Contesto

Il 7 giugno 2026 l’Armenia ha tenuto le elezioni parlamentari programmate (anziché anticipate) per la prima volta dal 2017. Queste sono state le prime elezioni di maggiore rilevanza geopolitica da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza.  La vittoria del partito «Contratto Civile» del primo ministro Nikol Pashinyan, con circa il 49,8–54% dei voti e un’affluenza alle urne di quasi il 59%, ha consolidato la posizione del primo ministro in carica, senza tuttavia garantirgli la maggioranza costituzionale dei due terzi (pari o superiore al 65%) nell’Assemblea Nazionale — un requisito necessario per modificare la Legge fondamentale del Paese, ovvero la Costituzione [1].

Questo ostacolo è fondamentale per la conclusione di un accordo di pace con il vicino Azerbaigian, con il quale è già stata instaurata una pace de facto e sono effettivamente iniziate le relazioni commerciali ed economiche (seppur non ancora complete). Ora il primo ministro armeno dovrà cercare alleati tra le fazioni parlamentari filorusse per superare questa barriera e indire un referendum sulla modifica della Costituzione [2]. Oltre a ciò, il periodo post-elettorale approfondirà ulteriormente la questione della scelta strategica dell’Armenia tra l’Occidente e la Russia. Dal punto di vista dell’equilibrio di potere regionale nel Caucaso meridionale, nel contesto della ridistribuzione in atto delle sfere di influenza geopolitiche a livello globale, anche questo aspetto riveste un ruolo significativo.

Il costo politico interno della scelta del 7 giugno

Nel complesso, le elezioni in Armenia hanno segnato il passaggio da uno scenario bipolare di «rivoluzionari contro la vecchia élite» a un sistema tripolare più complesso. Da una parte si è schierata la forza di governo (di fatto filo-occidentale) del partito:

a) «Contratto Civile» di Nikol Pashinyan, il cui programma politico promette una «Armenia reale» entro confini riconosciuti a livello internazionale e l’integrazione con l’UE e gli Stati Uniti;

b) il consolidato schieramento filorusso guidato dal nuovo partito «Armenia Forte» del magnate Samvel Karapetyan, nonché il terzo polo rappresentato dalla figura tradizionale dell’ex presidente Robert Kocharyan, a capo dell’Alleanza unitaria «Armenia». [3]

Secondo i dati pubblicati dalla CEC, «Armenia Forte» ha ottenuto oltre il 23%, mentre il blocco di Kocharyan circa il 9%. Insieme formano un’opposizione significativa ma non in grado di bloccare il parlamento da 105 seggi [4].

Contesto ideologico pre-elettorale

La campagna pre-elettorale si è svolta sullo sfondo di una crisi di identità post-Karabakh e del ricorso a carte revansciste da parte dell’opposizione filorussa. Sebbene il tema del Karabakh (territorio precedentemente occupato e riconosciuto a livello internazionale come appartenente all’Azerbaigian) fosse scomparso dai documenti chiave della strategia di difesa e di politica estera dell’Armenia, esso rimaneva nell’immaginario collettivo e nella retorica dell’opposizione filorussa come simbolo di «tradimento» e di una «missione storica perduta» [5].  Pashinyan, al contrario, ha consapevolmente costruito il proprio discorso attorno al concetto di «Stato realistico» — il rifiuto di rivendicazioni territoriali al di là dei confini della Repubblica di Armenia riconosciuti a livello internazionale — e al tentativo di ridefinire il patriottismo attraverso la pace piuttosto che attraverso la mobilitazione per un’altra «guerra santa» contro l’Azerbaigian.

«Armenia reale» contro «Armenia simbolica»

Lo scontro tra due logiche — l’«Armenia simbolica» con le sue idee revansciste e l’«Armenia reale» che cerca di sopravvivere in un contesto di esaurimento militare e demografico — è diventato il conflitto interno centrale di queste elezioni [6]. I risultati hanno dimostrato che la maggioranza degli elettori armeni è stanca della guerra e del pathos altisonante. Preferisce la pace e lo sviluppo della cooperazione con i paesi vicini, in primo luogo la Turchia e l’Azerbaigian.   Per quanto riguarda la legittimità, gli osservatori internazionali dell’OSCE hanno rilevato la natura competitiva delle elezioni e la corretta gestione complessiva del processo, nonostante alcune violazioni isolate. Tuttavia, l’opposizione filorussa sta già tentando di sfruttare la sfiducia nelle istituzioni sottolineando la dichiarazione di vittoria anticipata di Pashinyan, basata su conteggi parziali dei voti, e promuovendo narrazioni di «ingerenza esterna occidentale» [7].

