Il contesto mondiale

Il deterioramento del sistema internazionale sta portando grandi cambiamenti nelle società occidentali; una delle conseguenze più visibili riguarda il drastico cambio di retorica che porta i Governi e i decisori politici ad adottare una linea diplomatica assertiva, quando non apertamente ostile, nei confronti della Federazione Russa e di Vladimir Putin.

È ormai comune sentir parlare del ritorno di un conflitto convenzionale in Europa sull’onda del conflitto in Ucraina, che dal 24 febbraio 2022 ha costituito un tema ricorrente nell’opinione pubblica europea. In particolare, emergono in modo netto le differenti posizioni interne agli Stati membri dell’Unione Europea che, soprattutto a causa della propria geografia, percepiscono diversamente la minaccia di un conflitto con la Federazione Russa. 

Vediamo come Polonia, Romania e paesi Baltici siano sostenitori di una linea inflessibile, la quale trova rappresentazione nelle dichiarazioni di Kaja Kallas [1], Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Poi abbiamo la posizione della cosiddetta “Coalizione dei volenterosi” costituita da Regno Unito, Francia e Germania, le quali continuano a sostenere economicamente lo sforzo bellico ucraino, seppur con volumi sempre minori.

Infine, c’è la linea tenuta da Ungheria e Slovacchia, e più recentemente dalla Repubblica Ceca – soprattutto dopo la recente vittoria elettorale di Andrej Babiš – i quali auspicano una distensione con la Russia e un progressivo ritorno a relazioni commerciali e diplomatiche pacifiche.

In questo contesto, l’Italia mantiene formalmente la sua posizione di sostegno politico ed economico all’Ucraina, confermando l’invio di aiuti militari anche per il 2026.

Tuttavia, nelle recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa Crosetto e del Presidente del Consiglio Meloni, emerge una visione più pragmatica: pur garantendo il supporto necessario alla difesa, si riconosce la complessità della situazione sul campo, spostando l’obiettivo dalla ‘vittoria totale’ alla sopravvivenza dello Stato ucraino in vista di futuri negoziati.

Le dichiarazioni dei generali militari

Basandoci sulle dichiarazioni dei vertici militari possiamo individuare dei temi caratterizzanti della “rivoluzione” dell’Esercito italiano che descriveremo nell’analisi.

Hanno fatto scalpore le dichiarazioni del Generale francese Fabien Mandon (Capo di stato maggiore particolare del Presidente della Repubblica francese), pronunciato davanti al Congresso dei sindaci il 21 novembre 2025[2]:

“I militari sono uno spaccato della nazione, i giovani che operano nel mondo hanno tra i 18 e i 27 anni, vengono dalle vostre comunità e hanno le stesse aspirazioni. Terranno la posizione se sentiranno che anche il Paese la tiene insieme a loro. Se il Paese vacilla perché non è pronto ad accettare di perdere i suoi figli o a soffrire economicamente, allora ci esponiamo a un rischio.”

Da queste parole emergono i temi del sostegno alla nazione e il divario società civile/esercito.

A distanza di pochi giorni l’Ammiraglio Cavo Dragone, Presidente del Comitato Militare della NATO, parlando a proposito del tema della cybersicurezza ha dichiarato al Finalcial Times[3]:

“Stiamo analizzando tutto. Sul fronte informatico, siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando. […] Essere più aggressivi rispetto all’aggressività della nostra controparte potrebbe essere un’opzione.

Un attacco preventivo potrebbe essere considerato un’azione difensiva.”

Con queste parole, viene intercettato il cambiamento della dottrina militare in ambito NATO.

Il nuovo piano industriale dell’Esercito italiano

Nella cornice descritta sopra, c’è un leader che da quando è diventato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito fa della necessità del cambiamento un imperativo, e ha sviluppato un piano operativo multilivello che per molti suona come una vera e propria rivoluzione dell’organizzazione militare.

Sto parlando del Generale C.A. Carmine Masiello, che dal 27 febbraio 2024 ha preso il comando dello Stato maggiore dell’Esercito.

Per comprendere la sua strategia è particolarmente esemplificativo il discorso pronunciato il 16 dicembre 2025 nel tradizionale Messaggio Augurale di fine anno[4], che di convenzionale ha avuto ben poco.

