IL CORNO D’AFRICA NON E’ PIU’ AFRICA

L’ondata di destabilizzazione dell’ordine internazionale sta alimentando il caos e la proliferazione di guerre altamente pericolose, all’interno delle quali le potenze regionali stanno assumendo un ruolo sempre maggiore. Di conseguenza alcune regioni geopolitiche, che, fino a non molto tempo fa erano marginali, stanno assumendo una centralità significativa negli equilibri mondiali.

Dallo scoppio della guerra israelo-palestinese del 7 ottobre 2023, il Corno d’Africa, fino ad allora importante soprattutto per le risorse idriche del Nilo contese tra Etiopia, Sudan ed Egitto, è divento centrale anche per il controllo del Mar Rosso, del Golfo di Aden e dello Stretto di Bab el-Mandeb, oramai conteso da diversi attori e non più saldamente sotto il controllo statunitense. Salto di qualità geostrategico enorme che intreccia il Corno d’Africa sempre di più con le vicende del cosiddetto “Medio Oriente allargato”, “separandosi” dal resto dell’Africa.

La Somalia, in particolare, è diventato terreno di scontro tra Turchia e Israele che stanno sempre di più entrando in competizione per l’influenza in Medio Oriente[1]. Dal 2010 la Turchia ha progressivamente investito sempre più risorse in Somalia per porre fine alla guerra civile, che ha devastato l’ex colonia italiana dal 1991, e trasformare il Paese da Stato fallito, dominato dai signori della guerra, a Stato tout court, nonché piattaforma geopolitica per la proiezione della potenza anatolica nell’Africa Orientale[2]. Investimento strategico sul quale Ankara sta scommettendo molto,  aumentando il leverage geopolitico dell’area. Questo impegno turco nel Paese, fatto di grandi investimenti infrastrutturali ed economici, ha permesso di inaugurare, nel 2017, la più grande base militare turca fuori dallo Stato turco nella capitale somala di Mogadiscio, in grado di addestrare ben 1500 soldati somali alla volta per un massimo di 10 mila[3]. Nel 2024 Mogadiscio ed Ankara sono arrivati a stipulare un accordo, definito storico dal Primo Ministro Somalo Hamza Abdi Barre, che permette alla Somalia di rafforzare la sicurezza marittima delle proprie acque territoriali contro la pirateria e il terrorismo, grazie al supporto e alla cooperazione politico-militare con la Turchia[4]. Somalia vista dagli apparati turchi non soltanto come mezzo di proiezione sul mare della potenza turca ma anche nello spazio: nel 2025 Ankara ha iniziato a costruire la sua prima base aerospaziale nel Paese somalo che dovrebbe inserire la Turchia nella competizione per lo spazio-cosmo nei prossimi anni[5].

La penetrazione turca nel Corno d’Africa ha scatenato una competizione geopolitica con Israele, oramai principale competitor della Turchia in Medio Oriente. Il riconoscimento da parte di Tel Aviv del Somaliland come Stato indipendente segna l’inizio della penetrazione dello Stato ebraico nella regione sia in funzione anti-iraniana, tenendo sotto tiro gli houthi dello Yemen, e sia principalmente in funzione anti-turca. Lo Stato del Somaliland potrebbe servire ad Israele per amputare lo Stato somalo, bloccare la sua turchizzazione e impedire che Ankara prenda il controllo dello stretto marittimo di Bab El Mandeb. Al riconoscimento è poi seguita la visita del ministro degli esteri israeliano Gideon Saar, la prima nel Paese, che ha affermato come la nascita del Somaliland avviene all’interno di quella ampia visione di espansione degli Accordi di Abramo avviata nel 2020[6].  Il fatto ha scatenato una forte reazione politica di Mogadiscio che ha subito ribadito gli ottimi rapporti con Ankara, considerando la mossa israeliana come pericolosa e aggressiva[7].

L’Etiopia invece, viste gli eventi geopolitici attuali, si candida a diventare nei prossimi anni l’attore del Corno d’Africa, che, più di altri, entrerà negli equilibri del cosiddetto Medio Oriente allargato. Adis Abeba, conscio del suo ruolo centrale nel Corno d’Africa, sta impostando una politica estera volta ad attrarre investimenti da tutte le principali potenze mondiali in modo da costruire infrastrutture strategiche che possano rilanciare l’economia nazionale del Paese, risolvere i problemi interni e aumentare il suo status geopolitico. L’inaugurazione, nell’anno appena concluso, della GERD (Grand Ethiopian Reinnesance Dam), costruita anche con prestiti cinesi, oltre ad essere la più grande diga mai costruita in Africa, permetterà ad Adis Abeba di espandere la propria influenza in tutta l’Africa Orientale, grazie al controllo della netta maggioranza del flusso d’acqua del Nilo che scorre a valle in Stati come il Sudan e l’Egitto[8].

Invece, di recente, Ashebir Balca, CEO dell’Ethiopian Electric Company, e Aleksei Likhachev, direttore generale di Rosatom, hanno approvato un piano russo-etiope per la costruzione di un grande impianto nucleare in Etiopia nei prossimi anni[9].

