Gli attacchi coordinati in Mali del 25 aprile scorso lanciati da Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin (JNIM), con il supporto dei separatisti tuareg del Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), hanno evidenziato una trasformazione qualitativa della minaccia jihadista nel Sahel. L’impiego combinato di assalti terrestri, droni e propaganda audiovisiva mostra come i gruppi armati attivi nel quadro saheliano stiano evolvendo verso una minaccia ibrida: non più soltanto militare, ma anche psico-cognitiva ed economica. La crescente integrazione di questi domini rende la minaccia jihadista più difficile da identificare, attribuire e contrastare, aumentando il rischio di spillover verso gli Stati costieri dell’Africa occidentale.
L’analisi si propone di delineare l’evoluzione operativa del JNIM e la crescente centralità del dominio cognitivo nel conflitto saheliano, evidenziandone le implicazioni per la sicurezza regionale e per l’interesse strategico italiano.
La trasformazione operativa del JNIM e l’uso dei droni
JNIM, coalizione jihadista affiliata ad Al-Qaeda, è il principale attore non statale violento (VNSA) in Mali e in Africa Occidentale. JNIM opera attraverso una struttura decentralizzata composta da katibe semi-autonome integrate in una comune architettura strategica. Questo modello ha consentito di adattarsi negli anni alle dinamiche etniche e territoriali maliane. Tale flessibilità, unita alla capacità di capovolgere in chiave insurrezionale la logica controinsurrezionale (COIN) della “macchia d’olio”, ha favorito un’ efficace espansione e radicamento nelle aree rurali[1]. A partire dalla sua costituzione nel 2017, il gruppo è stato in grado di combinare controllo territoriale, mobilità operativa e inserimento nell’economia illecita regionale, aumentando quindi la propria proiezione negli altri Stati saheliani (Burkina Faso in primis e Niger) e verso i Paesi del Golfo di Guinea[2].
L’impiego di droni commerciali da parte del JNIM è l’indicatore più evidente della trasformazione del gruppo jihadista da attore insurrezionale a minaccia ibrida sofisticata.
La prima attività documentata risale a settembre 2023 nella regione di Mopti (Mali), con l’impiego di droni per il rilascio di ordigni esplosivi contro la milizia etnica Dogon Dan Na Ambassagou.[3]. Qui l’attacco è dimostrativo e poco efficace, non ancora identificabile in una dottrina propria del gruppo.
La seconda fase, identificabile nel 2024 come di transizione, coincide con un aumento di attacchi con droni in Mali e Burkina Faso, con primi impieghi di FPV (First Person View) kamikaze drones e una possibile prima convergenza tattica con il FLA.
La fase di consolidamento si colloca nel 2025, quando l’utilizzo dei droni cessa di essere episodico e assume un carattere ricorrente, evidenziando una progressiva integrazione nella dottrina operativa del JNIM, come mostrato dall’aumento significativo degli attacchi a partire da marzo dello stesso anno. Analizzando i dati raccolti dal Policy Center For The New South[4], è possibile individuare tre principali direttrici nell’evoluzione delle capacità UAV del JNIM:
- Impiego per attività ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) e sofisticazione operativa.
- Maggiore integrazione con attacchi via terra.
- Espansione geografica oltre il core saheliano, con il primo attacco documentato in Benin.
Gli attacchi coordinati senza precedenti del 25 aprile rappresentano, in questo senso, il punto di maturazione della trasformazione operativa del JNIM. L’azione combinata di unità inghimasi, capacità UAV e diffusione immediata di contenuti audiovisivi, evidenzia come il gruppo jihadista non sia solo una minaccia insurrezionale di tipo militare ma una minaccia ibrida in grado di estendere il conflitto a domini differenti, in particolare quello cognitivo.
La dimensione cognitiva del conflitto
Il dominio informativo ha assunto sempre più centralità nel contesto dei conflitti contemporanei e, in un contesto insurrezionale come quello maliano e saheliano, oltre alla rilevanza del controllo fisico del territorio è fondamentale la sfera percettiva e cognitiva del conflitto.
JNIM negli ultimi anni ha valorizzato progressivamente la dimensione informativa del conflitto come leva autonoma di influenza, affiancandola alla guerriglia sul terreno. Un modo per osservare concretamente questa evoluzione è rappresentato dall’impiego dei droni, poiché la visibilità dell’attacco diventa parte integrante dell’operazione stessa, con modalità di diffusione che ricordano sempre più quelle adottate dagli attori statali[4]. Le produzioni audiovisive diffuse dal gruppo mostrano frequentemente assalti contro rappresentazioni dello Stato e della giunta militare, movimenti coordinati su motociclette, operazioni notturne e scene successive agli attacchi, enfatizzando vulnerabilità e incapacità di risposta delle forze statali[5]. In questa strategia di logoramento psicologico, l’attentato suicida del 25 aprile a Kati che ha portato alla morte del ministro della Difesa maliano Sadio Camara rappresenta il punto più alto della pressione esercitata dal JNIM contro Bamako. Le successive indagini su possibili complicità interne alle FAMa hanno aumentato il clima di sospetto all’interno dell’apparato militare, alimentando la percezione di vulnerabilità del regime[6].
Inoltre, il fatto che il gruppo utilizzi prevalentemente droni economici adattati per scopi militari[7], evidenzia come essi siano fondamentali per le azioni non solo da un punto di vista dell’inflizione di danni, ma quanto più per scopo informativo e cognitivo.
In questa stessa logica si inseriscono le azioni di interdizione logistica, in particolare il blocco del carburante[8] in corso in Mali dal settembre 2025. L’impatto è duplice, materiale e cognitivo, poiché oltre a indebolire la mobilità delle forze governative e la continuità dei rifornimenti energetici, contribuisce ad amplificare la percezione di vulnerabilità dello Stato e la sua limitata capacità di controllo delle infrastrutture logistiche.