Infatti, il Generale ha pronunciato un discorso impostato alla maniera di un CEO di un’azienda privata, facendo il punto della situazione dell’anno appena passato e annunciando un vero e proprio punto di svolta dell’istituzione, imperniato su questo cambiamento dottrinale: l’esercito deve passare da forza di peacekeeping a una forza da combattimento (Warfighting), capace di deterrenza reale e pronta all’alta intensità. Cambiare è la parola d’ordine, e in fretta.

Da forze di Peacekeeping a forze di Warfighting

Il Generale sottolinea come la guerra moderna sia definita dall’incertezza e dalla variabilità. La prova più evidente è rappresentata dai droni, un ambito in cui le tattiche di ingaggio mutano a un ritmo vertiginoso, rendendo le strategie operative obsolete nel giro di poche settimane.

Per prepararsi a qualcosa che non si conosce, bisogna smettere di parlare di approntamento e tornare a parlare di addestramento.

Rispetto all’organizzazione interna:

  • la Struttura dei comandi, che si trovavano tutti a Roma, è stata semplificata e decentralizzata. In particolare, il Comando delle Forze Operative Terrestri (COMFOTER) si consolida a Verona, mentre il Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina è stato spostato a Torino.

Figura 1  [5]

  • Cambia la distribuzione dei mezzi, i quali non saranno più assegnati massicciamente nelle caserme, ma mantenuti operativi nei Parchi di mobilitazione / proiezione a Piacenza e a Nola. L’idea è quella di non usurare i mezzi moderni in tempo di pace e distinguere tra mezzi utilizzati per l’addestramento e quelli per la guerra.

Inoltre, è previsto un piano massiccio di acquisizioni per colmare il gap del passato:

  • Corazzati: Aggiornamento Ariete, arrivo dei Dardo e dei Centauro 2
  • Artiglieria: Acquisizione degli HIMARS (lanciarazzi a lungo raggio) entro il 2029.
  • Difesa Aerea: SAMP-T di nuova generazione, Grifo e Skynex (cannoni anti-drone)
  • Elicotteri: Arrivo del nuovo elicottero d’attacco (sostituto del Mangusto) nel 2028.
  • Nuovo fucile d’Assalto NARP sviluppato dalla Beretta e presto in dotazione a tutta la Forza Armata.

Figura 2  [6]

  • L’ammodernamento delle pratiche burocratiche: è in corso un processo di dematerializzazione delle cartelle amministrative e, a partire della primavera del prossimo anno, l’introduzione di una app dedicata ai militari, la quale sostituirà il cartaceo con processi digitali su smartphone personale.

Essa avrà un’utilità pratica sia per il personale (caricamento fogli di viaggio, timbri, richieste di vario tipo) che per i comandanti, i quali attraverso una dashboard potranno valutare in tempo reale la prontezza dei reparti (vaccini, addestramento, idoneità) senza dover utilizzare lettere o messaggi via posta.

Inoltre, è stata istituita una casella di posta elettronica – menoburocrazia.esercito@gmail.com – direttamente collegata all’ufficio del Capo SME, alla quale i soldati di qualsiasi grado possono scrivere per dare idee e consigli per aumentare l’efficienza e segnalare ostacoli burocratici nelle caserme.

Meritocrazia e KPI

Proseguendo nel suo discorso il Generale ha messo più volte l’accento sul concetto di meritocrazia e sull’importanza dei giovani e delle loro idee, troppo spesso frenati dal Frozen middle.

Il Frozen middle è un termine aziendale che identifica il livello del middle management (nell’ambiente militare Maggiori, Colonnelli) ovvero quella fascia di persone che ha raggiunto un livello in cui gode di certe rendite di posizione che non vuole mettere in discussione ed è ostile al cambiamento. Masiello ha annunciato la fine delle valutazioni appiattite (“vivissimo compiacimento”) che permeal’istituzione nel valutarsi, prevedendo l’introduzione di obiettivi misurabili (KPI) sulla base dei quali saranno valutati i reparti e i loro comandanti.

Questa frase riassume perfettamente la sua posizione:

“Stop al ‘si è sempre fatto così’. L’ho già detto: questa è una cosa che non possiamo più tollerare in una società che cambia così rapidamente. ‘Si è sempre fatto così’ va messo alla porta.”

