ALGERIA CONTRO MAROCCO, DUE POTENZE REGIONALI CON POSIZIONI INCONCILIABILI

L’inimicizia tra il Marocco e l’Algeria ha caratterizzato la regione del Maghreb già dai primi anni “60: Algeri proclamò l’indipendenza nel 1961 e già nel 1963 si combattè la cosiddetta breve “Guerra della Sabbia” (“Sand War”) su pretese territoriali marocchine, risultando però inconclusiva. I due Stati hanno storia ed istituzioni molto diverse che hanno influenzato le decisioni prese per far fronte al rivale, sia in materia di politica estera che più puramente securitaria. Rimangono però degli importanti punti in comune: entrambi i Paesi sono importanti partner commerciali europei.

Il confronto tra Rabat ed Algeri ha coinvolto anche attori del Sahel, in una sfida per il controllo delle vie transsahariane.

Il Pomo della Discordia

Il punto di frattura più importante tra le due nazioni è certamente la questione del Sahara Occidentale. L’area è rivendicata dal Regno del Marocco ma è opposta da un fronte indipendentista, detto il Fronte Polisario”, sostenuto anche dalla Repubblica Algerina; è sul territorio di quest’ultima che si trovano i campi dove abitano i Sahrawi sostenitori del Fronte. La dominazione marocchina dell’area ha inizio con la “Marcia Verde”, una manifestazione organizzata dal governo marocchino che vide una massa di civili marocchini attraversare, disarmati, il confine con il Sahara Occidentale, all’epoca ancora colonia spagnolail 6 Novembre 1975; già in quel frangente incontrarono la resistenza del Polisario. Dopo l’annessione de facto del territorio, i militanti del Fronte hanno condotto un’insurrezione di bassa intensità, con classiche tattiche di guerriglia operando dal confine algerino. In risposta, l’esercito marocchino ha eretto una lunghissima fortificazione, il “Berm, che altro non è che un muraglia in sabbia a delimitare le aree abitate dai cittadini marocchini dal resto del Sahara Occidentale. La questione è estremamente sensibile per entrambe le capitali, costringendo gli altri Stati ad un sempre più difficile equilibrismo tra le posizioni del Marocco e dell’Algeria.

La situazione si riscaldò ulteriormente, fino alla rottura delle relazioni da parte di Algeri nel 2021, con la presentazione di un piano marocchino in cui veniva concessa l’autonomia alla regione ma comunque sotto sovranità di Rabat. Presentato inizialmente nel 2007, il piano fu promosso aggressivamente dal Marocco a partire dal 2024, ottenendo riconoscimenti chiave (in particolare la Francia nel 2024, infuriando gli algerini), fino all’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza nel 2025 (UNSC 2797).[1] I guerriglieri del fronte Polisario giurarono di osteggiare il piano e l’ONU, attaccando alcuni punti del Berm. La risposta dell’Algeria è stata un’impennata nella spesa militare, che in rapporto al PIL ora supera quella della Russia (nel 2025 9% contro l’8,5% russo).

La questione ha notevole risonanza nell’opinione pubblica delle nazioni coinvolte, con manifestazioni di strada da parte del popolo Sahrawi in capitali globali (sono infatti non ammesse dal governo marocchino sul territorio che controlla). Da parte del Marocco, il 6 novembre (giorno della Marcia Verde) è festa nazionale, con l’aggiunta poi del 31 ottobre (il giorno della decisione del Consiglio di Sicurezza 2797) sotto il nome di “Giorno dell’Unità”.

Gli eserciti a confronto

L’Esercito Reale del Marocco e l’Esercito Nazionale Popolare dell’Algeria hanno sviluppato sia punti in comune che di notevole differenza. I punti in comune hanno origine geografica, trattandosi di forze armate che devono operare su ampi spazi desertici, e storica, essendo entrambi gli Stati dello schieramento dei Non-Allineati durante la Guerra Fredda.

