L’accesso alle risorse energetiche è un elemento imprescindibile per poter vantare una posizione di vantaggio in un mondo sempre più segnato da conflitti e con ripercussioni sulle catene di approvvigionamento. Il Venezuela, dopo l’arresto dell’ex presidente Nicolás Maduro, sembra muoversi verso una profonda revisione del settore petrolifero al fine di consentire l’estrazione di oro nero tramite il contributo di un attore finora rimasto ai margini nel Paese sudamericano: i privati. Questo cambio di passo avviene all’insegna del nuovo corso delle relazioni tra Caracas e Washington, iniziato a gennaio di quest’anno con l’insediamento della presidente Delcy Rodríguez, che sta modificando i rapporti politico-commerciali in tutta l’America Latina.
L’apertura ai privati e agli investimenti stranieri per rilanciare l’industria
Nel 1998 salì al potere Hugo Chavez, militare di lungo corso e artefice di quel processo politico passato alla storia come Rivoluzione Bolivariana – iniziata alla fine degli anni Novanta e compiutasi nei primi del Duemila – la cui tappa fondamentale fu l’approvazione di una nuova costituzione nel 1999 ispirata alla dottrina chavista, dal nome del protagonista di quella stagione politica, ispirata ai principi del socialismo, dell’anti-imperialismo e del patriottismo. Prima dell’avvento del chavismo, le riserve petrolifere erano state nazionalizzate nel 1976[1] facendo sì che tutto il greggio fosse di proprietà statale, ma negli anni Novanta il settore fu parzialmente riaperto ai privati tramite contratti con la holding pubblica Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) nella fase conosciuta come Grande Apertura[2]. Nel 2007, quando il chavismo era ormai già consolidato, l’esecutivo impose la conversione dei contratti sottoscritti nel decennio precedente in joint venture con una partecipazione di almeno il 60% di PDVSA, provocando il ritiro dei capitali stranieri da parte di multinazionali come ConocoPhillips ed ExxonMobil[3].
Per poco meno di trent’anni, i proventi derivanti dalle vendite di petrolio sono finiti direttamente nelle casse del Governo di Caracas, ma la produzione di greggio e la massimizzazione dei profitti sono rimaste molto al di sotto degli standard previsti per la nazione maggiormente detentrice di pozzi petroliferi. Complici di questa situazione, sono stati gli impianti fatiscenti, le sanzioni imposte a partire dal 2014 e soprattutto la mancanza di investimenti. A gennaio di quest’anno, a poche settimane dal giuramento di Delcy Rodriguez, l’Assemblea Nazionale[4] venezuelana ha tracciato un importante cambio di rotta: il settore degli idrocarburi è stato parzialmente liberalizzato con apertura ai capitali non pubblici. La novità principale riguarda l’introduzione di forme contrattuali che prevedano collaborazioni tra le società private e la holding PDVSA. Non si tratterebbe, dunque, di una privatizzazione del settore petrolifero, dal momento che il Governo venezuelano manterrebbe il controllo delle sue risorse, ma di un compromesso volto a integrare le tecnologie più avanguardistiche nei metodi di estrazione e lavorazione per offrire più barili agli acquirenti. Come contropartita, le aziende che ci mettono i soldi e i mezzi, guadagneranno parte dei ricavi ottenuti dalle vendite.
La riforma rinnova persino il quadro legislativo, al fine di rendere gli investimenti in Venezuela più appetibili. Le compagnie che opereranno in Venezuela potranno beneficiare di una tassazione non superiore al 30%, di pagamenti delle royalties relative all’estrazione di risorse tagliati del 15% e di un arbitrato internazionale ove sorgessero delle dispute che coinvolgono le istituzioni locali (il fine è di evitare che sia un tribunale ordinario venezuelano a dover giudicare controversie che coinvolgono investitori stranieri).
Nei mesi successivi all’approvazione dell’iniziativa legislativa, la produzione di greggio avrebbe già raggiunto e superato il milione di barili quotidiani[5], mentre un gigante degli idrocarburi come Chevron ha firmato un accordo con PDVSA[6] per partecipare ad attività estrattive e produttive nella Fascia dell’Orinoco.
Lo zampino degli Usa e i nuovi equilibri in America Latina
La ristrutturazione del settore energetico in Venezuela ha avuto inizio dopo la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti, i quali hanno intravisto uno spiraglio di nuove opportunità geopolitiche e di business dopo il raid di inizio anno. Il segretario di Stato Marco Rubio, sin dalle ore successive alla deposizione dell’ex leader, ha dato a intendere che l’amministrazione Trump avrebbe supervisionato il flusso di oro nero da Caracas[7] e sollecitato l’apertura del mercato petrolifero a produttori stranieri. A questi produttori sarà concessa una licenza da parte delle autorità venezuelane, ma non prima di essere vagliati da Washington. Un’impostazione di questo tipo ha l’obiettivo di perseguire un duplice obiettivo: garantire una produzione ottimale di greggio che può far comodo anche agli americani ed evitare che altre nazioni non alleate possano mettere le mani sulle risorse idrocarburiche.