L’importanza data alle opinioni dei giovani soldati è testimoniata da altre due iniziative introdotte recentemente: Innovaesercito e Un caffè con il capo.

L’obiettivo della prima è quello di sfoltire il processo che devono compiere le proposte, facendo arrivare le idee direttamente ai vertici con un approccio bottom-up, scardinando la tradizionale rigidità militare.

Con la seconda, vengono selezionati 5/6 giovani militari sotto i 40 anni che hanno occasione di dialogare con il Generale durante le visite ai reparti, mettendo da parte i gradi e conversando liberamente.

La centralità dei valori

Successivamente, in un passaggio del discorso è emersa la passione del Generale e l’orgoglio nell’essere a capo dell’Esercito.

Egli dapprima ha parlato dei nuovi sistemi d’arma che l’organizzazione sta acquisendo e acquisirà in futuro, ricordando che la tecnologia non è mai un fine ma sempre un mezzo e ribadendo che il miglior sistema d’arma per l’esercito è sempre l’uomo.

“il soldato non è un mestiere, è uno status. Noi ‘siamo’ soldati, non ‘facciamo’ i soldati. È una scelta di vita totalizzante. Noi giuriamo di difendere la Patria fino all’estremo sacrificio. Nessun altro contratto di lavoro prevede questo. Ed è questo che ci rende unici.

Possiamo avere la migliore tecnologia del mondo, ma se non abbiamo uomini e donne motivati, addestrati e con i valori giusti, non serve a nulla.”

In una società liquida, dove tutto scorre e i punti di riferimento si perdono, il Generale ritiene che l’Esercito debba essere un’ancora, custodendo quei valori che la società a volte dimentica e che per un soldato non sono negoziabili.

“Parlo di disciplina, integrità, coraggio, lealtà, onore, fedeltà. Questi sono i nostri valori.

Un esercito senza valori è una cozzaglia di mercenari che si dissolve ai primi colpi di fucile.”

In un discorso dove cambiamento è la parola chiave, ricordare che questi valori comuni costituiscono la pietra miliare sulla quale poggia l’intera architettura organizzativa, aiuta a ricordare l’importanza e l’orgoglio di appartenere alle forze armate.

In particolare, la funzione di servizio alla Patria acquisisce ancora maggiore valore in un contesto dove la società civile è – più o meno apertamente – ostile alle Forze Armate.

                                                                       Figura 3  [7]

L’interazione civile-militare

Uno degli studi più recenti sull’andamento dell’opinione pubblica italiana rispetto alla politica internazionale[8] mette in evidenza come l’85% dei giovani italiani tra i 19-45 anni non combatterebbe per l’Italia in caso di attacco.

Oltre a considerare questo dato scoraggiante, Masiello ricorda come la Costituzione affermi che la difesa della Patria è sacro dovere di ogni cittadino, non di ogni militare.

A testimonianza di questa corrente di pensiero, è emblematica la recente disputa tra l’Esercito e l’Università di Bologna[9]. Come affermato nel discorso dal Generale, in scenari complessi serve pensiero critico, non obbedienza cieca; da questa convinzione nasce la volontà di sviluppare un pensiero laterale ed uscire dallo stereotipo dell’obbedienza cieca stile yes-man.

Pertanto, l’Esercito ha avanzato una richiesta di collaborazione con l’Università di Bologna per l’attivazione di un percorso curricolare specifico in Filosofia per un gruppo selezionato di Ufficiali dell’Accademia di Modena, la quale è stata respinta dall’Ateneo.

La notizia, una volta divenuta pubblica, ha suscitato forti reazioni politiche da parte di Ministri del Governo italiano e ha polarizzato l’opinione pubblica nazionale.

Poche settimane dopo, la richiesta è stata accolta dall’Università di Modena e Reggio Emilia.

Un caso che va nella direzione opposta è la Scuola Interdipartimentale in Scienze Strategiche (SUISS)[10], attiva dall’anno accademico 1998/1999 e nata dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Torino e il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito. Nella storica cornice di Palazzo Arsenale, studenti civili e militari condividono fianco a fianco il percorso di Laurea Magistrale. Gli iscritti civili sono in costante aumento e le numerose collaborazioni con Accademie militari di Paesi NATO permette un’interazione civile-militare unica nel panorama italiano.

