meridionale senza che occhi indiscreti assistano alle operazioni che avvengono sull’atollo grazie all’imponente e sofisticato sistema di sicurezza – composto da radar e da imbarcazioni di pattugliamento – che lo circonda. A tal proposito, l’impianto di presidi a tutela della salvaguardia dell’atollo ha dato recente prova di efficacia nell’intercettazione di un missile balistico diretto verso Diego Garcia, grazie all’intervento di una nave da guerra americana.[10]

Trump e l’ipotesi di uno Stato chagossiano in nome di Diego Garcia

La possibilità di un ricongiungimento tra Mauritius e Chagos è suonata come un campanello d’allarme per gli alleati storici di Londra, ovvero gli Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump ha aspramente criticato l’accordo tra Gran Bretagna e Mauritius definendolo “un grande errore”[11]. Secondo la Casa Bianca si starebbe cedendo un’isola fondamentale nel sistema di sicurezza dell’Alleanza Atlantica e il contratto di locazione non sarebbe una garanzia sufficiente per tutelare gli interessi anglo-americani nell’Indo-Pacifico.

Le preoccupazioni di Washington vanno lette in un contesto più ampio, dal momento che temono la presenza di un altro attore dietro il paravento dell’accordo siglato l’anno scorso: la Cina. Nell’ultimo decennio, Pechino ha saputo intessere una vasta rete di contatti con Paesi sparsi in diversi continenti – dal Sud America all’Africa – al fine di foraggiare iniziative economiche, imprenditoriali e industriali tramite investimenti cinesi, nell’ambito della Nuova Via della Seta. Nel novero di chi ha stretto accordi commerciali con la Cina, ci sono anche le Mauritius, le quali importano il 18% di beni da oltre la Muraglia e hanno accettato lauti finanziamenti per la realizzazione della JinFei Smart City[12], parco industriale e finanziario con tecnologie e infrastrutture avveniristiche.

Gli Usa temono che i cinesi possano avere accesso a delle informazioni sensibili che girano nelle stanze di comando di Diego Garcia, grazie alla loro presenza capillare nell’arcipelago. Ecco, dunque, che si fa strada una nuova ipotesi a Washington: la costruzione di uno Stato chagossiano associato agli Stati Uniti[13].

Il progetto, ancora ipotetico, potrebbe realizzarsi tramite lo strumento di “libera associazione”, chiamato Compact of Free Association, già utilizzato per la formazione di nuovi Stati nazionali nell’area del Pacifico come la Repubblica delle Isole Marshall, gli Stati Federati di Micronesia e la Repubblica di Palau. Lo schema prevede dei margini di autonomia in termini di gestione della politica e dell’economia locale, mentre Washington manterrebbe le leve di comando militare e degli apparati della difesa.

Uno scenario simile riflette la crescente importanza geopolitica dell’arcipelago nel contesto della competizione tra grandi potenze. Tra dispute di sovranità, memoria coloniale e rivalità geostrategiche, le isole Chagos continuano a rappresentare un piccolo ma decisivo tassello nel complesso mosaico della sicurezza globale.


[1] Daniel Boffey, What are the Chagos Islands – and why is the UK returning them to Mauritius?, The Guardian, 2025, https://www.theguardian.com/world/2026/jan/20/what-are-chagos-islands-uk-mauritius-explainer

[2] Government of Mauritius, https://govmu.org/EN/Pages/exploremauritius.aspx

[3] Government of Mauritius, https://govmu.org/EN/Pages/exploremauritius.aspx

[4] Mauritius Indipendence Act, UK Public General Acts, https://www.legislation.gov.uk/ukpga/1968/8/body

[5] Anna Di Lieto, La questione dell’arcipelago Chagos all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, SIDIBlog, 2017, https://www.sidiblog.org/2017/08/07/la-questione-dellarcipelago-chagos-allesame-della-corte-internazionale-di-giustizia/

[6] Harh Pant, A landmark ruling on the Chagos Islands, Asia Maritime Transaprency Inititative, 2019, https://amti.csis.org/a-ruling-from-the-hague/

[7] Agreement between the Government of the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland and the Government of the Republic of Mauritius concerning the Chagos Archipelago including Diego Garcia, London and Port Louis, 2025, https://assets.publishing.service.gov.uk/media/682f25afc054883884bff42a/CS_Mauritius_1.2025_Agreement_Chagos_Diego_Garcia.pdf

[8] Giuseppe Gagliano, Aeronautica Militare USA: alla scoperta della Base Diego Garcia nell’Oceano Indiano, un anello cruciale nella catena indo-pacifica, Report Difesa, 2025, https://www.reportdifesa.it/aeronautica-militare-usa-alla-scoperta-della-base-diego-garcia-nelloceano-indiano-un-anello-cruciale-nella-catena-indo-pacifica/

[9] Nitya Labah, US military base on Diego Garcia: What is its strategic importance?, Chatham House, 2026, https://www.chathamhouse.org/2026/02/us-military-base-diego-garcia-what-its-strategic-importance

[10] Neil Johnston, Iran fired missiles at Diego Garcia, The Telegraph, 2026, https://www.telegraph.co.uk/world-news/2026/03/21/iran-fire-ballistic-missiles-diego-garcia-chagos-islands/

[11] Trump accuses UK PM Starmer of ‘big mistake’ on Diego Garcia air base deal, Reuters, 2026, https://www.reuters.com/world/europe/trump-says-uks-starmer-making-a-big-mistake-diego-garcia-lease-2026-02-18/

[12] Roukaya Kasenally, China in Mauritius: Gateway to Africa or forgotten friend?, African Arguments, 2018, https://africanarguments.org/2018/08/china-in-mauritius-gateway-to-africa-or-forgotten-friend/

[13] Gordon G. Chang, How the US could lose its Diego Garcia military base to China, The Hill, 2025, https://thehill.com/opinion/national-security/5666569-diego-garcia-chagossians-future/

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