Interessi geopolitici dell’Occidente e della Russia

Le elezioni del 7 giugno hanno rappresentato un altro episodio della frattura geopolitica nello spazio post-sovietico. Per Mosca, il voto è servito a verificare se l’Armenia potesse ancora essere mantenuta nell’orbita del «mondo russo» dopo che un alleato dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettivo (CSTO) aveva pubblicamente accusato la Russia di inazione durante la Seconda Guerra del Karabakh e aveva di fatto congelato la propria partecipazione all’organizzazione. Per l’UE e gli Stati Uniti, le elezioni hanno offerto l’occasione di consolidare il «caso di successo» della deriva democratica di Erevan: un governo post-rivoluzionario guidato da Pashinyan che non solo sopravvive politicamente, ma si allontana anche dalle garanzie di sicurezza russe per avvicinarsi all’architettura occidentale. Ciononostante, alla vigilia delle elezioni il Cremlino ha dispiegato un arsenale completo di pressioni ibride contro le attuali autorità armene. Particolarmente degne di nota sono state le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin a margine dell’ultimo vertice dell’EAEU alla fine di maggio 2026, in cui ha inquadrato le relazioni russo-armene in termini di una scelta che l’Armenia deve compiere tra l’integrazione con l’EAEU o con l’UE [8]. In questo contesto, le indagini condotte da Reuters e da organizzazioni di monitoraggio specializzate hanno documentato reti di siti web falsi, campagne coordinate sui social media e persino tentativi di interferenza tramite elettori «importati» dalla Russia per rafforzare le posizioni di Samvel Karapetyan, che il Cremlino considerava un partner più conveniente [9]. Allo stesso tempo, pochi giorni prima delle elezioni, la Russia ha imposto restrizioni alle importazioni di diversi prodotti agricoli armeni e ha utilizzato la dipendenza di Erevan dal gas russo come segnale di disapprovazione nei confronti della linea di politica estera di Pashinyan. È stato inoltre annunciato che il ruolo dell’Armenia nell’EAEU sarebbe stato riesaminato già a dicembre 2026 [10].

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Da parte sua, l’Occidente non ha fatto nulla per nascondere i propri interessi. Le istituzioni europee hanno inviato a Yerevan missioni di osservazione ampliate, mentre i leader — dal presidente francese Emmanuel Macron agli alti rappresentanti dell’UE (tra cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen) — hanno espresso apertamente la propria simpatia politica per Pashinyan [11]. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso il proprio sostegno a Pashinyan sui social media alla vigilia delle elezioni. Vale la pena ricordare che, pochi giorni prima del voto, il segretario di Stato americano Marco Rubio si è recato nella capitale armena e ha firmato un documento di partenariato strategico con il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan [12].

Nonostante queste dinamiche, Pashinyan ha trascorso quasi tutta la campagna elettorale cercando di mantenere un equilibrio, dichiarando pubblicamente di non voler una rottura con Mosca. Ha sottolineato che l’Armenia continua a considerare la Russia un partner economico fondamentale, anche se la politica di sicurezza si sta orientando verso una diversificazione e legami più stretti con l’UE e gli Stati Uniti.

Prospettive di evoluzione della situazione

La vittoria di Pashinyan e quella del partito «Contratto Civile» consentono teoricamente alle autorità di proseguire l’attuale linea di politica estera, ma senza un ampio mandato — in particolare per quanto riguarda le relazioni con l’Azerbaigian (nel contesto dell’eliminazione delle rivendicazioni territoriali dalla Costituzione) e una più profonda integrazione con l’UE. I risultati elettorali dimostrano che Pashinyan è riuscito a convincere una parte significativa dell’elettorato armeno che l’alternativa alla sua linea non è il recupero dei territori perduti, bensì la minaccia di una nuova guerra con l’Azerbaigian e, di conseguenza, una dipendenza ancora più profonda dalla Russia. – Le elezioni e la vittoria di Pashinyan costituiscono una condizione necessaria ma ancora insufficiente per la pace con l’Azerbaigian. Hanno ridotto il rischio di una svolta revanscista in Armenia, ma non hanno eliminato il principale ostacolo strutturale: il divario tra le aspettative internazionali e i vincoli politici interni di Yerevan. Rimane aperta la questione pratica della disponibilità dell’Armenia a rimuovere le rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Azerbaigian dal preambolo della Costituzione. Inoltre, il processo di pace tra Armenia e Azerbaigian continuerà probabilmente a influenzare direttamente la normalizzazione delle relazioni tra la Turchia e l’Armenia. Le elezioni hanno dimostrato che la «gravità» geopolitica della Russia in Armenia (e più in generale in tutto il Caucaso meridionale) si è indebolita ma non è scomparsa. Le forze filorusse hanno ottenuto complessivamente una quota sostanziale dei voti, e le leve economiche di Mosca — accesso al mercato del lavoro, importazioni di cereali ed energia — rimangono vitali per l’Armenia.