Questi successi interni aumentano di conseguenza anche le ambizioni in politica estera di Adis Abeba. Il governo del primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali potrebbe decidere di riaprire la “partita” con l’Eritrea. Le vicende geopolitiche nel Mar Rosso dal 2023 stanno convincendo sempre di più l’Etiopia sulla necessità di controllarlo, annettendo l’Eritrea che costituisce il principale ostacolo geografico a questo suo obiettivo. Eritrea, la cui indipendenza è stata ottenuta nel 1993 dall’Etiopia, che ha combattuto una guerra con quest’ultima nel 1998 ma la cui pace si è raggiunta soltanto nel 2020. Adesso sembrerebbe che nuovi venti di guerra soffiano tra Adis Abeba e Asmara: guerra iniziata già dal punto di vista della comunicazione con ambedue gli attori che espongono le proprie ragioni e sia accusano reciprocamente[10].

La proiezione etiope verso il Mar Rosso inserirà inevitabilmente la potenza africana anche nell’equazione turco-israeliana.  Già nel 2024 si sono registrate forti tensioni tra Adis Abeba e Mogadiscio, con quest’ultima che ha chiesto all’Etiopia di annullare il memorandum d’intesa firmato con il Somaliland come condicio sin qua non per la partecipazione dello Stato etiope all’African Union Support Mission sul territorio somalo[11]. Infatti, Mogadiscio e Ankara temono che nel Corno d’Africa si possa formare un’alleanza composta da Etiopia, Israele e Somaliland per controbilanciare l’alleanza turco-somala che però al momento non dovrebbe rischiare un isolamento nella regione, visto che anche l’Eritrea, Gibuti e l’Egitto hanno condannato il riconoscimento israeliano del Somaliland. La situazione è in fase di sviluppo e, vista la forte accelerazione della geopolitica mondiale, molto probabilmente a breve il mondo guarderà con grande attenzione a ciò che accadrà a questa parte dell’Africa, dimenticata fino a non molto tempo fa.  


[1]  Marco Corno, Turchia e Israele in rotta di collisione, “Centro Analisi e Studi Italus (C.A.S.I)”, 13 ottobre 2025 (https://centrostudicasi.com/turchia-e-israele-in-rotta-di-collisione/).

[2] Federico Donelli, Somalia and Turkey are becoming firm allies – what’s behind this strategy, “The Conversation”, 16 ottobre 2024 (https://theconversation.com/somalia-and-turkey-are-becoming-firm-allies-whats-behind-this-strategy-240578).

[3] Aljazeera, Turkey sets up largest overseas army base in Somalia, “Aljazeera”, 1 ottobre 2017 (https://www.aljazeera.com/news/2017/10/1/turkey-sets-up-largest-overseas-army-base-in-somalia).

[4] Ezgi Akin, Beatrice Farhat, Turkey confirms Somalia maritime security deal amid Somaliland tensions, “Al – Monitor”, 22 febbraio 2024 (https://www.al-monitor.com/originals/2024/02/turkey-confirms-somalia-maritime-security-deal-amid-somaliland-tensions).

[5] Mark R.Whittington, Why Turkey is building a spaceport in Somalia, “The Hill”, 1 novembre 2026 (https://thehill.com/opinion/technology/5681932-turkey-space-program-somalia-risks/).

[6] Simon Speakman Cordall, Somaliland recognition: Israel’s foothold in the Horn of Africa, “Aljazeera”, 9 gennaio 2026 (https://www.aljazeera.com/news/2026/1/9/somaliland-recognition-israels-foothold-in-the-horn-of-africa).

[7] Busranur Keskinkilic, Sercan Irkin e Merve Berker, Somali president says his country got turkiye’s support amid sovereignty threats, “Anadolu Ajansi”, 31 dicembre 2025 (https://www.aa.com.tr/en/africa/somali-president-says-his-country-got-turkiye-s-support-amid-sovereignty-threats/3785408).

[8]Kalkidan Yibeltal, The pride of Ethiopia – What it took to build Africa’s largest hydro – electric dam, “BBC news”, 9 settembre 2025 (https://www.bbc.com/news/articles/cr4qx6377qgo).

[9] Reuters, Russia, Ethiopia sign document calling for construction of nuclear plant, “Reuters”, 25 settembre 2025 (https://www.reuters.com/business/energy/russia-ethiopia-sign-document-calling-construction-nuclear-plant-2025-09-25/).

[10] BBC monitoring, Escalating war of words between Ethiopia and Eritrea triggers fears of conflict, “BBC news”, 23 novembre 2025 (https://www.bbc.com/news/articles/cvgwg042vr4o).

[11] Mohammed Olad Hassan, Somalia: Ethiopian troops cannot be in Aussom, unless Somaliland deal nixed, Voa News, 23 agosto 2024 (https://www.voanews.com/a/somalia-ethiopian-troops-cannot-be-in-aussom-unless-somaliland-deal-nixed/7754481.html).

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