LA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO NON È PERIFERIA: LIBIA, LINEA VITALE DELL’INTERESSE NAZIONALE ITALIANO

Per lungo tempo la sponda sud del Mediterraneo è stata trattata come uno spazio marginale della proiezione italiana ed europea: una periferia instabile, utile solo alla gestione emergenziale dei flussi migratori ed energetici e non come fulcro di dinamiche strategiche macro-regionali. Oggi, questa lettura non solo è superata, ma pericolosamente riduttiva.

1. Contesto attuale

L’Italia mantiene con la Libia un rapporto storico e strategico fondato su interessi legati alla gestione dei flussi migratori, alla sicurezza energetica e alla stabilità regionale [1]. Tuttavia, a quindici anni dalla caduta di Muammar Gheddafi, la Libia resta uno Stato profondamente diviso tra due principali poli di potere [2]. A ovest il Governo di Unità Nazionale (GNU) di Tripoli, guidato da Abdul Hamid Dbeibah, riconosciuto da Nazioni Unite e Unione Europea; l’Italia ne rappresenta uno dei principali partner internazionali, affiancata dalla Turchia, che negli ultimi tempi ha tuttavia mostrato una crescente apertura anche verso la fazione guidata da Haftar. A est l’autorità dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Russia ed Egitto e in controllo d’importanti giacimenti petroliferi e delle principali rotte della Cirenaica e del Fezzan [3]. La fragilità del quadro libico emerge con chiarezza anche dopo l’uccisione di Gheniwa, capo miliziano della Support and Stability Apparatus (SSA), nel 2025: gli scontri urbani a Tripoli e la mobilitazione delle forze di Haftar nell’area di Sirte hanno alimentato il timore di una nuova escalation militare, confermando un equilibrio politico sempre più esposto al rischio di collasso. [33].

La Libia, non più uno Stato unitario, si configura quindi come un’arena di competizione tra attori locali e potenze esterne per il controllo delle rotte energetiche, commerciali e migratorie del Mediterraneo [4]: contesto in cui l’Italia fatica a posizionarsi.

2. La Libia come snodo sistemico

La politica italiana adotta un approccio multilaterale e diplomatico volto a favorire la stabilizzazione della Libia e salvaguardare gli interessi nazionali, mantenendo un equilibrio nei rapporti con le principali fazioni, le milizie locali e i diversi attori regionali che vedono nel Paese una piattaforma di accesso al Mediterraneo, all’Europa e all’Africa. La Libia dunque si rivela nodo strategico per l’Italia e l’Europa, poiché punto di convergenza di tre dimensioni fondamentali: sicurezza, energia e migrazioni [1].

Sul piano securitario, la Libia continua a rappresentare una porta d’accesso verso l’Europa per le minacce provenienti dal Sahel e dal Corno d’Africa. L’espansione di gruppi jihadisti come JNIM (Gruppo di Sostegno all’Islam e ai Musulmani) e Stato Islamico, unita alla presenza di reti criminali transnazionali (cinesi, nigeriane, albanesi e montenegrine) coinvolte in traffici di droga, armi, esseri umani, riciclaggio e infiltrazioni economico-finanziarie, aumenta il rischio d’infiltrazioni, traffici e azioni terroristiche.

In questo contesto s’inserisce il crescente attivismo della Federazione Russa, che dal 2024 ha progressivamente intensificato la propria attenzione verso l’Africa, riallocando progressivamente risorse militari verso la Libia per rafforzare la propria proiezione su Mediterraneo e Africa, aggirando il contenimento euro-atlantico della NATO [5]. Mosca utilizza proxy e compagnie militari private in operazioni asimmetriche sfruttando la c.d. negabilità plausibile, contribuendo all’instabilità regionale e all’espansione jihadista [1], mantenendo il controllo di basi militari, corridoi logistici e infrastrutture strategiche tra Cirenaica, Sahel e Mediterraneo [6].