Questa “dottrina” del gruppo jihadista si inserisce in una più ampia strategia di erosione della sovranità statale, nella quale la dimensione cognitiva agisce come moltiplicatore degli effetti prodotti dall’azione militare e dalle forme di pressione logistica sul terreno.
Elementi di valutazione per l’interesse strategico nazionale
La traiettoria evolutiva del JNIM evidenzia come la minaccia jihadista nel contesto maliano, e in generale saheliano, sia sempre più ibrida e che non può essere contrastata esclusivamente attraverso categorie militari tradizionali. In questo quadro, oltre al rischio diretto per la tenuta dello Stato in Mali, emergono implicazioni sistemiche che investono direttamente l’architettura di sicurezza del “Mediterraneo allargato”[9], anche in relazione alla dimensione cognitiva del conflitto.
Il tutto si colloca in uno spazio informativo, già frammentato e competitivo, nel quale le campagne di influenza e la presenza dei paramilitari dell’Africa Corps (ex Wagner) agiscono da moltiplicatori della crisi, amplificando la vulnerabilità cognitiva della popolazione locale.
In conclusione, per riacquisire centralità e tutelare l’interesse nazionale italiano nella regione, diventa sempre più importante comprendere l’evoluzione multidominio della minaccia jihadista e le implicazioni della crescente centralità del dominio cognitivo nel conflitto saheliano. Questo può essere fatto tramite:
- Mantenimento della presenza militare in Niger: Mantenere il presidio militare a Niamey, tramite la Missione Bilaterale di Supporto in Niger (MISIN), quale avamposto logistico e informativo nel Sahel centrale, utilizzandolo anche come piattaforma per monitorare indirettamente la situazione in Mali. Questo dispositivo consente di portare avanti attività di cooperazione securitaria e iniziative CIMIC[10] (Civil-Military Cooperation), rafforzando la stabilità locale e la capacità di interlocuzione con le comunità rurali più esposte alle dinamiche insurrezionali.
- Cooperazione pragmatica con il Mali e contrasto alla proliferazione UAV: Nonostante i rapporti politicamente complessi con la giunta maliana, appare importante mantenere forme pragmatiche di dialogo e information sharing, soprattutto rispetto alla proliferazione di droni commerciali e all’evoluzione delle capacità operative dei gruppi jihadisti.
- Rafforzare il contenimento nei Paesi costieri: L’espansione del JNIM verso gli Stati del Golfo di Guinea rende sempre più rilevante il rafforzamento delle capacità di resilienza e sicurezza in Paesi partner come Benin e Costa d’Avorio[11], già esposti a dinamiche di spillover jihadista e rilevanti anche per la presenza di interessi economici italiani.
- Strategie di Cognitive Intelligence e prebunking: Implementare misure di cognitive intelligence e prebunking locali per neutralizzare, in chiave predittiva, la guerra psicologica e il terrore della propaganda jihadista[12].
[1] I. Fournier, «Insurgency and Counterinsurgency Dynamics in Mali», vol. 21, No. 1, Winter 2020.
[2] Africa Defence Forum, «JNIM Presses into Coastal States», mar. 2026, https://adf-magazine.com/2026/03/jnim-presses-into-coastal-states/
[3] ACLED, «ACLED Regional Overview Africa: April 2025». https://reliefweb.int/report/burkina-faso/acled-regional-overview-africa-april-2025
[4] N. Milnes e R. Lyammouri, «COUNTERING JNIM’S DRONE PROLIFERATION IN THE SAHEL», Policy Center For The New South.
[5] D. Garofalo, «Cognitive Domain Assessment | Strategic Implications of JNIM’s Campaign», feb. 2026, https://www.danielegarofalomonitoring.com/p/cognitive-domain-assessment-strategic
[6] Al Jazeera, «Mali probes soldiers suspected of involvement in military base attacks», 2 maggio 2026. https://www.aljazeera.com/news/2026/5/2/mali-probes-soldiers-suspected-of-involvement-in-military-base-attacks
[7] S. Lawal, «Are drones, AI making it harder to fight armed groups in the Sahel?», 11 maggio 2026. https://www.aljazeera.com/news/2026/2/11/are-drones-ai-making-it-harder-to-fight-armed-groups-in-the-sahel
[8] «Dozens of vehicles burnt as Mali jihadists enforce blockade ahead of Eid holiday», BBC, 21 maggio 2026. https://www.bbc.com/news/articles/cx21g1pdm92o
[9] Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, «Sahel e Africa occidentale». https://www.esteri.it/it/temi/aree_geografiche/africa/sahel-e-africa-occidentale/
[10] Minstero della Difesa, «MISIN, nel 2025 proseguite le attività di addestramento e cooperazione in Niger». https://www.difesa.it/operazionimilitari/op-intern-corso/niger-missione-bilaterale-supporto/notizie-teatro/misin-2025-proseguite-attivita-addestramento-e-cooperazione-in-niger/87000.html
[11] Africa Express, «Colpo grosso dell’Eni in Costa d’Avorio ma i jihadisti vogliono partecipare al banchetto». https://www.africa-express.info/2021/10/12/colpo-grosso-delleni-in-costa-davorio-ma-i-jihadisti-vogliono-partecipare-al-banchetto/
[12] M. Lombardi, «Dalla guerra al terrorismo al terrorismo in guerra», feb. 2025, https://www.sicurezzanazionale.gov.it/data/gnosis/articles/f3e2e91d-8999-4cb6-8832-5e88e07e4f9e/attachments/02c85ec4-52a9-411e-80c6-353d7f0c3eed/download?view=true

