I contesti fragili come terreno fertile per i gruppi criminali organizzati

Pensare alla criminalità organizzata, oggi, come attore capace di infiltrarsi in contesti fragili, come Stati fragili o falliti, sfruttando le debolezze e ponendosi come alternativa allo Stato legale, è corretto, ma riduttivo. È ormai appurato che la criminalità organizzata abbia una forte capacità di adattamento e, pertanto, è in grado di cambiare la propria offerta in base alle domande del contesto circostante; ma le organizzazioni criminali sopravvivono anche grazie al consenso e alla legittimazione e, proprio in contesti dove lo Stato è fragile o assente, la criminalità organizzata agisce come un’agenzia di servizi, ovvero offre prestiti, lavoro, protezione, adattandosi alle esigenze sociali ed economiche e offrendo, quindi, un “welfare” parallelo. Facciamo una premessa, anzitutto, a proposito del “welfare” e di come questo riguardi la capacità di rispondere ai bisogni della popolazione e fungere da ammortizzatore sociale (es. creazione di posti di lavoro, garantire un reddito a famiglie indigenti, assistenza diretta durante crisi improvvise o emergenze territoriali). Ma si è fatta strada, a proposito di quanto iniziato ad accennare, di un “welfare criminale”, ovvero come l’insieme di beni, servizi e sostegni economici che le organizzazioni criminali forniscono alla popolazione locale per sostituirsi a uno Stato assente, inefficiente o distante.

Il welfare criminale

Questo tipo di welfare descrive il ruolo delle organizzazioni criminali nel fornire beni, servizi e opportunità dove lo Stato è assente o insufficiente. In aree depresse, esso si configura come “welfare di sussistenza”, ovvero offrendo denaro, lavoro informale, assistenza sanitaria o abitativa per famiglie in difficoltà. Questo crea dipendenza e consenso sociale, rafforzando il controllo territoriale. Nelle zone economicamente deboli, la criminalità risponde a una domanda di base, ovvero una richiesta di soddisfacimento dei bisogni essenziali e, quindi, offre impieghi retribuiti (spaccio, estorsioni, lavori edili illegali), prestiti usurari come alternativa alle banche,  supporto in emergenze (funerali, malattie). Questo “welfare di sussistenza” riempie vuoti lasciati da politiche pubbliche inadeguate, ma genera un’economia sommersa che perpetua la povertà e l’illegalità. Ma oggi, non si tratta più solamente di soddisfare bisogni in contesti fragili, perché l’opportunità di infiltrazione nel tessuto economico e sociale è rinvenuta anche in contesti “ricchi”, dove l’opportunità sta nel riciclare e nel poter assumere posizioni di controllo strategiche.

Evoluzione verso il “Welfare di opportunità”

