Abstract
Il rapporto tra Stato e religione rappresenta una delle variabili fondamentali nella determinazione della stabilità politica, della capacità di riforma e della proiezione internazionale degli Stati del mondo islamico. Il presente report nasce dall’esigenza di comprendere più a fondo tali dinamiche alla luce degli eventi che hanno interessato l’Iran all’inizio del 2026. L’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei ha infatti colpito simultaneamente il vertice dell’autorità politica e di quella religiosa, riportando al centro del dibattito una questione spesso data per scontata: il modo in cui potere temporale e potere spirituale possono coesistere all’interno di una medesima architettura istituzionale. Per un osservatore occidentale, abituato a concepire la separazione tra Stato e religione come un principio costitutivo dell’ordine politico moderno, risulta spesso complesso interpretare sistemi nei quali le due sfere appaiono profondamente intrecciate. A questa difficoltà si aggiunge una diffusa tendenza a considerare tale rapporto esclusivamente in termini negativi e unidirezionale, trascurando le profonde differenze che caratterizzano i modelli costituzionali e le pratiche di governo dei diversi Paesi del mondo arabo e islamico. Muovendo da questa esigenza di chiarimento, il report analizza comparativamente tre casi studio – Iran, Marocco e Arabia Saudita – con l’obiettivo di ricostruire le differenti traiettorie attraverso cui il rapporto tra autorità religiosa e potere politico è stato istituzionalizzato, trasformato e legittimato nel tempo. L’analisi sostiene che non sia la semplice presenza della religione nelle istituzioni a determinare specifici esiti politici, bensì la modalità con cui essa viene incorporata nell’ordinamento statale. La ricerca conclude, con un elevato grado di fiducia, che la capacità di uno Stato di bilanciare legittimità religiosa e necessità di adattamento politico costituisce uno dei principali fattori che ne determinano la resilienza nel lungo periodo. Comprendere queste dinamiche è essenziale non solo per interpretare le evoluzioni interne dei singoli Paesi, ma anche per valutare gli sviluppi geopolitici del Medio Oriente e del Nord Africa, dove il rapporto tra fede e potere continua a rappresentare una componente strutturale dell’ordine regionale.
Abstract
The relationship between state and religion represents one of the fundamental variables shaping political stability, reform capacity, and international influence across the Islamic world. This report stems from the need to gain a deeper understanding of these dynamics in light of the events that unfolded in Iran in early 2026. The assassination of Ayatollah Ali Khamenei simultaneously struck the apex of both political and religious authority, bringing renewed attention to a question often taken for granted: how temporal and spiritual power can coexist within the same institutional framework. For a Western observer, accustomed to viewing the separation of state and religion as a constitutive principle of the modern political order, it is often difficult to interpret systems in which these two spheres appear deeply intertwined. This challenge is further compounded by a widespread tendency to view such arrangements through an exclusively negative and one-dimensional lens, overlooking the significant differences that characterize the constitutional models and governing practices of countries across the Arab and Islamic worlds. Against this backdrop, the report undertakes a comparative analysis of three case studies – Iran, Morocco, and Saudi Arabia – with the aim of reconstructing the distinct trajectories through which the relationship between religious authority and political power has been institutionalized, transformed, and legitimized over time. The analysis argues that political outcomes are not determined by the mere presence of religion within state institutions, but rather by the specific manner in which religious authority is incorporated into the state apparatus. The study concludes, with a high degree of confidence, that a state’s ability to balance religious legitimacy with the need for political adaptation constitutes one of the principal factors shaping its long-term resilience. Understanding these dynamics is essential not only for interpreting the internal evolution of individual countries, but also for assessing broader geopolitical developments across the Middle East and North Africa, where the relationship between faith and power continues to represent a structural component of the regional order.