Di conseguenza, la componente di terra è dominata da formazioni meccanizzate, main battle tank e APC/IFV, ha accesso sia a mezzi su cingolo che su ruota e pretende la maggior parte del budget. L’aeronautica di entrambi gli Stati è una forza versatile e ben sviluppata, con discrete quantità di caccia multiruolo e un’ottima componente ad ala rotante, ha anche buone capacità di rifornimento aereo; queste forze stanno incrementando gli investimenti sui droni, specialmente per la ricognizione delle immensità del Sahara. La Marina ha, ovviamente, molto poco da offrire a delle potenze di terra desertiche, e per questo resta in fondo alla lista delle priorità per i budget dei rispettivi ministeri della difesa: sono di modeste dimensioni, ma non vanno comunque sottovalutate in capacità. Bisogna, infine, notare una forte similarità nelle strategie dietro gli acquisti di equipaggiamento: se entrambi gli Stati hanno un fornitore privilegiato (USA per il Marocco e URSS/Russia per l’Algeria), comunque si è dato spazio ad altri venditori (tra questi spicca la Francia per il Marocco e la Germania per l’Algeria), diversificando il loro approvvigionamento.

Le diversità tra le due forze discende principalmente dal fattore economico: l’esercito Algerino ha un budget ben più grande di quello marocchino.[2] Pur spendendo di meno in relazione al PIL per una maggior parte della Guerra Fredda, comunque l’esercito algerino ha importato significativamente più materiale di quello marocchino risultando in un enorme discrepanza nelle dimensioni dei due inventari. Dal 1997 in avanti avviene il sorpasso definitivo in termini assoluti, e poi in percentuale rispetto al PIL, allargando il divario. In parte le ragioni sono istituzionali: le forze armate algerine hanno un peso politico determinante, avendo rimpiazzato il vecchio presidente Bouteflika[3] con il militarista Tebboune; gli alti quadri dell’Esercito Nazionale Popolare sono di solito indicati con la sinistra espressione “Le Pouvoir” (“Il Potere”). Di contro, non vi sono meccanismi di controllo e trasparenza della spesa: non è certo che questo sarà efficiente, quando non semplicemente assorbita da tangenti ed altri fenomeni di corruzione.

Da un punto di vista quantitativo il vantaggio appartiene agli algerini su tutti i domini (terra, mare e aria), mentre sul piano qualitativo la situazione è più incerta. Solo una minoranza dei sistemi a disposizione dei due stati può essere considerato di ultima generazione: il Marocco in particolare fa molta leva sul meccanismo dell’Excess Defense Articles (EDA), il programma che permette agli alleati statunitensi di ricevere equipaggiamento in eccedenza, dalle fibbie delle cinture ai caccia multiruolo. Si tratta quindi di equipaggiamento da Guerra Fredda, che viene normalmente dagli anni “70 ed “80.

Si può notare, però, una spinta consistente verso la modernizzazione. Il Marocco possiede la nave più potente tra le marine africane, la FREMM Mohammed VI, ha richiesto l’acquisto del celebre HIMARS[4] e ha cominciato a ricevere elicotteri d’attacco AH 64 Apache nell’ultima configurazione “E”[5].

Gli sforzi di modernizzazione dell’Algeria sono però molto più notevoli, Algeri è uno degli acquirenti più fedeli del nuovo equipaggiamento russo, anche quello che fatica a trovare mercato (anche in patria) come il BMPT Terminator. L’acquisto più importante, però, è decisamente quello dei Sukhoi 57, nome in codice NATO “Felon”, il caccia di quinta generazione russo; dopo anni di negoziati riportati dalle agenzie governative, il primo avvistamento di un Felon in Algeria si è verificato quest’anno[6]. Di fronte ad un’aviazione marocchina che ancora utilizza il vetusto F5 Tiger, introdotto nel 1964, è un vantaggio molto notevole.

Il valore del Soft Power: il vantaggio economico e diplomatico marocchino

Può Algeri permettersi una spesa talmente esagerata? Nell’anno 2026 certamente sì. Il governo già accetta livelli di deficit statale intollerabili in un contesto europeo, la percentuale di deficit rispetto al PIL è spesso nelle due cifre[7], ma essendo un Paese petrolifero ha guadagnato enormemente dall’impennata del prezzo del petrolio.