Oggi, anche in contesti economicamente floridi, si rileva la presenza criminale radicata nel tessuto sociale ed economico. L’infiltrazione criminale non è più un fenomeno che riguarda solamente i contesti fragili e i tradizionali territori di insinuazione, perché l’opportunità di inserirsi nei tessuti leciti della società non è più trovata solamente nei “buchi” statali e nelle lacune istituzionali: l’opportunità di potere e controllo per una criminalità organizzata imprenditrice si traduce nel controllo economico e nella capacità di tessere la giusta rete, in uno scambio di favori e collaborazioni con attori professionisti che ne ricavano vantaggi e benefici. Si può parlare, in questi casi, di un “welfare di opportunità”. La criminalità organizzata (come attore economico razionale) propone vantaggi competitivi, ovvero protezione e sicurezza economica, accesso a manodopera low-cost, consulenze per evadere norme fiscali, vantaggi concorrenziali; aziende legittime ne traggono profitto, integrando l’offerta criminale nella filiera produttiva attraverso subappalti opachi o forniture illecite. La questione dell’opportunità è interconnessa con le motivazioni che spingono le organizzazioni criminali ad infiltrarsi nell’economia legale. I motivi che spingono queste a infiltrarsi nelle imprese legali, o a collaborare con queste ultime, sono di grande rilevanza anche per le politiche di prevenzione e contrasto, ovvero l’attività dell’impresa può favorire e supportare direttamente le attività criminale, ad esempio facilitando il riciclaggio (motivazione “funzionale”); oppure, l’impresa infiltrata o collusa beneficia delle attività criminali, aumentando la propria competitività e consentendo alle organizzazioni criminali di ottenere ulteriori profitti (motivazione “competitiva”); oppure, ancora, l’infiltrazione e la collusione sono utili alle stesse per incrementare la propria rete di relazioni all’interno dell’economia e della società, creando i presupposti per un’ulteriore crescita delle proprie attività e dei profitti connessi (motivazione “relazionale”). Quindi, le modalità operative dei gruppi criminali e le conseguenze sulla performance economica e finanziaria delle imprese stesse possono variare a seconda delle motivazioni sottostanti l’infiltrazione/collusione[1]. Si tratta, quindi, di una rete di scambi che si basa sulle motivazioni e sulle richieste degli attori in gioco. Le motivazioni che spingono le organizzazioni criminali e le opportunità che esse trovano, si incontrano con le richieste di soddisfacimento di alcuni bisogni da parte di attori economici e/o altri attori della popolazione (ad esempio da parte di pubblici funzionari o politici), e con la domanda di alcuni servizi e vantaggi alla quale, appunto, le organizzazioni criminali sanno rispondere. L’incrocio tra motivazione, opportunità e richiesta di beni e servizi si snoda nello scambio e nell’elemento relazionale che diventa cruciale nell’analisi del welfare criminale (e non solo).

Incontro/scontro con l’economia legale

L’interfaccia avviene via riciclaggio e corruzione. Il denaro sporco si ripulisce investendo in imprese legali (tra le attività maggiormente attrattive risultano ristorazione, immobiliare, gaming), mentre la corruzione garantisce appalti pubblici (la corruzione può interessare diverse fasi, come la fase iniziale nella manipolazione dei bandi di gara e nelle procedure di assegnazione), permessi, favori e scambi di benefici con attori politici ecc… Riciclaggio, mimesi nell’economia legale e condizionamento delle decisioni politiche (attraverso la corruzione), sono gli obiettivi. In Italia, ad esempio, casi come l’appurata infiltrazione della ‘ndrangheta in Lombardia o, in generale, casi di infiltrazione criminale nelle regioni più economicamente sviluppate del nord, illustrano e dimostrano come la questione del territorio fragile e marginale sia ormai superata, a favore di un potere economico che, in un mondo finanzcapitalista[2], conta più di ogni cosa. Dedicarsi all’economia ed insinuarsi nel tessuto legale è l’operato della criminalità organizzata di oggi, alla ricerca del profitto, del potere (economico), del controllo del territorio (che non si basa più solamente su violenza e intimidazione) e puntando alla manipolazione delle dinamiche sociali, politiche, economiche. Allora, questo tipo di welfare offre vantaggi che attraggono imprenditori, confondendo legale e illegale.

Impatti e Sfide

Questa offerta adattiva erode la concorrenza leale e corrompe il tessuto sociale, oltre che avere ripercussioni sul normale andamento del mercato, sul calcolo dell’economia globale e sullo sviluppo economico. Questo, anche in aree prospere. Per contrastarla, servono politiche di welfare statale capillari, controlli antimafia, strumenti multidisciplinari e sensibilizzazione. Analizzare le organizzazioni criminali come operatori economici a tutti gli effetti, ed analizzare le stesse come agenzie di servizi in grado di rispondere alle richieste e ai bisogni della società, può portare a pensare all’importanza di integrare nuovi strumenti a quelli tradizionali, non tanto dal punto di vista repressivo quanto piuttosto dal punto di vista preventivo; un’analisi delle reti criminali e dei rapporti nell’area grigia, un’analisi comparativa tra contesti fragili e economicamente forti assieme alle dinamiche di infiltrazione, possono dare un apporto alle strategie di prevenzione, che possono essere pensate anche integrate con strumenti sociologici. Analizzare i diversi contesti di infiltrazione e studiare l’organizzazione criminale come agenzia di beni e servizi può essere utile per ampliare la gamma di quei fattori facilitanti che sono alla base degli indicatori di rischio che sono stati già sviluppati in diversi studi (come quelli di infiltrazione mafiosa in alcune aziende del Nord Italia o come gli indici di corruzione correlati all’infiltrazione criminale).

