Introduzione e Contesto Strategico
Quella dell’energia, rappresenta oggigiorno una tematica centrale nei dibattiti strategici e geopolitici. L’instabilità crescente dei mercati energetici globali, amplificata, non da ultimo, dal conflitto russo-ucraino, ha fortemente contribuito ad evidenziare la necessità degli Stati Europei di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico. In questo contesto, la dipendenza dell’Unione Europea dal gas Russo – che nel 2021 contribuiva per circa il 40% al fabbisogno europeo – è stata drasticamente ridotta a partire dal 2023 comportando, da un lato, lo sviluppo di nuove infrastrutture energetiche e, dall’altro, un aumento significativo delle importazioni di GNL (Gas Naturale Liquefatto) da altri fornitori (es. USA e Qatar)[1].
Il progetto ELMED, l’interconnessione elettrica sottomarina che collegherà Italia e Tunisia a partire dal 2028, si inserisce fra le possibili soluzioni alle esigenze italiane ed europee, rappresentando non solo un’infrastruttura importante per la sicurezza energetica europea (si tratta infatti del primo collegamento elettrico europeo con il Nord Africa), ma anche una soluzione strutturale a lungo termine che, auspicabilmente, contribuirà a favorire l’integrazione delle energie rinnovabili. La collaborazione tra le due aziende deputate allo sviluppo del progetto, l’italiana Terna e la tunisina STEG (Société Tunisenne de l’Électricité et du Gaz), prevede un investimento di ben 850 milioni di euro, di cui 307 finanziati dall’UE attraverso il programma CEF, “Connecting Europe Facility”, essendo ELMED inquadrato come “Progetto di Interesse Comune” (PCI) [2]. Quasi certamente, essa potrebbe contribuire in maniera decisiva non solo alla trasformazione dell’interlocutore tunisino in uno dei possibili fornitori di energia pulita per il continente Europeo, ma anche al rafforzamento del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, quale “hub” energetico tra Africa ed Europa.
Con l’obiettivo di migliorare le connessioni infrastrutturali da un lato, e l’integrazione di fonti rinnovabili dall’altro, ELMED è destinato quindi a diventare un primo importante tassello del mercato elettrico euro-mediterraneo.
Il Progetto ELMED: Caratteristiche Tecniche
Alla base di questa iniziativa, come già accennato, vi è la necessità di garantire un flusso stabile e sicuro di energia pulita che possa contribuire (almeno in parte) alle esigenze di approvvigionamento italiane e, più in generale, europee. Per massimizzare l’efficienza del collegamento elettrico tra la stazione elettrica di Partanna, in Sicilia, e quella di Mlaabi, nella penisola tunisina di Capo Bon, ELMED prevede l’impiego di tecnologia HVDC (High Voltage Direct Current), che risulta essere estremamente efficiente sulle trasmissioni a lunga distanza, con una riduzione delle perdite di energia del 30% maggiore rispetto alla corrente alternata, e con un minor rischio di fluttuazioni energetiche[3].
Sviluppato per una lunghezza totale di 220km, di cui 20 su terra e 200 sottomarini ad una profondità massima di 800 metri (nel canale di Sicilia), ELMED consente di trasportare 600MW di elettricità soddisfacendo, quindi, il fabbisogno energetico di circa un milione e mezzo di famiglie. Da ciò si evince l’importanza dell’iniziativa e, soprattutto, il suo potenziale[4].
Come è possibile intuire da questi dati, ingegneristicamente parlando, ELMED rappresenta una sfida non di poco conto. Sfida che, legata alla posa di un unico cavo, offrirà benefici strategici inerenti la sicurezza e la stabilità della rete energetica euro-mediterranea e rafforzerà, tra l’altro, le fondamenta per collaborazioni e partnership diversificate che, si spera, potranno garantire continuità, efficienza, e che siano in grado di ridurre la dipendenza energetica da fonti incerte o inaffidabili.
Impatti Economici e Scenari di Sviluppo
Riduzione dei costi dell’energia, creazione di posti di lavoro, sviluppo delle energie rinnovabili, rafforzamento delle connessioni transfrontaliere, promozione di un mercato energetico stabile e competitivo: questi gli scenari auspicati dal progetto ELMED. Trattandosi di una connessione transfrontaliera a doppio flusso esso potrebbe generare, come è stato anche discusso da uno studio di Confindustria in relazione alla progettazione di infrastrutture energetiche nella finestra 2018-2030, effetti economici moltiplicatori e avere un impatto, diretto e indiretto, sull’occupazione, soprattutto durante le fasi di costruzione[5]. Inoltre, il progetto risulta essere in linea con gli obiettivi del Green Deal Europeo, soprattutto per quanto riguarda la riduzione della dipendenza da combustibili fossili. ELMED, infatti, è pensato in primo luogo per il trasporto di elettricità prodotta da fonti rinnovabili (soprattutto eolico e fotovoltaico).
