Per anni il dibattito sulla sicurezza energetica europea si è concentrato quasi esclusivamente sull’accesso alle risorse e sulla possibilità di rendere gli stati membri sempre più autonomi energeticamente. La crisi del gas seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha confermato quanto la dipendenza da fornitori esterni possa trasformarsi in uno strumento di pressione geopolitica. In questo quadro, anche i recenti episodi di instabilità delle reti elettriche europee, tra cui il blackout che ha interessato la penisola iberica, hanno evidenziato la crescente complessità dei sistemi energetici interconnessi. Pur non essendo riconducibili a cause esclusivamente cyber o alla presenza delle energie rinnovabili, tali eventi mostrano come la resilienza delle reti elettriche stia assumendo una rilevanza strategica crescente.
Da questa prospettiva, la transizione energetica europea[1] appare come una risposta strategica coerente: ridurre la dipendenza dagli idrocarburi, aumentare la quota di energie rinnovabili e rafforzare l’autonomia energetica del continente, digitalizzando, altresì, l’intera catena del valore.
Eppure, questa trasformazione nasconde in sé un paradosso strutturale. Nel tentativo di ridurre la dipendenza energetica esterna, l’Europa sta costruendo un sistema che diventa progressivamente più dipendente da infrastrutture digitali complesse: le “smart grid”, ovvero le reti elettriche intelligenti destinate a sostenere il sistema energetico del futuro.
Tali reti, se da un lato consentono di integrare fonti rinnovabili intermittenti e migliorare l’efficienza complessiva del sistema elettrico, dall’altro introducono un livello di complessità e interconnessione che ampliano in modo significativo il perimetro e le superfici di attacco cyber. Il rischio strategico non scompare, ma si riconfigura.[2]
D’altro canto, il problema non riguarda esclusivamente la protezione delle reti da attacchi informatici, ma anche il controllo strategico delle tecnologie che ne consentono il funzionamento.
La cybersecurity [3]delle smart grid si intreccia quindi con la più ampia questione della sovranità tecnologica energetica europea.
Le smart grid come infrastruttura energetica digitale
La rete elettrica tradizionale del XX secolo era costruita su un modello centralizzato e relativamente lineare, basato su grandi impianti di produzione e su una distribuzione unidirezionale verso i consumatori finali. Questo sistema, pur non privo di vulnerabilità fisiche, era caratterizzato da una limitata dipendenza da infrastrutture digitali.
Le smart grid rappresentano un mutamento radicale rispetto a questo modello. Esse emergono in risposta a un sistema energetico sempre più decentralizzato, multidirezionale e complesso, nel quale la produzione non è più concentrata in pochi grandi impianti ma distribuita su migliaia di fonti rinnovabili, come impianti fotovoltaici privati e parchi eolici. A questo si aggiungono sistemi di accumulo energetico (BESS), la crescente diffusione della mobilità elettrica, il ruolo attivo dei consumatori nella gestione dei consumi e soprattutto la crescita di grandi consumatori industriali digitali come i data center, che stanno diventando infrastrutture critiche a loro volta dipendenti dalla stabilità della rete elettrica.
In questo contesto si inserisce anche lo sviluppo del mercato della cosiddetta flessibilità energetica, che mira a modulare in tempo reale domanda e offerta attraverso meccanismi di pricing dinamico e gestione intelligente dei carichi. Le smart grid sono, dunque, la condizione tecnica necessaria, la conditio sine qua non, per rendere possibile questa granularità operativa e per questo rappresentano uno degli elementi chiave della transizione energetica promossa dall’Unione Europea.
Complessità tecnica e convergenza tra IT e OT
Il funzionamento delle smart grid richiede un flusso continuo e bidirezionale di dati. In particolare, a titolo di esempio, sensori distribuiti lungo la rete, contatori intelligenti installati presso gli utenti finali, sistemi SCADA per il controllo industriale, piattaforme cloud per la raccolta e l’elaborazione dei dati e algoritmi di intelligenza artificiale sono alcuni dei sistemi hardware e software necessari per la digitalizzazione del dato energetico, nonché asset strategico per la gestione dell’approvvigionamento energetico e della conseguente autonomia energetica nazionale, costituendo l’architettura operativa del nuovo sistema.
