JNIM (JAMA’AT NUSRAT AL-ISLAM WAL-MUSLIMIN): ANALISI DEL GRUPPO E IMPLICAZIONI PER LA SICUREZZA ITALIANA

Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin (JNIM) è una coalizione jihadista affiliata ad Al-Qaeda, attiva in Africa Occidentale, formatasi nel 2017 come fusione di gruppi islamisti operanti nel Sahel, tra cui Ansar Dine, al-Murabitun e MUJAO.

L’organizzazione terroristica si è distinta come una delle quattro più mortali nel 2024 [1] e continua ad essere la più attiva nella regione, principalmente in Mali, Burkina Faso e Niger, mostrando una crescente capacità di proiezione transnazionale verso il Golfo di Guinea e, più recentemente, la Nigeria[2].

JNIM sfrutta le divisioni etniche e le difficoltà di governance nel Sahel per rafforzare la propria influenza, applicando tattiche di guerra economica, come dimostrato con il blocco del carburante in Mali iniziato a settembre 2025 [3]. La pressione su Bamako ha compromesso la capacità dello Stato maliano di esercitare autorità e garantire servizi pubblici, indicando un chiaro intento del gruppo jihadista di porsi come attore “pseudo-governativo”.

Profilo del gruppo

JNIM si configura come il principale attore non statale violento (VNSA) nel Sahel e costituisce oggi il nucleo jihadista più influente della regione. Il gruppo opera in un quadro insurrezionale articolato, in cui operano anche affiliati allo Stato Islamico (IS Sahel) e milizie etniche, ma mantiene una posizione prevalente per struttura e capacità operativa. L’obiettivo dell’organizzazione è l’imposizione della Shari’a nei territori controllati e la creazione di uno stato salafita-islamico in Africa Occidentale [4].

La struttura del gruppo segue una logica reticolare e semi-decentralizzata, articolata in unità combattenti note come Katibas, le quali operano con una relativa autonomia territoriale pur mantenendo una direzione strategica comune sotto la guida dell’emiro tuareg Iyad Ag Ghali.

Un elemento distintivo di JNIM è la capacità, almeno apparente, di superare le barriere etniche caratteristiche della fascia saheliana, unendo gruppi che si auto percepiscono come discriminati o esclusi dai processi decisionali statali sotto l’ideologia jihadista [5].

In particolare, la Katiba Macina, guidata da Amadou Koufa di etnia Fulani, rappresenta il principale vettore di radicalizzazione e proselitismo tra le comunità Peul, storicamente escluse dai processi decisionali statali. A testimonianza della capacità del gruppo di coinvolgere altre etnie, il defunto Souleymane Keïta, di origine Malinké, ha guidato il battaglione Khalid ibn al-Walid, che sotto l’egida della Katiba Macina, ha contribuito all’espansione del gruppo nel Mali meridionale e nelle aree di confine con Costa d’Avorio e Burkina Faso[6].

Tattiche militari e guerra ibrida

JNIM ha sviluppato un modello operativo fondato sulla combinazione sistemica di violenza armata e strumenti di pressione non militari, configurando una forma di guerra ibrida adattata al contesto saheliano.

Sul piano strettamente militare, il gruppo privilegia attacchi asimmetrici a basso costo ed alto impatto, facendo ricorso in modo intensivo a IED, imboscate e sabotaggi mirati alle linee di rifornimento, convogli, infrastrutture e basi governative isolate. JNIM ha dimostrato anche la capacità di estendere il proprio raggio di azione a Bamako, come dimostrato dall’attacco coordinato del 17 settembre 2024, evidenziando una capacità di colpire obiettivi militari sensibili [7].

Negli ultimi anni è stato inoltre documentato l’impiego di droni commerciali, dimostrando l’interesse del gruppo per tecnologie a basso costo e la riduzione dell’esposizione diretta dei combattenti [8].

Parallelamente, JNIM ha affinato una strategia di guerra economica volta a colpire selettivamente le capacità funzionali dello Stato.  In tal senso, il blocco delle forniture di carburante, avviato nel settembre 2025, rappresenta un salto qualitativo: attraverso il controllo di nodi logistici chiave, il gruppo ha inciso direttamente sulla capacità governativa di erogare servizi pubblici, condizionando negativamente la tenuta del tessuto socioeconomico della capitale.