Questa dicotomia testimonia la spaccatura in seno all’opinione pubblica e fatto che l’argomento difesa e sicurezza sia ancora un tabù in Italia.

Un altro dato importante è quello riguardante il reclutamento. Dalle parole del Generale Masiello risulta come nell’anno in corso ci sono state 41.000 domande del Concorso per VFI (Volontari in Ferma Prefissata Iniziale) per soli 6.200 posti disponibili, a testimonianza del fatto che l’attrattiva per la professione militare è in crescita.

Questi numeri rappresentano un successo tattico in uno scenario strategico allarmante; infatti, l’Italia attraversa un rigido ‘inverno demografico’ che sta prosciugando il bacino dei futuri reclutabili.

Reazioni e Polarizzazione

Analizzando i commenti online, gli articoli di settore e le discussioni sui forum militari e social network riguardo a questo specifico messaggio di fine anno, emerge un quadro di forte polarizzazione.

Rispetto ai membri dell’organizzazione si registra come tra i militari di truppa e i giovani ufficiali esista un consenso quasi plebiscitario; i commenti lodano il coraggio di dire pubblicamente quello che nelle caserme si sussurra da anni.

Al contrario, dalle reazioni da parte della fascia intermedia – maggiori e colonnelli -emerge un forte risentimento, i quali percepiscono un senso di tradimento. Alcuni dei commentatori più critici dei cambiamenti sottolineano che “il pesce puzza dalla testa” e che la colpa della burocrazia è spesso delle norme imposte dallo stesso Stato Maggiore, non dei singoli ufficiali che bloccano l’innovazione.

Nella stampa generalista e nei commenti dei civili, l’impatto maggiore è stato causato dall’abbandono della retorica del Peacekeeping e dai timori che accompagnano la parola guerra.

Al contrario, gli esperti di difesa applaudono il “bagno di realtà”. In particolare, viene apprezzato che il Capo di SME ribadisca come la funziona primaria dell’Esercito sia quella di prepararsi a combattere, e che un esercito preparato è una delle migliori forme di deterrenza.

Rispetto alle innovazioni tecnologiche; mentre l’annuncio dei nuovi fucili (NARP) e mezzi (Himars) esalta gli appassionati di tecnica, la promessa della “sburocratizzazione digitale” (l’App) incontra scetticismo pratico, soprattutto negli ambienti militari.

Emerge il timore che la dematerializzazione si trasformi solo in “burocrazia digitale” se non cambia la mentalità dei comandi che devono approvare le pratiche.

Un nuovo paradigma per la Difesa

In conclusione, il Generale Masiello e i vertici dello Stato Maggiore dell’Esercito stanno implementando un piano industriale ambizioso, multilivello e per certi versi rivoluzionario.

L’obiettivo principale è quello di smuovere un ambiente tradizionalmente rigido e lento al cambiamento attraverso la semplificazione burocratica, la coesione verticale e l’innovazione per rendere la Forza Armata pronta, in caso di evenienza, alla difesa della Patria.

Tradizionalmente, il Capo di Stato Maggiore resta in carica per tre anni; pertanto, per Masiello, il cui mandato terminerà a febbraio 2027, il momento di agire è ora, e questo rende il suo profilo manageriale ancora più aggressivo.

Il 2026 sarà l’anno nel quale la prova dei fatti dimostrerà l’efficacia di questo nuovo piano industriale.

A prescindere dalle opinioni di merito rispetto ai cambiamenti annunciati, il generale Masiello ci mostra un esempio di leadership decisa e volta all’azione, sviluppando un piano strategico che agendo nel breve termine generi cambiamenti rilevanti nei prossimi 20/30 anni.

La volontà di ascoltare le esigenze dei giovani unita alla necessità di stare al passo dell’innovazione tecnologica che si muove sempre più rapidamente, dimostra un pragmatismo del quale il panorama politico italiano dovrebbe prendere insegnamento.