Il vantaggio nei soft factors dell’economia e della diplomazia appartengono però al Marocco. Sebbene abbia un PIL più basso del rivale ($154,64 mld contro $263,62 mld), l’economia marocchina è molto più integrata, dinamica e diversificata rispetto a quella algerina, diventando la prima economia industrializzata del continente con il sorpasso del Sudafrica nel 2024.[8]

La parte più importante della difesa marocchina è però una delle campagne di soft power più di successo della storia, garantendo il supporto di molte capitali occidentali, soprattutto di Washington. Il Marocco fu uno dei primi Stati al mondo a riconoscere gli Stati Uniti, con una dichiarazione di amicizia (che però passò inosservata dai diretti interessati) emanata nel 1777: un decennio dopo fu firmato il Trattato di Amicizia Marocchino-Americano, il cui 240° compleanno è il 28 Giugno.In seguito all’indipendenza, Rabat si fece notare per la capacità di mediatore tra il mondo Arabo e quello atlantico, con un’ineccepibile storia di tolleranza verso gli ebrei che gli valse anche il sostegno della lobby israeliana-americana (in questo contesto si inserisce anche un avvicinamento con Israele in tempi recenti), conquistando anche i cuori del grande pubblico con opere culturali tra cui spicca, ovviamente, il classico film Casablanca del 1942.[9]

L’offensiva diplomatica di re Mohammed VI trova il suo apice con la decisione 2797 del Consiglio di Sicurezza, che si espresse a favore del piano di autonomia per il Sahara Occidentale, presentato per la prima volta nel 2007, il 31 ottobre 2025 con 11 voti in sostegno e 3 astensioni (l’Algeria, che sedeva nel Consiglio, non votò). Di contro, le relazioni tra la Repubblica Algerina e la sua principale benefattrice, la Russia, si sono dimostrate meno solide di quelle che legano il Marocco agli Stati Uniti: pur essendo fondamentale per l’industria militare moscovita e per il supporto logistico alle missioni in Africa Subsahariana[10], al voto del 31 ottobre il delegato russo fu uno dei 3 astenuti(gli altri furono i delegati del Pakistan e della Cina), affermando che, sebbene non voleva votare a favore di una proposta “sbilanciata”, comunque decise di “non bloccare” i lavori del Consiglio.[11]

Sul lato transahariano la situazione è più complicata. Algeri è accusata di aver creato, o almeno tollerato, le formazioni jihadiste che hanno posto la regione nel caos, per poter esercitare influenza sui suoi vicini[12]. Da un lato, le relazioni con gli stati che formano l’AES (“Alliance des États du Sahel”) sono preziose, sia per la vicinanza al medesimo benefattore, la Russia, che per il controllo delle vie transsahariane: qui spicca un progetto di gasdotto che, partendo dalla Nigeria, arriverebbe sulla costa algerina tramite il Niger[13], nella corsa per offrire alternative al gas russo per il ricco mercato europeo. Dall’altro, i militari dei paesi in questione non sono particolarmente entusiasti della condotta algerina, particolarmente il Mali che è, ancora oggi, il più colpito dall’insorgenza jihadista: gli accordi di Algeri furono la prima vittima della giunta golpista di Assimi Goita, e le relazioni sono solo peggiorate dall’abbattimento di un drone maliano nel marzo 2025[14] nonostante tentativi di mediazione successivi.

Rabat ha approfittato delle debolezze diplomatiche di Algeri, creando nel 2023 la “Atlantic Initiative” per interfacciarsi con i Paesi del Sahel, in cambio di uno uno sbocco sull’Atlantico[15], producendo il riconoscimento maliano della proposta marocchina per il Sahara Occidentale. Se il blocco imposto dai jihadisti al sud del Mali minaccia di far saltare la catena logistica verso l’Atlantico[16], il Marocco si è attivato anche per un gasdotto alternativo dalla Nigeria verso l’Europa[17].

Conclusioni

I rapporti di forza non si esauriscono al mero conteggio degli inventari bellici. Pur avendo capacità militari -almeno all’apparenza- più impressionanti di quelle del Marocco, chiaramente l’Algeria ne ha pagato il prezzo con un’economia meno diversificata ed un minore investimento nella diplomazia classica e culturale. Sul dossier del Sahara Occidentale, il vantaggio sembra proprio appartenere a re Mohammed VI.