Nel complesso, l’impiego combinato di strumenti militari asimmetrici e di leve economiche indica che JNIM sta andando oltre una postura insurrezionale meramente reattiva, configurandosi sempre di più come un VNSA orientato alla competizione diretta con lo Stato per il controllo del territorio. La stessa logica è evidente anche sul fronte della guerra informativa: l’organizzazione utilizza in modo sistematico i propri canali mediatici, come Az-Zallaqa Foundation, per rafforzare la narrazione di essere un attore in grado di garantire ordine e giustizia nei territori dove lo Stato è assente.

Implicazioni per la sicurezza nazionale italiana

Ad oggi JNIM non rappresenta una minaccia diretta e immediata alla sicurezza nazionale italiana. Il gruppo resta prevalentemente concentrato nel quadro saheliano, con una strategia orientata al controllo territoriale progressivo e alla competizione con gli Stati locali più che alla proiezione verso l’Europa. Tuttavia, una valutazione strategica impone di considerare le implicazioni indirette e sul medio-lungo periodo, le quali risultano rilevanti per gli interessi italiani.

Il primo fattore di rischio riguarda scenari di presa di potere o collasso statale nel Sahel, considerata la pressione esercitata dal gruppo jihadista su Bamako. Pur non disponendo attualmente delle capacità operative né del consenso necessario per conquistare direttamente una capitale, JNIM sta erodendo l’autorità statale in modo sistematico, favorendo la creazione di un embrionale “santuario jihadista”. Questa configurazione potrebbe consolidare la capacità di proiezione regionale del gruppo, arrivando, in uno scenario estremo, alla creazione di un’entità jihadista in analogia alla presa di potere dei Talebani in Afghanistan nel 1996, tanto da far emergere nel dibattito mediatico il termine “Sahelistan”[9].

Anche in assenza di un collasso istituzionale totale, la formazione di aree parallele che sfuggono al monopolio della forza statale possono essere utilizzate da gruppi jihadisti e reti criminali transnazionali. Questo fenomeno favorisce una convergenza tra terrorismo, traffici illeciti e pressione migratoria verso il Mediterraneo centrale, area di primario interesse strategico per l’Italia.

È stato evidenziato come gruppi terroristici abbiano storicamente sfruttato flussi migratori irregolari sia per fini logistici sia, in rari ma significativi casi, per infiltrazioni operative, pur senza che ciò implichi una sovrapposizione automatica tra terrorismo e migrazioni [10].

Sul fronte economico, la stabilizzazione del Sahel tutela interessi strategici italiani, inclusi investimenti energetici e infrastrutturali di ENI in Paesi limitrofi esposti a spillover jihadista come Costa d’Avorio e Ghana, impattando negativamente su sicurezza del personale e degli asset, rischio di interruzione di attività e una generale vulnerabilità degli investimenti energetici [11]. 

Infine, un ulteriore fattore di rischio nel Sahel è rappresentato da un aumento significativo dei rapimenti di cittadini stranieri ad opera di JNIM. Tra maggio e ottobre 2025 sono stati registrati almeno 22-26 sequestri in Mali, quasi il doppio rispetto al 2022 [12].

Questo dato segnala un’ulteriore componente strutturale dell’economic warfare del gruppo: i riscatti, oltre a costituire una fonte di finanziamento, mirano ad intimidire operatori stranieri, di conseguenza a scoraggiare investimenti, e quindi a destabilizzare ulteriormente il tessuto economico e sociale [13].

Tali episodi potrebbero coinvolgere anche cittadini italiani, come dimostra il caso della famiglia Langone rapita in Mali nel 2022 e liberata nel febbraio 2024 grazie all’intervento dell’Intelligence italiana [14],  considerando la presenza di ONG e operatori umanitari italiani attivi da anni nel Sahel.

Conclusione e prospettive per la politica italiana

L’evoluzione di Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin conferma come l’attuale instabilità del Sahel sia il prodotto di un conflitto jihadista radicato, favorito dal progressivo indebolimento delle istituzioni statali e dalla difficoltà di attuare politiche efficaci per affrontare le cause strutturali della crisi.

Il contesto politico della regione, segnato dal ritiro della presenza euro-americana e dall’emergere di potenze revisioniste come la Federazione Russa, che non hanno prodotto miglioramenti tangibili sul piano della sicurezza, limita le opzioni di intervento diretto.

In questo scenario, l’Italia ha già avviato una traiettoria pragmatica: il mantenimento della missione MISIN in Niger [15] e il rafforzamento della presenza diplomatica, come dimostrato dalla recente missione Tajani-Piantedosi [16], testimoniano l’impegno a mantenere aperti canali di interlocuzione con i Paesi della regione.