Anche la Repubblica Popolare Cinese ha consolidato la propria presenza attraverso una strategia che combina diplomazia, investimenti, sicurezza e protezione delle infrastrutture strategiche. In Libia mantiene rapporti politici ed economici con Tripoli e con l’area controllata da Haftar; nel Sahel, fa ricorso a compagnie di sicurezza private e nel Corno d’Africa presidia le rotte globali tramite la base di Gibuti, cercando di accreditarsi come mediatore diplomatico [7; 8]. Parallelamente, Pechino ricorre a strumenti ibridi di pressione economica, influenza, manipolazione informativa e spionaggio cibernetico su scala globale [1].

La Turchia, grazie all’intervento militare del 2019-2020, in soccorso al governo di Tripoli, è diventata uno degli attori più influenti, consolidando la propria presenza attraverso accordi militari, intese energetiche e intese marittime [9], come il memorandum energetico del 2022 che ha riacceso le tensioni nel Mediterraneo orientale specie con Grecia ed Egitto [10]. A ciò si aggiunge la presenza di personale militare ucraino nell’area di Tripoli e Misurata, potenzialmente coinvolto in operazioni contro le flotte fantasma russe nel Mediterraneo [11].

Le divisioni tra i partner europei ostacolano una politica comune verso la Libia. La rivalità tra Italia e Francia, legata ad interessi divergenti e al diverso approccio nei confronti delle fazioni libiche, rappresenta uno dei principali fattori di frammentazione della posizione europea [12; 13]. Sebbene missioni come EUNAVFOR MED – IRINI [14] e UNSMIL [2] svolgano un ruolo importante nel monitoraggio dei traffici illegali e nel sostegno al processo politico, esse non sono sufficienti a risolvere le cause profonde della crisi [15], la cui soluzione dipende principalmente dalla capacità delle élite libiche di raggiungere un compromesso politico duraturo [16].

Sul piano energetico, la Libia rimane un partner strategico per l’Italia. Nel 2025 è tornata a essere il primo fornitore di petrolio del nostro Paese, rendendo la stabilità delle infrastrutture energetiche e delle rotte di trasporto un interesse nazionale prioritario, poiché esposte ad attacchi convenzionali e minacce ibride o cyber [1].

La cooperazione energetica ruota attorno ad Eni, presente in Libia dal 1959 e ai suoi investimenti nella National Oil Corporation (NOC), compresi in nuovi progetti offshore [17]. Inoltre, le recenti scoperte di gas ribadiscono l’importanza delle infrastrutture energetiche come il gasdotto Greenstream, strategico per il collegamento energetico con la Sicilia e l’Europa [18; 19].

Tuttavia, il controllo delle risorse continua a essere utilizzato dalle diverse fazioni come strumento di pressione politica, con effetti diretti sulla sicurezza energetica nazionale italiana e sulla resilienza complessiva del sistema economico [10; 20].

Sul piano migratorio, la riduzione degli arrivi registrata nel biennio 2024-2025 non ha eliminato la centralità della Libia quale principale punto di partenza dei flussi migratori verso l’Italia e l’Europa [21]. La pressione migratoria resta alimentata da instabilità politica, difficoltà economiche, cambiamenti climatici e dall’azione delle reti di trafficanti, oltre che da crisi improvvise nel Sahel, Sudan o lungo le maggiori direttrici migratorie [1].

Il Mediterraneo centrale continua inoltre a essere una delle rotte più pericolose al mondo, mentre crescono le critiche verso il sistema di gestione dei flussi da parte delle autorità libiche e tunisine, accusate di gravi violazioni dei diritti umani, descrivendo la situazione come una vera tratta di Stato. In questo quadro, l’Italia punta a rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e transito per contenere i flussi e favorire canali d’ingresso regolari [22; 23].

Immagine: Enciclopedia Britannica, rielaborazione a cura del Centro Analisi e Studi Italus

3. I costi dell’indecisione

Già un rapporto parlamentare del dicembre 2022 individuava nella Libia una delle principali priorità della politica estera italiana, sottolineando come l’instabilità del Paese compromettesse i tre interessi strategici fondamentali: il controllo dei flussi migratori, la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e il contenimento delle minacce terroristiche e criminali [24].