Pensare alle strategie di prevenzione

Le organizzazioni criminali non sono solo predatrici, ma sono fornitrici, e proprio il concetto di “welfare criminale” è stato coniato per descrivere aiuti alternativi offerti dalle stesse, evolvendo tale concetto stesso da mera sussistenza in “terre di mezzo” (es. Scampia per quanto riguarda il contesto italiano), a opportunità competitive in zone agiate. L’offerta si modella sulla domanda: in contesti fragili, risponde a bisogni vitali; in quelli floridi, a desideri di profitto. Modelli di prevenzione che considerino il “vuoto” lasciato dalle operazione di contrasto, come ad esempio dall’arresto di personalità mafiose, potrebbe essere un’idea che fa considerare la vulnerabilità della comunità come indicatore di rischio, nel senso che lo smantellamento di un sistema di welfare criminale (come un mercato nero che dava lavoro a n. persone) deve prevedere un protocollo di intervento rapido (sociale) per sostituirsi immediatamente al gruppo criminale, evitando che la popolazione percepisca l’arresto come un danno economico. Nel contesto fragile, bisognerebbe pensare la prevenzione come rigenerazione sociale (scuola, lavoro, dignità), come limitazione dei fattori di rischio e sussistenza legale, oltre a pensare di colmare quel gap tra domanda e offerta che non trova soddisfacimento nelle istituzioni; in altri contesti, la prevenzione andrebbe pensata (anche) come etica pubblica, monitoraggio degli algoritmi (ad esempio attraverso sistemi che segnalano quando un’azienda sana viene acquisita da prestanome o quando i prezzi di un settore diventano “troppo bassi”, che potrebbe essere segnale di infiltrazione) e come questione di vantaggi ed opportunità competitivi. Le conoscenze e gli studi sull’offerta criminale vanno avanti, e allo stesso modo dovrebbero evolvere anche le strategie messe concretamente in atto.

Per concludere

Dunque, il concetto di welfare (sociale) traslato sul versante del welfare criminale, focalizza l’attenzione sulla criminalità organizzata come agenzia di beni e servizi in grado di rispondere alle esigenze diverse da contesto a contesto, ovvero porsi come attore economico che offre sussistenza in contesti fragili o opportunità e vantaggi competitivi in contesti economicamente floridi; adattarsi al contesto e alle diverse richieste permette ai gruppi criminali di infiltrarsi con maggiore facilità, contando anche sul reciproco supporto da parte del mondo imprenditoriale e professionale. Lo scenario è complesso, interconnesso e multi-dimensionale e, pertanto, le strategie di prevenzione devono necessariamente tenere conto dei più diversificati fattori di rischio. La domanda è: in che modo l’evoluzione del welfare criminale, da sostegno alla sussistenza in contesti fragili a fornitura di vantaggi competitivi in contesti forti, condiziona la resilienza delle organizzazioni e la loro legittimazione sociale? E come può un approccio sociologico-integrato (ad esempio la SNA o indicatori di vulnerabilità nello sviluppo di modelli preventivi) potenziare l’efficacia degli strumenti penali tradizionali?


[1] Arellano-Bover J., De Simoni M., Guiso L., Macchiavello R., Marchetti D.J., Prem M., Le mafie e le imprese, Banca d’Italia- UIF, 2024, in https://uif.bancaditalia.it/pubblicazioni/quaderni/2024/.

[2] Gallino L., Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi, Einaudi, 2011.

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