Introduzione
Negli ultimi decenni, il dominio cyber si è progressivamente esteso a quasi tutti gli ambiti della vita umana, trasformando radicalmente persino la natura dei conflitti armati. La guerra contemporanea non si combatte più esclusivamente nelle sfere terrestre, marittima, aerea e spaziale, ma coinvolge anche infrastrutture digitali, reti di comunicazione, sistemi informativi e dati, divenuti risorse di importanza strategica per gli attori coinvolti. Di conseguenza, il cyberspazio costituisce oggi un ambiente nel quale possono essere condotte attività di diversa natura, comprese operazioni di intrusione, spionaggio, sabotaggio, influenza e raccolta di informazioni.
Questa trasformazione ha inciso anche sulle attività di intelligence, intesa come l’insieme dei processi di raccolta, elaborazione, analisi e produzione di informazioni. L’analisi contemporanea può integrare informazioni provenienti da discipline differenti, utilizzando immagini, segnali, dati tecnici e altre tipologie di informazioni già impiegate da diversi decenni, ma che, con lo sviluppo del cyberspazio e la digitalizzazione delle attività, hanno subito una profonda evoluzione, offrendo in questo modo nuove fonti e nuovi modi di accedere alle informazioni. L’era digitale ha inoltre ampliato enormemente la disponibilità e l’accessibilità delle fonti aperte, che negli ultimi anni sono diventate una fonte di informazioni di crescente importanza.
In questo contesto, l’accesso e la disponibilità di personale con competenze specifiche nell’uso di tecnologie avanzate, quali reti e infrastrutture di telecomunicazione, sistemi satellitari e apparecchiature digitali, sono fattori determinanti per qualsiasi Stato o entità coinvolta in un conflitto bellico. La mancanza di tali capacità può tradursi in notevoli svantaggi sul piano operativo e strategico. Conseguentemente, il cyberspazio, come terreno di scontro strategico, si configura oggi come un reale dominio geopolitico, con una crescente rilevanza in termini di strategia militare[1].
Il cyberspazio e la trasformazione dell’intelligence
Parallelamente allo sviluppo tecnologico e alla nascita del cyberspazio, negli ultimi decenni si è verificata una progressiva trasformazione dei sistemi, degli strumenti e delle modalità dell’intelligence. Di conseguenza, l’insieme delle tecniche tradizionali di intelligence sviluppate a partire dalla seconda metà del secolo scorso, ha subito grandi cambiamenti a seguito della comparsa di nuove fonti di informazione e di nuove modalità di accesso a esse. La trasformazione più significativa riguarda quindi il modo in cui le tecnologie digitali hanno ampliato la quantità, la velocità e la varietà delle informazioni disponibili e hanno favorito una crescente integrazione tra differenti discipline, quali OSINT (Open Source Intelligence), SIGINT (Signals Intelligence) e IMINT (Imagery Intelligence).
Tra le discipline che hanno sperimentato questi cambiamenti possiamo menzionare l’OSINT, ovvero “l’intelligence derivata da informazioni disponibili pubblicamente, nonché da altre informazioni non classificate che hanno una distribuzione o un accesso pubblico”[2]. La diffusione di Internet, banche dati, archivi digitali e servizi commerciali di immagini, ma soprattutto la nascita e la rapidissima espansione dei social media hanno ridotto molte delle barriere che tradizionalmente limitavano la capacità di raccolta e analisi delle informazioni. In questo modo, nel contesto delle guerre contemporanee, l’OSINT ha assunto un peso sempre maggiore per le opportunità che offre alle parti belligeranti di monitorare, analizzare e valutare i possibili sviluppi delle attività degli avversari.
Tuttavia, una caratteristica distintiva dell’epoca contemporanea è la progressiva «democratizzazione» dell’accesso alle informazioni. Mentre in passato l’intelligence era una prerogativa quasi esclusiva degli Stati e delle loro agenzie di intelligence, oggi una quantità sempre maggiore di informazioni è a disposizione del pubblico[3]. Ciò significa che analisti indipendenti, giornalisti, ricercatori, organizzazioni non governative e persino il pubblico in generale hanno accesso a diverse fonti aperte dalle quali è possibile ottenere una grande quantità di informazioni sui conflitti quasi in tempo reale. Analogamente, le immagini satellitari, che in passato erano esclusivamente accessibili e utilizzabili da una stretta cerchia di Stati in grado di inviare satelliti allo spazio, sono oggi disponibili a un numero molto più ampio di soggetti, grazie alla disponibilità di immagini satellitari commerciali provenienti da satelliti gestiti non solo dagli Stati, ma anche da aziende private dotate di ingenti risorse e capacità operative nel settore spaziale[4].
La crescente accessibilità delle informazioni strategiche
Tra le fonti che meglio rappresentano questa trasformazione e che risultano di relativamente facile accesso per chiunque sia interessato all’analisi degli scenari bellici contemporanei, vi sono i social media e le immagini satellitari commerciali. Post, fotografie, video e altri contenuti pubblicati online possono fornire elementi molto utili per ricostruire eventi, individuare sequenze temporali, confrontare testimonianze e formulare ipotesi analitiche in merito a un conflitto in corso. Allo stesso modo, le immagini satellitari commerciali possono offrire informazioni geografiche e temporali utili allo studio di territori, infrastrutture e movimenti osservabili.