La Relazione Annuale al Parlamento del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica [1], ha infine evidenziato come l’incertezza politica e strategica in Libia produca effetti diretti sulla sicurezza nazionale italiana lungo cinque direttrici principali.

La prima riguarda la sicurezza interna e i flussi migratori. In uno scenario di relativa stabilità, gli arrivi irregolari rimarrebbero in linea con quelli degli ultimi anni; al contrario, un eventuale collasso delle strutture di controllo libiche potrebbe determinare un forte aumento delle partenze, con oltre 150.000 ingressi irregolari in Italia, mettendo sotto pressione il sistema di accoglienza e favorendo l’espansione delle reti criminali transnazionali.

La seconda direttrice concerne la sicurezza energetica. La fragilità delle infrastrutture di petrolio e gas espone l’Italia al rischio d’interruzioni delle forniture e a possibili aumenti dei prezzi dell’energia, con conseguenze economiche rilevanti.

Un terzo elemento riguarda la minaccia terroristica. La frammentazione della Libia la rende una piattaforma di transito e radicamento per organizzazioni jihadiste attive nel Sahel, tra cui JNIM, Stato Islamico, Daesh e al-Qaida, accrescendo il rischio d’infiltrazioni e di azioni ostili contro interessi italiani ed europei.

La quarta criticità è rappresentata dalla criminalità organizzata. L’assenza di un efficace controllo del territorio favorisce traffici illeciti e attività economiche criminali che si proiettano anche in Italia. Emblematico è il traffico di oltre un milione di tonnellate di diesel di contrabbando transitato attraverso i porti della Cirenaica tra il 2024 e il 2026.

Infine, la Relazione sottolinea il rischio di una progressiva perdita d’influenza geopolitica che rappresenterebbe il costo più alto sul lungo periodo. Le esitazioni della politica italiana hanno contribuito a lasciare spazio ad altri attori, in particolare Russia, Turchia e Cina, che utilizzano la Libia come piattaforma strategica per rafforzare la propria presenza nel Mediterraneo.

            La risposta istituzionale a queste criticità sembra essere rappresentata dal DPCM del 22 aprile 2026, che introduce la prima Strategia di Sicurezza Nazionale italiana. Il documento amplia il concetto di sicurezza oltre la dimensione militare, includendo minacce ibride, campagne di disinformazione, sabotaggi, interferenze straniere e rischi cibernetici. In tale quadro, il Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica (CISR) assume un ruolo centrale nel coordinamento politico-strategico delle crisi, mentre il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) viene rafforzato come raccordo tra livello operativo e decisionale. Pur permanendo interrogativi sulla concreta attuazione della riforma, la Strategia dovrà definire gli interessi vitali del Paese, gli obiettivi strategici e gli strumenti necessari per affrontare sfide sempre più complesse e multidimensionali [25].

Conclusione

L’Italia è esposta a minacce provenienti da attori statuali e non statuali capaci di operare simultaneamente su più livelli: attacchi cibernetici, spionaggio, disinformazione, pressioni economiche e sabotaggi contro infrastrutture critiche. In tale contesto, reti criminali, proxy e compagnie militari private agiscono come moltiplicatori d’instabilità, rendendo necessaria una risposta coordinata e fondata sulla cooperazione internazionale [1].

Tuttavia, l’approccio italiano ed europeo è rimasto prevalentemente emergenziale, concentrato sul contenimento delle crisi più immediate piuttosto che sulla costruzione di una stabilizzazione duratura. La Libia è progressivamente divenuta un sistema estrattivo e logistico nel quale il controllo delle risorse, delle infrastrutture e delle rotte commerciali è protetto da attori armati come l’Afrika Corps [6; 14], aumentando il rischio di escalation e di destabilizzazione dell’intero Mediterraneo. Al tempo stesso, il Paese si è trasformato in un’estensione indiretta del confronto russo-ucraino, inserendosi nelle più ampie dinamiche della guerra ibrida globale [26]. Le élite libiche utilizzano il controllo delle risorse energetiche e delle istituzioni economiche come strumento di potere [27], mentre la frammentazione politica stessa rappresenta una scelta funzionale alla conservazione degli equilibri esistenti [28].