Questa evoluzione determina una crescente convergenza tra Operational Technology (OT) e Information Technology (IT), due domini storicamente separati. Le infrastrutture energetiche, che in passato erano isolate o comunque scarsamente connesse a reti esterne, sono oggi integrate in ecosistemi digitali che utilizzano protocolli Internet, servizi cloud e interfacce software complesse, producendo un effetto diretto sulla sicurezza: l’espansione della superficie d’attacco.
Ogni componente connesso, ogni aggiornamento software, ogni punto di accesso remoto rappresenta un potenziale vettore di compromissione. Come evidenziato dall’European Union Agency for Cybersecurity[4], la digitalizzazione del settore energetico non aumenta soltanto l’efficienza, ma introduce anche nuove vulnerabilità sistemiche difficilmente isolabili. In altre parole, la digitalizzazione non costituisce uno strumento di modernizzazione del settore energetico, ma ne diventa una nuova fonte di rischio strategico.
Il paradosso strategico della transizione energetica
È in questo punto che emerge il vero dilemma strategico della transizione energetica europea. Tradizionalmente, la sicurezza energetica è stata definita in termini di accesso alle risorse fisiche e stabilità delle forniture. La crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina ha mostrato quanto questa dimensione rimanga centrale nella geopolitica contemporanea.
La transizione verso le energie rinnovabili mira a ridurre questa dipendenza strutturale. Tuttavia, parallelamente, si sviluppa una nuova forma di vulnerabilità legata non più alle risorse energetiche in senso stretto, ma alle infrastrutture digitali che ne permettono la gestione. L’energia diventa sempre più dipendente da software, reti di comunicazione, sistemi di controllo industriale e flussi di dati.
Questo fenomeno può essere interpretato attraverso il concetto di risk transfer elaborato da Ulrich Beck[5] nella teoria della società del rischio. Secondo questa prospettiva, il progresso tecnologico non elimina i rischi, ma li trasforma e li redistribuisce. Nel caso delle smart grid, il rischio non viene semplicemente trasferito, ma redistribuito tra dimensioni differenti. Alla vulnerabilità geopolitica legata alle materie prime si affiancano nuove vulnerabilità cyber, tecnologiche e infrastrutturali che rendono la sicurezza energetica sempre più multidimensionale.
Di fronte a questa realtà, il vero dilemma strategico non consiste nello scegliere tra transizione energetica e sicurezza. Le smart grid sono infatti indispensabili per integrare quote sempre maggiori di energia rinnovabile e garantire il funzionamento di un sistema energetico decarbonizzato. La questione riguarda piuttosto la capacità di accompagnare l’innovazione tecnologica con adeguate misure di resilienza cyber. In questo senso, la protezione delle infrastrutture critiche non può più essere considerata un elemento separato dalle politiche energetiche, ma deve diventare una componente strutturale della transizione stessa.
Inoltre, la crescente digitalizzazione del sistema energetico europeo genera nuove forme di dipendenza da componenti hardware, software, servizi cloud e semiconduttori spesso prodotti o controllati da attori extraeuropei. La questione della sicurezza energetica si intreccia quindi non solo con il controllo delle supply chain tecnologiche e con la competizione strategica tra grandi potenze, ma anche con la capacità di controllare tecnologie critiche spesso concentrate in poche filiere globali caratterizzate da elevati livelli di concentrazione tecnologica e industriale, in particolare tra Stati Uniti e Cina.
Cyber attacchi e precedenti operativi
L’International Energy Agency[6] ha sottolineato come la digitalizzazione sia ormai un elemento strutturale e non reversibile dei sistemi energetici moderni. Tuttavia, essa comporta anche una crescente esposizione a minacce ibride, che spaziano dal sabotaggio allo spionaggio arrivando fino alla destabilizzazione sistemica di un intero paese.
Difatti, un attacco informatico contro una smart grid può produrre effetti multipli nel breve e medio termine. Può alterare i dati di monitoraggio della rete, compromettere i sistemi di bilanciamento tra domanda e offerta oppure interrompere la distribuzione elettrica in aree specifiche. In un contesto di crescente elettrificazione dei trasporti, dell’industria e dei consumi domestici, anche interruzioni temporanee possono generare effetti a catena significativi sul piano economico e sociale. Oggi, proteggere il dato significa garantire sicurezza non solo alle istituzioni ed alle infrastrutture critiche, ma anche al singolo cittadino.