Nel medio-lungo periodo, tuttavia, la traiettoria mostrata da un attore come JNIM, rende necessario superare l’attuale immobilismo europeo e rivedere gli approcci precedenti inquadrati prevalentemente sull’hard security a trazione francese, che non hanno prodotto stabilizzazione duratura. In tale quadro, l’Italia potrebbe assumere un ruolo promotore di un approccio europeo multilivello, integrando sicurezza a governance e sviluppo, nonché una maggiore interazione con la società civile.

Ignorare l’evoluzione jihadista nel Sahel significherebbe minimizzare la principale fonte di instabilità regionale, con possibili ricadute anche sull’Italia e l’Europa intera.Per questo motivo è necessario rivedere l’approccio nella regione, con un impegno più coerente e soprattutto costruito su una prospettiva di lungo periodo.


[1]       Institute for Economics & Peace, «Global Terrorism Index 2025», 2025.

[2]       Al Jazeera e Reuters, «Al-Qaeda linked JNIM says one killed in its first Nigeria attack», 31 ottobre 2025. https://www.aljazeera.com/news/2025/10/31/al-qaeda-linked-jnim-says-one-killed-in-its-first-nigeria-attack

[3]       S. Lawal, «Is Mali about to fall to al-Qaeda affiliate JNIM?», 6 novembre 2025. https://www.aljazeera.com/news/2025/11/6/is-mali-about-to-fall-to-al-qaeda-affiliate-jnim

[4]       «Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM)», National Counterterrorism Center. https://www.dni.gov/nctc/terrorist_groups/jnim.html

[5]       J. Thompson, «Examining Extremism: Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin», lug. 2021. https://www.csis.org/blogs/examining-extremism/examining-extremism-jamaat-nasr-al-islam-wal-muslimin

[6]       D. Eizenga e W. Williams, «The Puzzle of JNIM and Militant Islamist Groups in the Sahe», dic. 2020. https://africacenter.org/wp-content/uploads/2020/11/ASB-38-EN.pdf

[7]       E. Alvaro, «Jihadismo nel Sahel: l’attacco a Bamako e la crisi securitaria», Geopolitica.info, 2024. https://www.geopolitica.info/jihadismo-sahel-bamako/

[8]       Nsaibia, Héni, «Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM)», ACLED. https://acleddata.com/report/jamaat-nusrat-al-islam-wal-muslimin-jnim

[9]       il Foglio, «Sotto i nostri occhi e a un passo da noi, si sta formando il “Sahelistan”». https://www.ilfoglio.it/il-foglio-ai/2025/11/01/news/sotto-i-nostri-occhi-e-a-un-passo-da-noi-si-sta-formando-il-sahelistan–8272587/

[10]     M. Demuynck e T. Renard, «Conceptualising and Addressing the Migration-Terrorism Nexus: Literature Review, Case Studies, and Policy Recommendations», International Centre for Counter Terrorism, lug. 2025. doi: 10.19165/2025.6672.

[11]     Africa Express, «Colpo grosso dell’Eni in Costa d’Avorio ma i jihadisti vogliono partecipare al banchetto». https://www.africa-express.info/2021/10/12/colpo-grosso-delleni-in-costa-davorio-ma-i-jihadisti-vogliono-partecipare-al-banchetto/

[12]     Africa News, «Mali sees record surge in foreign kidnappings by jihadist groups», 14 novembre 2025. https://www.africanews.com/2025/11/14/mali-sees-record-surge-in-foreign-kidnappings-by-jihadist-groups/

[13]     F. Berger, «Kidnappings in the Sahel – a favoured weapon of war», ISS Africa, 2023. https://issafrica.org/iss-today/kidnappings-in-the-sahel-a-favoured-weapon-of-war

[14]     «Liberazione dei tre connazionali sequestrati in Mali, nota di Palazzo Chigi», Presideza del Consiglio dei Ministri, feb. 2024. https://www.governo.it/it/articolo/liberati-i-tre-connazionali-sequestrati-nel-2022-nota-di-palazzo-chigi/25090

[15]     G. Dello Vicario, «NIGER: LA SFIDA ITALIANA NEL CROCEVIA DEL SAHEL, TRA SICUREZZA E COOPERAZIONE», C.A.S.I., set. 2025. https://centrostudicasi.com/niger-la-sfida-italiana-nel-crocevia-del-sahel-tra-sicurezza-e-cooperazione/

[16]     AISE, «Tajani e Piantedosi in Mauritania: inaugurata l’Ambasciata d’Italia a Nouakchott», 29/10″5. https://www.aise.it/farnesina/tajani-e-piantedosi-in-mauritania-inaugurata-lambasciata-ditalia-a-nouakchott/225240/1

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