Negli ultimi anni la Turchia ha riaffermato un ruolo centrale nel Mediterraneo attraverso una politica estera assertiva e multi-allineata, che le consente di dialogare simultaneamente con NATO, Unione europea, Russia, Iran e attori regionali nel Medioriente e Asia, assumendo un ruolo politico centrale nei processi regionali. Questo espansionismo turco si fonda sulla dottrina della Patria Blu (Mavi Vatan), che rivendica una sfera di sovranità marittima estesa nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero, giustificata da una percezione di accerchiamento e dalla necessità di ampliare la profondità strategica del Paese.

Ankara mira così a consolidarsi come potenza marittima, energetica e strategica, adottando un approccio pragmatico e di realpolitik, capace di mantenere relazioni con attori in conflitto tra loro perseguendo obiettivi molteplici e talvolta contradditori. Il rafforzamento dei legami con Balcani e Asia Centrale, dopo la fine dell’URSS, contribuisce a ridefinire gli equilibri regionali, incidendo direttamente sugli interessi dell’Italia, chiamata a gestire un rapporto fatto di cooperazione e competizione con una Turchia sempre più autonoma e ambiziosa.[1]

La dottrina turca, dalla Profondità Strategica di Ahmet Davutoğlu alla Patria Blu di Cem Gürdeniz e Cihat Yaycı, ripresa dall’agenda del Presidente Erdoğan, si fonda su tre principi chiave: strategia, giurisdizione ed egemonia, tutti incentrati sulla proiezione marittima della Turchia.[2]

La postura turca nel Mediterraneo è concreta: rivendicazioni di ampie ZEE nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale, nonostante la contrarietà di Grecia, Cipro ed Egitto (la Turchia non ha ratificato la Convenzione sul diritto del mare – UNCLOS); sviluppo di un sistema portuale capillare con finalità militari e civili; forte presenza della Marina Militare come strumento di deterrenza e supporto alle rivendicazioni territoriali; alleanze tattiche con Russia, Cina, Israele, Egitto e Paesi del Golfo, mantenendo rapporti con UE e NATO.

L’obiettivo finale è consolidare la profondità difensiva e strategica, controllare le acque ricche di risorse energetiche ed estendere il controllo sull’intero bacino marittimo circostante.[3]

Al centro della strategia turca si collocano l’espansione e l’ammodernamento della Marina Militare, con nuove capacità operative frutto d’ingenti investimenti nell’industria della difesa e l’obiettivo di diventare autosufficiente nella produzione di sistemi militari avanzati. A partire dal 2025, la Turchia sviluppa, in parallelo, la costruzione di 31 navi da guerra, tra cui fregate, corvette, un cacciatorpediniere, sottomarini e altri assetti marittimi. In questo contesto di ammodernamento, la nave anfibia TCG Anadolu — configurata per operare con droni e elicotteri — estende la proiezione di potenza turca nel Mediterraneo, nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, supportata anche dai nuovi sottomarini AIP (Air-Independent Propulsion) la cui produzione è indigenizzata.[4]

L’influenza turca su Cipro deriva da secoli di dominazione ottomana e si è resa attuale con la formazione, nel 1983, della Repubblica Turca di Cipro del Nord (RTCN), dipendente da Ankara e ritenuta strategica per la proiezione nel Mediterraneo orientale, il controllo territoriale e marittimo e l’accesso alle risorse energetiche. In questo quadro regionale la Turchia non partecipa però a consessi regionali come EastMed Gas Forum ed EastMed Pipeline Project, considerati contrari agli interessi nazionali, presso i quali l’Italia è invece parte attiva.[5]

La Libia rappresenta il fulcro della proiezione di potenza turca nel Mediterraneo meridionale: l’intervento militare del 2019 a sostegno del GNA di Tripoli ha sventato l’offensiva del Generale Haftar (fazione opposta che controlla Cirenaica, con capitale Bengasi, sostenuta dalla Russia) e garantito una presenza militare significativa con basi e consiglieri, consolidata dall’accordo di delimitazione marittima turco-libico (2019, riconfermato nel 2024) che legittima le pretese turche sulle ZEE di Grecia ed Egitto.[6] Infatti, questi ultimi, già dal 2020, avevano intensificato i loro rapporti diplomatici e militari nell’area per non vedersi sottratta la propria porzione di ZEE.[7] Tuttavia, le preoccupazioni di Grecia ed Egitto si acuiscono anche a seguito dell’incontro trilaterale tra Italia, Turchia e Libia (GNA di Tripoli) ad Ankara lo scorso agosto 2025.[8]

Nei Balcani, la Turchia riafferma un’influenza multilivello combinando soft, smart e hard power, recuperando la storica profondità strategica[9]: sul piano culturale valorizza l’eredità ottomana e le comunità turche con serie televisive, istituti culturali e moschee (emblematica la costruzione nel 2024 della più grande moschea dei Balcani a Tirana, Albania); sul piano politico ed economico, attraverso rapporti personali di Erdoğan con i leader locali e cooperazione economica; sul piano militare, con accordi e forniture di armamenti a Serbia, Albania, Montenegro, Macedonia del Nord e Kosovo, assumendo ruoli di comando in aree chiavi in seno alla missione NATO KFOR. Particolarmente significativa, come brevemente accennato, è la relazione con l’Albania, dove – oltre alla collaborazione culturale-religiosa – la cooperazione militare e gli investimenti economici dimostrano l’intento di Ankara di consolidare la propria posizione di protagonista e influente nell’area balcanica.[10]