I casi più rilevanti in questo senso restano l’attacco alla rete elettrica ucraina del 2015, seguito da un secondo episodio nel 2016 basato sul malware Industroyer [7](noto anche come Crashoverride). In particolare, nel dicembre 2016 il gruppo di hacker russi Sandworm (affiliato all’intelligence militare russa GRU), colpì la rete elettrica dell’Ucraina settentrionale, inclusa una sottostazione nei pressi di Kiev, provocando un’interruzione di corrente che lasciò la Capitale senza elettricità per circa un’ora, nel mezzo dell’inverno. L’attacco si distinse per due fattori tecnici importanti: il meccanismo di azione in quanto il malware fu il primo ad essere progettato specificatamente per colpire direttamente le infrastrutture elettriche, inviando comandi agli interruttori delle sottostazioni elettriche mediante protocolli di comunicazione standard (IEC 60870-5-101/104, 61850); le conseguenze, la campagna fu il secondo maggior attacco condotto contro l’Ucraina alle sue infrastrutture critiche, dopo il primo attacco nel dicembre 2015, distinguendosi per il primo impiego di malware capace di agire direttamente sui sistemi di controllo e evidenziando le conseguenze di una penetrazione informatica sui servizi essenziali. Nel 2022 lo stesso gruppo ha tentato nuovamente di colpire la rete elettrica con una versione aggiornata del malware Industroyer2 [8]con invio di comandi non autorizzati ai sistemi SCADA[9], ma l’azione è stata bloccata prima che potesse innescare un blackout della portata dei casi del 2015 e 2016. Questo ultimo tentativo di attacco è la riprova che i cyberattacchi alle reti del Paese hanno plurime finalità soprattutto se effettuati in concomitanza con un’invasione fisica, come avvenuto in Ucraina con il blocco delle trasmissioni militari.
L’aspetto più rilevante di questi eventi non è soltanto il danno immediato, ma la dimostrazione che il cyberspazio può produrre effetti fisici diretti sulle infrastrutture critiche. Allo stesso tempo, la possibilità e la capacità di un determinato attore di prendere il controllo di infrastrutture come le reti elettriche dimostra che nessun sistema elettrico interconnesso può considerarsi immune.
Inoltre, in un contesto caratterizzato dalla crescente diffusione delle minacce ibride, la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche non si limita più agli attacchi informatici. Episodi come il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel 2022[10], i ripetuti danneggiamenti di cavi sottomarini nel Mar Baltico [11]e la crescente attenzione della NATO [12]alla protezione delle infrastrutture critiche dimostrano come energia, cyberspazio e sicurezza strategica costituiscano ormai un unico dominio operativo.
L’offensiva contro le infrastrutture energetiche non è di natura puramente militare o cyber: si estende alla manipolazione delle informazioni e alla pressione economico-sociale, configurandosi come una forma di guerra asimmetrica in cui l’attaccante conserva un vantaggio strutturale sul difensore. Nella maggior parte dei casi, infatti, l’attacco non è identificabile nell’immediato — emerge solo quando produce i suoi effetti — e risulta spesso impossibile attribuirne la responsabilità a un attore preciso, la cui dimensione e capacità militare possono peraltro essere marginali.
Le minacce ibride sfruttano proprio questa difficoltà di attribuzione, unita alla convergenza tra domini differenti e all’interdipendenza delle infrastrutture critiche, accrescendo la complessità della risposta strategica. Il danno, del resto, non si esaurisce nell’interruzione del servizio: un attore ostile può mantenere un accesso persistente al sistema compromesso, esfiltrare informazioni strategiche, alterare i dati operativi o predisporre future azioni di sabotaggio. La minaccia assume così una natura multidimensionale, che combina spionaggio, coercizione e potenziale interruzione dei servizi essenziali.
Tale attacco, oltre alle tipologie più comuni come malware, può avvenire mediante DDoS (Distributed Denial of Service)[13], una tipologia di attacco per compromettere o impedire agli utenti l’accesso alle risorse prese di mira, esaurendo la larghezza di banda su cui si basano i servizi, al fine di saturare la rete o come diversivo per coprire altre violazioni di dati, oppure per dimostrare la capacità di poter prendere il controllo di qualsivoglia infrastruttura presa di mira.