È chiaro che, non essendoci nulla di certo per ciò che concerne gli sviluppi futuri di progetti come ELMED, l’unica possibilità è quella di cimentarsi in un esercizio speculativo. A tal proposito, sul futuro del cavo Italia-Tunisia, tre scenari possono essere ipotizzati.
Il primo, che potrebbe definirsi “ottimistico”, è naturalmente il più desiderabile. Il verificarsi di questo scenario significherebbe il completamento dell’infrastruttura entro il 2028, il contenimento dei prezzi di costruzione, un rafforzamento della cooperazione energetica con il Nord Africa e, non da ultimo, una riduzione dei prezzi dell’energia nel medio-lungo termine. Naturalmente, un simile esito rappresenterebbe, per la Tunisia, la possibilità di sfruttare ELMED come una sorta di “trampolino di lancio” per imporsi come esportatore nordafricano di energia pulita.
Qualora tutto questo non dovesse verificarsi, probabilmente si andrebbe incontro alla seconda possibilità, quella più “pessimistica”. Ciò si tradurrebbe in un posticipo del completamento, probabilmente oltre il 2030, con una conseguente riduzione del rapporto costi-benefici del progetto stesso. A favore di questo scenario, gioca purtroppo un fattore non di poco conto: il contesto politico tunisino, caratterizzato da tensioni tra il presidente Kaïs Saïed e l’opposizione, crisi economica e crescente pressione sociale. La capacità del governo tunisino di garantire continuità decisionale e stabilità potrebbe essere quindi compromessa. Tale situazione, rischierebbe inoltre di scoraggiare gli investitori internazionali, tra cui l’Unione Europea e la Banca Mondiale, che sono i principali finanziatori del progetto. Inoltre, il rischio di proteste interne e instabilità sociale potrebbe rallentare il processo burocratico e la fase di implementazione dell’infrastruttura, portando con sé il pericolo di interruzioni o rinvii prolungati. A contribuire ulteriormente a questa già complessa situazione, vi sono le relazioni tra Tunisi e Bruxelles: eventuali divergenze, soprattutto su temi legati alla migrazione e sugli aiuti economici, potrebbero spingere la leadership tunisina a sfruttare il progetto come leva negoziale, ritardandone l’attuazione o modificandone i termini. Infine, la fragile sicurezza interna e il rischio di tensioni regionali sollevano interrogativi sulla futura stabilità dell’infrastruttura e sulla sua capacità di operare senza interferenze geopolitiche. In uno scenario come questo, il successo di ELMED dipenderebbe in gran parte dalla capacità della Tunisia di garantire condizioni, sia politiche che economiche, favorevoli, così come dalla disponibilità dell’Europa a mitigare i rischi attraverso una strategia di cooperazione più ampia e inclusiva.
In ultimo, lo scenario “realistico”. Con questo termine si intende, naturalmente, una via di mezzo tra le due possibilità precedenti. È verosimile che possa esserci qualche ritardo nel completamento dell’infrastruttura tale da non costituire, tuttavia, un vero e proprio ostacolo: certamente ci si troverebbe di fronte ad un aumento delle spese, ma queste rimarrebbero sostenibili e non danneggerebbero eccessivamente il rapporto costi-benefici di ELMED. Un eventuale ritorno economico sarebbe sicuramente presente: esso si concretizzerebbe, però, nel lungo termine.
Oltre a questo, bisogna considerare un ulteriore aspetto: la presenza di altri attori che, direttamente o indirettamente, potrebbero vedere in ELMED un progetto che genera “competizione energetica”, all’interno del quale potrebbero inserirsi protagonisti come Cina – che ha già finanziato progetti infrastrutturali nella stessa Tunisia – Russia, interessata al mantenimento di un ruolo dominante e di “mediatore energetico” nell’area MENA (in particolare con Libia e Algeria), e dei Paesi del Golfo, con Arabia Saudita ed Emirati interessati ad accaparrarsi il controllo delle forniture energetiche regionali[6].
Perché ELMED è la Vera Partita Strategica dell’Energia nel Mediterraneo?