Nel breve e medio termine, la Russia intensificherà molto probabilmente la sua retorica contro Pashinyan, facendo leva sulla mobilitazione di piazza e sugli sforzi volti a delegittimare il mandato parlamentare. L’Occidente (gli Stati Uniti e l’UE) cercherà di ridurre l’influenza russa attraverso nuovi progetti congiunti e una cooperazione più profonda, nell’ottica della «protezione dell’Armenia democratica». Resta da vedere l’efficacia di questi sforzi sia da parte di Washington che di Bruxelles. Per Yerevan, i risultati elettorali comportano la necessità di un delicato equilibrio tra l’Occidente e la Russia. Sebbene l’esito possa essere utilizzato per rivendicare il diritto di scegliere autonomamente i propri partner, le autorità — e Pashinyan in particolare — dovranno al contempo riconoscere i limiti di tale sovranità, dato che una rottura con la Russia comporterebbe costi proibitivi per il piccolo Stato caucasico sia nel breve che nel medio termine.


  1. Pashinyan vince le elezioni in Armenia, gli osservatori denunciano interferenze russe | Reuters: https://www.reuters.com/world/armenias-ruling-party-leads-parliamentary-vote-with-57-early-results-2026-06-07/
  2. Armenia e Azerbaigian: il difficile percorso verso una pace duratura | International Crisis Group: https://www.crisisgroup.org/brf/europe-central-asia/caucasus/armenian-azerbaijani-conflict/98-armenia-and-azerbaijan-hard-road-lasting-peace
  3. Il primo ministro filo-occidentale Pashinyan resiste alle pressioni russe e vince le elezioni in Armenia | Notizie di politica | Al Jazeera: https://www.aljazeera.com/news/2026/6/8/pm-pashinyans-party-wins-armenia-election-preliminary-results-show
  4. Elezioni parlamentari armene del 2026 – Wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/2026_Armenian_parliamentary_election
  5. Notizie di oggi dall’Armenia: https://www.aysor.am/am/news/2026/05/07/%D5%AF%D5%A1%D6%80%D5%A1%D5%BA%D5%A5%D5%BF%D5%B5%D5%A1%D5%B6/2422053
  6. L’ideologia della Vera Armenia: il discorso del Primo Ministro alla nazione – Dichiarazioni e messaggi del Primo Ministro della Repubblica di Armenia – Aggiornamenti – Il Primo Ministro della Repubblica di Armenia: https://www.primeminister.am/en/statements-and-messages/item/2025/02/19/Nikol-Pashinyan-Speech/
  7. Agli elettori armeni è stata offerta una scelta autentica in un contesto caratterizzato da pressioni estere dirette e da opportunità di campagna elettorale diseguali | Ufficio dell’OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani: https://odihr.osce.org/odihr/665473
  8. Il primo ministro armeno respinge la richiesta della Russia di indire un referendum sull’UE mentre le relazioni tra i due paesi precipitano | Notizie su Vladimir Putin | Al Jazeera: https://www.aljazeera.com/news/2026/6/1/armenian-pm-rejects-russias-demand-for-eu-referendum-as-relations-nosedive
  9. Esclusiva: Elettori importati, siti web falsi: gli sforzi segreti della Russia per impedire il riorientamento dell’Armenia verso l’Occidente | Reuters: https://www.reuters.com/world/imported-voters-fake-websites-russias-covert-efforts-stop-armenias-pivot-west-2026-05-29/
  10. La Russia intensifica la pressione sull’Armenia in vista delle decisive elezioni di domenica – France 24: https://www.france24.com/en/europe/20260604-russia-ramps-pressure-on-armenia-ahead-of-sunday-s-crucial-election
  11. Il partito filoeuropeo dell’Armenia vince le elezioni e consolida l’allontanamento dalla Russia | Armenia | The Guardian: https://www.theguardian.com/world/2026/jun/08/armenia-europe-party-wins-election-russia-nikol-pashinyan
  12. Stati Uniti e Armenia firmano un accordo di partenariato in vista delle elezioni armene | Reuters: https://www.reuters.com/world/us-armenia-sign-strategic-partnership-agreement-ahead-armenian-elections-2026-05-26/

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