Ciò non significa che le informazioni raccolte attraverso tali fonti debbano essere automaticamente considerate veritiere, accurate e complete, in quanto un contenuto online può essere fuori contesto, essere stato manipolato oppure essere stato attribuito erroneamente a un luogo o a un momento diverso da quello riportato. D’altra parte, anche le immagini satellitari possono essere soggette a interpretazioni errate a causa di una risoluzione insufficiente, della frequenza di acquisizione o delle condizioni atmosferiche. La stessa ENISA riconosce che le fonti aperte e le informazioni condivise volontariamente non forniscono un quadro completo del panorama e sono soggette a diverse limitazioni[5].
Una ricerca fondata su dati provenienti da fonti pubbliche, per garantirne l’affidabilità, deve essere sottoposta a una verifica rigorosa. Tuttavia, la facile accessibilità garantita dalle fonti di informazione aperte e dalle immagini satellitari commerciali aumenta le possibilità di osservazione e analisi degli eventi attuali. È proprio alla luce di questa evoluzione che tali strumenti assumono una crescente rilevanza nel quadro della guerra contemporanea, poiché, se analizzati e verificati in modo approfondito, possono rivelare informazioni rilevanti sull’avversario e offrire quindi un vantaggio strategico nello scenario bellico.
Fonti aperte, immagini satellitari e uso duale dell’informazione
In questa prospettiva, è possibile individuare un uso duale delle fonti aperte, dal momento che esse possono essere utilizzate in contesti diversi, per due finalità di natura decisamente diversa. Da un lato, possiamo considerare i social media e le immagini satellitari commerciali come strumenti di intelligence militare; dall’altro, come risorse orientate a finalità civili e umanitarie.
Sul piano militare, le immagini ottenute da satelliti commerciali e le informazioni provenienti da social media e altre fonti aperte possono contribuire all’analisi degli eventi e alla ricostruzione di attività osservabili. Tali fonti vengono utilizzate, per esempio, per analizzare la reazione della popolazione locale e dell’opinione pubblica in generale; monitorare i movimenti delle truppe e dei veicoli militari[6]; individuare infrastrutture militari e obiettivi strategici[7]; e acquisire informazioni utili a conseguire un vantaggio strategico sull’avversario. I satelliti commerciali, nello specifico, possono costituire uno strumento ormai sempre più accessibile e sofisticato, attraverso il quale è possibile ottenere immagini ad alta risoluzione senza bisogno di disporre di satelliti militari propri.
Tuttavia, come abbiamo accennato, queste medesime fonti svolgono un ruolo fondamentale anche in ambito civile e umanitario. Analisti internazionali ed enti di ricerca possono avvalersi dei dati ricavati dalle fonti aperte e dalle immagini satellitari commerciali per esaminare la situazione sul territorio colpito e comprendere l’entità dei danni causati alle infrastrutture pubbliche e private, nonché agli impianti strategici dai quali dipendono servizi fondamentali quali il rifornimento di energia elettrica, la rete idrica, l’igiene urbana o la rete di trasporto pubblico, oltre che per comprendere l’impatto umanitario dei conflitti. Tali analisi contribuiscono a fornire una visione più trasparente e verificabile delle implicazioni dei conflitti, specialmente laddove l’accesso sul campo è limitato o impossibile.
In tal senso, il Berkeley Protocol on Digital Open Source Investigations, sviluppato dall’OHCHR e dalla University of California fornisce standard internazionali e linee guida pratiche per l’uso efficace delle fonti digitali aperte nelle indagini relative a violazioni dei diritti umani, crimini internazionali e diritto umanitario. Questo documento sostiene che le informazioni ricavate da risorse disponibili pubblicamente siano di grande utilità in ogni tipo di indagine, ma che risultino particolarmente preziose nelle indagini internazionali su casi di crimini e violazioni dei diritti umani, per diversi motivi. Tra questi vi è il fatto che, spesso, il personale incaricato delle attività investigative internazionali non ha accesso al luogo fisico in cui sono avvenuti gli eventi sottoposti a indagine, oppure dispone soltanto di un accesso limitato alle informazioni rilevanti ai fini delle ricerche[8]. Ed è proprio in questi casi che le fonti aperte possono fornire informazioni complementari di fondamentale importanza.
Un ambito particolarmente delicato riguarda l’impiego delle fonti aperte, da parte delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, nella documentazione di possibili crimini di guerra e altre violazioni del diritto internazionale. Molte di queste organizzazioni possono ricorrere all’utilizzo di immagini satellitari e contenuti pubblicati sui social media per raccogliere informazioni che potrebbero costituire materiale probatorio complementare in relazione a presunti crimini di guerra, per accertare la veridicità di testimonianze e denunce, oppure per monitorare i campi profughi[9] e gli spostamenti delle popolazioni in conseguenza di uno scontro armato nel loro territorio. In tale scenario, le fonti aperte possono assumere un ruolo essenziale nel contribuire al rafforzamento dei meccanismi di responsabilità da parte degli attori coinvolti in un conflitto e possono contribuire all’individuazione e alla segnalazione di possibili violazioni del diritto internazionale.