Bibliografia e riferimenti:

Kaja Kallas Statement at Doha Forum | AC1E https://www.youtube.com/watch?v=fsevPJvMMS8

Discorso al Copenhagen Democracy Summit, 15 maggio 2023  https://www.youtube.com/watch?v=kgyf0WUhEJ0

Sole 24 ore. “Perdere i nostri figli” in guerra: il generale che scuote la Francia”. https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/perdere-nostri-figli-guerra-generale-che-scuote-francia/AHjPmGtD

Cavo Dragone (Nato): “Valutiamo di essere più aggressivi con la Russia”. Mosca: “Mina sforzi di pace” https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/01/nato-attacco-preventivo-russia-news/8212533/#:~:text=Abbonati%20a%20Il%20Fatto%20Quotidiano,un%20solo%20padrone:%20i%20lettori.

Messaggio augurale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Gen. C.A. Carmine MASIELLO – 16 dicembre 2025 https://www.youtube.com/watch?v=M-ROurvDw7E

Adnkronos. Il gen. Masiello al podcast “State sicuri” – 2 ottobre 2025 https://www.youtube.com/watch?v=opaABe5Fr8k&list=TLPQMTgxMjIwMjXkJB33NBvJNQ&index=1

CENSIS (2025) – Gli italiani, la guerra e la difesa della Patria. Indagine sulla percezione dei conflitti e sul riarmo. Nota stampa/Focus, Roma, 18 luglio 2025.

L’esercito respinto da Filosofia: l’Università di Bologna dice no al corso per ufficiali https://www.lindipendente.online/2025/12/02/lesercito-respinto-da-filosofia-luniversita-di-bologna-dice-no-al-corso-per-ufficiali/

Figura 1.  Fonte: Canale YouTube Esercito Italiano, video “Messaggio augurale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito”, minuto 19.50

Figura 2. Fonte: Canale YouTube Esercito Italiano, video “Messaggio augurale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito”, minuto 41.33

Figura 3. Soldati italiani caricano proiettili da 155 mm durante l’esercitazione Dynamic Front 25. (Paw, 2024). Recuperato da https://www.dvidshub.net/image/8759606/italian-soldiers-conduct-fh70-live-fire-exercise-part-dynamic-front-25

#EsercitoItaliano #Difesa #Geopolitica #Masiello #Innovazione #ForzeArmate #Sicurezza #NATO #Warfighting #Burocrazia


[1]  Kaja Kallas Statement at Doha Forum | AC1E https://www.youtube.com/watch?v=fsevPJvMMS8

   Discorso al Copenhagen Democracy Summit, 15 maggio 2023 https://www.youtube.com/watch?v=kgyf0WUhEJ0

[2] Sole 24 ore. “Perdere i nostri figli” in guerra: il generale che scuote la Francia”.

https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/perdere-nostri-figli-guerra-generale-che-scuote-francia/AHjPmGtD

[3] Cavo Dragone (Nato): “Valutiamo di essere più aggressivi con la Russia”. Mosca: “Mina sforzi di pace”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/01/nato-attacco-preventivo-russia-news/8212533/#:~:text=Abbonati%20a%20Il%20Fatto%20Quotidiano,un%20solo%20padrone:%20i%20lettori.

[4] Messaggio augurale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Gen. C.A. Carmine MASIELLO – 16 dicembre 2025

[5] Fonte: Canale YouTube Esercito Italiano, video “Messaggio augurale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito”, minuto 19.50

[6] Fonte: Canale YouTube Esercito Italiano, video “Messaggio augurale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito”, minuto 41.33

[7]  Soldati italiani caricano proiettili da 155 mm durante l’esercitazione Dynamic Front 25. (Paw, 2024). Recuperato da https://www.dvidshub.net/image/8759606/italian-soldiers-conduct-fh70-live-fire-exercise-part-dynamic-front-25

[8] CENSIS (2025). Gli italiani, la guerra e la difesa della Patria. Indagine sulla percezione dei conflitti e sul riarmo. Nota stampa/Focus, Roma, 18 luglio 2025.

[9] L’esercito respinto da Filosofia: l’Università di Bologna dice no al corso per ufficiali

[10] Scuola Universitaria Interdipartimentale in Scienze Strategiche (SUISS)  https://www.suiss.unito.it/do/home.pl

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