Lo scopo, dunque, diventa duplice: violare i sistemi informatici, penetrare più profondamente possibile e usare diversivi al fine di sabotare e danneggiare le strutture vitali per un determinato Paese in modo da poter attentare alla sicurezza nazionale o alla posizione strategica. Un fil rouge che collega i casi precedentemente analizzati.
La distinzione tradizionale tra minaccia fisica e minaccia digitale tende quindi a ridursi, lasciando spazio a forme di pressione strategica sempre più integrate e sempre più invisibili.
Di fronte a questo scenario, l’Unione Europea ha avviato un progressivo rafforzamento del quadro normativo e strategico relativo alla sicurezza delle infrastrutture critiche. La digitalizzazione del sistema energetico viene oggi accompagnata da politiche di cybersecurity e da iniziative orientate alla resilienza, con il coinvolgimento dell’Agenzia europea per la cybersecurity e di altri attori istituzionali.
Il dilemma per l’Unione Europea risiede nel bilanciare la digitalizzazione necessaria per il raggiungimento degli obiettivi climatici con il controllo strategico dell’infrastruttura. La vera sfida non è solo impedire lo spegnimento della rete da parte di attori malevoli, ma piuttosto mantenere il controllo sulle dipendenze tecnologiche (software, firmware e cloud) da fornitori al di fuori dell’orbita europea.
Parallelamente, alcuni Stati membri stanno sviluppando soluzioni orientate ad aumentare la resilienza delle infrastrutture critiche. In Italia, ad esempio, si stanno sperimentando modelli basati su microgrid e sistemi energetici autonomi in grado di operare temporaneamente in modalità “isola”, garantendo continuità operativa a infrastrutture strategiche quali ospedali, centri di emergenza e installazioni militari anche in caso di guasti o attacchi alla rete principale. Il sistema è in grado di produrre, immagazzinare e gestire energia in modo completamente autonomo, distaccandosi totalmente dalla rete nazionale (funzionamento in islanding), mediante l’installazione e la gestione di impianti FRNP e sistemi di accumulo (BESS) in loco, riducendo l’esposizione cyber e l’interdipendenza con la rete principale e incrementando la capacità di assicurare continuità operativa in condizioni di crisi.
Tuttavia, la sfida principale resta di tipo strutturale. La velocità della trasformazione digitale del sistema energetico è spesso superiore alla capacità di adattamento delle misure di sicurezza e delle architetture di difesa.
Conclusioni
Il vero nodo della transizione energetica europea non è la ricerca di un equilibrio tra sostenibilità e sicurezza, ma la trasformazione radicale del concetto stesso di sicurezza energetica.[14] Le smart grid non sono un semplice aggiornamento tecnologico del sistema elettrico: sono l’infrastruttura politica ed economica che rende possibile la decarbonizzazione europea. Difatti, senza digitalizzazione avanzata, gestione in tempo reale e integrazione di sistemi distribuiti, la transizione energetica non esisterebbe nella forma attuale.
Ma è proprio questa dipendenza strutturale dal digitale a ridefinire il perimetro della vulnerabilità strategica europea. Le reti elettriche diventano sistemi cyber-fisici integrati, nei quali la separazione tra infrastruttura energetica e infrastruttura informatica non è più operativamente sostenibile. La sicurezza della rete non dipende più soltanto da capacità produttiva, diversificazione delle fonti o stabilità geopolitica degli approvvigionamenti, ma dalla resilienza di un ecosistema digitale complesso, interconnesso e permanentemente esposto.
In questo senso, il progetto integrato sviluppato da RSE sulla cybersecurity dei sistemi energetici[15] rappresenta un indicatore chiaro della direzione strategica europea. La protezione delle infrastrutture non è più concepita come una barriera esterna al sistema, ma come una componente interna imprescindibile della sua architettura. Tecnologie come l’intelligenza artificiale per il rilevamento delle anomalie, i digital twin per la simulazione degli attacchi e i sistemi avanzati di crittografia non servono semplicemente a “difendere” la rete, ma a renderla operativa in un ambiente di minaccia permanente.
Questo passaggio è decisivo perché sancisce la normalizzazione del rischio cyber come condizione strutturale del sistema energetico europeo. La cybersecurity non è più un livello aggiuntivo di protezione della rete: è diventata una condizione necessaria del suo funzionamento.