Trasparenza e sicurezza: un nuovo equilibrio
I più recenti sviluppi nei metodi e negli strumenti di raccolta delle informazioni hanno profondamente trasformato il modo in cui vengono condotte e analizzate le guerre contemporanee. Tali strumenti sono oggi fondamentali sia per gli attori statali sia per un’ampia gamma di attori non governativi. Al tempo stesso, la crescente disponibilità di informazioni introduce, nel contesto delle guerre attuali, una tensione tra trasparenza e sicurezza. Questa evoluzione, che abbiamo ampiamente trattato, offre enormi opportunità in termini di trasparenza e accessibilità all’informazione, ma comporta anche importanti sfide in relazione alle esigenze di sicurezza nazionale e operativa, alla protezione delle infrastrutture critiche e alla tutela dei dati e delle persone.
In questo contesto emerge un importante dibattitotra coloro che sostengono che limitare l’accessibilità equivarrebbe a una forma di censura, poiché costituirebbe un ostacolo al libero e trasparente accesso alle informazioni, e coloro che affermano che la restrizione dell’accesso a determinate informazioni sia necessaria per tutelare informazioni sensibili e strategicamente rilevanti per uno Stato, evitando così di esporre gli Stati a possibili vulnerabilità nei confronti degli avversari.
Conclusione
La crescente accessibilità alle capacità informative ha trasformato profondamente il rapporto tra informazioni, intelligence e conflitti contemporanei. Fonti aperte, social media e immagini satellitari commerciali consentono oggi a un numero sempre maggiore di attori, statali e non statali, di osservare, analizzare e documentare eventi che, in passato, potevano essere osservati e documentati quasi esclusivamente dagli Stati e dalle loro agenzie. Questa evoluzione contribuisce alla trasparenza, fornendo materiale utile alle attività di ricerca, all’accertamento delle responsabilità e alla tutela dei diritti umani nei conflitti attuali.
Al tempo stesso, però, questa democratizzazione dell’informazione comporta una progressiva riduzione del controllo esclusivo degli Stati sulle informazioni di valore strategico. La stessa accessibilità che aumenta la trasparenza può infatti esporre movimenti, infrastrutture e attività sensibili, creando nuove vulnerabilità sul piano della sicurezza nazionale e operativa. Il vero nodo della trasformazione in corso non è quindi semplicemente la maggiore quantità di informazioni disponibili, ma il nuovo equilibrio tra trasparenza e sicurezza: le capacità di raccolta, accesso e analisi delle informazioni, un tempo concentrate nelle mani di pochi attori, sono oggi sempre più diffuse, rendendo il campo informativo più aperto e competitivo, ma anche più difficile da controllare e, di conseguenza, aumentando la vulnerabilità degli Stati.
[1] Martino, L. (2013). La quinta dimensione della conflittualità: La rilevanza strategica del cyberspace e i rischi di guerra cibernetica. Centro Studi Strategici Internazionali (CSSI).
[2] NATO (2016), Allied Joint Doctrine for Intelligence, Counter-Intelligence and Security (AJP-2), Edition A, Version 2, NATO Standardization Office (NSO), February 2016.
[3] Teti, A. (2026, marzo). Quando l’OSINT si oscura. La nuova guerra dell’informazione raccontata dal prof. Teti. Formiche.net. https://formiche.net/2026/03/osint-immagini-satellitari-guerra-informazione-sicurezza-globale-teti/.
[4] Paulauskas, K. (2024), “Why Cognitive Superiority is an Imperative”, NATO Allied Command Transformation, 16 February 2024.
[5] ENISA (2026), ENISA Threat Landscape 2026, European Union Agency for Cybersecurity, September 2026, DOI: 10.2824/0806036.
[6] Teti, A. (2026, marzo). Quando l’OSINT si oscura. La nuova guerra dell’informazione raccontata dal prof. Teti. Formiche.net. https://formiche.net/2026/03/osint-immagini-satellitari-guerra-informazione-sicurezza-globale-teti/.
[7] Gagliano, G. (2024). Cyber warfare: Protezione dei dati, protezione da attacchi di hacking, sicurezza e difesa del sistema cybernetico. In Ministero della Difesa.
[8] OHCHR & UC Berkeley Human Rights Center (2022), Berkeley Protocol on Digital Open Source Investigations: A Practical Guide on the Effective Use of Digital Open Source Information in Investigating Violations of International Criminal, Human Rights and Humanitarian Law, United Nations, New York and Geneva.
[9] Bitelli, G., Franci, F., Luppi, M., Mandanici, E., & Tonolo, F. G. (2015). Utilizzo di immagini satellitari multispettrali ad alta risoluzione nella gestione di emergenze umanitarie. In Atti della 19ª Conferenza Nazionale ASITA (pp. 131–138).

