Il 22 febbraio, sei giorni prima dell’inizio dell’operazione militare “Roaring Lion”, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato l’intenzione di Israele di costruire una grande alleanza geopolitica estesa dall’Africa al Mar Mediterraneo, passando per il Medio Oriente fino all’Asia Centrale, per contrastare quello che ha definito “l’asse sciita e sunnita fondamentalista”[1]. Mentre, da un lato, il blocco sciita ha come suo perno l’Iran e i diversi gruppi armati regionali, come Hezbollah, Houthi e milizie irachene, dall’altro il blocco sunnita è formato principalmente da stati-potenza della regione, non solo rientranti nella galassia della cosiddetta “Fratellanza Mussulmana” (Turchia, Qatar e Hamas), ma anche Pakistan, Arabia Saudita e Siria. Israele probabilmente teme che la Turchia, soprattutto dal 2024, dopo il rovesciamento del regime alawita in Siria, stia costruendo una grande alleanza regionale in funzione anti-israeliana che potrebbe avvicinarsi, se non addirittura collaborare, con il blocco sciita a guida iraniana. Questo ipotetico scenario sta spingendo Israele a cercare alleati che vadano ben oltre il semplice Medio Oriente, al fine di controbilanciare le potenze regionali filo-turche, come il Pakistan, e garantirsi degli alleati strategici, riducendo la propria dipendenza dagli Stati Uniti.
Il primo Paese a rispondere all’appello, dopo le dichiarazioni del primo ministro israeliano, è stata l’India, sebbene la visita in Israele di Modi era già prevista da tempo. L’entusiasmo con il quale il presidente indiano Modi ha salutato Netanyahu durante la sua visita di stato a Gerusalemme è la manifestazione di un’occasione politica che l’India aspettava da tempo. La posizione di non allineamento dell’India nello scacchiere internazionale l’ha portata negli ultimi quattro anni ad un allontanamento dagli Stati Uniti, per via dei suoi rapporti energetici con la Russia, e a subire una sorta di accerchiamento regionale ad opera della Cina. Mossa geopolitica importante quindi quella di Israele, che è stato il risultato di un negoziato che ha portato entrambe le parti a parlare di alleanza strategica. La “special strategic partnership” indo-israeliana permetterà l’istituzione di un accordo di libero scambio tra le parti e investimenti importanti nel settore tecnologico come l’intelligenza artificiale e le terre rare, grazie alla firma di 16 pacchetti di investimenti[2]. Nel settore militare i rapporti indo-israeliani sono già molto stretti. New Delhi è uno dei principali acquirenti di armi israeliane, e la cooperazione porterà allo sviluppo congiunto di missili balistici e droni a lungo raggio, sistemi di difesa anti-missile e tecnologia militare basata sul laser[3]. Questo rafforzamento della cooperazione israelo-indiana è fatta realizzata con lo scopo di controbilanciare l’asse Turchia-Pakistan, con Islamabad che sta sempre di più entrando negli equilibri geopolitici del Medio Oriente, rafforzando il proprio status geopolitico rispetto a New Delhi. Nel settembre 2025, infatti, Islamabad ha firmato un accordo militare con Riyad, anch’esso di carattere strategico, che potrebbe garantire anche la deterrenza nucleare a quest’ultima[4]. Sebbene soltanto l’India, in questo momento, abbia risposto all’appello, è chiaro che Tel Aviv cercherà di stringere rapporti importanti con stati anti-turchi e anti-iraniani come ad esempio la Grecia.
Altro mezzo di Israele per costruire una grande alleanza strategica sono gli Accordi di Abramo. Promossi nel 2020 per normalizzare i rapporti tra Israele e i Paesi arabi, sono diventati il riflesso di un progetto geopolitico molto più ampio che coinvolge il Mar Mediterraneo, il Mar Rosso e il Golfo Persico. Dopo l’entrata negli Accordi di Paesi come Marocco, Sudan, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, sembrerebbe che l’Accordo si stia per estendere anche al Kazakistan. Questo rappresenta un cambio di passo anche per quanto riguarda la natura stessa del Patto di Abramo dato che il Kazakistan è uno stato turco e non arabo. Se tale annuncio dovesse poi concretizzarsi, vuol dire che Israele e gli Stati Uniti entrerebbero nelle equazioni strategiche dell’Asia Centrale e soprattutto nella sfera di influenza turca: Astana è membro dell’Organizzazione degli stati turchi, promossa da Istanbul per favorire la cooperazione tra gli Stati di origine turca. Il Kazakistan è, inoltre, una potenza regionale in forte ascesa che sta assumendo una statura geopolitica sempre più autonoma dalla Russia, accelerata dallo scoppio della guerra russo-ucraina del 24 febbraio 2022, differenziando le proprie relazioni diplomatiche e avvicinandosi ad altre potenze come Stati Uniti e Cina, senza però tuttavia uscire completamente dalla sfera di influenza russa[5]. Astana sfrutta la propria posizione geografica per diventare il centro degli equilibri dell’Asia Centrale tra Stati Uniti, Russia e Cina al fine di accrescere sempre di più la propria statura nell’ordine internazionale. Nonostante tali dichiarazioni, progressi effettivi in questa direzione però non ci sono ancora stati. La nuova guerra in Medio Oriente potrebbe aver compromesso l’avvicinamento tra Astana e Tel Aviv anche se le dichiarazioni del primo ministro israeliano fanno intendere che, forse, anche con questo paese ci sono sviluppi in corso.
Il nuovo sistema di alleanza è ancora in evoluzione e gli attuali cambiamenti in Medio Oriente possono compromettere o rafforzare il nuovo sistema di alleanze che Israele ha l’ambizione di costruire. Sicuramente la sfida del nuovo Medio Oriente verterà intorno alla rivalità tra Israele da una parte e Turchia e Iran dall’altra.
[1]Middle East Monitor, Netanyahu speaks of forming “alliance” against “ Sunni and Shia axes” including arab states, “MEMO”, 23 febbraio 2026 (https://www.middleeastmonitor.com/20260223-netanyahu-speaks-of-forming-alliance-against-sunni-and-shia-axes-including-arab-states/).
[2] Ahmad Adil, Israel elevate ties, establish partenrship in critical, emerging technologies, “Anadolu Agency”, 26 febbraio 2026 (https://www.aa.com.tr/en/asia-pacific/india-israel-elevate-ties-establish-partnership-in-critical-emerging-technologies/3840861)
[3] Azad Essa, Everything you need to know about Modi’s visit to Israel, “Middle East Eye”, 23 febbraio 2026 (https://www.middleeasteye.net/explainers/whats-behind-israel-special-relationship-with-india).
[4]Samir Puri, Saudi Arabia and Pakistan’s mutual defence pact sets a precedent for extended deterrence, “Chtham House”, 23 settembre 2025 (https://www.chathamhouse.org/2025/09/saudi-arabia-and-pakistans-mutual-defence-pact-sets-precedent-extended-deterrence).
[5]Erlan Benedis-Grab, Kazakhstan joins the Abraham Accord, Bloomsbury Intelligence&Security Institute, 8 dicembre 2025 (https://bisi.org.uk/reports/kazakhstan-joins-the-abraham-accords).