Il risultato è un paradosso strategico ormai difficilmente eludibile. Nel tentativo di ridurre la vulnerabilità geopolitica legata agli idrocarburi, l’Europa sta costruendo un sistema energetico che dipende in modo crescente da infrastrutture digitali altamente esposte. Alla tradizionale dipendenza dalle risorse energetiche si affiancano nuove dipendenze tecnologiche e digitali, ampliando il perimetro della vulnerabilità strategica europea.
La transizione energetica, in altri termini, non elimina le vulnerabilità strategiche ma ne determina una redistribuzione. La dipendenza dagli idrocarburi tende a ridursi, mentre emergono nuove vulnerabilità legate alle infrastrutture digitali, alle supply chain tecnologiche e alla sicurezza dei dati.
Ne consegue che la cybersecurity non può più essere considerata una mera dimensione tecnica della sicurezza energetica. Essa è divenuta il suo asse strutturale. La capacità dell’Europa di sostenere la transizione energetica non dipenderà soltanto dalla produzione di energia pulita o dalla diversificazione delle fonti, ma dalla resilienza delle infrastrutture digitali che rendono possibile l’intero sistema.
In questo scenario, la sicurezza energetica europea dipenderà sempre meno dalla sola disponibilità delle risorse e sempre più dalla capacità di governare simultaneamente dipendenze energetiche, tecnologiche e digitali.
[1] European Commission; Digitalising the Energy System – EU Action Plan (documento ufficiale, DocsRoom); ec.europa.eu; 2022; https://ec.europa.eu/docsroom/documents/48878
[2] World Economic Forum; Global Risks Report 2025; World Economic Forum; 2025; https://reports.weforum.org/docs/WEF_Global_Risks_Report_2025.pdf
[3] Eurelectric; Cybersecurity in the power sector; eurelectric.org; 2025; https://www.eurelectric.org/in-detail/cybersecurity-in-the-power-sector/
[4] ENISA; Cybersecurity and Resilience of Smart Grids; ENISA – European Union Agency for Cybersecurity; 2024
[5] Beck, U.; Risk Society: Towards a New Modernity; Sage, Londra; 1986.
[6]IEA; AI and energy security; International Energy Agency; 2017. https://www.iea.org/reports/energy-and-ai/ai-and-energy-security
[7] MITRE ATT&CK; 2016 Ukraine Electric Power Attack (Campaign C0025); The MITRE Corporation; 2023; https://attack.mitre.org/campaigns/C0025/
[8] INCIBE-CERT; Industroyer2, the Ampere Strikes Back; INCIBE-CERT; 2022; https://www.incibe.es/en/incibe-cert/blog/industroyer2-ampere-strikes-back
[9] MITRE ATT&CK; 2022 Ukraine Electric Power Attack (Campaign C0034); The MITRE Corporation; 2024; https://attack.mitre.org/campaigns/C0034/
[10] CNBC; Nord Stream gas leaks: what happened and why Europe suspects sabotage; cnbc.com; 2022; https://www.cnbc.com/2022/10/11/nord-stream-gas-leaks-what-happened-and-why-europe-suspects-sabotage.html
[11] NATO; NATO launches “Baltic Sentry” to increase critical infrastructure security; nato.int; 2025;https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2025/01/14/nato-launches-baltic-sentry-to-increase-critical-infrastructure-security
[12]NATO; Washington Summit Declaration; nato.int; 2024; https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2024/07/10/washington-summit-declaration
[13] MITRE ATT&CK; Network Denial of Service (Technique T1498); The MITRE Corporation; 2019; https://attack.mitre.org/techniques/T1498/
[14] Atos; Securing the Smart Grid: Cyber Challenges of Connected Energy Assets; atos.net (blog); 2025; https://atos.net/en/blog/securing-the-smart-grid-cyber-challenges-of-connected-energy-assets
[15] RSE; Progetto Integrato Cyber Security dei sistemi energetici per la transizione energetica-digitale; RSE – Ricerca sul Sistema Energetico; 2025; https://www.rse-web.it/progetti/progetto-integrato-cyber-security-dei-sistemi-energetici-per-la-transizione-energetica-digitale/