La carta più interessante in mano ad Algeri sembra essere quella del gasdotto transsahariano, un utile elemento di pressione verso le capitali europee, a caccia di gas a basso prezzo. Recenti uscite del ministro degli esteri algerino, in favore dei paesi Arabi attaccati dall’Iran e voltando le spalle a quest’ultimo, fanno presagire ulteriori cambiamenti nell’orientamento estero del Paese.[18]


[1]UNSC 2797, https://docs.un.org/en/s/res/2797(2025)

[2]     Cifre provengono dalla banca dati della Banca Mondiale, https://data.worldbank.org/indicator/MS.MIL.MPRT.KD?locations=MA-DZ

[3]Rami Allahoum, “Algeria: President Bouteflika and the army’s political endgame”, Al Jazeera, 25 Aprile, 2018,  https://www.aljazeera.com/features/2018/4/25/algeria-president-bouteflika-and-the-armys-political-end-game

[4]Defense Cooperation Security Agency news release, https://media.defense.gov/2024/Dec/09/2003602646/-1/-1/0/PRESS%20RELEASE%20-%20MOROCCO%2021-27%20CN.PDF

[5]Africa Defence Forum, “Morocco Receives First Set of U.S. AH-64 Apache Attack Helicopters”, 25 Febbraio, 2025, https://adf-magazine.com/2025/02/morocco-receives-first-set-of-u-s-ah-64-apache-attack-helicopters/

[6]Parth Satam, “Algeria’s First Su-57E Reportedly Captured in Flight”, The Aviationist, 11 Febbraio, 2026, https://theaviationist.com/2026/02/11/algerias-first-su-57e/

[7]Dati da Trading Economics, https://tradingeconomics.com/algeria/government-budget

[8]Bilal Mousjid e Leanne de Bassompierre, “Comment le Maroc est devenu le champion africain de l’industrie devant l’Afrique du Sud”, Jeune Afrique, 28 Maggio, 2026, https://www.jeuneafrique.com/1799430/economie-entreprises/comment-le-maroc-est-devenu-le-champion-africain-de-lindustrie-devant-lafrique-du-sud/

[9]Trilogia di articoli sulle relazioni marocchino-americane, Fadwa Islah, “Maroc-États-Unis: un couple (presque) parfait”, Jeune Afrique, 30 Maggio – 1 Giugno, 2026, https://www.jeuneafrique.com/series/maroc-etats-unis-un-couple-presque-parfait/

[10]Linus Höller, “Investigation: Russian shadow airlines use Algeria as base for secretive missions”, Defense News, 30 Aprile, 2026, https://www.defensenews.com/global/europe/2026/04/30/investigation-russian-shadow-airlines-use-algeria-as-base-for-secretive-missions/ 

[11]UN Meetings Coverage and Press Releases, “With 11 Members Voting in Favor, 3 Abstaining, Security Council Adopts Resolution 2797 (2025), Renewing Mandate of Un Mission in Western Sahara for One Year”, https://press.un.org/en/2025/sc16208.doc.htm

[12]A. Piga e F. Carletti, “Sahel. Un mosaico di formazioni islamiste”, (AIEP editore, 2024), p. 159

[13]Redazione Jeune Afrique, “Gaz nigérian: l’Algérie passe à l’offensive avec son mégaprojet transsaharien”, 5 Giugno, 2026, https://www.jeuneafrique.com/1801464/economie-entreprises/gaz-nigerian-lalgerie-passe-a-loffensive-avec-son-megaprojet-transsaharien/

[14]Redazione RFI, “Mali files ICJ case against Algeria over destruction of military drone”, 5 Settembre, 2025, https://www.rfi.fr/en/africa/20250905-mali-files-icj-case-against-algeria-over-destruction-of-military-drone

[15]Fadwa Islah, “Maroc-Sahel: l’Initiative Atlantique de Mohammed VI fait son chemin”, Jeune Afrique, 6 Marzo, 2024, https://www.jeuneafrique.com/1544108/politique/maroc-sahel-linitiative-atlantique-de-mohammed-vi-fait-son-chemin/

[16]Jassim Ahdani, “Au Maroc, le transporteurs routiers de plus en plus réticents à assurer les liaisons vers le Mali”, Jeune Afrique, 3 Giugno, 2026, https://www.jeuneafrique.com/1799175/politique/au-maroc-les-transporteurs-routiers-de-plus-en-plus-reticents-a-assurer-les-liaisons-vers-le-mali/

[17]Charles Gitonga, “What does the Morocco-Nigeria pipeline involve?”, podcast BBC, 22 Aprile, 2026, https://www.bbc.com/audio/play/p0nfxbqh

[18]Arezki Said, “L’Algérie lâche son allié iranien et se solidarise avec les pays arabes”, Jeune Afrique, 2 Marzo, 2026, https://www.jeuneafrique.com/1770186/politique/lalgerie-lache-son-allie-iranien-et-se-solidarise-avec-les-pays-arabes/

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