Per evitare che questa instabilità si cristallizzi, è necessario un cambio di paradigma nella politica estera italiana. In tale prospettiva, il Piano Mattei ha riportato al centro della strategia nazionale la sicurezza energetica e le relazioni economiche con il Mediterraneo allargato e l’Africa subsahariana. Secondo l’ECFR [29], il progetto presenta un approccio pragmatico basato sulla cooperazione tra Stati e sul coinvolgimento del settore privato, ma le persistenti instabilità regionali e la forte competizione geopolitica ne limitano l’efficacia. Per questo il Piano dovrebbe essere collegato a iniziative europee – in un rapporto simbiotico – come il Global Gateway [30], consentendo all’Italia di amplificare la propria influenza attraverso il quadro dell’Unione Europea. Resta tuttavia il rischio che un’eccessiva europeizzazione ne riduca la funzione originaria quale strumento di tutela degli interessi nazionali.

Se l’obiettivo è fare dell’Italia un punto di riferimento nei rapporti tra Europa, Africa e Medio Oriente, contribuendo alla stabilizzazione delle rotte energetiche e commerciali [31] e rafforzando il proprio ruolo, come ad esempio nel corridoio euroasiatico collegato al progetto IMEC [32], sarà necessario integrare sicurezza, energia, diplomazia e sviluppo economico in una visione strategica coerente.

In conclusione, la Libia non rappresenta una periferia della politica estera, ma un banco di prova della capacità italiana di agire come attore mediterraneo consapevole e non come semplice osservatore delle crisi altrui. Per questo, il rafforzamento del ruolo diplomatico di Roma e una maggiore coerenza, non rivalità, dell’azione europea rimangono condizioni essenziali per contribuire alla stabilizzazione del Mediterraneo allargato e alla tutela degli interessi comuni.

Riflessione

Oltre all’analisi, la questione è più profonda. È necessario ritrovare una piena consapevolezza della nostra centralità mediterranea, storica, culturale e geografica. Il Mediterraneo non è una periferia, è parte integrante del nostro spazio di sicurezza e della nostra proiezione geopolitica. Da questa consapevolezza dipende non solo la qualità della politica estera italiana ma anche la capacità del Paese di pensarsi come comunità politica orientata al lungo periodo.