Per la Turchia, l’alleanza con la NATO e i rapporti con l’Unione Europea rimangono essenziali per la protezione militare statunitense e i legami commerciali, con l’Italia quasi privilegiata. Tuttavia, con la sospensione dei negoziati per l’adesione all’UE, la politica estera turca è diventata sempre più indipendente e attiva su più dossier, includendo acquisti di sistemi di difesa russi e rafforzando i rapporti con i BRICS, creando tensioni con gli alleati occidentali. Nonostante ciò, l’UE e l’Italia continuano a considerare la Turchia un partner strategico, cruciale per la sicurezza e stabilità del Mediterraneo e del Mar Nero, ma consapevoli che Ankara agisce secondo le proprie regole.

Una politica estera turca svincolata e divergente potrebbe compromettere la coesione con NATO e UE, mettendo l’Italia nella gestione delle crisi nel suo estero vicino, soprattutto Libia e Balcani. La Turchia al tempo di Erdoğan è una potenza revisionista, capace di ridefinire gli equilibri mediterranei e di controbilanciare l’influenza russa in Africa settentrionale. L’Italia dovrà confrontarsi con un attore maturo, consapevole del proprio ruolo regionale, che la sfida attivamente per il controllo del suo estero vicino.

La strategia turca richiede attenta sorveglianza, poiché sfida lo status quo e impone all’Italia di elaborare una politica estera e di difesa più solida e assertiva per tutelare i propri interessi. Roma ha già intuito le sfide: in Libia, sostiene il governo di Tripoli (GNA) per gestire flussi migratori e gli interessi economici; nei Balcani, rafforza i rapporti bilaterali per limitare l’influenza di attori esterni (non solo turchi); nel Mediterraneo orientale, partecipa a missioni militari congiunte e investe in EastMed, escludendo la Turchia. La strategia italiana punta a promuovere un approccio capace di gestire le sfide poste dalla Turchia, sostenendo un’azione collettiva europea nelle decisioni di politica estera e sicurezza, pur con non poche difficoltà. Per affrontare queste sfide e contenere l’ascesa turca, l’Italia dovrebbe adottare una visione strategica autonoma (ma non disallineata all’Europa) di lungo periodo che integri diplomazia, soft power nel suo estero vicino, una cooperazione selettiva e multilivello e – se necessario – sviluppare una propria deterrenza. Solo in questo modo Roma potrà preservare la propria influenza in un Mediterraneo sempre più competitivo, multipolare e multi-allineato.


[1] Marcelli A., La Turchia alla Finestra, Domino n. 5/2024, pg. 57-62

[2] Campanile E., A Historical and Geographical Parabola of Turkey’s Strategic Approach to the Mediterranean, from Northern Cyprus to Libya, Mondo Internazionale, 22 gennaio 2025

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/a-historical-and-contemporary-parabola-of-turkeys-strategic-approach-to-the-mediterranean-from-northern-cyprus-to-libya

[3] BUFIS A., La Turchia e la dottrina della Patria Blu quale utile strumento per spiegare le sue politiche assertive nell’area Mediterranea con la riscoperta del potere del Mare, GEOPOLITCA.INFO, 14 febbraio 2025

https://www.geopolitica.info/la-turchia-e-la-dottrina-della-patria-blu-quale-utile-strumento-per-spiegare-le-sue-politiche-assertive-nellarea-mediterranea-con-la-riscoperta-del-potere-del-mare/

[4] D’ANDREA D., Proiezione o illusione? L’Italia e l’ipotesi della portaerei nucleare, Centro Analisi e Studi Italus, 3 novembre 2025 L’ITALIA E L’IPOTESI DELLA PORTAEREI NUCLEARE

[5] Vedi nota 2

[6] MACCHIA F., Geopolitica del gas: la scommessa turca in Libia, Centro Analisi e Studi Italus, 10 ottobre 2025

GEOPOLITICA DEL GAS: LA SCOMMESSA TURCA IN LIBIA

[7] NEBAHAT TANRIVERDI YASAR, From Tripoli to Benghazi: Turkey’s Expanding Footprint in Libya’s Fragmented Landscape, ISPI, 8 settembre 2025

https://www.ispionline.it/en/publication/from-tripoli-to-benghazi-turkeys-expanding-footprint-in-libyas-fragmented-landscape-

[8] REDAZIONE, Vertice trilaterale Italia-Turchia-Libia a Istanbul, Ambasciata d’Italia ad Ankara, 18 agosto 2025

https://ambankara.esteri.it/it/news/dall_ambasciata/2025/08/vertice-trilaterale-italia-turchia-libia-a-istanbul-il-presidente-del-consiglio-meloni-incontra-il-presidente-erdogan-ed-il-primo-ministro-dabaiba/

[9] Vedi nota 2

[10] COUTEAU B., Rival Influences in the Western Balakans: Hard Facts and Limitations, Institut Jacques Delors, novembre 2023 https://institutdelors.eu/content/uploads/2025/04/PB_231128_Influences_rivales_Balkans_occidentaux_Couteau_EN.pdf

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