Nel 2025, gli Stati Uniti sono riusciti nell’impresa di produrre circa 13 milioni di barili giornalieri[8], ma i loro impianti di raffinazione sono stati progettati per lavorare greggio più pesante, proprio come quello custodito nel sottosuolo venezuelano. A queste condizioni, le importazioni di greggio da Caracas sono una benedizione per le raffinerie americane e l’accordo tra Chevron – di proprietà statunitense – e PDVSA è un privilegio che fa invidia a tanti soprattutto se si guarda alle alleanze pregresse. Per anni, il petrolio venezuelano ha fatto rotta verso Pechino, che vedeva nei barili la moneta di scambio per ripagare i lauti finanziamenti elargiti a Caracas nel corso degli ultimi decenni. Il meccanismo prevedeva che parte dei ricavi derivanti dagli acquisti andasse direttamente su conti correnti gestiti da banche cinesi e non fossero immessi nelle casse degli istituti venezuelani[9]. A tal proposito, la Casa Bianca ha fatto sapere che se la Cina ha intenzione di acquistare greggio venezuelano è la benvenuta, dando a intendere che gli Usa hanno voce in capitolo su quali condizioni applicare agli acquirenti[10].
Altro caso che s’intreccia con la nuova realtà che va costituendosi nel Venezuela post-Maduro è quello di Cuba. Da gennaio gli Stati Uniti hanno vietato le esportazioni di greggio venezuelano verso l’isola caraibica, la quale se ne è sempre approvvigionata dall’avvento del chavismo poco tempo dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, innescando una crisi energetica da cui L’Avana non è ancora uscita. Ciononostante, il Dipartimento del Tesoro americano ha emanato delle linee guida che consentirebbero il riconoscimento di licenze a favore di aziende statunitensi intenzionate a vendere oro nero di Caracas ai cubani, a patto che si tratti di soggetti privati e non politici[11]. La logica consiste nel destinare il petrolio a cittadini e alla loro attività economiche senza passare dall’intermediazione delle autorità, propiziando l’instaurarsi di due dinamiche: da una parte si causa l’isolamento della classe dirigente d’ispirazione castrista; dall’altra si alimentano le attività imprenditoriali private gettando le basi per un’economia di mercato.
Quale sarà l’epilogo nel braccio di ferro con L’Avana è presto per dirlo, ma il Venezuela è il nuovo epicentro degli equilibri che vanno definendosi tra Nord e Sud delle Americhe. Se da una parte i capitali privati consentiranno un ammodernamento dei suoi impianti produttivo-estrattivi e tornare a essere centrale nella raffinata partita a scacchi che si sta giocando a livello planetario per garantirsi l’approvvigionamento energetico, dall’altra rimarrà un osservato speciale dell’attore più potente nel continente che ne consentirà l’integrazione nelle relazioni internazionali a condizione che ciò avvenga secondo i suoi desiderata.
[1] Rachedel de Delgado Gabriela – Vojvodic Natalija, Nationalization Trends in the Venezuelan Oil Industry, OGEL Law Energy Journal, 2008, https://www.ogel.org/article.asp?key=2744&utm_source=chatgpt.com
[2] Monaldi Francisco – Hernandez Igor – La rosa Reyes José, The collapse of the Venezuelan oil industry: The role of above-ground risks limiting foreign investment, Baker Institute’s Center for Energy Studies, 2021, https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0301420721001306?utm_source=chatgpt.com
[3] Venezuela Takes Full Control over Oil Production, Venezuelanalysis, 2007, https://venezuelanalysis.com/news/2490/?utm_source=chatgpt.com
[4] Wells Ione, Venezuelan MPs approve bill to open up oil sector to private firms, BBC, 2026, https://www.bbc.com/news/articles/cp80r4rdp3yo
[5] Paaraga Marianna – Guanipa Mircely, Venezuela’s oil exports rose to 1.25 million bpd in May, shipping data shows, Reuters, 2026, https://www.reuters.com/business/energy/venezuelas-oil-exports-rose-125-million-bpd-may-shipping-data-shows-2026-06-01
[6] Sequera Viviana – Parraga Marianna – Dang Sheila, Chevron agrees to asset swap in Venezuela to focus on heavy oil projects, Reuters, 2026, https://www.reuters.com/business/energy/chevron-shell-sign-agreements-oil-gas-areas-venezuela-sources-say-2026-04-13
[7] Quinn Melissa, Rubio says U.S. has “tremendous leverage” over Venezuela, will control money from oil sales, CBS News, 2026, https://www.cbsnews.com/news/venezuela-oil-rubio-us
[8] US crude production largely steady on the month in March, EIA says, Reuters, 2026, https://www.reuters.com/business/energy/us-crude-production-largely-steady-month-march-eia-says-2026-05-29
[9] Pandey Oshin – Raghavendra Pavan, How China’s oil-backed lending in Venezuela fell into distress—and what might come next, AidData, 2026, https://www.aiddata.org/blog/how-chinas-oil-backed-lending-in-venezuela-fell-into-distress
[10] Gardner Timothy, US allows China to purchase Venezuelan oil but not at ‘undercut’ prices of Maduro days, official says, Reuters, 2026, https://www.reuters.com/business/energy/us-allows-china-purchase-venezuelan-oil-not-undercut-prices-maduro-days-official-2026-01-22
[11] Parraga Marianna – Lewis Simon, US to allow resale of Venezuelan oil to Cuba’s private sector, Treasury says, Reuters, 2026, https://www.reuters.com/business/energy/us-allow-resale-venezuelan-oil-cuba-treasury-department-says-2026-02-25