  1. Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sistema di Informazione per la sicurezza della Repubblica, Governare il cambiamento: scenari della sicurezza nazionale, Relazione Annuale, 4 marzo 2026, consultabile su https://www.sicurezzanazionale.gov.it/contenuti/relazione-al-parlamento-2026
  2. Security Council, United Nations, United Nations Support Mission in Libya, Report of the Secretary-General, 6 aprile 2026, consultabile su https://unsmil.unmissions.org/sites/default/files/2026-04/n2605405.pdf
  3. Dacrema Eugenio e Varvelli Arturo, Le relazioni tra Italia e Libia: interessi e rischi, 9 luglio 2020 consultabile su https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/le-relazioni-tra-italia-e-libia-interessi-e-rischi-2688
  1. Noto Lorenzo, L’Italia è fuori dalle libie, pubblicato in: Gli Stati di Israele n. 9 – 2025, Limes Rivista Italiana di Geopolitica, 10 ottobre 2025, consultabile su https://www.limesonline.com/rivista/italia-fuori-dalle-libie-buco-nero-palestinesi-turchia-egitto-russia-francia-20234687/
  2. Nova Lectio, Qualcuno si ricorda della LIBIA? Cosa sta succedendo?, video consultabile su https://www.youtube.com/watch?v=w-NzsQc9h1E
  3. Eramo Gianluca, Libia 2026: l’istituzionalizzazione del collasso e il nuovo ordine estrattivo, Geopolitica.info, 21 marzo 2026, consultabile su https://geopolitica.info/libia-2026-listituzionalizzazione-del-collasso-e-il-nuovo-ordine-estrattivo/
  4. Gagliano Giuseppe, Cina. Africa, la nuova via dell’influenza passa da commercio e investimenti, Notizie Geopolitiche, 10 giugno 2026, consultabile su https://www.notiziegeopolitiche.net/cina-africa-la-nuova-via-dellinfluenza-passa-da-commercio-e-investimenti/
  5. Gonzalez Ferran Albert, Chinese Security Footprint in Africa: From Peacekeepers to Private Security Companies, Tactics Institute For Security & Counter Terrorism, 23 ottobre 2025, consultabile su https://tacticsinstitute.com/africa/chinese-security-footprint-in-africa-from-peacekeepers-to-private-security-companies-2/
  6. Macchia Fabiola, Geopolitica del gas: la scommessa turca in Libia, Centro Analisi e Studi Italus – C.A.S.I., 10 ottobre 2025, consultabile su https://centrostudicasi.com/geopolitica-del-gas-la-scommessa-turca-in-libia/
  7. Autori Vari, Libia: una crisi pluridimensionale, Comunità italiana di Politica Estera, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, giugno 2023, consultabile su https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2023/06/Libia_una-crisi-pluridimensionale.pdf
  8. Redazione, Report Raises Concerns Over Ukrainian Military Presence in Libya, Libya Review, 2 aprile 2026, consultabile su https://libyareview.com/64447/report-raises-concerns-over-ukrainian-military-presence-in-libya/
  9. Darnis Jean Pierre, France, Italy and the Reawakening of Historical Rivalries, Istituto Affari Internazionali, 28 agosto 2017, consultabile su: https://www.iai.it/it/pubblicazioni/c05/france-italy-and-reawakening-historical-rivalries
  10. Rosito Michele, Il piano Mattei e i rapporti italo-francesi nelle vicende mediterranee, Geopolitica.info, 10 febbraio 2023, consultabile su https://geopolitica.info/mattei-mediterraneo-italia-francia/
  11. De Michele Stefania, Libia, traffico di carburanti: fino a 1 milione di tonnellate di export illegale. Il ruolo di Irini, Euronews, 27 maggio 2026, consultabile su https://it.euronews.com/2026/05/27/libia-traffico-di-carburanti-fino-a-1-milione-di-tonnellate-di-export-illegale-il-ruolo-di
  12. Rossi Emanuele, Così Irini diventa il volto della nuova assertività europea in mare, Formiche, 10 giugno 2026, consultabile su https://formiche.net/2026/06/cosi-irini-diventa-il-volto-della-nuova-assertivita-europea-in-mare/
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  16. Redazione, Eni annuncia nuove scoperte di gas in Libia per oltre 28 miliardi di metri cubi, Eni, 16 marzo 2026, consultabile su https://www.eni.com/it-IT/media/comunicati-stampa/2026/03/cs-eni-ottiene-nuova-lvenza-offshore-libia.html
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  22. RID, L’Italia verso la prima Strategia di Sicurezza Nazionale, Aliseo Editoriale, 25 maggio 2026, consultabile su https://aliseoeditoriale.it/litalia-verso-la-prima-strategia-di-sicurezza-nazionale/
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  25. Gagliano Giuseppe, Libia: il Paese di nuovo al centro del Mediterraneo. Washington e Ankara cercano un’intesa sul caos. La riunificazione come promessa, il controllo come posta in gioco, Report Difesa, 25 maggio 2026
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  27. Commissione Europea, Panoramica del Global Gateway, consultabile su https://international-partnerships.ec.europa.eu/policies/global-gateway/global-gateway-overview_it
  28. Autori Vari, Mediterraneo Allargato, Osservatorio di Politica Internazionale, ISPI, settembre 2024, consultabile su https://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/focus/PI008ISPIMED.pdf
  29. Senato della Repubblica, India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), 15 gennaio 2026, consultabile su https://www.senato.it/show-doc?leg=19&tipodoc=SommComm&id=1492356&idoggetto=0&part=doc_dc-sedetit_aa
  30. Firmian Federico Manfredi, Libia: riesplode il conflitto tra milizie, ISPI, 16 luglio 2025, consultabile su https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/libia-riesplode-il-conflitto-tra-milizie-214247

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