Sebbene esistano altre iniziative legate all’approvvigionamento energetico nel Mediterraneo, ELMED si distingue per la sua rilevanza strategica in termini di sicurezza energetica e sostenibilità ambientale. Rispetto ad alternative come GREGY (Grecia-Egitto), che mira a trasportare energia fotovoltaica sviluppandosi lungo un percorso più lungo e geopoliticamente più instabile, ELMED garantisce una connessione diretta, sicura e meno vulnerabile (ma non immune) a rischi di natura geopolitica ed infrastrutturale. Inoltre, ELMED, ricavando la sua energia da fonti rinnovabili, si distingue anche rispetto al progetto denominato “EastMed”, ossia un potenziale gasdotto che collegherebbe il Mediterraneo orientale con il continente europeo e che, per sua intrinseca natura, manterrebbe il legame dell’Europa ai combustibili fossili, in contrasto con gli obiettivi del Green Deal. Ricordiamo poi l’interconnessione Spagna-Marocco che, pur essendo una delle più consolidate, con una capacità tecnica potenziale di 1.400 MW, rimane confinata alla penisola iberica, senza un impatto diretto sul mercato energetico italiano o sulla strategia energetica dell’Europa centrale[7]. Ecco quindi che ELMED risulta essere un’ottima opportunità sulla quale puntare, soprattutto per l’Italia, poiché Roma si posizionerebbe al centro della politica energetica euro-mediterranea, assumendo un ruolo di riferimento in qualità di snodo strategico tra Nord Africa ed Europa. Il progetto non rappresenta solo un’infrastruttura elettrica, bensì un primo tassello della strategia energetica europea, nonché un banco di prova della capacità dell’Europa di sviluppare un sistema sicuro, sostenibile e indipendente verso un futuro energetico stabile e diversificato.
[1] Consiglio dell’Unione Europea; Da dove proviene il gas dell’UE?; Consilium Europa; 2024; Disponibile su: https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/where-does-the-eu-s-gas-come-from/#0 [Accesso: 1 marzo 2025].
[2] CINEA; CEF Energy: ELMED celebrates its grant agreement at PCI Energy Days; CINEA Europa; 2023; Disponibile su: https://cinea.ec.europa.eu/news-events/news/cef-energy-elmed-celebrates-its-grant-agreement-pci-energy-days-2023-12-05_en [Accesso: 1 marzo 2025].
[3] ELMED Project; ELMED – Interconnessione elettrica Italia-Tunisia; ELMED Project; 2024; Disponibile su: https://elmedproject.com/it/ [Accesso: 3 marzo 2025]
[4] Ibidem.
[5] Confindustria Energia, Terna & PwC Strategy&; Infrastrutture energetiche per l’Italia e per il Mediterraneo, pp. 19-20.; Terna S.p.A. & PwC Strategy&; 2020; Disponibile su: https://download.terna.it/terna/CE_Infrastrutture%20energetiche%20per%20l%27Italia%20e%20per%20il%20Mediterraneo_8d7f668e823cb5d_8d7f67147121e95.pdf [Accesso: 3 marzo 2025].
[6] Per quanto concerne le attività cinesi si pensi, ad esempio, ai contributi della Xinjiang New Energy, stakeholder al 50% per la centrale fotovoltaica di Qayrawan. Nel caso della Russia, invece, si può far riferimento a Gazprom: essa collabora con la algerina Sonatrach nella gestione del giacimento “El-Assel” dal 2008 e con la NOC (National Oil Corporation) in Libia per quanto riguarda progetti di esplorazione e produzione di idrocarburi.
[7] Questa connessione sfrutta due linee ad alta tensione, ciascuna con una capacità tecnica di 700MW, per un totale combinato di 1.400 MW. Tuttavia, la capacità effettivamente utilizzata per scambi commerciali è inferiore: (dalla Spagna al Marocco: 900 MW; dal Marocco alla Spagna: 600 MW).
Per approfondire: Red Eléctrica de España (REE) & Office National de l’Électricité (ONE); Proyecto REMO: 2ª Interconexión Eléctrica España-Marruecos; Red Eléctrica de España; 2006; Disponibile su: https://www.ree.es/es/sala-de-prensa/especiales/2a-interconexion-electrica-espana-marruecos-proyecto-remo [Accesso: 3 marzo 2025].
Immagine in evidenza; https://elmedproject.com/it/.

Studente di Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli, laureato in Scienze Politiche con il massimo dei voti, ha scritto una tesi sulla transizione democratica dopo le Primavere Arabe, analizzando i casi di Tunisia ed Egitto in comparazione con l’Europa orientale. Ha studiato anche presso la Deusto University e vissuto tra Spagna e Nuova Zelanda, con frequenti soggiorni in Tunisia. Ufficiale Commissario del CMCRI e Vice-Capo Ufficio Sanità presso il CMLU, ha preso parte a una complessa missione umanitaria in Sahara Occidentale.